Quattro Novembre 1918
Al contrario del 23 Maggio 1915, la data del quattro novembre rappresenta per gli italiani la fine di una enorme tragedia. Infatti la firma dell’armistizio del giorno prima entra in vigore e la notizia raggiunge i nostri soldati, che esultano per una pace riconquistata. Ma se vogliamo penetrare tra i numerosi meandri storico/bibliografici, che conducono alla resa dell’Impero Austro-Ungarico, occorre percorrere a ritroso le precise vicende dell’epoca. Prima fra tutte l’offensiva del 24 ottobre su Vittorio Veneto. Diaz pressato dagli alleati e dal governo italiano crede giunto il momento di sferrare nella stessa notte l’ultimo attacco, che durerà fino al 29, data legata alla disfatta dell’esercito nemico. Ora l’avanzata italiana diventa incontenibile e il 3 ottobre i militari della 1° Armata liberano: Rovereto, Mattarello in Val Lagarina, Col Santo a nord del Pasubio. La marea grigioverde del Regio Esercito è inarrestabile anche sugli altipiani di Tonezza, Asiago e nelle valli del Cismon. Ormai le nostre truppe sono unite da un unico superbo pensiero: sventolare la bandiera tricolore all’ingesso della città di Trento. Il pomeriggio dello stesso giorno la Regia Marina libera la città di Trieste. Quando dal cacciatorpediniere “Audace” sbarcano marinai e bersaglieri, questi sono accolti da una popolazione ormai in delirio. Certo seguendo i sentieri della “MEMORIA” non possiamo dimenticare le numerose Medaglie D’oro al Valor Militare come: Francesco Baracca, Nazario Sauro, Cesare Battisti, Tito Acerbo e i sei milioni di Caduti a causa dello stesso amore verso l’identica Bandiera. La certezza che oggi arde nei nostri cuori è serva delle anime di questi “giovani nonni” scomparsi in nome di un desiderio.
GIOVANNI LAFIRENZE
“…GRIDA AL VENTO FANTE D’ITALIA E DORMIRO’ CONTENTO”
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