Dedicato al mio amico Giancarlo Albertin

UNA PENNA NEL CUORE

Esistono migliaia di anime bianche che, impegnate a confrontarsi per mezzo dei numerosi percorsi  della coscienza, sono pronte ad ignorare le ragioni della logica. Queste idee individuano preziosi sentieri in grado di condurre i sentimenti verso i propri cuori.

Mi torna in mente un episodio ormai lontano: “Sono a cena in compagnia di alcuni personaggi, parlano, raccontano le complicità che per anni hanno condiviso con i monti. Ascolto le testimonianze e contemporaneamente vivo uno strano legame con la montagna. La cena termina dopo quasi tre ore, ma rapito dalla forza dei racconti, il tempo impiegato non mi appaga e appare insufficiente, ho la sensazione che siano trascorsi solo pochi minuti ”.

Un grande personaggio del passato amava ripetere: “….se non conosci la montagna l’alpino non lo puoi fare”. Vero ma, indegnamente affermo: “non del tutto”. Infatti è indimenticabile l’esempio di un illuminato intellettuale trentino, già comandante di una compagnia alpina nel 1915, che arrestato e processato per motivi politici viene condannato a morte per capestro. Questo spezza il collo, ma non il cuore dell’eroe, che  poco prima di morire urla al boia nemico: “Viva l’Italia!”.

Tuttora, gli uomini del Corpo Nazionale Alpini sono sempre accanto a chiunque richieda la loro presenza. Sempre pronti ad intervenire in qualsiasi luogo o circostanza, uomini che si spostano sostenendosi esclusivamente della propria penna nera, che vive perpetua e indelebile nei loro stessi cuori

Giancarlo, questa è una piccola virgola nell’anima dell’alpino.

 

GIOVANNI LAFIRENZE

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