LA MORTE ALATA

15 Agosto 1943- E’ la notte che precede Ferragosto. Milano è vuota. I residenti sono tutti evacuati. I bombardamenti strategici del Bomber Command sono senza scampo. Da 6000 m l’attacco è quasi disumanamente impersonale. I piloti raggiungono l’obbiettivo, i puntatori, sganciano il carico mortale, per poi tornare alla loro base di partenza. Certo consapevoli di creare: danni, rovine, macerie e, distruzioni. Lutti, vittime di ogni età e, sesso. Ma…loro da quell’altezza, percepiscono, ma non vedono nulla. Sono troppo impegnati a condurre in porto la loro missione: sganciare e far rientrare il velivolo, ma soprattutto, salvare le loro stesse vite. Magari, a missione conclusa, mentre sull’obbiettivo di turno, si consuma la tragedia di una città o solamente quella di un piccolo paese, l’equipaggio è libero di rientrare serenamente nella sua stessa quotidianità. Notare di sorvolale le alpi francesi ed accorgersi che stai raccontando già da una decina di minuti, dei pregi di tuo figlio e del legittimo desiderio di riabbracciarlo; descrivi come è bella la tua donna e, di quanto ti piacerebbe rivederla. E’ un attimo. Piangi.  Hai paura. Ma caro Ben, il terrore che stai vivendo, non è forse identico a quello del soldato Richard? Anche Lui in Baviera ha una famiglia e, ti assicuro che la sua guerra, procura identiche ansie. Dai Ben, sei a meno di venti minuti dalla tua base. Anche questa notte per te e il tuo equipaggio è andata bene. Ora devi iniziare la procedura d’atterraggio che è una fase delicatissima. Caro Ben, subito dopo, tu e i tuoi uomini ritroverete la serenità in un bel bicchiere di birra e solo in quel momento penserai alla missione appena conclusa. L’obbiettivo e, la sua gente. Infatti questa notte a loro, non è andata altrettanto bene. Ma questo, caro Ben, forse ancora non l’hai capito.

GIOVANNI LAFIRENZE

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