Tre ordigni inesplosi risalenti al primo conflitto mondiale e tuttora in grado di esplodere. Questo il pericoloso ritrovamento fatto nella prima mattinata di ieri nei pressi degli argini del Rio Bisinta in località Boatina da alcuni operai della ditta Vidoni di Tavagnacco, che per conto del Comune di Cormons stavano lavorando alla bonifica e alla ricalibratura dei canali delle acque di scolo. Le tre granate, due di media dimensione e una di grosso calibro, si trovavano nello stesso punto, distanziate solo poche decine di centimetri l'una dall'altra. Gli operai hanno provveduto ad informare immediatamente i responsabili del cantiere e le forze dell’ordine, che hanno subito dato il via alle procedure standard previste in casi di questo tipo. È stata così contattata un’impresa di Camponogara (Ve) specializzata nella localizzazione di questi fabbricati bellici, di cui solamente uno di essi era dotato di spoletta: “Non è da escludere – ha spiegato Giovanni La Firenze, esperto di ordigni bellici della ditta veneziana – che con il proseguimento dei lavori non emergano altre granate risalenti alla prima e alla seconda guerra mondiale: l’area infatti è stata oggetto di fitti bombardamenti durante entrambi i conflitti, anche se i residuati venuti alla luce ieri appartengono all’esercito italiano che ha combattuto tra il 1915 e il 1918. Gli ordigni hanno una forte carica esplosiva, e sono in grado di detonare ancor oggi, a distanza di quasi un secolo. All’interno di essi, infatti – ha precisato La Firenze – è contenuto del tritolo, che può esplodere con una forza di 5000 metri al secondo”. Dopo questa prima fase di individuazione, la procedura prevede l’interessamento del genio militare e l’allerta degli artificieri responsabili in zona, in questo caso gli uomini della Cerimat di Padova. Saranno loro, assieme al prefetto, a stabilire se le bombe rinvenute sul Rio Bisinta dovranno essere fatte brillare sul posto o se necessitano di essere trasportate in un’area più sicura. Nel frattempo, saranno bloccati i lavori di bonifica e ricalibratura dei canali.
Matteo Femia