Prefazione

La storia non è solo "revisionismo" costante ma è soprattutto ricerca, indagine sui fatti, analisi delle cronache che si depositano in quel tempo della memoria che spazia, in fondo, tra passaggi epocali e i cicli della civiltà.
Ed essendo tale la storia, la storia alla quale io credo e mi affido, è essenzialmente un intreccio di micro fatti (eventi) e macro eventi (fatti) che contestualizzano, in effetti, una temperie.
Il libro di Tonino Filomena dà delle indicazioni precise proprio sul piano teorico. Ovvero sul piano di una impostazione di ricerca che ha delle valenze di confronto sevendosi non solo dei testi ma del racconto che viene trasmesso dai testimoni che hanno tracciato la storia. Quella storia o meglio questa storia. "Maruggesi nel primo Novecento". Un campo di ricerca attraversato con gli strumenti dello storico certamente, ma anche con gli strumenti di chi sa che il mestiere dello storico si gioca non sul versante dei sentimenti ma su quello della conoscenza e quindi dell'approfondimento.

Ebbene sì. Il percorso che si avverte, si ascolta, si penetra è individuato nella singolarità degli avvenimenti accaduti in una comunità come Maruggio nell'intreccio del disegno della grande storia. Ed è nell'intreccio del destino della "grande" storia che Maruggio narra la sua testimonianza. Racconta la sua presenza non solo grazie a quegli avvenimenti che si sono consumati ma, in modo particolare, grazie agli uomini, i quali da testimoni si trasformano in veri e propri protagonisti.
Tonino Filomena incastra la micro storia dentro la macro storia. Il paese con la sua consapevolezza identitaria nell'identità della Nazione. Definire un processo storico (e storico-grafico: le citazioni e il dibattito su tali questioni è abbastanza presente) di una comunità di paese, non perdendo di vista le dimensioni universali, non è cosa facile. Il libro di Filomena compie questa operazione. La compie con intelligenza perché, oltretutto, si legge senza la pesantezza che potrebbe avere il racconto sterile dei fatti. A volte, ci sono pagine che si lasciano gustare come se fossero parte integrante di un racconto. In realtà Filomena non descrive e tantomeno "rappresenta" una semplice o complessa realtà. In effetti racconta e sa raccontare. Il paese è lì, con la sua quotidianità, con i suoi uomini che partono, con le donne che recitano il loro matriarcato, con i suoi morti. Il paese è lì non dimenticando mai sia le sue radici (quella storia che si documenta a partire dal X-XI secolo in un itinerario che tocca la presenza brasiliana, l'Ordine dei Templari, la Commenda Magistrale di Maruggio, e già di seguito sino a quando Maruggio passò all'Ordinario di Oria e sino ancora al tema trattato nel testo: sottolineature che si ascoltano sin dalle prime pagine di questo libro). Il paese ascolta e si rivede e si ritrova nel paesaggio tracciato da Filomena: 1900-1945. Si inizia con l'alba del Novecento. Ma Maruggio è nella storia nazionale. Si termina con il 1945. Un periodo fondamentale per rileggere, tra l'altro, il tempo della nostra contemporaneità. In questa contemporaneità si vive quel paesaggio emblematico che è la civiltà della terra, la cultura contadina, l'antropologia dei paesi del Sud. Immagini e racconto. Un legame che è stato ben studiato da Tonino Filomena, perché in esso non si offre soltanto uno spaccato di una realtà ma si recupera una dimensione di paese. E la si recupera ricostruendo percorsi storici e viaggi esistenziali. Si tratta di un documento a volte anche coraggioso che nasce, comunque, da molto lontano. Perché l'autore di questo libro ha sempre saputo coniugare la storia e le storie (come avrebbe detto Paolo Mieli) con l'analisi delle situazioni, degli atti, mettendo insieme la scientificità della ricerca con la tensione che gli uomini possono tramsettere. E' un libro che trasmette. E' inutile negarlo. Trasmette conoscenze ma anche sensazioni. Lo storico è nella conoscenza che offre. L'uomo è nelle sensazioni che si percepiscono. Un libro (che è un buon libro) da tramandare alle nuove generazioni affinché capiscano il senso della memoria di un paese che conoscendolo di più vuol dire, con Pavese, "non esser soli".

Pierfranco Bruni

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