A cura del Dott. Giuseppe Scotti dell'Ordine Franscescano Secolare

14/12/2008 - La storia di Alessandro

Alessandro è un ragazzone di 44 anni con una grande gioia di vivere ed una parola di conforto per tutti. Se incroci il suo sguardo ti innamori della sua dolcezza e i suoi racconti sanno conquistarti da subito. Non puoi non lasciarti affascinare … lui non è semplicemente un “diverso”. La diversità è negli atteggiamenti di chi lo incontra, di chi sente l’imbarazzo delle proprie certezze davanti alla sua sconfinata gioia.
Vive su una carrozzella, quasi completamente cieco, con un apparecchio che gli permette di ascoltare la frenesia della vita che lo circonda. Non può camminare, non può correre, non può guardare il mondo intorno a se, non può toccare con mano il presente; può solo ascoltarlo alla Tv. E’ in contatto con tantissimi giovani cui manda ogni mattina il buongiorno tramite una e-mail a caratteri cubitali: perché ha difficoltà a leggere. Poche righe scritte dopo un lungo e faticoso rincorrere i tasti su una tastiera speciale cercando di decifrare ciò che scrive con l’unico occhio con cui vede, male. E finalmente riesce a premere sul tasto “invia” ed è in contatto con il mondo. Lui sa bene cosa sono le barriere, le incontra ogni giorno davanti ad un computer normale (suo compagno di vita per tante ore), davanti ad una porta che non lo lascia passare quando gli altri cercano di spostarlo, davanti a quel maledetto tasto della Tv che non riesce a premere, davanti ad un minitelefonino che lo collega col di fuori della sua casa.
Vive in pochi metri quadrati, tutto il giorno. La sua stanza, ricavata fra un corridoio ed una stanza da letto conta appena 5 metri quadrati circa, riempiti all’inverosimile perché lì c’è tutta la sua vita, quella che non può rincorrere uscendo. Un appartamento al piano rialzato con uno scivolo ricreato, con visibile difficoltà e approssimazione, per le sue esigenze, la sua “scomoda” diversità. Ma non può uscire!
E’ costretto, sacrificato, rinchiuso in una stanzetta di un mini appartamento. La mattina davanti a casa sua in via Montegrappa c’è il mercato ortofrutticolo: bancarelle a ridosso del portone d’ingresso, scalini insormontabili, spazi troppo angusti per l’esigenze di una carrozzella che deve girare, passare, spostare e ingombra.
Il pomeriggio è diverso. Il mercato ha lasciato spazio ad una via desolata, sporca e puzzolente di pesce ma fortunatamente spaziosa. Un marciapiede ed una strada pieni di buche e dislivelli ma proprio davanti a casa sua pare esserci una rampa, un altro piccolo, quasi imbarazzato scivolo fatto ad hoc per lui. “Ma non posso più portalo in giro, prima lo facevo, ma poi un giorno siamo caduti entrambi” mi ha confidato l’anziana madre. “Adesso non esce più!”.
Ci si chiede dove sono i servizi sociali, dove sono le paventate strutture sociali di ogni democrazia occidentale, il vanto della società evoluta. La madre, sempre e solo lei, mi ha confidato che un servzio in realtà esiste. E’ stato messo a disposizione del Comune di Bari mediante l’Amtab. E’ un pulmino attrezzato, o forse semplicemente idoneo, che prende e riaccompagna i disabili. Una manna dal cielo per Alessandro, che da pochi giorni ha perso anche il padre e vorrebbe andare al cimitero; un ottimo servizio se funzionasse a dovere. Prenotando con un congruo anticipo di qualche giorno (spesso, troppo spesso è già occupato) è possibile essere accompagnati dove si desidera, ma per ritornare.. bhé per quello bisogna essere più fortunati! E’ già capitato ben due volte che Ale rimanesse ad aspettare in mezzo ad una strada ad un appuntamento, nel traffico cittadino, al quale non si è presentato nessuno. “Ho chiamato chiedendo spiegazioni e una voce alterata mi ha detto che l’autista è passato, non ha trovato nessuno ed è andato via… ma io all’appuntamento c’ero e anche in anticipo”. La madre era lì ad attendere e per la seconda volta solo l’intervento dei Carabinieri ha ripristinato una parvenza di giustizia. “Ho spiegato loro, che avrei anche chiamato un Taxi, ma mio figlio sul taxi non riesce ad entrare, è un peso morto e può essere caricato solo con la carrozzella”. La madre, ottantenne e ormai sola, è già stanca di lottare contro le barriere architettoniche, contro l’indifferenza, la scarsa attenzione o la totale assenza di un sostegno sociale.
Alessandro mi ha confidato “Ho perso mio padre ma ho detto a mia madre che fra me e lei devo assolutamente morire prima io. Altrimenti come faccio? Mi fa tutto lei”
Ma lo Stato dov’è?

A cura del Dott. Giuseppe Scotti dell'Ordine Franscescano Secolare

05/11/2008 - Auguri al nuovo presidente degli Stati Uniti d'America

CARI AMICI,

QUESTA APPENA TRASCORSA E' STATA UNA NOTTE DI SPERANZA,
DALLA QUALE E' NATA UNA CONCRETA POSSIBILITA' DI CAMBIARE IL
MONDO.

ORA DORMI MERITATAMENTE, BARACK!!!

MA DOMATTINA, AL LAVORO!!!

C'E' UN MONDO CHE HA URGENTE BISOGNO DI PACE, DI GIUSTIZIA E
DI RISPETTO PER IL CREATO.

AUGURI A TUTTI I CITTADINI DEL MONDO.

.. E SPERIAMO CHE ALTRI STATI POTENTI (ITALIA COMPRESA)
PRENDANO ESEMPIO DAGLI ELETTORI DEGLI STATI UNITI D'AMERICA

UN CARO SALUTO A TUTTI.

LEANDRO
"Sognamo che un giorno gli uomini si rizzeranno in piedi e
si renderannoconto che sono stati creati per vivere
insieme come fratelli. Con questafede noi saremo capaci di
affrettare il giorno in cui vi sarà pace sullaterra e
buona volontà verso gli uomini. Sarà un giorno
glorioso e le stellecanteranno tutte insieme ed i figli di
Dio balleranno di gioia"(M.L. KING)

 

Chuck Reed, Il sindaco verde d'America

Si chiama Chuck Reed, ma il governatore Arnold Schwarzenegger lo ha soprannominato "il sindaco verde d'America". E' il primo cittadino di San José, città a sud di San Francisco, con un milione di
abitanti.
Chuck Reed è determinato a raggiungere i 10 obiettivi destinati a cambiare il volto della sua città entro il 2022, facendone il modello verde del paese. Ecco quali sono:
Primo obiettivo:
creare 25 mila posti di lavoro nel business ambientale entro il 2022. L'anno scorso ne ha già creati 1500, per lo più all'interno di società che producono energia solare come Sun Power e Nanosolar.
Secondo obiettivo:
ridurre l'utilizzo di energia pro capite del 50%. La città dovrà passare da 5 a 2,5 miliardi di kilowattora.
Terzo:
ricevere il 100% dell'elettricità cittadina da fonti pulite e rinnovabili. Un anno fa era a quota 13%. Ma nel frattempo sia eBay (che ha sede a San José), sia il sistema scolastico pubblico hanno cominciato ad acquistare una buona parte della loro elettricità da fonti rinnovbili.
Quarto:
convrtire o costruire 460 mila ettari di edifici verdi, ovvero costruiti con materiali sostenibili e ad alta efficienza energetica, in linea con città come Palo Alto e San Francisco. Per il momento la città
è a quota 1500.
Quinto:
convertire i rifiuti urbani in energia. NON E' ANCORA CHIARO QUALE TECNOLOGIA
VERRA' UTILIZZATA, MA GIÃ ORA IL 75% DELLE FAMIGLIE DI SAN JOSE' RICICLANO I PROPRI RIFIUTI correttamente.
Sesto:
riciclare tutta l'acqua di scarico. In un anno la
città è passata dal 10 all'11%.
Settimo:
adottare una pianificazione urbana che faciliti lo sviluppo sostenibile.
Ottavo:
avere l'intero parco macchine urbano alimentato da combustibili alternativi.
La città ha appena convinto Tesla Motors ad aprirvi
tra un paio d'anni la sua fabbrica di Sedan elettriche (portandovi anche 1000 posti
di lavoro).
Nono:
PIANTARE 100 MILA ALBERI E SOSTITUIRE L'ILLUMINAZIONE STRADALE CON LAMPADINE AD EMISSIONE ZERO.
Decimo:
creare 160 Km di tragitti percorribili da mezzi di trasporto diversi. Per il momento ce ne sono poco più di 80.

DOMANDA: e noi, a quanti anni luce di distanza da queste realtà ci troviamo?

Cordialmente
Dr Giuseppe Scotti



Da un discorso del capo Seattle della tribù dl Duwamish del territorio di Washington (North West Coast) nel 1885

Il Grande Capo a Washington ci fa conoscere il suo desiderio di comprare la nostra terra.
Il Grande Capo ci invia anche espressioni di amicizia e di pace. E’ un gesto gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli in cambio non ha molto bisogno della nostra amicizia. Esamineremo la vostra proposta, poiché sappiamo che se non vendiamo, l’uomo bianco può venire con i fucili a prendere la nostra terra.
Come si possono comprare o  vendere il cielo, il calore della terra? E’ un’idea assurda per noi. Come potreste infatti comprare da noi la frescura dell’aria o gli zampilli dell’acqua, dal momento che non ci appartengono?
Decideremo quando lo riterremo opportuno.
Il  Grande Capo a Washington può avere della sincerità delle parole del Capo Seattle, la stessa certezza che i nostri fratelli bianchi hanno del ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle.
Ogni angolo di questa terra è sacro per il mio popolo.
Ogni ago di pino scintillante, ogni lido sabbioso, ogni bruma nei boschi ombrosi, ogni radura, ogni insetto che ronza sono sacri nella memoria e nella esistenza del mio popolo. La linfa che scorre negli alberi porta il ricordo dell’uomo rosso.
Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi.
I fiori profumati sono le nostre sorelle, il daino, il cavallo, la grande aquila, questi sono i nostri fratelli.
Le cime rocciose, le linfe dei prati, la foga irruenta del cavallo  e l’uomo, tutto appartiene alla stessa famiglia.
Così il Grande Capo a Washington ci chiede molto quando ci comunica il suo desiderio di comprare la nostra  terra.
Prenderemo in considerazione la vostra offerta ma non sarà facile: questa terra infatti è sacra per noi. Questi boschi sono il piacere della nostra vita. Non lo so. Il nostro modo di pensare  è diverso dal vostro.
L’acqua limpida che scorre in ruscelli e fiumi, per noi non è solo acqua, ma il sangue dei nostri antenati. Se vi  vendiamo la terra dovete ricordare che essa è sacra, e dovete insegnare ai vostri figli che è sacra e dire loro che ogni ombra che si riflette nell’acqua chiara dei laghi parla di fatti e di ricordi della vita del mio popolo.
Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre.
I fiumi sono nostri fratelli, placano la nostra sete.
I fiumi trasportano le nostre canoe e nutrono i nostri figli.
Se vi vendiamo la nostra terra dovete ricordare ed insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli, e i vostri, e dovete quindi avere per loro lo stesso riguardo che avreste per un fratello.
Sappiamo che l’uomo bianco non comprende il nostro modo di pensare. Per lui un pezzo di terra vale l’altro, poiché egli è uno straniero che arriva di notte e prende dalla terra tutto ciò che gli piace. La terra non è per lui come un fratello, ma come un nemico e una volta che l’ha conquistata l’abbandona.
Egli si lascia alle spalle la tomba di suo padre e non se ne cura. Non gl’importa di privare della terra i suoi figli.
Egli trascura le tombe dei suoi padri e i diritti vitali dei suoi figli.
Tratta sua madre la terra e suo fratello il cielo come cose che si comprano, si saccheggiano, si vendono, non diversamente da pecore o gemme scintillanti.
La sua voracità divorerà la terra e lascerà dietro di sé solo il deserto.
Io sono un selvaggio e non comprendo un modo di pensare diverso dal mio. Ho visto un migliaio di bufali in putrefazione nella prateria, lasciati dall’uomo bianco che li aveva abbattuti sparando da un treno in corsa. Io sono un selvaggio e non comprendo come il fumante cavallo di ferro possa essere più importante del bufalo che noi uccidiamo solo per sopravvivere.
Che cos’è l’uomo senza le bestie? Se esse sparissero l’uomo morirebbe per una grande solitudine dello spirito.
Poiché tutto ciò che accade agli animali ben presto capita anche agli uomini. Tute le cose sono collegate fra loro.
Tutto ciò che la terra subisce, lo subiscono anche i figli della terra.
Se gli uomini sputano per terra sputano sopra se stessi. Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo sappiamo. Tutte le cose  hanno un legame, come il sangue che unisce una famiglia. Ogni cosa è collegata alle altre.
Qualunque cosa accada alla terra, accadrà anche ai figli della terra. Non fu l’uomo a tessere la trama della vita, egli non è che un filo di questa trama. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso.
No, il giorno è la notte non possono coesistere…Rifletteremo sulla ragione che spinge l’uomo bianco a volere comprare la terra. “Che cos’è che l’uomo bianco vuole comprare” mi chiede il mio popolo. Quest’idea è assurda per noi. Come si possono comprare o vendere il cielo, il calore della terra? La rapidità dell’antilope? Come possiamo mai vendervi queste cose e come potete comprarle? Forse che la terra è vostra e potete farne ciò che volete solo perché l’uomo rosso firma un pezzo di carta e lo dà all’uomo bianco? Non ci appartengono né la freschezza dell’aria, né il riflesso cristallino dell’acqua, come potete dunque comprarli da noi? Come potete riacquistare i bufali, quando anche l’ultimo di essi  è stato ucciso?
Ma rifletteremo sulla vostra offerta, perché sappiamo che se non vendiamo l’uomo bianco può venire con i fucili e prendere la nostra terra.Anche i bianchi passeranno, forse più in fretta di altre tribù. Continuate ad insudiciare il vostro letto e una notte morrete soffocati dalla stessa vostra immondizia.
Ma nel vostro declino risplendere di luce viva, infiammati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche fine particolare vi concesse di dominare su di essa e sull’uomo rosso. Tale fine resta per noi misterioso, poiché non comprendiamo per quale motivo si massacrano tutti i bufali, si addomesticano i cavalli selvaggi. Negli angoli reconditi della foresta si sente il greve odore di molti uomini.Dio vi ha concesso il dominio sugli animali, i boschi e l’uomo rosso per qualche speciale fine, ma tale fine resta per noi un mistero. Potremmo capirlo se sapessimo che cosa sogna l’uomo bianco, quali speranze egli confida ai suoi figli nelle lunghe sere d’inverno, quali visioni, che si trasformeranno domani in desideri, egli suscita nelle loro menti.Quando l’ultimo uomo rosso sarà sparito da questa terra e il suo ricordo sarà solo l’ombra di una nuvola che si muove sopra la prateria, su queste sponde, in queste foreste vi saranno ancora gli spiriti del mio popolo, poiché essi amano questa terra come un neonato ama il battito del cuore di sua madre.Se vi vendiamo la nostra terra amatela come noi l’abbiamo amata. Abbiate cura di essa, come abbiamo fatto noi. Ricordatevi sempre come essa era quando la riceveste. E con tutta la vostra forza, con tutta la vostra intelligenza, con tutto il vostro cuore proteggetela per i vostri figli e amatela come Dio ama tutti noi.
Una cosa sappiamo: il nostro Dio è lo stesso che il vostro.
Questa terra gli è cara. Neppure l’uomo bianco può sfuggire al comune destino.

 

SARA' L'ACQUA LA PROSSIMA BATTAGLIA NEL MONDO

Pechino
Tonnellate d'acqua saranno necesarie ad agosto per riempire le vasche e i laghi da competizione delle Olimpiadi.
Centomila mc solo per annaffiare i prati negli stadi. Poi bisognerà dissetare una capitale più sovrappopolata del solito, con vivsitatori stranieri ad aggiungersi ai 18 milioni di abitanti: i consumi cresceranno del 30%. L'acqua, "l'oro blu" è una rarità da queste parti. Lo è, in realtà, in tutto il pianeta. La grande crisi idrica è l'emergenza più ignorata e più sottovalutata dei ns giorni. Il petrolio conquista le prime pagine dei quotidiani ogni giorno grazie al record dei prezzi. L'acqua soffre di una penuria altrettanto grave , aggravata dal fatto che in molti paesi è semigratuita: un folle incentivo allo spreco.
A Pechino per rispondere ai bisogni dellle Olimpiadi il governo ha fatto le cose in grande, come sempre. In meno di un anno è stato scavato un canale artificiale lungo oltre 300 Km e largo poco più di 100 mt.
Trentamila contadini sono stati espropriati perché il tracciato del canale potesse passare attraverso i loro campi. E i Giochi sono l'ultimo episodio nella lunga guerra dell'acqua che oppone le città  alle campagne. Molto prima delle Olimpiadi il consumo di Pechino ha cominciato ad esplodere per irrigare...i campi da golf, i laghetti artificiali e le piscine private che circondano i suoi grattacieli nei quartieri residenziali di lusso.
L'insieme della popolazione cinese ormai ha riserve idriche pro capite inferiori a quelle degli abitanti d'Israele, uno Stato che si trova ai confini del deserto. Nella battaglia per l'acqua cinese finora hanno vinto le categorie economiche e sociali più forti: i padroni delle fabbriche, le centrali elettriche, i ceti medi urbani. L'irrigazione agricola nel 1980 assorbiva l'85% dell'acqua del paese, oggi è scesa a meno del 60%. Sempre più spesso le campagne devono accontentarsi di acque usate ed inquinate, provenienti da scoli industriali e fognature urbane, con effetti disastrosi sui raccolti e sulla salute pubblica. La Cina vive la crisi dell'acqua in modo particolarmente acuto per le sue dimensioni demografiche.
Ma l'emergenza è MONDIALE. In India si stima che le falde acquifere perdono da uno a tre mt ogni anno. Su tutto il pianeta, secondo l'ultimo rapporto del WorldWatch sono andati distrutti dai 20 ai 30 milioni di ettari di terre irrigue per il degrado provocato dall'avanzamento del sale (desertificazione).
La febbre dell'acqua non risparmierà nessuno. L'Ocse stima che entro 12 anni la metà della popolazione mondiale vivrà in zone "ad alta tensione per insufficienza di acque potabile". Gli sceicchi del Golfo possono desalinizzare l'acqua marina, ma è un processo costosissimo in
energia (che a loro non manca). In Cina, il più potente regime autoritario della storia sarà l'arbitro di una contesa per l'acqua, sempre più aspra, fra città  e campagne.
In altre nazioni della Terra questo sarà  un mercato della sopravvivenza, e il prezzo potrebbe essere deciso con le armi!
(sintesi tratta da la Repubblica del 19.06.'08, di Federico Rampini)

 

Sostieni la casa dei fratelli

Dal 1994 la Fraternità Nazionale Ofs Minori si è assunta con i Frati Minori che hanno fondato la Missione Ofm in Congo un Progetto di Adozioni a distanza, in particolare per l’accoglienza di bambini a Makoua. L’accoglienza, costituita in un Centro oggi denominato Centro Ismael, ha dato possibilità di vita e di crescita ormai a centinaia di ragazzi. Ora, accanto alle Adozioni di Makoua, come Fraternità Nazionale allarghiamo la nostra attenzione anche all’altro progetto di recente costituito: l’accoglienza dei ragazzi di strada nella capitale del Congo, Brazaville, un’iniziativa veramente importante per offrire in un clima familiare una possibilità di rigenerazione a chi è stato messo ai margini di tutto. Puoi contribuire con una tua offerta! Il Centro Nazionale Ofs è il tramite per l’inoltro delle offerte ai Frati Francescani della Missione di Makoua (Congo) - Inviare l’offerta mediante bonifico bancario sul c/c 615305488921 Banca Intesa S. Paolo ag. 81 Roma IBAN IT65 N030 6905 0326 1530 5488 921 intestato a Società Cooperativa Sociale Frate Jacopa, con la causale “Liberalità a favore della Coo-perativa Soc. Frate Jacopa per la Casa dei Fratelli Missione Ofm Congo”. Questo consentirà al donatore di usufruire delle deduzioni fiscali previste dalla legge.

 

Cooperativa Frate Jacopa

La Cooperativa Sociale Frate Jacopa, nata in seno alla fraternità  Nazionale Ofs Minori, è orientata a rendere concreta nel quotidiano la dottrina sociale della Chiesa secondo lo spirito di San Francesco, attraverso attività sociali, educative, formative ed in particolare, attraverso progetti a favore degli ultimi.
Vuole essere uuno strumento per rispondere meglio a bisogni di categorie cui necessita aiuto, uno strumento operativo non solo per le esigenze del Centro Nazionale, ma per ognuno dei Centri regionali o locali, per potersi maggiormente aprire ad un rapporto con la società  civile e con le istituzioni nei vari territori.
L'auspicio dei soci fondatori, tutti terziari francescani impegnati a livello nazionale e regionale, è che la Cooperativa Frate Jacopa possa essere utile affinchè il Terz'Ordine Francescano possa sempre meglio rendersi presente nella Chiesa e nella società, nella immutata fedeltà al carisma di San Francesco, ricercando forme adeguate alla novità dei tempi per incontrare e servire i fratelli, facendoci loro prossimi.
E sostenendo nella concreta operatività quella cultura della PACE e del BENE a cui il Terz'Ordine è chiamato. Anche TU puoi sostenere le opere di fraternità destinando il 5 per mille alla Soc. Cooperativa Sociale Frate Jacopa.
Basta apporre nelle tua dichiarazione dei redditi il numero di codice fiscale della Cooperativa, CF 09588331000, nell'apposito riquadro con la tua firma. La scelta del 5 x 1000 si aggiunge, a quella dell'8 per 1000. Per qualunque chiarimento basta chiamare lo 06/631980, fax 06632494, oppure consultando il sito www.coopfratejacopa.it, email info@coopfratejacopa.it

 

Il carbone ci ucciderà


Bisogna chiudere le miniere e non costruire più centrali a combustibile fossile. Altrimenti sarà la fine

La prossima estate saranno trascorsi 20 anni da quando James Hansen, scienziato della Nasa, si prodigò affinché la questione del cambiamento climatico fosse inserita nell'agenda internazionale, testimoniando davanti al Senato degli Stati Uniti che il riscaldamento globale causato dall'uomo aveva già avuto inizio. Fino a quel momento - dichiarò Hansen - l'aumento della temperatura era ancora modesto, ma qualora non si fosse proceduto tempestivamente a ridurre le emissioni di biossido di carbonio (CO2) e di altri gas serra, sarebbe diventato un pericolo. La comunità internazionale sentì, ma non passò all'azione.

Hansen ha appena elaborato con altri esperti un nuovo studio che ancora una volta esorta a intervenire: pubblicato il mese scorso sulla rivista online 'arXive.org', questo studio sostiene che le emissioni globali di gas serra debbano essere ridotte molto più radicalmente di quanto qualsiasi governo, gruppo di industriali, e perfino ambientalisti, abbia finora ipotizzato. Hansen e gli altri autori dello studio sostengono che gli esseri umani devono diminuire le concentrazioni di biossido di carbonio nell'atmosfera terrestre, portandole a 350 parti per milione (ppm) o meno ancora. In caso contrario, dicono, ci saranno esigue speranze di evitare un irreversibile scioglimento delle calotte polari con il conseguente probabile innalzamento del livello dei mari di 25 metri, con la maggior parte delle città del pianeta spazzate via dalle acque.

Le implicazioni politiche sono enormi: più e prima di ogni altra cosa, le emissioni da carbone - il combustibile fossile più usato, più economico e più inquinante - devono cessare completamente. "È opportuna una moratoria internazionale sulla costruzione di impianti energetici tradizionali alimentati a carbone entro il 2010 e una progressiva eliminazione degli stessi entro il 2030", ha detto Hansen in un'intervista prima di aggiungere che l'addio al carbone "deve essere globale". Ciò significa che anche Cina e India vi dovranno rinunciare, pur avendo asserito che per loro bruciare ingenti quantità di carbone è vitale per salvare dalla povertà le rispettive popolazioni.
Il nostro pianeta ha già superato la soglia proposta da Hansen di 350 parti di CO2 per milione: il livello attuale, infatti, è di 385 ppm. Lo scienziato afferma che un periodo di superamento della soglia è inevitabile, ma dovrà essere il più breve possibile: "Se elimineremo progressivamente ma completamente il carbone entro il 2030 e se promuoveremo migliori pratiche agricole e di selvicoltura, potremo tornare ai 350 ppm entro il 2100".

La buona notizia è che togliere dalla circolazione il carbone non è più così impensabile come si riteneva un tempo. Il ricorso al carbone è già ora in rapido declino negli Stati Uniti, dove molti impianti energetici alimentati a carbone sono stati chiusi l'anno scorso in seguito a precise disposizioni in merito di tribunali o del governo, o dopo le proteste dell'opinione pubblica e le preoccupazioni di Wall Street sulla possibile futura redditività del carbone. In controtendenza, invece, i paesi europei stanno programmando di costruire nei prossimi cinque anni 50 nuove centrali elettriche a carbone e la sola Italia conta di aumentare la propria dipendenza dal carbone dall'odierno 14 per cento del fabbisogno energetico complessivo al 33 per cento.

Ma il terreno di battaglia fondamentale è la Cina, il cui programma energetico alimentato a carbone è tale da rendere quello dell'Europa pressoché insignificante. Hansen tuttavia è ottimista: "Il carbone sta rendendo l'aria della Cina la più inquinata e irrespirabile del mondo: dobbiamo dimostrarle che è possibile invertire la situazione".

Coloro che continuano a consigliare il carbone affermano che è possibile 'sequestrare' le emissioni di CO2 e interrarle dove non avranno alcun effetto sull'atmosfera. In realtà la tecnologia necessaria alla cattura e al sequestro del biossido di carbonio è lontana una decina di anni almeno dall'attuabilità e non ci sono certezze assolute che possa funzionare.
(Un'alternativa più rapida, più economica, più affidabile, consisterebbe nell'investire nell'efficienza energetica fino ad arrivare a un futuro sfruttamento dell'energia solare. Se la Cina installasse boiler, motori e altre tecnologie più efficienti già disponibili potrebbe adesso consumare e bruciare il 50 per cento in meno di carbone. Un articolo pubblicato di recente su 'Scientific American' lascia intendere che l'energia termosolare potrebbe far fronte al fabbisogno Usa di energia elettrica, se si realizzassero linee di trasmissione adeguate.

Hansen - che dal punto di vista politico si considera un conservatore - punta il dito contro gli interessi particolari, responsabili di ostacolare l'adozione di queste soluzioni energetiche verdi e di altre: "Non vi è una sola ragione al mondo per la quale sia impossibile effettuare i cambiamenti necessari, se non quella che le industrie dei combustibili fossili influiscono sulle politiche di governo". Aggiungendo subito dopo: "Credo però che ben presto lo scioglimento delle calotte polari terrorizzerà a tal punto gli esseri umani da indurli a ribellarsi a questa industria e a far sì che il carbone resti dove si trova, sottoterra".
Mark Hertsgaard (traduzione di A. Bissanti per L'Espresso)


Biodiversità, l'allarme del Wwf
"Calata di un terzo in 30 anni"

Il baiji, delfino bianco d'acqua dolce dello Yangtze. è "destinato all'estinzione" La biodiversità nel mondo è calata quasi di un terzo negli ultimi 35 anni, principalmente a causa della progressiva distruzione di ambienti vivibili dalle varie specie animali e del commercio degli stessi. Lo sostiene il Wordl Wildife Fund, presentando i dati del suo Living Planet Index, l'indice globale della biodiversità istituito dall'associazione, che ne diffonde i dati aggiornati ogni due anni. L'indice monitora circa 1.500 specie tra uccelli, pesci, mammiferi, rettili e anfibi. Mostra che tra il 1970 e il 2007 le specie terrestri sono calate del 25 per cento, quelle marine del 28 e quelle di acqua dolce del 29. Gli uccelli marini, in particolare, sono calati del 30 per cento dalla metà degli anni Novanta. In dettaglio, l'indice degli animali terrestri mostra una caduta libera tra le specie tropicali, mentre quelle delle aree temperate si sono difese meglio (meno 26 per cento, contro meno 35). Va però ricordato che nella fascia più mite del pianeta il crollo della biodiversità s'era già avuto prima degli anni settanta, quando era stata distrutta la foresta pluviale, che nelle zone subequatoriali sta resistendo più a lungo. Il numero di specie marine è rimasto sostanzialmente stabile fino agli anni 90, per crollare in tempi recenti, trascinando con sé un'analoga ecatombe tra gli uccelli marini. Tutto questo, poi, potrebbero peggiorare nel prossimo trentennio, a causa del riscaldamento globale. "La biodiversità è un po' la cartina al tornasole dello stato di salute del pianeta ed ha un impatto diretto sulla vita di tutti, quindi è allarmante che, nonostante la crescita della coscienza ambientalista, non si sia ancora riusciti ad arrestare questa tendenza", ha detto Colin Butfield, il responsabile della campagna del Wwf. "Tuttavia, vi sono piccoli segnali di speranza, e se i governi sapranno cogliere questa opportunità, potremmo riuscire a invertire la tendenza". La diffusione dei dati arriva una settimana prima di un meeting, a Bonn, tra le nazioni che hanno aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica: all'ordine del giorno, c'è proprio la ricerca di una strategia duratura per salvare le specie animali e vegetali messe sotto scacco dalle attivtà umane. Alcuni scienziati sostengono che quella in atto è di fatto la sesta grande estinzione di massa sul pianeta, la prima dopo quella dei dinosauri, avvenuta 130 milioni di anni fa. Un problema che ci riguarda anche più da vicino di quanto possiamo pensare, se è vero che buona parte dell'alimentazione e dei medicinali che usiamo attinge in qualche modo dalla natura. "La riduzione della biodiversità - ha spiegato il direttore generale del Wwf, James Leape - significa, per milioni di persone, il rischio di un futuro nel quale le disponibilità alimentari sono più vulnerabili rispetto a epidemie e malattie, e che anche le provviste d'acqua sono più a rischio. Nessuno può sfuggire all'impatto catastrofico di una minore biodiversità, perché questa comporta minore disponibilità di medicinali, maggior vulnerabilità rispetto ai disastri nucleari e agli effetti del riscaldamento globale". (16 maggio 2008)


"Se io potessi vivere nuovamente"

"Se io potessi vivere nuovamente la mia vita, nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non tenterei di essere tanto perfetto, mi rilasserei di più, sarei più stolto di quello che sono stato, in verità prenderei poche cose sul serio. Correrei più rischi, viaggerei di più, scalerei più montagne, contemplerei più tramonti attraverserei più fiumi, andrei in posti dove mai sono stato, avrei più problemi reali e meno problemi immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che vivono sensatamente, producendo ogni minuto della vita. E' chiaro che ho avuto momenti di allegria. Ma, se potessi tornare a vivere, cercherei di avere solamente dei momenti buoni. Perché di questo è fatta la vita, solo da momenti da non perdere. Io ero una di quelle persone che mai andava da qualche parte senza un termometro, una borsa d'acqua calda, un ombrello e un paracadute: se tornassi a vivere, viaggerei più leggero.
Se io potessi tornare a vivere, comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera e continuerei così fino alla fine dell'autunno. Girerei più volte nella mia strada, contemplerei più aurore e giocherei di più con i bambini.
Se avessi un'altra volta la vita davanti ......... ma, vedete, ho ottantacinque anni e non ho un'altra possibilità."

(Jorge Luis Borges)