SCATTA LA PRESCRIZIONE PER LE CASE DANNEGGIATE DALL'ORDIGNO
OSTIGLIA
Condannati in primo grado per crollo colposo per l'ordigno bellico interrato esploso ad Ostiglia nel maggio del 2003, ieri mattina la prima sezione penale della corte d'appello di Brescia ha dichiarato prescritto il reato. Ad impugnare la sentenza del tribunale di Mantova erano stati l'ex sindaco di Ostiglia Graziella Borsatti e l'ex prefetto di Mantova Gianni Ietto, condannati in primo grado rispettivamente a otto mesi e un anno, pena sospesa, in qualità di autorità comunale e provinciale di protezione civile. La corte bresciana ha però confermato tutto il resto della sentenza per quanto riguarda le parti civili e la provvisionale pattuita.
Per il crollo delle due abitazioni ex sindaco ed ex prefetto erano stati condannati a versare alle parti civili - le famiglie Sergio Soliani e Giovanni Ferrari, proprietari degli immobili danneggiati - una provvisionale immediatamente esecutiva di 180 mila euro, con danno da liquidarsi in separato giudizio. Un prima parte è stata liquidata,ora per i legali delle parti civili, in attesa della motivazione della nuove sentenza, si apre la strada del recupero delle somme rimanenti. Per decenni le famiglie Soliani e Ferrari avevano dormito su una grossa bomba d'aereo di fabbricazione americana, del peso di 500 libbre, residuato bellico della seconda guerra mondiale. L'esplosione era avvenuta la notte del 20 maggio 2003. Un boato tremento che fece tremare i due edifici, danneggiandoli gravemente. Per questo disastro che - fortunatamente non ha coinvolto persone -erano finiti a processo, con l'accusa di crollo colposo, l'allora sindaco Graziella Borsatti e il prefetto Gianni Ietto, mentre a conclusione delle indagini furono prosciolti due funzionari della prefettura. Ietto e la Borsatti erano finiti nei guai perché il primo in qualità di capo della protezione civile, essendo prefetto, e la Borsatti come sindaco, ai fini dell'emanazione - come aveva sostenuto l'accusa - dei provvedimenti doverosi in materia di protezione civile, non si sarebbero adoperati per ottenere l'ordinanza della presidenza del Consiglio dei Ministri o del ministero dell'Interno per rimuovere l'ordigno bellico al fine di evitare un evento dannoso. Non avrebbero, insomma, seguito quel percorso che le normative prevedono per ottenere una delibera dello stato di emergenza. La vicenda era partita da una lettera del 1985 trovata dalla proprietaria di una delle case coinvolte dall'esplosione, lettera che faceva riferimento ad una missiva del 1955 che parlava della presenza di una bomba in quella zona. Entrambe furono inviate al sindaco e ai carabinieri di Ostiglia. Ma solamente nel 2001 la prefettura - pare su sollecitazione della Borsatti - dispose una bonifica superficiale, dalla quale non era emersa la presenza di nessun ordigno.
Il 13 gennaio la notizia giunge per mezzo del quotidiano web ilgiornalediragusa.it: "Un agricoltore mentre svolge operazioni di riordino e manutenzione in un pozzo situato nel campo agricolo di sua proprietà in contrada Mazzara riviene numerosi residuati bellici".
La vecchia cisterna da tempo adibita ad accogliere acqua anche per l'irrigazione del terreno coltivato oggi è colma di fango, tuttavia il contadino non ha dubbi: i pezzi di ferro che vede nel piccolo pantano sono vecchi fucili, perciò allerta le Forze dell'Ordine appartenenti al Commissariato di Vittoria (Ragusa).
La Polizia già impegnata in ordinarie operazioni di controllo sul territorio, interviene in tempo reale accertando la natura di quei pezzi del passato: "6 fucili, 16 pistole mitragliatrici di caratteristiche varie oltre a 5 canne, 22 caricatori e 1235 munizioni di vario calibro, etc...".
Naturalmente tutto questo può stupire, ciò nonostante se rievochiamo i tempi della seconda guerra mondiale possiamo comprendere le ragioni storiche del rinvenimento di quelle vecchie armi.
Il Comune di Vittoria è posizionato a pochi chilometri dal mare e tra Gela, Licata, Ragusa, Modica, Comiso ( sede di aeroporto militare), Pozzallo e Siracusa, ovviamente questi luoghi ricordano i giganteschi movimenti militari a causa dello sbarco anglo-amicano del 10 luglio 1943, le numerose battaglie lasciano sepolti un indefinibile numero di ordigni inesplosi.
Non solo, mentre le truppe dei Generali Patton e Montgomery avanzano conquistando o liberando Paesi e Città, un gran numero di militari dell'Asse impegnati a difesa dell'isola si ritirano nascondendo, sotterrando ogni munizione (per non consegnarla al nemico), perciò anche celandole nei pozzi.
Per questa ragione è facile intuire quanto la zona del Comune di Vittoria e tutte le località citate siano ancora oggi permeati da pericolosissimi residuati bellici da eliminare
(vedi Piazza Armerina).
di Consuelo Pallavicini
E' notizia di qualche giorno fa che un ordigno esplosivo, residuato bellico della Seconda Guerra Mondiale, è stato rinvenuto presso la località "Batterie" dove attualmente sono in corso i lavori per il restauro dei bunker e dei sentieri di collegamento. L'ordigno era una bomba di mortaio modello "Brixia " da 45 mm. Sul posto sono intervenuti gli artificieri dei Carabinieri che, in collaborazione con i Guardiaparco, hanno provveduto al brillamento in sicurezza della bomba. Al momento il sito è precluso ai visitatori, che devono rispettare rigorosamente i divieti presenti nell'area interessata dai lavori.
<Non è la prima vota che accade. Nella primavera del 2005 furono trovate due bombe a mano del comune tipo "Balilla", una da me nella zona sotto Batterie e l'altra nella zona vicina al Semaforo Nuovo dai Volontari Antincendi Boschivi Gruppo Picchio del Comune di Camogli – spiega Benedetto Mortola, dell'Ente Parco di Portofino – Ambedue furono fatte brillare in sicurezza dagli artificieri dei Carabinieri, intervenuti dopo la nostra segnalazione. È vero che i meccanismi di scatto dopo tanti anni possono essere ossidati, ma ricordo che l'artificiere mi disse che il tritolo che queste bombe contengono "non scade mai". Esiste quindi sempre un pericolo. Colgo l'occasione per ricordare ai visitatori l'obbligo di utilizzare i soli sentieri autorizzati e segnalati e di non uscire dagli stessi ed in caso di ritrovamento di oggetti sospetti evitare sempre di toccarli, ed avvisare il personale del parco avendo cura di segnalare esattamente la posizione dove sono stati rinvenuti.
Sono anni che Giovanni Lafirenze, quasi un profeta nel deserto, porta avanti una campagna di sensibilizzazione sui pericoli dei residuati bellici, di cui, a distanza di quasi settant'anni dalla fine della guerra, è ancora disseminato il suolo nazionale.
Gli ordigni inesplosi sono, infatti, a distanza di tempo, causa di tragedie nelle quali, vittime innocenti, sono stati i bambini – ma anche adulti – che, avendo rinvenuto l'oggetto metallico, per curiosità e per gioco, nel maneggiarlo sono saltati per aria sfracellati.
Oggi le bombe da innescare sono quelle, per lo più da bombardamento o mine sotterrate sotto il terreno: quello che, comunque è evidente è che l'azione di bonifica del territorio non debba conoscere rallentamenti o interruzioni per prevenire drammi umani.
Lafirenze, barese, di mestiere fa proprio questo: disinnescare le bombe. E lo fa con professionalità, unendo, insieme alla competenza, passione e follia. Perché sono indispensabili, tutte, per affrontare il rischio, per non guardare il luccichio della falce impugnata dalla morte, per non udirne il suo ghigno maledetto ma per concentrarsi, invece, sul suo "lavoro".
Un lavoro nel quale si mette, ogni volta, a repentaglio la propria vita, per salvarne delle altre.
Bombe trovate nella scuola erano riproduzioni a fini didattici
Non erano vere bombe, ma fedelissime riproduzioni di ordigni bellici, utilizzati per fini didattici.
Lo hanno accertato i carabinieri di Massa Carrara che ieri si erano recati alla scuola elementare di Fivizzano, comune in provincia di Massa Carrara, dove un incendio nel magazzino al piano terra aveva portato in superficie bombe e proiettili da mortaio. Erano stati i vigili del fuoco a trovare gli ordigni, dopo aver spento le fiamme, durante le manovre di bonifica e la perfezione con cui erano stati realizzati li aveva indotti a pensare fossero veri.
Chiamati gli artificieri e i carabinieri è stato poi scoperto che in realtà si trattava di riproduzioni, risalenti alla seconda guerra mondiale: proiettili e bombe venivano mostrate ai giovani alunni affinché, se le avessero trovate giocando nei campi o nei boschi, dove si è svolta la Resistenza dei Partigiani, avrebbero saputo come comportarsi.
Questa mattina, in attesa che carabinieri e artificieri sciogliessero le riserve sugli otto pezzi ritrovati nell'incendio, la scuola elementare di Fivizzano è rimasta chiusa per sicurezza, come ha voluto il sindaco della città Paolo Grassi.
Incendio doloso porta alla scoperta di residuati bellici
I vigili del fuoco hanno scoperto bombe a mano e proiettili da mortaio e da contraerea mentre bonificavano il magazzino di una scuola elementare andato a fuoco.
Fivizzano (Massa Carrara) - Per una volta un incendio è stato provvidenziale. A Fivizzano (Massa Carrara) i vigili del fuoco sono intervenuti per soffocare le fiamme che si erano sprigionate nel magazzino della scuola elementare. Durante le operazioni di bonifica successive allo spegnimento dell'incendio, i pompieri hanno scoperto numerosi residuati bellici ed hanno fermato le operazioni. In pochi minuti sono giunti nel magazzino della scuola i carabinieri, che hanno allertato la Prefettura di Massa Carrara della presenza di bombe a mano, proiettili da contraerea e da mortaio al di sotto del pavimento del magazzino. Adesso si dovranno rimuovere i residuati bellici ed indagare su chi possa aver appiccato il rogo all'istituto elementare, dato che l'incendio pare essere di origine dolosa.
Bombe a mano in scuola toscana, scoperte durante incendio
A elementari di Fivizzano trovati proiettili da vigili del fuoco
21 dicembre 2011
(ANSA) - FIVIZZANO (MASSA CARRARA), 21 DIC - Bombe a mano, proiettili da contraerea e da mortaio sono tornati alla luce grazie a un incendio in una scuola elementare di Fivizzano (Massa Carrara). I vigili del fuoco dovevano spengere le fiamme in un magazzino al piano terra della scuola ma durante le manovre di bonifica, hanno scoperto numerosi residuati bellici e hanno dovuto fermare le operazioni. Sul posto anche i carabinieri. Allertata la prefettura di Massa Carrara. Il fuoco e' stato domato senza gravi danni alla scuola. (ANSA).
(ANSA) - BEIRUT, 21 DIC - Cinque bambini in Siria sono stati uccisi da un residuato bellico israeliano nella regione siriana del Golan, a sud-ovest di Damasco.
Lo riferisce l'agenzia ufficiale Sana.
L'agenzia afferma che l'esplosione di una vecchia mina israeliana si è verificata ieri mattina nei pressi di un orto della famiglia Buniyan nel villaggio di Rafid, a sud della regione di Qunaytra.
La scoperta che ieri ha paralizzato il Granatello per un'intera giornata è opera di un gruppo di pescatori, che al termine di una battuta mattutina ha notato un qualcosa di insolito nelle reti: un ordigno inesploso risalente all'ultimo conflitto mondiale.
Immediata l'allerta delle autorità, che chiudono le banchine ed i bar della zona ed inibiscono l'attività dei pescherecci.
Nel primo pomeriggio l'arrivo degli incursori della Marina di stanza a Taranto, mette ordine in una situazione tesa. L'ordigno, fino ad allora assicurato al verricello del peschereccio che lo aveva ritrovato, viene calato in mare e condotto da un mezzo della Guardia Costiera al largo della costa, ove intorno alle 16 viene fatto brillare dai sommozzatori. Pochi istanti dopo l'emergenza è dichiarata conclusa, ed il porto viene riaperto.
Seppelliti un metro e mezzo sotto terra nella strada del campo sportivo Giovedì prossimo il sopralluogo con gli artificieri, poi verranno fatti brillare
di Rossella Canadè
CARBONARA di Po 15 dicembre 2011
Cento ordigni bellici, seppelliti sotto un metro e mezzo di terra in un campo di Carbonara Po, a un centinaio di metri dal campo sportivo. La spia è stata una vecchia foto aerea scattata nel 1945, dove i volontari del museo della seconda guerra mondiale di Felonica hanno riconosciuto una trincea a zigzag scavata dai tedeschi. La conferma è arrivata dai magnetometri, che sono impazziti sul campo di via Battisti per l'enorme quantità di metallo che hanno rilevato. L'allarme, infine, è scattato il 3 dicembre con i primi scavi quando sono comparsi i colpi da cannone ammucchiati. Completi di bozzolo e doppia spoletta, lunghi sessanta centimetri, sono divisi in due distinti buchi. Il sindaco Gianni Motta ha emesso immediatamente un'ordinanza per avvertire i cittadini e vietare l'accesso all'area, che è stata transennata e viene controllata regolarmente dai carabinieri. «Sono reperti bellici sepolti lì da 66 anni – dice il primo cittadino – non è successo niente finora, ma non possiamo correre rischi. Sono già stati allertati gli artificieri». Per giovedì prossimo è stata organizzata una task force composta dagli articieri del genio granatieri di Cremona, dai volontari del museo e dai carabinieri. Dopo il sopralluogo, gli esperti decideranno se far brillare gli ordigni sul posto o trasportarli altrove. Il pericolo di un'esplosione esiste, nessuno lo nasconde. «Sapevamo che in questa zona c'era un deposito durante la seconda guerra mondiale, ma non conoscevamo la localizzazione precisa – spiega il sindaco – sono stati gli esperti del museo di Felonica a trovare gli ordigni, grazie ai loro strumenti. È un campo di proprietà di un privato, distante 150 metri da due abitazioni. Non è un posto abitualmente molto frequentato, se non da qualche cacciatore. L'ordinanza resterà in vigore fino al nulla osta degli artificieri. «Siamo andati a controllare il punto che era indicato nella foto – racconta Simone Guidorzi, direttore del museo di Felonica – il metal detector ci dava tre grossi segnali e abbiamo scavato lì. A un metro e mezzo di profondità c'eraproprio una distesa di Pak 40, colpi per i cannoni che venivano utilizzati per colpire i carri.
Dopo il ritrovamento li abbiamo ricoperti subito per sicurezza». Le ipotesi degli esperti di Felonica sono due: «O quello era un punto dove tenevano i cannoni per controllare la strada, oppure provengono da veicoli che li trasportavano che sono stati colpiti e smantellati».
Ogni ragazzo pensa sia normale divertirsi con i botti di fine anno, ma non comprende quanto questi ultimi possano rappresentare più minacce nei confronti dei propri cari. Tuttavia dovremmo per mezzo di giuste informazioni tentare ugualmente di proteggerli e difenderli da tali rischi. Anche se inconsapevoli i nostri ragazzi a tale proposito non devono subire la violenza del nostro assurdo silenzio.
Tuttavia è nostro dovere riflettere sul conteggio dei feriti delle festività natalizie 2010/2011.
Le cronache del gennaio trascorso stimano 500 persone rovinate da petardi esplosi inavvertitamente.
Codesti incidenti appaiono geograficamente ben distribuiti su tutta la penisola ( a Napoli una vittima a causa di un proiettile vagante *) e travolgono 68 ragazzini e 59 adolescenti, (13 feriti a Bari). Poso l'esempio del ragazzo che al policlinico gli amputano tre dita della mano sinistra. Ma come ben sapete il fenomeno è nazionale infatti un ragazzo residente a Catania subisce l'amputazione della mano destra (Ospedale di Cannizzaro)
Tra i tanti tragici episodi accaduti a Milano a causa dei petardi fai da te ricordiamo il bimbo di 11 anni colpito all'inguine da un petardo lanciato da uno sconosciuto poi fuggito via.
Il caso più grave accaduto lo scorso anno a Palermo interessa un quarantenne ricoverato in un reparto di chirurgia i medici amputano 3 dita.
Ovviamente dobbiamo sempre ricordare che tali manufatti procurano lesioni in ogni parte del nostro corpo. Questi petardi rovinano il futuro dei nostri ragazzi, i quali oltretutto privi di coperture assicurative fornite dal fabbricante non possono reclamare alcuna garanzia in tal senso in quanto il vero tutelato dalle odierne normative è proprio il petardo individuato, venduto ed acquistato come "GIOCO PIRICO", un giocattolo che contiene polvere pirica, che produce fuoco sempre in grado di annientare futuro e sogni dei nostri ragazzi.
Un giocattolo pirico (petardo), per essere considerato tale, necessita di alcuni dati evidenziati sull'involucro del manufatto stesso:
1) Nome e sede del produttore
2) luogo di fabbricazione
3) Una relazione tecnica
4) L'indicazione in grammi e la composizione centesimale delle cariche attive (esplosive) presenti nel gioco pirico.
5) L'indicazione del peso del petardo
6) le risultanze dei vari collaudi (prove tecniche)
7) le istruzioni d'impiego.
Tutto questo se mortaretti, razzi, ecc…sono commerciabili, al contrario se illegali questi "fuochi d'artificio", non presentano alcun dato.
Ma consideriamo i "botti legali":
ma i ragazzi che acquistato codesto materiale sono tutti esperti d'esplosivistica….???
Riescono a comprendere le indicazioni in grammi delle cariche attive….????
Quando sfregano lo fanno in base al peso del petardo…???
Certamente no….!!!!
Perciò il rischio resta sempre notevole (ogni fine anno a dispetto delle etichette è sempre una tragedia).
Difatti una semplice stella filante se usata impropriamente è in grado di procurare danni a cose e persone (bruciare tende, divani ecc…). Naturalmente produzione, collaudi, trasporto, deposito e vendita dei "giochi pirici" è materia severamente regolamentata da Testo Unico di Pubblica Sicurezza, al contrario acquisto ed accensione di questi prodotti esplodenti delegano ogni responsabilità ai genitori (ma questo come ben sappiamo è discutibile), perché non è possibile declassificare un artifizio contenente polvere pirica. Infatti nei giorni di fuoco sono numerosi appelli di questo genere:
"…I genitori dei minori o chi esercita la patria potestà a vigilare su di essi affinché non facciano uso o detengano materiali esplodenti, al fine di scongiurare pericoli derivanti da un loro utilizzo improprio e/o maldestro…", invito quest'ultimo impossibile da portare a termine perché un genitore non può seguire, inseguire per strada contemporaneamente due o più figli. Concludo questa mia con la sincera speranza che queste prossime festività possano colorare ed "illuminare" le nostre città del buon senso che meritano.
Catania: San Giovanni La Punta, trovati 800 ordigni bellici in due anni
Giovedì sono stati rinvenuti 91 ordigni inesplosi risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Il ritrovamento delle bombe è avvenuto in via degli Ulivi, strada che collega via Deodato con via Ravanusa
Quasi 800 sono gli ordigni bellici trovati nel giro di due anni nel territorio di San Giovanni La Punta. Ieri, infatti, sono stati rinvenuti altri 91 ordigni inesplosi risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Il ritrovamento delle bombe è avvenuto in via degli Ulivi, strada che collega via Deodato con via Ravanusa.
Già da due anni l'intera zona è sottoposta a costanti controlli da parte delle forze dell'ordine, poiché, come anticipato prima in quell'area sono stati trovati altri 700 residui bellici tra cui proiettili della lunghezza di 25 cm, pallottole d'artiglieria da 88mm e granate.
Secondo gli storici, il sito di San Giovanni La Punta nel periodo bellico era stato destinato dai tedeschi a ubicazione di una caserma con annesso deposito di ordigni esplosivi.
All'arrivo degli americani, i soldati fuggirono velocemente abbandonando le armi e le munizioni. La zona, a partire da lunedì 19 dicembre fino a venerdì 23 dicembre, verrà bonificata dagli artificieri del IV Reggimento Genio Guastatori di Palermo
Molti gli appelli per la bonifica della Valle dei Dadi che è demaniale, ma dal Ministero della Difesa nessun segnale. Un mese fa ritrovate due vecchie bombe.
Decine di ordigni inesplosi sono stati ritrovati nella Valle dei Dadi nel corso degli anni, una piccola valle che si trova nel comune di Onore e che molto spesso viene percorsa da cacciatori ed escursionisti. Gli ultimi ordigni sono stati rinvenuti il 13 novembre scorso.
Si tratta di una piccola bomba da mortaio e di un'altra di grandi dimensioni, che sono state disattivate grazie all'intervento degli artificieri del Genio guastatori del reggimento di Cremona. La zona contenente gli ordigni era stata recintata dal nastro bicolore dei carabinieri e fino al 30 novembre le bombe inesplose sono rimaste lì dov'erano in attesa dell'intervento degli artificieri.
Non sono i primi né saranno gli ultimi ordigni ritrovati nella valle. La zona, infatti, fin dalla seconda guerra mondiale era l'ex poligono di esercitazione militare, dismessa solo a partire dal 1999 ma mai bonificata. Nel corso degli anni sono stati molti gli incidenti causati dalle bombe, come quello del 1950 che ha visto coinvolti i fratelli Dante, Giulia e Lidia Colotti, dilaniati dallo scoppio di un proiettile di artiglieria trovato in un prato mentre stavano portando al pascolo le loro mucche. Un tragico episodio analogo è stato quello che ha visto coinvolta Guglia Schiavi e la sua famiglia. Il 18 agosto del 1982, mentre stava passeggiando per la Valle dei Dadi vede uno strano oggetto nascosto dall'erba alta.
Lo sfiora solo con un piede ma è quello che basta per scatenare l'esplosione. Guglia ricorda solo di essersi trovata a terra con lo stivale fumante, poi le corse in ospedale e le cure lunghe e dolorose che alla fine non sono bastate a salvarle due dita del piede destro. Il ritrovamento di ordigni inesplosi continua nel corso degli anni. Come afferma Tatiana Trussardi, un'escursionista della zona: "quasi tutte le domeniche passo da queste parti e mi capita di imbattermi in qualche scheggia, più raramente in ordigni veri e propri". Anche oggi come allora l'indignazione degli abitanti è molta e sono state sollevate numerose proteste che però non hanno trovato risposta ma solo un muro di silenzio da parte del ministero della Difesa, l'organo competente che dovrebbe occuparsi di questa faccenda.
Come afferma il primo cittadino di Onore, Gianpietro Schiavi: "L'area dovrebbe essere sottoposta a bonifica. Noi come comune purtroppo non possiamo fare nulla perché gli interventi necessari per disinnescare gli ordigni sono particolarmente costosi e comunque non è una faccenda di nostra competenza. Gli artificieri poi intervengono solo quando vengono rinvenuti degli ordigni, senza alcun intervento di tipo preventivo. L'unica cosa che posso fare è chiudere l'intera area della Valle dei Dadi dichiarandola "off limits" anche se il problema è fino a quando, visto che il ministero della Difesa non è intenzionato a bonificarla. Finché i ritrovamenti di ordigni rimangono sporadici non posso fare nulla, in caso contrario prenderò la drastica decisione di vietare l'accesso all'intera zona".
Barbara: ordigno bellico in mezzo ad un campo, ritrovata una bomba della Seconda Guerra Mondiale
di Riccardo Silvi
Poteva ancora esplodere. Una bomba a mano del tipo "ananas" è stata trovata in un campo nelle campagne di Barbara da un contadino. La bomba, inesplosa, era ancora potenzialmente pericolosa.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno immediatamente isolato l'area e posto in sicurezza l'ordigno. Sul posto è intervenuta anche una squadra di artificieri che ha preso in consegna la bomba. Il luogo del ritrovamento non era molto distante dal centro abitato. E' il secono rinvenimento di ordigni bellici nelle campagne della zona in pochi giorni. Già qualche giorno fa infatti era stato ritrovato un proiettile sempre della Seconda Guerra Mondiale inesploso a Monterado.
Fonte: http://www.viveresenigallia.it/index.php?page=articolo&articolo_id=327698
Residuati bellici in Italia: lo scarso interesse dei media
Ecco uno squarcio della situazione italiana in materia di residuati e bonifica bellica. Nel nostro paese vi sarebbero ancora centinaia di bombe inesplose risalenti alla Seconda Guerra Mondiale.
Ce ne parla Giovanni Lafirenze, bonificatore e autore del libro "Schegge Assassine" presentato a Bari il 2 dicembre scorso.
Lorena Perchiazzi - 7 dicembre -
Non tutti sanno che il nostro Bel Paese è in realtà completamente permeato da residuati bellici esplodenti, sepolti o affondati, risalenti soprattutto alla Seconda Guerra Mondiale. Allora, infatti, dai B-17, dai Lancaster e in seguito dai Messerschmitt furono lanciate una titanica quantità di bombe d'aereo, molte delle quali tuttora inesplose, e al termine della guerra con molta probabilità ogni esercito ha poi abbandonato e sotterrato le munizioni che non erano state utilizzate e che costituiscono oggi un grave pericolo oltre che per l'ambiente, anche per tutti coloro i quali vivono in determinate aree: questi ordigni inesplosi, disposti nelle maniere più impensate e per le ragioni più disparate erano, e sono, in grado di scoppiare al minimo urto e di distruggere tutto ciò che è presente nel loro raggio d'azione. Ad Asiago, nell'Alto Friuli, nel Carso e in altri luoghi della Prima Guerra Mondiale, addirittura, ancora scoppiano le granate e gli ordigni lasciati dal 1915 al 1918. A Milano, a Roma, a Treviso, a Bologna, a Firenze e in tante altre città, dopo ogni bombardamento, erano segnalate alle Autorità le posizioni e le presenze delle bombe d'aereo che non erano scoppiate. A partire dal 1945 era dunque evidente la necessità d'inertizzare ed eliminare le bombe inesplose: così, localmente, cominciarono a formarsi gruppi autonomi di volontari, il più delle volte radunati dai Comuni delle città bombardate, i quali diedero l'avvio a questa prima fase di bonifica bellica. Si trattava di civili, guidati da esperti ex genieri ed ex artificieri militari, o anche improvvisati, che poi, lavorando, affinarono l'esperienza e l'arte e divennero, se superstiti, specializzati in questo lavoro. Numerosi civili e molti professionisti hanno perso la vita investiti dalle schegge roventi o sono rimasti feriti e mutilati. Pur subendo drastiche diminuzioni per i numerosi incidenti e le dimissioni dei meno qualificati, questi centri incrementarono il numero dei rastrellatori e la quantità degli interventi bonificatori. Sono nate, così, le scuole BCM (inizialmente a Capua, Viterbo, Chieti, Orbetello, Spoleto, in seguito anche a Campobasso, Forlì ) e in seguito è nata l'indispensabile figura della "Sezione BCM", la quale segue, coordina, addestra e collauda i lavori di bonifica bellica, e che è sostenuta, ancora oggi, dai Reparti BCM di Napoli e Padova. Per rendersi conto della gravità del problema, che non riguarda soltanto il periodo immediatamente post bellico, ma che è tuttora reale, basti vedere che gli ultimi episodi di rinvenimento di ordigni inesplosi sono molto recenti: lo scorso 28 novembre, ad esempio, un ordigno bellico di fabbricazione inglese, risalente alla seconda guerra mondiale, è stato scoperto a Mariotto, una frazione di Bitonto, in provincia di Bari, e disinnescato dai artificieri dei carabinieri. Erano stati agenti della Polizia Municipale a segnalare la presenza dell'ordigno, modello 36m 'Mills', nelle vicinanze di un deposito. I carabinieri artificieri del reparto operativo del comando provinciale di Bari hanno quindi fatto brillare l'ordigno e messo in sicurezza l'intera area. Data la scarsa informazione sull'argomento, ai meno esperti verrà spontaneo domandarsi come possa un residuato bellico esplodere a distanza di tanti anni. Semplice la risposta: ogni residuato bellico ( bombe d'aereo, granate, bombe da mortaio) contiene esplosivo, il quale raramente perde del tutto la propria capacità detonante, come dimostrano gli ultimi episodi: nel maggio del 2003 ad Ostiglia, di notte, esplode una bomba d'aereo che abbatte due cascine del luogo, mentre nell'aprile del 2006 nei pressi del Cimitero di Cervinara (AV) è esplosa un'altra bomba, sempre di notte.
Si potrebbe entrare ancor più nello specifico, per quanto riguarda la città di Bari, il cui porto fu bombardato dalla Luftwaffe tedesca un lontano 2 dicembre 1943, quando furono sparpagliate sul fondale del mare ordigni rimasti inesplosi: fino ad ora si suppone che gli involucri contenenti le sostanze tossiche siano ancora integri, con conseguenze disastrose per il mare e l'ambiente circostante.
Giovanni Lafirenze ha affrontato questo difficile argomento nel suo libro-denuncia, "Schegge assassine – Perché la bonifica bellica BCM", presentato lo scorso 1 dicembre a Bari, a Largo S.Sabino. In questo libro l'autore, oltre a sottolineare la necessità e l'importanza della bonifica bellica in Italia, oltre a citare alcuni articoli di giornale che trattano il rinvenimento di ordigni inesplosi o lo scoppio di quelli recuperati da inesperti, ripercorre la storia di una realtà che non è ancora del tutto conosciuta, soprattutto a causa di una mancanza di informazione, mirando a informare, dunque, tutti coloro i quali non sono a conoscenza del pericolo rappresentato dagli ordigni inesplosi, che ancora infestano in quantità inquietante il territorio italiano, con tutti i rischi e i pericoli che ne derivano.
Prima che scrittore, lei è un cercatore di bombe. Un mestiere non proprio diffuso e certamente non facile.
Vero, le nostre ricerche molte volte richieste da aziende, Province, Comuni, in procinto di costruire strade, palazzi, ponti, gasdotti, ecc devono tutelare in materia di sicurezza ogni lavoratore impegnato in queste grandi o piccole opere. Infatti non è possibile esporre i lavoranti al rischio del rinvenimento di un residuato bellico esplodente. Perciò la nostra professione esige da chi la esercita spirito e morale ben orientati a questo scopo.
"Schegge Assassine": come è nato questo libro? Di cosa si occupa nello specifico e quale messaggio vuole trasmettere?
Quest'ultimo libro nasce per più ragioni e tutte di grande interesse. La prima riflessione del testo è indirizzata a far comprendere il grande pericolo che produce l'inatteso scontro tra pale meccaniche o quant'altro con questi oggetti mortali. Sempre "Schegge assassine" suggerisce al lettore di considerare quando sia sconveniente toccare, spostare, rimuovere bombe e granate visto i numerosi incidenti anche mortali che ancora oggi esse stesse producono. Il testo è anche una risposta al precedente Governo che sarà ricordato da tutti noi per aver abrogato le normative che dal dopoguerra regolamentavano la sfera BCM.
Ci racconti uno dei suoi ritrovamenti.
Nel corso della mia vita BCM ho trovato migliaia di residuati bellici, il caso più eclatante è rappresentato proprio da un lavoro nei pressi di Sequals (Pordenone) in sei settimane e da una buca di 17 metri per 13 rinveniamo 1003.000 pezzi tra detonatori, spolette, bombe da mortaio e granate in genere di più calibri. Cito il lavoro nei pressi di Udine quando rinvenimmo più di 4000 pezzi tutti ben accatastati e ben conservati. Ricordo le 5 bombe d'aereo di Reggio Emilia, Le 20 bombe sempre d'aereo ma di fabbricazione italiana all'interno del Dal Molin a Vicenza. La bomba razzo rinvenuta a Faenza, ecc…
Perché è necessaria una bonifica bellica?
La bonifica bellica sistematica o preventiva è (a mio dire) necessaria in quanto rassicura ogni ente, pubblico o privato che sia, di far operare le maestranze delle proprie ditte in piena sicurezza. Ma non solo, se il residuato bellico è rinvenuto nel corso di operazioni di bonifica BCM l'emergenza già nasce moderata e in piena tranquillità.
La situazione attuale in Italia: quanti ordigni inesplosi ci sono ancora e dove?
L'intero Bel Paese in questa direzione è da considerare a codice rosso. Infatti Prima Guerra Mondiale a parte, l'ultima guerra patita dall'Italia nasce già il giorno successivo alla famosa dichiarazione di guerra, quando dalla Corsica aerei Francesi bombardano alcune città della Toscana e della Liguria. Le incursioni aeree nel tempo diventano del tipo strategico vale a dire si bombarda per distruggere intere aree urbane (teoria dell'italiano Giulio Dohuet). Questi bombardamenti a tappeto in Italia a partire dalla data dello sbarco in Sicilia sono lentamente sostituiti dai bombardamenti tattici i quali risparmiano le nostre città ormai devastate, ma colpiscono i comuni, teatri di guerra di terra. Quest'ultima parte dalla Sicilia lentamente si sposta verso il nord Italia. Per questa serie di motivazioni non esiste un'area del suolo italiano non a rischio, le guerre mondiali trasformano i paesi interessati in vere discariche belliche, terreni colmi di bombe d'aereo, granate, mine, colpi da mortaio ecc…perciò è la stessa storia a suggerire prima di procedere a scavi e quant'altro a richiedere operazioni di bonifica preventiva.
Quali misure preventive bisognerebbe adottare? È possibile risolvere definitivamente la situazione?
La cosa più urgente a mio parere consiste nel ripristinare le normative rivolte al settore abrogate dal precedente governo. Poi ricordare a tutti (…) che le guerre non terminano mai con strette di mano televisive, ma continuano sepolte, celate da qualche metro di terreno a rappresentare pericoli per le generazioni future. Difatti schegge assassine è la puntuale testimonianza di ciò che affermo. In conclusione le guerre non risparmiano mai né vinti né vincitori.
Un agricoltore l'ha centrata con il vomero dell'aratro in un campo
LUZZARA
Un agricoltore, mentre stava arando il terreno in via Valbrina a Luzzara, lunedì ha sentito un rumore metallico proprio mentre il vomero, attaccato al trattore, affondava la lama nella lingua di terra.
Fermato il mezzo, è sceso a controllare e con sua grande sorpresa ha visto che dalle zolle di terra spuntava una bomba d'aereo. Immediata la chiamata al 112, per chiedere l'intervento dei carabinieri.
L'ordigno bellico, risalente probabilmente al secondo conflitto mondiale, è stato messo in sicurezza in una zona isolata, in attesa dell'arrivo degli artificieri che provvederanno – in caso la bomba sia ancora "armata" con tanto di spoletta – a farla brillare.
I carabinieri di Luzzara hanno transennato la zona e hanno vietato l'accesso a tutte le persone non autorizzate. Entro la settimana gli artificieri del Genio Guastatori di Cremona attiveranno le procedure per il recupero della bomba dopodichè si provvederà a individuare una zona protetta e sicura per farla esplodere. (m.p.)
Bomba alla "Piccola velocità": non sarà necessaria l'evacuazione del quartiere
(a.c.) Sganciata da un aereo durante la Seconda Guerra Mondiale, atterrata al suolo senza esplodere, è stata sepolta sotto due metri di terra per 65 anni. La bomba da 125 chilogrammi scoperta durante i lavori per la Piccola Velocità sarà fatta brillare, ma non in loco. L'ipotesi più probabile prospettata dai militari del Genio di Cremona è quella di rendere inoffensivo il dispositivo e trasportarlo lontano dalla città, in una cava, per farlo esplodere con i minori rischi possibili. Pare esclusa al momento la necessità sia di evacuare i residenti nel raggio d'azione potenziale della bomba, sia di interrompere la fornitura di gas durante l'operazione di bonifica. Il trasporto dell'ordigno coinvolgerà le forze dell'ordine e la Protezione Civile, e sarà coordinato dalla Prefettura.
Scatterà probabilmente domenica 20 novembre l'operazione di disinnesco e brillamento dell'ordigno bellico rinvenuto nel cantiere di fronte alla stazione di Porta Nuova dove sono in corso i lavori di sistemazione di piazzale XXV Aprile e di realizzazione di un parcheggio sotterraneo. Ieri il personale del Genio Guastatori paracadutisti Folgore di Legnago ha messo in sicurezza il residuato. Si tratta di una bomba d'aereo statunitense da 250 libbre risalente alla seconda guerra mondiale. La data del disinnesco sarà decisa in un vertice che si terrà in Prefettura, forse domani stesso, con i rappresentanti dei militari, dei carabinieri, della polizia municipale e della Protezione civile per mettere a punto il piano di sicurezza e di evacuazione della zona interessata.
In alternativa al 20 novembre, per il «bomba-day» si parla anche del 27 novembre. In entrambe le domeniche non saranno giocate partite di calcio al Bentegodi.
Il potenziale distruttivo della bomba (250 libbre) è la metà di quella rinvenuta alle ex Cartiere. Nel vertice in Prefettura, quindi, si dovrà stabilire, sulla base anche di questo dato, quante persone dovranno essere evacuate, se in un raggio di 800 o di 500 metri dal punto in cui si trova l'ordigno. L'indicazione sarà data dai militari. Il Comune, con l'assessore Marco Padovani, e la Protezione civile dovranno predisporre un centro di raccolta per gli «sfollati». Si pensa già al Palasport o alla Fiera.
Ma l'operazione avrà grosse ripercussioni anche sul traffico ferroviario e sulla viabilità cittadina poiché la zona interessata si trova in uno snodo cruciale anche per la vicina uscita della tangenziale, senza dimenticare che il piazzale della stazione è punto di partenza e di arrivo di decine di mezzi pubblici urbani ed extraurbani. La macchina organizzativa, intanto, si è già messa in moto. La polizia municipale si è già attivata per individuare i recapiti dei residenti che dovranno essere invitati a lasciare momentaneamente le loro abitazioni. E.S.
Mentana. Bombe d'artiglieria fatte brillare nel bosco di Gattaceca
9 novembre 2011
Un deposito di armi che potevano esplodere è stato rinvenuto nei giorni scorsi all'interno del bosco di Gattaceca, poco distante da via Moscatelli. Appena di fronte alle case sequestrate del residence Selva, a pochi metri dalla bretella Fiano-San Cesareo. Gli artificeri dell'Esercito sono arrivati a Mentana per far brillare gli ordigni con delle operazioni a più riprese che hanno visto coinvolti per la sicurezza anche i carabinieri della locale stazione e i volontari della Croce Rossa.
Si tratta di uno dei ritrovamenti più importanti degli ultimi anni nella zona, dopo la bomba da mille libbre fatta brillare a Fiano Romano meno di un anno fa. Non sono i primi ordigni che vengono ritrovati all'interno del bosco di Gattaceca.
Durante la Seconda Guerra Mondiale a Sant'Angelo Romano c'era una base tedesca, mentre a Mentana e Monterotondo gli americani insieme agli italiani. Dunque la presenza di ordigni americani lascia presumere delle battaglie vere e proprie o dei ricoveri, nell'ultima fase del conflitto in ritirata o avanzata.
In mezzo al bosco ovviamente era facile occultare e recuperare viveri o acqua. Oggi il posto è frequentato da chi ama fare le passeggiate, jogging, raccogliere funghi, andare in bici e i circa dieci ordigni erano ammassati in una specie di cratere con il rischio che qualcuno li potesse calpestare inavvertitamente e far esplodere.
Dopo la segnalazione arrivata al comandante dei carabinieri Angelo Sgueglia, sono iniziati i sopralluoghi, insieme agli artificieri dell'Esercito e al maresciallo capo Andrea Fagiani, che ben conosce il territorio, essendo residente in zona.
«Gli ordigni erano accatastati come se fosse un piccolo deposito che serviva come santa barbara dei pezzi di artiglieria americani – spiega Fagiani – tutti proietti d'artiglieria inesplosi calibro dai 75/105/155 millimetri di diametro. Probabilmente c'era una base di occultamento di mezzi e uomini. Non è il primo ritrovamento a Gattaceca, dove probabilmente ci sono state delle vere e proprie battaglie. Grazie alla segnalazione del comandante Sgueglia e il lavoro di squadra è stato possibile far brillare gli ordigni e mettere in sicurezza l'area. Altrimenti ci sarebbero potuti essere problemi per l'incolumità pubblica. L'esplosione avrebbe avuto un effetto molto forte, visto che i residui bellici erano accatastati tutti insieme».
Le operazioni sono andate avanti per diversi giorni e sono terminate martedì 7 dicembre. Hanno partecipato gli artificieri dell'Esercito, coordinati dal maresciallo capo artificiere Andrea Fagiani. Il cordonamento e l'incolumità pubblica è stata affidata all'intervento dei carabinieri di Mentana diretti dal maresciallo Angelo Sgueglia, mentre l'attività sanitaria nei diversi brillamenti alla professionalità dei volontari della Croce Rossa Italiana di Fonte Nuova, coordinati dal responsabile Marcello Fabriani. Le operazioni sono state svolte nel rispetto delle norme di sicurezza e del protocollo, grazie alla lavoro di squadra tra i vari corpi.
Udine, ora i residuati bellici rinvenuti nel cantiere sono arrivati a quota cinque.
04 novembre 2011 - UDINE.
Fra un allarme bomba e l'altro, il cantiere aperto al mercato ortofrutticolo del Partidor, alla periferia di Udine, procede a singhiozzo. Ieri pomeriggio, alle 15.30, sono stati messi nuovamente in allerta gli artificieri. Gli operai dell'impresa edile, lavorando con le ruspe, hanno rinvenuto infatti due granate di grosso calibro, da 104 e 100 millimetri, nello scavo. I residuati bellici sono in pessimo stato di conservazione, ma avrebbero potuto rappresentare un serio pericolo per l'incolumità degli operai. Si tratta, peraltro, di proiettili d'artiglieria a caricamento speciale, contenenti dunque agenti chimici (gas o acidi).
Stessa tipologia, dunque, dell'ordigno venuto alla luce il giorno precedente (che aveva però un calibro lievemente superiore: 105 millimetri). I proiettili risalgono alla seconda guerra mondiale a differenza dell'altro. Con quest'ultimo ritrovamento, si arriva così a quota cinque residuati bellici, comprese le due granate da mortaio da 50 millimetri scoperte durante lo scavo effettuato alla fine del mese scorso. In quel caso, tuttavia, era stato stimato che risalissero alla Grande Guerra. Erano lunghe 50 centimetri per 20 centimetri di diametro.
Avvistato il nuovo ordigno nella fossa, gli operai hanno subito chiamato il 112. I carabinieri si sono precipitati, così, in piazzale dell'Agricoltura, con la stazione mobile. Gli artificieri del comando provinciale dei carabinieri di Udine e il personale specializzato del 3º reggimento Genio guastatori hanno poi messo in sicurezza l'area in un paio d'ore. Le granate sono state trasportate in un luogo sicuro, che non è stato reso noto, lo stesso in cui è custodito il terzo proiettile contenente agenti chimici. Qui i tre ordigni rimarranno, in attesa del disinnesco, senza causare alcun pericolo.
È già stato richiesto, hanno precisato infatti i carabinieri, l'intervento del Genio guastatori di Civitavecchia. È l'unico reparto in Italia specializzato nel disinnesco di questo speciale tipo di ordigni con aggressivi chimici. Il comando generale del Genio, allertato dalla Prefettura di Udine, l'organo deputato a inoltrare le richieste, non ha ancora comunicato la data di arrivo del reparto specializzato. È probabile che bisognerà attendere ancora qualche giorno: i ritrovamenti di bombe chimiche sono frequenti nell'intera penisola e il reparto del Genio capace di effettuare il disinnesco è uno solo e dunque molto richiesto.
A questo punto si sospetta, però, che la zona del mercato ortofrutticolo fosse stata adibita durante i conflitti bellici a deposito di una postazione d'artiglieria, visti i ritrovamenti così frequenti di ordigni e, soprattutto, ancora inesplosi. Gli operai hanno ricordato che già in occasione della costruzione del mercato erano stati rinvenuti numerosi proiettili durante le operazioni di sbancamento della terra. Altre granate inesplose, dunque, potrebbero celarsi sottoterra al Partidor. Se così fosse, le chiamate agli artificieri proseguiranno anche nei prossimi giorni, fino alla chiusura del cantiere.
Attualmente i lavori interessano l'area limitrofa al mercato, dove si sta edificando una nuova piattaforma. Il progetto del Comune prevede anche una nuova viabilità.
Marmirolo, l'ordigno scoperto dai muratori che stavano ristrutturando una casa Il sindaco: nessun pericolo per i cittadini, presto arriveranno gli artificieri
MARMIROLO (Marengo)
Un residuato bellico nel cantiere. Casuale scoperta a Marengo di Marmirolo: un gruppo di operai che in questi giorni sta lavorando alla ristrutturazione di una casa, ha ritrovato un ordigno che, secondo i primi accertamenti, risalirebbe alla seconda guerra mondiale.
«Nel giro di tre o quattro giorni – spiega il sindaco di Marmirolo, Paolo Rasori – arriveranno gli artificieri per capire con precisione di cosa si tratta. La sera del ritrovamento (venerdì, ndr) abbiamo immediatamente avvertito la Prefettura, che ci ha suggerito di aspettare l'arrivo degli esperti, che poi valuteranno il da farsi».
«È importante – continua il sindaco – che i cittadini sappiano che non corrono nessun pericolo: la situazione è sotto controllo».
La notizia della "bomba ritrovata", in effetti, ha fatto velocemente il giro del paese: da qui la necessità da parte di Rasori di tranquillizzare i marmirolesi.
In molti hanno infatti visto arrivare sul posto i carabinieri e si sono chiesti cosa potesse essere successo in quel cantiere, ora recintato.
Secondo i primi rilievi, l'ordigno misurerebbe circa 130 centimetri per quaranta di diametro: dotrebbe trattarsi di un una bomba sganciata da un aereo durante la seconda guerra mondiale.
Il ritrovamento è avvenuto nei pressi di Palazzo Custoza-Botturi a Marengo, dove scorre il canale Molinella.
Molti curiosi in queste ore hanno voluto sbirciare, da lontano, il luogo del ritrovamento. Macchina fotografica e foto ricordo per altri.
Insomma, tanta curiosità per un pezzo di storia rimasto incastrato nella campagna marmirolese.
La prossima settimana arriveranno gli artificieri che, dopo gli opportuni rilievi, decideranno come procedere e se far brillare l'ordigno. Cantiere chiuso, ovviamente, in attesa della probabile esplosione pilotata della prossima settimana.
Vincenzo Corrado
I residuati bellici nei nostri mari. ne ha parlato sabato Giovanni Lafirenze, ospite degli Eredi della Storia
Tutti (o quasi) sanno che il mare antistante Molfetta è infestato da ordigni bellici inesplosi "gentilmente concessi" dalle truppe alleate che si ritiravano alla fine del secondo conflitto mondiale.
La nostra città è rimasta da allora, suo malgrado, legata a questo fenomeno: in città si è visto o sentito parlare di ritrovamenti e operazioni di bonifica, di cui la vicenda del porto è solo l'ultima e forse più evidente testimonianza. Ecco perché la presentazione dell'ultima fatica letteraria di Giovanni Lafirenze sul tema ,dal titolo "Schegge assassine", ci tocca forse da vicino, se ci concedete l'espressione non priva di ironia, "nel profondo".
«L'autore vuole trasmettere una passione che può essere anche un lavoro. E' il caso di «quelli che si chiamavano recuperanti e poi rastrellatori e che bonificavano i campi di battaglia rischiando la vita per poter rivendere i metalli delle bombe», spiega in apertura il presidente dell'associazione Eredi della Storia, Michele Spadavecchia.
«Ancora oggi in Italia c'è bisogno di bonificare un territorio sul quale si vuole costruire per evitare di incappare in spese maggiori. Oltre che i pericoli immediati derivanti dalla detonazione - continua Spadavecchia - bisogna tener conto anche delle alterazioni subite dal pesce da fondale. Per tutti questi motivi questo è un problema attualissimo e a noi vicino di cui non bisogna smettere di parlare».
A dare invece un parere tecnico sul mestiere di artificiere e su come oggi si svolge ci ha pensato Paolo Cutolo, ispettore-artificiere della Polizia di Stato: «Il libro è da apprezzare per come si ostina a voler spiegare soprattutto alla gente comune la pericolosità di questi ordigni. Noi facciamo un lavoro in cui non vale il detto: "sbagliando s'impara". Anche se la tecnologia oggi ci aiuta vale ancora la definizione che nel libro è data del bonificatore come "invisibile sentinella di vita».
«Un mese fa a Fermo è esplosa una bomba a pochi metri dalla ferrovia e solo per un caso fortuito non ha causato vittime. Ma ormai nessuna rete nazionale ha dato la notizia eppure il pericolo c'è ancora in diverse zone del nostro Paese», ha ricordato Lafirenze.
Tra queste zone c'è la Puglia, «sede della quindicesima forza aerea alleata, che a fine seconda guerra mondiale ha provveduto a liberarsi delle bombe». Il rischio, quindi, senza voler creare allarmismi, c'è ed è vicino. «A Molfetta è stata fatta una bonifica già negli anni Settanta», ha continuato Spadavecchia, annunciando la recente scoperta di altri quattro presunti ordigni nelle nostre acque, che presto «dovrebbero essere rimossi».
DISINNESCO A BORGO BERGA. Manca una giornata all' operazione che allontanerà dalle proprie abitazioni oltre 500 residenti . Via entro le 8.30
42 residenti dentro l'anello non sono stati rintracciati e 60 non hanno deciso che cosa fare Oggi ci sarà l'ultimo appello
Polizia locale, Suem, volontari della Protezione civile di Comune, Provincia, gruppo alpini sezione di Vicenza, Coni e Agesci-Veneto settore protezione civile zona Vicenza Berica sono disponibili per presidiare la zona inaccessibile e per prestare assistenza ai residenti. In totale domani un centinaio di persone lavoreranno per "Bomba day", oltre agli artificieri.
Domani dalle 8.30 veicoli e pedoni non potranno entrare nei 15 varchi creati nell'anello di trecento metri attorno all'ex Cotorossi dove è stato rinvenuto l'ordigno. A quell'ora i cittadini dovranno lasciare le abitazioni fino alla conclusione delle operazioni di disinnesco.
Trenta agenti della polizia locale gestiranno la viabilità e l'informazione con altoparlanti: di questi 15 resteranno nei varchi per vietare l'accesso nella zona interessata. A disposizione ci saranno anche 30 volontari della Protezione civile del Comune, 10 della Provincia e 22 del gruppo alpini sezione di Vicenza. Inoltre, a disposizione ci saranno anche altre forze dell'ordine impegnate a mantenere l'ordine pubblico e la sicurezza.
Due i residenti che verranno accompagnati all'ospedale da ambulanze del Suem. Sedici anziani troveranno ricovero al centro parrocchiale di Santa Caterina, 13 dei quali giungeranno autonomamente o con il supporto delle squadre della Protezione civile. Per gli altri tre è stato chiesto l'intervento dei servizi sociali.
Nei due centri di accoglienza troveranno ricovero alcune persone già contattate dal Comune: nel centro parrocchiale di S. Caterina 16 anziani saranno accolti dai volontari Agesci-Veneto e l'Ipab provvederà ai pasti caldi, mentre nella palestra dell'istituto Lampertico, dove saranno ospitate le famiglie, ci sarà personale del Coni che organizzerà attività adatte anche ai bambini. Inoltre Confcommercio che insieme al Comune organizza domani l'ultima delle tre giornate dedicate a CioccolandoVi, offrirà a coloro che sono costretti a lasciare le loro case per il disinnesco della bomba una tazza di cioccolata calda. I buoni che consentiranno di ricevere la bevanda verranno distribuiti nei due centri di accoglienza e nei gazebo informativi dislocati al park Bassano, davanti al ristorante Zushi in piazzale Fraccon e in viale Riviera Berica accanto al distributore di benzina in Riviera Berica vicino all'incrocio con viale dello Stadio.
I buoni potranno essere spesi per ritirare una cioccolata calda durante tutta la giornata di domenica nei gazebo di Piazza Duomo, La Bottega del dolce di Cornuta (Tv), in piazza Garibaldi al dolci Express di Merate (Lc) e a dolcilandia di Molano, in piazza dei Signori a cioccolateria Chocopassion di Merate (Lc) al Sil di San Donà di Piave (Ve) e da Morisco Dolciaria Cittadella (Pd). Infine in Piazza Biade da Gelato Buonissimo di Conegliano (Tv) e da Francesco Lotto di Quinto Vicentino.
Il Suem, inoltre, si è reso di esponibile per dare assistenza psicologica a coloro che ne avranno necessità, sia nei centri di accoglienza predisposti, sia per esigenze particolari.
Quarantadue residenti che dovrebbero lasciare l'area interessata non sono stati rintracciati nelle loro abitazioni, pertanto si presume che si siano trasferiti pur mantenendo la residenza in città.
62 persone invece non hanno ancora comunicato come intendono regolarsi: oggi verranno contattate per avere la mappatura completa della zona.
Tutte le disposizioni e i consigli per chi sarà evacuato sono pubblicati sul sito www.comune.vicenza.it nella sezione Primo piano.
Olbia blindata per operazione brillamento ordigni bellici
Convoglio con 400 munizioni attraversa la città
(ANSA) - OLBIA, 18 OTT - Olbia blindata questa mattina per il passaggio in citta' di un convoglio militare che ha trasportato gli ordigni bellici per essere fatti brillare nella zona del vecchio aeroporto di Venafiorita. L'Operazione sicurezza e' scattata alle 9:45: il convoglio, caricate tutte le 400 munizioni da decenni seppellite nell'ex artiglieria di Olbia ha percorso le vie Logudoro, Barbagia, Roma e Loiri. Traffico pedonale e veicolare bloccato per una ventina di minuti. Chiuso per due ore anche l'aeroporto. Gli ordigni sono stati poi fatti brillare in sicurezza dai militari del Reggimento Genio Guastatori di Macomer.
Residuati bellici e rifiuti tossici, il 22 un convegno
Gli Eredi della Storia presentano il libro "Schegge assassine" di Giovanni Lafirenze
16/10/2011
Sabato 22 ottobre alle ore 18,30 nella Fabbrica San Domenico di Molfetta (BA) – Sala Finoccchiaro, l'associazione culturale Eredi della Storia organizza una serata dedicata alla presentazione del libro-denuncia "Schegge assassine" di Giovanni Lafirenze (Florestano Edizioni - Bari).
In presenza dell'autore, introduce Nico Bufi, presidente dell'associazione Anmig. Relatori Paolo Cutolo, ispettore-artificiere della Polizia di Stato e Michele Spadavecchia, ricercatore e presidente degli Eredi della Storia.
Il testo è una aperta denuncia che vorrebbe mettere in evidenza un problema che tocca da vicino la nostra comunità (Molfetta), ma che va oltre in quanto colpisce l'intera nazione. «Non esiste angolo e anfratto - commentano gli organizzatori - nel territorio italiano che non sia "sede" di un residuato bellico o rifiuto tossico.
Quello del traffico di rifiuti e scorie tossiche è in effetti un business ad altissimo profitto, ma è anche una "vetrina" in cui tutti vogliono apparire».
L'incontro prevede anche la proiezione multimediale di foto e filmati inediti frutto della ricerca degli Eredi della Storia.
“Un’americana” a Milano: in operazione con il 10° Reggimento Genio Guastatori di Cremona
Articolo a cura di Andrea Thum
La notizia era stata diffusa, sebbene con minimo risalto, il 30 agosto ultimo scorso: una bomba d’aereo inesplosa era stata rinvenuta a Milano (immagini 1, 2 e 3), durante opere di scavo nel cantiere del futuro complesso edilizio “City Life”, sull‘area dell’ex Fiera Campionaria.
Un residuato bellico risalente al secondo conflitto mondiale, come tanti altri che ancora oggi vengono occasionalmente scoperti sul territorio nazionale e i cui ritrovamenti sono sempre più relegati alla cronaca locale minore. Questa volta, però, l’ordigno riguardava direttamente una parte, per quanto drammatica, della storia recente di questa mia città. Già nel settembre dello scorso anno, grazie all’amico Giovanni Lafirenze si era materializzata la possibilità, tramite il Maresciallo Giuseppe Pinzone del 10° Reggimento Genio Guastatori di Cremona, di recarmi sull’area del brillamento della terza bomba di Segrate per effettuare un reportage fotografico. L’opportunità era purtroppo sfumata, a causa di una visita guidata che avrei dovuto condurre, quella stessa domenica, nel ricovero antiaereo dell’ex V Sezione Aeronautica Breda, all’interno del Parco Nord Milano.
L’occasione ora si ripresentava: poter visionare il residuato appena riemerso da quel suolo che l’aveva celato per più di mezzo secolo rappresentava un importante compendio alle ricerche che, da tempo, conduco in tema di ricoveri e protezione antiaerea. Inoltre, e non meno importante, avrei avuto la possibilità di confrontarmi personalmente con veri competenti, per fugare quelle perplessità che spesso permangono dopo la sola consultazione di documentazione e testi d’epoca.
Contattai nuovamente Giovanni e questa volta interlocutore presso il 10° RGGC sarebbe stato il Maresciallo Vincenzo Bavetta che interpellai immediatamente. L’autorizzazione giunse nel volgere di qualche giorno, il tempo necessario per richiedere il benestare ai propri Superiori e avvisare le altre Istituzioni coinvolte: sarei stato aggregato ai Guastatori durante le operazioni di rimozione e brillamento della bomba.
“Americana o inglese?” fu una delle prime delle numerose domande che sottoposi al Maresciallo. Nella prima parte del conflitto Milano venne tempestata di ordigni da parte del Bomber Command britannico, in una progressione di attacchi conclusisi con le quattro pesanti incursioni dell’agosto 1943. Bombe dirompenti di vario peso e potenza, devastanti “coockies” da 4.000 libbre, centinaia di migliaia di spezzoni e altri ordigni incendiari nei primi tre anni di guerra avevano provocato lutti, feriti e gravissimi danni al patrimonio edilizio. Sino a quel momento l’armamento di caduta, rilasciato in crescendo con l’applicazione dei principi dell’area bombing sull’intero territorio urbano, risultava di produzione britannica.
“E’ americana, una General Purpose da 500 libbre”. A tale risposta e considerando la zona del rinvenimento, il pensiero si volse immediatamente al 20 ottobre 1944, una data tragica per la storia della città sotto i bombardamenti. Ordigni di fabbricazione statunitense erano iniziati a cadere sull’area metropolitana nel marzo 1944, con l’attacco allo smistamento ferroviario di Milano Lambrate. La giornata del 20 ottobre di quello stesso anno, invece, era stata scelta dalle Forze aeree da bombardamento strategico americane per effettuare tre incursioni contro altrettanti complessi industriali milanesi: Alfa Romeo, Isotta Fraschini e Breda. I primi due erano situati nella zona nord occidentale della metropoli, il terzo a Sesto San Giovanni, al confine settentrionale della periferia della città. Poco meno di un centinaio di quadrimotori B-24 “Liberator” sganciarono 842 bombe di tipo GP da 500 libbre, che iniziarono a cadere alle 11,30 circa verso la Breda e l’Alfa Romeo e mezz’ora più tardi contro l’Isotta Fraschini. Anche se sempre meno marcato nel ricordo comune, il 20 ottobre 1944 rimarrà indissolubilmente legato alla tragedia della Scuola elementare “Crispi”, nel quartiere di Gorla, con una delle numerose bombe rilasciate dai velivoli impegnati nell’attacco al complesso Breda che colse in pieno l’edificio scolastico, provocando la morte di 184 piccoli alunni. Quel giorno, però, le vittime nelle zone interessate dai bombardamenti risultarono complessivamente quasi 630. Un numero di per se già molto elevato, ancor più se rapportato ai morti (nei loro noti testi, Bonacina e Rastelli stimano circa un migliaio) causati dagli oltre 850 velivoli della R.A.F. che, nel corso dei quattro raids notturni dell’agosto 1943, avevano distrutto una consistente porzione della città.
Paradossalmente il 20 ottobre 1944 si ebbero meno decessi presso i comparti industriali, obiettivi delle incursioni - il numero più alto, 47, sarà riscontrato fra le maestranze dello stabilimento Alfa Romeo - che fra la popolazione, colta dalla pioggia di ordigni nelle proprie abitazioni, per strada, in qualche esercizio o forse, come accadde agli scolari della Scuola “Crispi”, nel tentativo di raggiungere la protezione offerta da un ricovero antiaereo. Le cause di così gravi perdite in termini di vite umane possono essere molteplici. Relativamente pochi velivoli scaricarono una massa ingente di bombe dirompenti, e l’analisi degli specialisti Alleati della foto interpretazione (immagine 4) rilevò complessivamente una mediocre precisione delle incursioni, con lo sciame delle bombe al suolo disseminato per una vasta area circostante i bersagli prescelti.
Inoltre, da poco tempo era entrata in vigore una nuova modalità per la comunicazione dello stato di pericolo alla popolazione, all’epoca suddivisa tra “piccolo” e “grande allarme”, e fu breve il tempo che intercorse fra le due segnalazioni, creando in alcuni anche perplessità sulla corretta interpretazione dell’imminente minaccia. Purtroppo non va anche tralasciata la pessima abitudine assunta da molti, ormai psicologicamente assuefatti allo stato di guerra e ai numerosi allarmi, spesso incruenti, di trascurare la situazione di pericolo fintanto che lo stesso non si fosse concretamente materializzato.
Malgrado l’elevata dispersione dei colpi, si può ragionevolmente supporre che l’ordigno rinvenuto nell’ex complesso della Fiera Campionaria, in linea con la rotta percorsa per l’attacco al vicino stabilimento Alfa Romeo, sia stato rilasciato da uno dei quadrimotori in forza al 484th Bomb Group, appartenente al 49th Bomb Wing della 15° U.S.A.A.F. Qualche anno fa, durante le opere di sbancamento dell’ex area del Portello, era stata rinvenuta un’altra bomba inesplosa “figlia” della medesima operazione. Inoltre, anche in questo ultimo ritrovamento tipologia e peso dell’ordigno corrispondevano a quelli imbarcati, quel 20 ottobre 1944, nelle stive dei “Liberator”.
Sabato 10 settembre 2011: è il giorno fissato per le operazioni di rimozione e, come da indicazioni, alle 08,30 mi trovo all’interno del cantiere di “City Life”, in attesa della colonna dei mezzi del 10° Reggimento Genio Guastatori di Cremona che arriva qualche minuto dopo. Il contingente è guidato dal Colonnello Pier Francesco Cacciagrano, coadiuvato per l’intervento dai Capitani Pierluigi Donati e Marco Mannino. Il Maresciallo Bavetta, invece, è già sul luogo da circa mezz’ora: come tecnico specialista avrà la grande responsabilità, assistito da un piccolo team, di intervenire in prima persona sulla bomba, dettando i tempi necessari alle delicate fasi operative. Durante le ricognizioni eseguite nei giorni precedenti l’ordigno era già stato ispezionato per stabilirne correttamente la tipologia, soprattutto quella delle due spolette, potenzialmente ancora attive. Fossero state di tipo a innesco chimico con effetto ritardato (a volte anche di molte ore, vere trappole mortali per le squadre di soccorso impegnate nella rimozione delle macerie alla ricerca di eventuali superstiti), fra le più instabili e pericolose per le operazioni di inertizzazione, come misura precauzionale sarebbe stata necessaria l’evacuazione di un’area circostante il perimetro della storica Fiera Campionaria. Invece, il risultato dell’analisi consentiva di operare, in sicurezza, senza ricorrere allo sgombero della popolazione di una zona densamente abitata. In ogni caso l’ordigno, per evitare comunque eventuali danni a persone e alle costruzioni circostanti, sarebbe stata racchiuso in un una massiccia struttura protettiva (immagine 5), una sorta di parallelepipedo con pareti e copertura spessi un paio di metri, quasi gli stessi valori impiegati nella costruzione degli speciali ricoveri antiaerei di tipo antibomba realizzati nel corso della guerra.
Ma, a differenza dei rifugi, questo manufatto impiega incastellature di alluminio, al cui interno sono disposti contenitori in tessuto riempiti di sabbia. Nell’eventualità di un malaugurato incidente, la struttura protettiva conterrà in massima parte gli effetti dell’esplosione, il calore prodotto da questa tenderà a vaporizzare il morbido metallo delle intelaiature evitando così la proiezione di pericolose schegge, mentre la sabbia si nebulizzerà nell’aria senza produrre danni.
Mi accordo con il Capitano Donati: il mio punto di osservazione sarà presso l’Incident Control Point, il centro predisposto per ospitare il personale istituzionale della Prefettura e della Questura, i responsabili e i dirigenti del cantiere, della Protezione civile e della Croce Rossa, unitamente ai Vigili del Fuoco. Il sito è collocata in uno degli edifici in costruzione del complesso “City Life”, a circa 150 metri dal manufatto entro il quale il Maresciallo Bavetta e il suo team stanno già operando sull’ordigno. A breve distanza da questo i Guastatori del 10° RGGC stabiliranno anche un Incident Control Point “avanzato”, una postazione che permetterà loro di monitorare in sicurezza la fase di rimozione delle due spolette. I tempi pioneristici degli artificieri muniti di chiave inglese appartengono ormai al passato: grazie alle esperienze, allo studio e alla profonda conoscenza dei residuati bellici, unitamente all’affinamento delle tecniche, da tempo l’attività più critica viene eseguita e seguita in “remoto”. Per l’operazione viene impiegata la cosiddetta “chiave a razzo”, un attrezzo la cui forma potrebbe in qualche modo richiamare quella dei volanti delle attuali vetture di Formula Uno. Saldamente bloccato alla parte esterna della spoletta, lo strumento reca alle estremità due alloggiamenti destinati ad ospitare piccole cariche esplosive, fra loro contrapposte e azionate a distanza. La loro detonazione imprimerà allo speciale dispositivo il movimento rotatorio necessario a svitare questa componente dell’innesco della bomba. Alla “chiave a razzo” sono anche collegati alcuni tiranti elastici, ancorati ben tesi ad un supporto infisso nel terreno. Grazie a questo semplice espediente la spoletta, una volta estratta dalla sua sede, sarà rapidamente allontanata dall’ordigno: se per caso dovesse esplodere in questa fase per le sollecitazioni a cui è stata sottoposta, la detonazione avverrà lontano dalla bomba e dal suo pericoloso contenuto. Un valido ausilio per verificare in tempo reale, ma con la massima tutela, il successo dell’operazione consiste nella telecamera installata sullo speciale robot, comandato a distanza, in dotazione ai Guastatori. Tale dispositivo sarà posizionato accanto all’ordigno e le riprese video verranno trasmesse ad un monitor presente presso l’Incident Control Point “avanzato”. Il piccolo robot, con le varie componenti con le quali può essere attrezzato, è uno strumento prezioso per la salvaguardia degli uomini del 10° Reggimento Guastatori di Cremona. In special modo durante le missioni che essi compiono all’estero e che li vedono impegnati nella messa in sicurezza di aree e vie di comunicazione percorse dai militari e dai mezzi dei nostri contingenti. In questi territori, di per se già spesso ostili, i Guastatori si trovano a dover affrontare anche ordigni non convenzionali, per questo infidi e considerati ad alto rischio rispetto agli “ordinari” residuati bellici (mi si conceda tale specifica che nulla vuol togliere alla pericolosità anche di questi ultimi). Vorrei cogliere questa occasione per sottolineare che il 10° Reggimento Genio Guastatori è anche operativo in ambito prettamente civile: ad esempio a supporto delle Amministrazioni pubbliche per interventi riguardanti demolizioni di costruzioni abusive, quando alle gare di appalto, e a volte per motivi che purtroppo possiamo facilmente intuire, nessuna impresa raccoglie l’invito a partecipare. Inoltre, compito istituzionale del 10° RGGC è attivarsi sul territorio nazionale in caso di calamità naturali, per collaborare al ripristino delle zone colpite.
Tutte le fasi operative condotte dai Guastatori all’interno del cantiere “City Life” sono ovviamente invisibili per chi si trova all’Incident Control Point, dov’è distaccato il Capitano Donati che, grazie al suo costante contatto con i colleghi, tiene informati gli astanti con aggiornamenti sulla situazione. Nell’attesa comprendo come il macchinista dell’escavatore che ha trovato l’ordigno, a dispetto della giovane età, può considerarsi, suo malgrado, un veterano di questi frangenti. Questa è la sua quarta bomba d’aereo, dopo aver rinvenuto quelle di Segrate dello scorso anno: “al momento pensavo fosse una vecchia bombola arrugginita, poi ho capito e mi sono immediatamente fermato. La sensazione in quell’istante è tutt’altro che piacevole”. Il suo mezzo meccanico è ancora più titolato, avendo sulle spalle, anzi sulla benna, ulteriori due ordigni. Il Capitano Donati comunica che entro pochi minuti verrà eseguita la rimozione della spoletta di coda della bomba. La delicata manovra sarà eseguita a distanza, ma la telecamera del robot consentirà l’immediata verifica dell’intervento. In caso di esito negativo verrà osservato un intervallo di sicurezza di circa 10 minuti prima che gli specialisti approccino l’ordigno per un nuovo tentativo. Sono le 10,45 e una detonazione secca, ma attutita dalle spesse pareti del manufatto protettivo, eccheggia nell’aria. Il telefonino del Capitano suona subito dopo: l’operazione è perfettamente riuscita, ora si passerà a operare sulla spoletta anteriore. Il Maresciallo Bavetta mi aveva anticipato che questa si era leggermente deformata, a causa dell’impatto e della penetrazione nel suolo e che per questo motivo avrebbe probabilmente opposto qualche resistenza. E difatti sono necessari tre interventi della “chiave a razzo” prima che anche questo innesco, alle ore 11,37, ceda al proprio rapido destino. Infatti, se tutto ciò ha reso “quasi” inoffensivi i circa 120 chilogrammi di miscela esplosiva contenuti nell’ordigno, lo stesso non si può dire per le due spolette. Malgrado il loro modesto potere deflagrante esse risultano maggiormente instabili e quindi pericolose, e per tale motivo devono essere celermente distrutte. Gli ampi spazi ancora liberi da costruzioni consentono di eseguire quest’opera all’interno del cantiere stesso (immagine 6): sono circa le 12,20 quando la piccola carica di demolizione predisposta per il brillamento delle spolette esplode con un colpo nettamente più deciso rispetto ai precedenti, provocando una nube nerastra (immagine 7) che in pochi istanti si dissolve nell’atmosfera. La prima fase operativa è quasi conclusa: osservo gli uomini del 10° RGGC che, con l’ausilio di un piccolo escavatore, trasferiscono la bomba all’esterno della struttura protettiva per caricarla su un loro rimorchio (immagine 8). Prossima tappa al “Parco delle Cave”, area verde pubblica ubicata alla periferia nord occidentale della città, dove anche la 500 libbre verrà eliminata.
Prima della partenza ho l’occasione di incrociare brevemente il Maresciallo Bavetta, a bordo di uno dei mezzi militari: ci salutiamo, esprimo i complimenti a tutto il personale per il buon esito dell’intervento e scambiamo rapidamente due parole. Espone, anche un po’ sorpreso, che nel corpo bomba, all’interno degli alloggiamenti delle spolette malgrado il lungo tempo trascorso erano ancora presenti abbondanti tracce di grasso, e in buono stato di conservazione. Particolari forse insignificanti ai più, ma non per chi svolge con grande attenzione il proprio lavoro.
Il viaggio verso il “Parco delle Cave” non è dei migliori. La strada che avevo pianificato di percorrere è chiusa al traffico per lavori, non dispongo di un navigatore satellitare e non conosco particolarmente la zona. Vago in un dedalo di vie sconosciute prima di trovare l’uscita del labirinto nel quale mio malgrado sono finito, con il risultato di arrivare in ritardo all’appuntamento. Questo mi costa il fermo da parte di alcuni Agenti della Polizia, molto cortesi, ma che non disponendo di una lista delle persone accreditate al sito, hanno l’incarico di bloccare l’acceso a chiunque. Una telefonata rimuove l’ostacolo burocratico: pochi minuti di attesa e un Agente motociclista della Polizia Locale del Comune di Milano giunge per condurmi all’interno dell’area riservata, dove è stato ripristinato l’Incident Control Point, questa volta in una tenda da campo sistemata a cura della Protezione Civile comunale. Ho appena il tempo di parcheggiare e rivedere alcuni volti noti della mattinata che un mezzo del 10° RGGC mi preleva per portarmi al punto scelto per il brillamento dell’ordigno, nel frattempo già collocato nella postazione dove sarà distrutto. Osservo i Guastatori impegnati nel proprio lavoro: alcuni operano per predisporre le connessioni necessarie a condurre l’impulso elettrico che innescherà il detonatore della carica di demolizione (immagine 9). Di questa, invece, se ne sta occupando il Maresciallo Bavetta unitamente ad altro personale (immagine 10).
Il Colonnello Cacciagrano e i Capitani Donati e Mannino controllano e coordinano le operazioni, dando indicazioni e suggerimenti ai propri sottoposti. Una breve pausa nelle attività mi permette di essere presentato al Colonnello, che mi accompagna sul bordo della profonda buca sul fondo della quale, adagiata su alcuni sacchetti di sabbia (immagine 11), la bomba attende che gli uomini del 10° RGGC pongano termine alla sua pericolosità.
Mentre l’osservo mi tornano alla mente alcuni racconti sui bombardamenti di Milano che, sin dalla più tenera età, ho spesso ascoltato dalla nonna materna: il velivolo dalla colorazione scura (Lancaster NdA) che sabato 24 ottobre 1942 era passato, a bassissima quota sulla verticale di piazza V Giornate (“Era così basso che si vedevano gli aviatori al suo interno!”), uno dei tanti che in quel tardo pomeriggio si erano improvvisamente materializzati sulla testa degli attoniti milanesi, per rovesciare sulla città il loro carico di distruzione. La casa di famiglia, talmente solida da resistere egregiamente allo scoppio di una delle tante dirompenti rilasciate dai bombardieri della R.A.F. nel corso dei pesanti raids dell’agosto dell’anno seguente. Le vacanze al mare, quando i tuoni più assordanti dei temporali estivi facevano spesso esclamare al fratello di lei: “Sembrava proprio una bomba. Ricordi?”. Loro due, il boato provocato dalle esplosioni delle bombe lo avevano sentito davvero. Sorrido, invece, ripensando ai tempi della terza elementare e ai tragicomici sforzi di mia madre per farmi apprendere, a memoria, “Milano, agosto 1943”, la poesia di Salvatore Quasimodo assegnatami quale compito a casa dalla maestra. Minacce di feroci ritorsioni e grida di irritazione da parte del genitore, esasperato da ore di inutili tentativi, e reso ancora più adirato nel constatare che la sorellina, non ancora in età scolastica, ascoltando probabilmente per qualche migliaio di volte la ripetizione del “prolisso” componimento, la poesia l’aveva imparata: io no. Ottime le prime due o tre righe, poi nella testa si addensava la nebbia più fitta, formata dal pensiero rivolto agli adorati Topolini e trenini elettrici che mi attendevano dopo i compiti. Ora, invece, mi trovo a pochi metri da un ordigno strettamente connesso a quegli eventi , e per mia precisa volontà: a volte è curioso il percorso che la vita ci riserva.
Il Colonnello Cacciagrano mi illustra le prossime fasi operative: la carica di demolizione consiste in un panetto di alcuni chilogrammi di tritolo che verrà applicato longitudinalmente al corpo della bomba. Per implementare il contatto fra i due solidi di forma differente ( un cilindro e un parallelepipedo) e quindi aumentare l’effetto distruttivo, lo spazio fra questi sarà colmato da esplosivo al plastico, lo stesso che verrà inserito anche all’interno degli ormai vuoti alloggiamenti delle spolette, a diretto contatto con il pericoloso contenuto dell’ordigno. L’effetto termico dell’esplosione, interna ed esterna, causerà la vaporizzazione istantanea di buona parte dell’involucro della bomba, limitando così la produzione di schegge e frammenti metallici. In ogni caso la buca, profonda quasi cinque metri, prima del brillamento verrà colmata di sabbia. Assolutamente deprecato l’impiego di terra: sassi e altri ciottoli in essa contenuti si trasformerebbero in pericolosi proiettili, scagliati a forte velocità e distanza dalla potenza della detonazione. Ragioniamo anche sul bombardamento di quel 20 ottobre 1944, con l’ampia dispersione delle bombe che dovevavo essere indirizzate, invece, verso obiettivi specifici e che provocò, come già esposto, un così elevato numero di vittime.
I Guastatori hanno quasi terminato. Inizia ora una fase critica e, per motivi di sicurezza, mi devo allontanare, ritornando all’Incident Control Point da dove assisterò alla parte conclusiva dell’intervento. La giornata è particolarmente calda e attendo pazientemente all’ombra di una pianta, da dove osservo un veicolo dell’Esercito che si avvicina lentamente. Alcuni militari lo seguono appiedati (immagine 12), stendendo sul terreno, alle loro spalle, le connessioni elettriche (immagine 13) necessarie ad attivare il detonatore della carica di demolizione.
Infine, dal sito del brillamento si allontanano anche i due mezzi da cantiere impiegati per colmare la profonda buca, preceduti dal Colonnello Cacciagrano e dal Capitano Donati che controllano l’area e verificano il corretto operato dei loro uomini (immagine 14).
Siamo giunti all’epilogo, manca ormai poco al momento in cui “l’americana” cesserà di esistere. Il mio punto di osservazione non è particolarmente felice a causa delle piante d’alto fusto che celeranno, in massima parte, gli effetti visivi dell’esplosione. Posso vedere bene, invece, la postazione dove si è raccolto il 10° Guastatori, a poche decine di metri di distanza. Sono circa le 15,50 e nel silenzio del “Parco delle Cave” eccheggia il grido: “Pronti al fuoco: 3, 2, 1…Fuoco!”.
La detonazione non è assordante come mi sarei aspettato, ma comunque decisa e corposa, degna di un ordigno di tale potenza. In lontananza un leggero fumo biancastro si fa largo fra la vegetazione per poi disperdersi rapidamente. Il 10° Reggimento Genio Guastatori di Cremona ha portato a termine, con pieno successo, un altro dei numerosi interventi che li vede impegnati pressoché quotidianamente nell’importante attività della bonifica bellica del territorio nazionale. Quest’anno sono già oltre 200 le operazioni che hanno condotto per l’inertizzazione e la distruzione di residuati bellici.
Sul luogo del brillamento si è formato un cratere di una decina di metri di diametro (immagine 15), il cui fondo e bordi esterni paiono ricoperti da una leggera patina di sabbia semi solidificata, forse effetto dello shock termico dell’esplosione.
Che la manovra sia stata magistralmente condotta può essere anche evinto dalle vicine piante e altri arbusti, che non sembrano aver patito alcun danno.
Mi accomiato dai Guastatori: è stata una giornata particolarmente rilevante sotto il profilo storico tecnico. Ho avuto inoltre la possibilità di osservare e comprendere l’attività di professionisti che svolgono con impegno ed elevata preparazione l’importante e pericoloso compito a cui sono preposti e che, al tempo stesso, si sono rivelati persone estremamente disponibili e cortesi. Saluto e ringrazio di cuore per l’ospitalità il Colonnello Cacciagrano, che mi invita a visitare la loro Caserma, offerta che accetto con piacere e che spero presto di onorare. Congedandomi, stringo calorosamente la mano al Maresciallo Bavetta, che probabilmente ho tediato all’impossibile con centinaia di domande alle quali ha sempre prontamente risposto, risolvendomi perplessita e illustrandomi con dovizia e perizia numerosi aspetti tecnici legati alla loro attività. In questa sede colgo l’occasione per ringraziare Il Capitano Donati, il Capitano Mannino e tutto il restante personale del 10° Reggimento Guastatori di Cremona presente quel giorno sul campo, non citato individualmente nel testo, ma che con uguale garbo ha sopportato la mia anomala presenza. E, naturalmente, esprimo profonda gratitudine all’amico Giovanni Lafirenze, senza la cui intercessione i contenuti di questo testo non avrebbe potuto essere redatti.
A volte capita di leggere o ascoltare dai media esternazioni sul moderno impiego delle cosiddette bombe intelligenti. Forse lo è stata, in un modo del tutto particolare, anche questa rinvenuta a Milano: conscia della strage che le sue numerose “colleghe” stavano compiendo al suolo, quel tragico 20 ottobre 1944 decise di non esplodere, preferendo attendere oltre sessant’anni l’arrivo del 10° Guastatori per farsi destare in totale sicurezza e senza produrre gli effetti distruttivi e letali per i quali era stata creata.
Bomba da 100 chili di tritolo in centro: apprensione, cinque famiglie evacuate
Pesaro, 6 ottobre 2011 - CINQUE famiglie evacuate, venti persone sistemate da parenti e amici, la strada principale del paese bloccata e transennata. E una bomba da un quintale da estrarre e portare via per farla esplodere in un luogo sicuro. Apprensione ieri a Montecchio per il ritrovamento di una bomba d'aereo inesplosa contenente 100 chili di tritolo. E' stata rinvenuta durante i lavori di scavo lungo via 21 Gennaio. Ad eseguirli Marche Multiservizi che stava posizionando le nuove condotte idriche all'altezza dell'incrocio con via Cipressi. Quando la ruspa ha toccato qualcosa di solido, l'operatore ha capito che doveva trattarsi di qualcosa di pericoloso ed ha bloccato immediatamente gli scavi. Sono andati sul posto i carabinieri e gli artificieri dell'esercito che hanno provveduto a transennare la zona. Si è capito subito che per la sicurezza dei residenti, si doveva procedere ad una rapida evacuazione delle famiglie che abitano nei palazzi prospicienti alla bomba, al civico 163.
DOPO UNA RIUNIONE tra i responsabili, è stato deciso di sgomberare i due palazzi vicini perché non si poteva correre il rischio di una deflagrazione durante le operazioni di bonifica. Non è chiaro quando ciò avverrà, ma è certo che stamani faranno un nuovo sopralluogo gli artificieri dell'esercito per stabilire come agire nella massima sicurezza. Prima di estrarla, va disattivato il meccanismo dell'innesco e questo richiede competenza e sangue freddo. La bomba di un metro di lunghezza è di probabile fabbricazione alleata perché durante il passaggio del fronte, l'esercito alleato ha martellato per giorni con bombardamenti aerei per liberare la strada all'avanzata e smantellare la guarnigione tedesca che si era asseragliata a difesa della linea gotica.
E' PROBABILE che nel sottosuolo di Montecchio ci siano ancora ordigni bellici inoffensivi e ormai sotterrati per sempre. In questo caso, c'è voluto il lavoro di scavo per la nuova condotta idrica scesa ad una profondità vicina al metro per ritrovare la bomba. La prefettura di Pesaro, subito informata di quanto era stato trovato, ha fatto in modo di accelerare le operazioni di bonifica assicurandosi che i cittadini con le abitazioni più vicine fossero messi in sicurezza. Il traffico così è stato deviato e i disagi che si sono creati continueranno fino ad oggi.
Bomba d'aereo in aeroporto Albenga, vertice prefettura
(ANSA) - VILLANOVA D'ALBENGA (SAVONA), 1 OTT - Sara' necessaria una riunione tecnica supplementare, dopo quella di stamani tenuta in prefettura a Savona, per decidere il programma di bonifica dell'aeroporto Clemente Panero dalla bomba d'aereo da 250 chilogrammi ritrovata nel corso degli scavi per la costruzione del nuovo stabilimento Piaggio Aero Industries.
Stamani, nel corso della riunione convocata dal prefetto Claudio Sammarino, e' stato predisposto un nuovo sopralluogo in attesa che gli artificieri decidano la data per far brillare il residuato bellico.
La zona dove e' stata trovata la bomba e' stata transennata dai carabinieri di Alassio e Villanova.(ANSA).
SICUREZZA: COMELLINI (PDM), URGENTE APPROVARE LEGGE BONIFICA ORDIGNI BELLICI
(AGENPARL) - Roma, 27 set - "Questa volta è andata bene ma le modalità con cui è esplosa questa notte la bomba d'aereo a spoletta ritardata risalente alla seconda guerra mondiale esplosa nelle campagne tra P.S. Giorgio e Porto S. Elpidio, in località Casabianca, in provincia di Fermo, non lontano dalla linea ferroviaria adriatica, deve richiamare l'attenzione del Senato per giungere nel più breve tempo possibile all'approvazione definitiva del ddl 2892 (modifiche al d.lgs. 81/2008 in materia di sicurezza sul lavoro per la bonifica degli ordigni bellici) il cui iter è iniziato oggi presso l'11 Commissione permanente dopo l'approvazione da parte della Camera dei deputati lo scorso 7 settembre". E' quanto dichiara, in una nota, Luca Marco Comellini - segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di Polizia. (Pdm). "Il ddl in esame al Senato è il frutto di una proposta bipartisan pienamente condivisa, nella quale è confluita anche la proposta di legge (C. 3481) che il Pdm presentò tramite il deputato radicale Maria Antonietta Farina Coscioni per ridisciplinare in modo più rigoroso il settore bonifiche al fine di garantire un maggiore livello di sicurezza. L'unica norma che disciplinava le attività di bonifica degli ordigni bellici fu abrogata lo scorso 9 ottobre 2010 con l'entrata in vigore del Codice dell'Ordinamento militare da parte del Ministero della Difesa, è quindi urgente una rapida approvazione del ddl 2892 per consentire un'immediata ripresa delle attività di bonifica degli ordigni bellici sul territorio nazionale ed evitare - conclude Comellini - che altri incidenti si verifichino con effetti e conseguenze drammatiche a causa di ordigni "dormienti".
ESPLODE RESIDUATO BELLICO
Il Resto del Carlino e precisamente la redazione di Fermo il 27 settembre 2011 lancia una tremenda notizia: la notte precedente un boato scuote il territorio di Casabianca. Ovviamente sul luogo dell'esplosione intervengono Vigili del Fuoco e Forze dell'Ordine del Comune di Fermo, i quali notano un cratere, una buca di notevoli dimensioni e numerose schegge, (frammenti di bomba) a pochi metri dai binari ferroviari che collegano Porto Sant'Elpidio a Porto San Giorgio.
Il Dott. Fabio Castori nell'articolo precisa: la detonazione è stata causata da un residuato bellico risalente alla seconda guerra mondiale.
Nel contempo i tecnici del Gruppo Ferrovie di Stato interrompono la circolazione dei treni.
Ai tempi della Seconda Guerra Mondiale le stupende cittadine marittime, al pari di Macerata, Civitanova Marche patiscono l'attenzione della 12a Air Force la quale incursiona linee ferroviarie, importanti nodi stradali, stazioni, strutture e depositi.
Cito l'esempio del bombardamento del 19 ottobre 1943 proprio su Porto Sant'Elpidio avente come obbiettivo Stazione e fascio dei binari ferroviari, ma una considerevole percentuale di bombe non esplode a causa di spolette difettose o quote di sgancio errate restando interrate fino ai nostri giorni.
In tanti si potrebbero chiedere: come può un residuato bellico esplodere a distanza di tanti anni....? La risposta è semplice:
Ogni residuato bellico ( bombe d'aereo, granate, bombe da mortaio, ecc....) contiene esplosivo, il quale raramente perde del tutto la propria capacità detonante, infatti nel maggio del 2003 ad Ostiglia sempre nella notte esplode una bomba d'aereo che abbatte due cascine del luogo. Nell'aprile del 2006 nei pressi del Cimitero di Cervinara (AV) esplode altra bomba e sempre di notte. Potrei continuare, tuttavia mi rendo conto d'aver già inserito sufficienti esempi.
Naturalmente sul luogo dell'esplosione non è esclusa la presenza di altri residuati bellici (a quei tempi i bombardieri sganciavano grappoli di bombe), tuttavia sono convinto che i comuni interessati stiano già richiedendo operazioni di bonifica preventiva.
Non solo, desidero condividere l'appello del Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di Polizia ( Luca Marco Comellini ) urgentemente divulgato a proposito del ripristino delle normative BCM che regolano e disciplinano il settore.
Giovanni Lafirenze
Ordigno bellico esplode vicino alla ferrovia. Cratere di 4 metri.
E' successo nella notte in un canneto a monte della linea ferroviaria Porto Sant'Elpidio-Porto San Giorgio
Ferrovia, 27 settembre 2011 - Un boato assordante percepito anche a grande distanza. Frammenti sparsi su una vasta area. A provocarlo è stato un ordigno bellico esploso nella notte in un canneto a monte della linea ferroviaria Porto Sant'Elpidio-Porto San Giorgio.
Non ci sono stati feriti ne' danni (in quel momento non passavano treni). Nessuno era a conoscenza della presenza del residuato bellico, una bomba da aereo della Seconda guerra mondiale, la cui deflagrazione, avvenuta al km 257+530, nel territorio di Casabianca, ha scavato un cratere profondo 4 metri e largo oltre 5.
Dall'una alle 2 la circolazione dei treni e' stata interrotta, poi e' ripresa a velocita' ridotta, per tornare alla normalita' alle 3:55. Sul posto sono intervenuti gli artificieri, la polizia ferroviaria e la scientifica, carabinieri e vigili del fuoco, tecnici del Gruppo ferrovie dello Stato.
Ordigno bellico esplode vicino ferrovia Fermo, nessun danno
Bomba aereo scava cratere di 4 metri, circolazione ripresa alle 4
FERMO, 27 SET - Una bomba da aereo della seconda guerra mondiale e' esplosa nella notte in un canneto a monte della linea ferroviaria Porto Sant'Elpidio-Porto San Giorgio (Fermo). Non ci sono stati feriti ne' danni (non passavano treni) ma il boato e' stato sentito anche a grande distanza. La deflagrazione e' avvenuta al km 257+530, a Casabianca, ha scavato un cratere profondo 4 metri e largo oltre 5. Dall'una alle 2 la circolazione dei treni e' stata interrotta, per tornare alla normalita' alle 3:55. Sul posto gli artificieri.
Il territorio italiano al termine del secondo conflitto mondiale è completamente permeato da residuati bellici esplodenti, sepolti o affondati. La guerra aerea strategica distrugge intere aree urbane, ogni territorio del Bel Paese. Le incursioni aeree del tipo tattico colpiscono ponti ferroviari, importanti nodi stradali, stazioni ferroviarie, capannoni industriali, strutture portuali e tanto altro. La furia dei B-17, dei Lancaster, in seguito dei Messerschmitt lascia inesplosa una titanica quantità di bombe d'aereo.
La guerra di terra in Italia nasce per mezzo dello sbarco in Sicilia colmando l'intera penisola di ordigni inesplosi.
A fine guerra ogni esercito "probabilmente " abbandona, sotterra, affonda una grande quantità di munizioni mai utilizzate.
Ovviamente già nel 1945 i militari anglo americani cercano d'individuare soluzioni in grado di restituire agibilità ad un territorio impraticabile a causa del pericolo rappresentato da questi ordigni inesplosi.
Infatti tra il 1944 e il 1948 partecipano a queste campagne di bonifica circa 4500 civili, molti professionisti muoiono investiti da roventi schegge, altri restano feriti e mutilati, ma con grande sprezzo del pericolo i rastrellatori BCM restituiscono la vita a residenti, agricoltori, pastori, ecc...
Inizia una ricostruzione altrimenti impossibile. Nascono le scuole BCM ( Capua, Viterbo, Chieti, Campobasso, Bologna, Ferrara, ecc....), in seguito nasce l'indispensabile figura della "Sezione BCM", la quale segue, coordina, addestra e collauda i lavori di bonifica bellica.
Il tempo passa, molte sezioni BCM (non comprendo i motivi) oggi non esistono più, ma fortunatamente la bonifica bellica ancora oggi è sostenuta dai Reparti BCM di Napoli e Padova, questi ultimi continuano a distribuire storia, competenza, saggezza e non solo, ad operatori BCM: dirigenti, assistenti o rastrellatori di qualsiasi ditta specializzata nel recupero ordigni bellici.
Questa professione è da sempre disciplinata dal decreto legislativo luogotenenziale 12 aprile 1946, N. 320, ma quest'ultimo il 9 ottobre 2010 è inaspettatamente "abrogato".
Tutto ciò crea sbando, caos.
Il vuoto normativo impedisce la ricerca sistematica dei residuati bellici e crea seri problemi ad ogni ente pubblico o privato in procinto di costruire o scavare.
L'emergenza pare sia giunta alla conclusione, (…) infatti dopo aver erroneamente pensato di delegare la competenza di gestire un lavoro enormemente tecnico e pericoloso al Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, o della salute, (!?) qualcuno ha compreso la gravissima "gaffe" e suggerito di restituire questo onere all'Ente competente militare, unico ad aver l'autorità e titoli per gestire corsi BCM, concessione e rinnovo dei brevetti personali, autorizzazioni o prescrizioni.
Vorrei concludere questo articolo per mezzo di un pensiero precedentemente scritto per altra causa:
Il lavoro continua esclusivamente per ricordare che ancora oggi produciamo sicurezza; per far comprendere a chi afferma il contrario, quanto la bonifica bellica BCM non può e non deve diventare una vetrina per nessuno, ma sopratutto, prima di affrontare questo argomento conviene conoscerlo a fondo, viceversa diventa necessario un saggio e conveniente silenzio…!
L'approvazione alla camera del testo di attuazione delle delega contenuta all'articolo 1 della legge 123/2007, in materia di sicurezza sul lavoro.
intervenendo sugli articoli 28, 91, 100, 104, nonché sugli allegati XI e XV, del D. Lgs. 81/2008, ha di fatto e di diritto finalmente previsto esplicitamente
la valutazione preliminare del rischio bellico residuale all'interno dell'attività di analisi dei rischi residuali possibili
L'estensione della disciplina della valutazione del rischio ai rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili,
interessati all'attività di scavo, produrrà effetti immediati in tutta la disciplina della sicurezza nei luoghi di lavoro; nel dettaglio riportiamo:
a) Obbligo a carico del CSP di eseguire la valutazione del rischio bellico, sentito il parere del Ministero della Difesa;
b) Obbligo a carico del CSP di prevedere la messa in sicurezza convenzionale (bonifica ordigni bellici) in aree a rischio;
c) Obbligo a carico Ministero della Difesa di istituire apposito albo professionale dei bonificatori con potenziale definito.
A nostro avviso tale emendamento modifica in modo importante la disciplina in oggetto; tra gli effetti positivi prodotti da tale modifica legislativa possiamo elencare:
a) Equiparazione legislativa rischio bellico ad altri rischi residuali già previsti da normativa in essere (archeologico, ambientale)
b) Definizione in sede di appalto di un costo stimato per la messa in sicurezza (bonifica bellica) non soggetto a ribasso;
c) Attribuzione a Ministero Difesa del compito di verifica requisiti imprese di bonifica (nuovo albo professionale)
I principali effetti negativi, sono riconducibili al problema della bassa disponibilità finanziaria in materia di sicurezza:
a) Aggravio delle responsabilità a carico del CSP, non suffragato spesso da adeguata copertura finanziaria;
b) Maggiori oneri strutturali a carico del Ministero della Difesa, per attività istruttorie e di controllo, nonché di verifica;
c) Appesantimento potenziale delle procedure di rilascio concessioni in sede di conferenza di servizi.
In sintesi riteniamo sia stato inserito un ulteriore tassello positivo per migliorare le condizioni di sicurezza per maestranze impegnate nei cantieri di lavoro;
resta in sospeso (sul collo del CSP) l'eterna spada di Damocle derivante dalle scarse risorse finanziarie disponibili in materia di sicurezza lavoro.
SNB SOCIETA' NORD BONIFICHE SAS di Maurizio Braggion
Ordigno bellico disinnescato dagli artificieri della polizia a Cassino
Cassino (Fr) | 17 settembre 2011
Artificieri della Polizia di Stato in azione, questo pomeriggio, per disinnescare un ordigno bellico, risalente quasi certamente al secondo conflitto mondiale e rinvenuto da una Volante del commissariato di Cassino impegnata in un apposito servizio di prevenzione e controllo.
L'ordigno, un colpo di mortaio inesploso, è stato notato lungo il ciglio di via Solfegna Cantoni strada ad alta frequentazione e densità abitativa nel corso del monitoraggio disposto dalla Prefettura di Frosinone a seguito del gravissimo fatto di cronaca avvenuto lo scorso lunedì nel comune di Arpino e che ha fatto registrare sei vittime.
La sicurezza e la tutela del cittadino come priorità assoluta e per questo motivo il dirigente del commissariato di Cassino, il vice questore Francesco Putortì, ha disposto l'arrivo di personale della Polizia di Stato direttamente da Roma. Artificieri esperti, coordinati dal Sost. Commissario Salvatore TIMPANO della Questura di Roma, che con l'utilizzo di un robottino hanno provveduto a rimuovere e disinnescare l'ordigno. La zona del Cassinate negli anni passati ha fatto registrare incidenti collegati all'insana passione di alcuni cittadini che amano collezionare ordigni bellici che, se maneggiati con leggerezza, possono trasformarsi in trappole letali.
Ordigno bellico abbandonato al mare sotto un platano
Individuato un ragazzo che ha dato l'allarme. Sempre ieri mattina rinvenute altre due bombe a Tavullia
10 settembre 2011 - Pesaro
Qualcuno ha trovato scomodo occuparsi di un ordigno bellico probabilmente rinvenuto nel proprio campo e nottetempo ha avuto la brillante idea di collocarlo ai piedi di un grosso platano all'incrocio tra viale Trieste e viale Verdi. Ieri mattina un ragazzo che transitava lungo la strada ha notato il residuato e ha subito riconosciuto il potenziale pericolo: armato di cellulare l'ha fotografato e si è recato in questura mostrando quanto aveva rinvenuto. A quel punto è scattato l'allarme, la zona è stata transennata e il passaggio di pedoni e mezzi interdetto. Sul posto sono intervenuti sia gli agenti della polizia che vigili urbani che hanno vissuto momenti ad alta tensione visto che oltre al movimento delle persone dirette in spiaggia, ieri si effettuavano controlli anche per l'arrivo delle bancarelle della Fiera di San Nicola e dunque il passaggio di gente era piuttosto intenso e la confusione imperante.
Tempestivo l'arrivo degli artificieri che hanno prima messo in sicurezza l'ordigno, un proiettile da mortaio risalente alle seconda guerra mondiale, che è stato poi trasportato nella zona industriale alla periferia della città e fatto brillare nei pressi della Pica.
Abbandonare il residuato è stato un gesto inqualificabile visto e considerato che l'esplosivo contenuto all'interno dell'ordigno era ancora in grado di esplodere. Ovviamente la polizia sta tentando di stabilire chi sia l'autore della sconsiderata azione.
Curiosa coincidenza il fatto che sempre nella giornata di ieri sono venuti alla luce altri due ordigni. Altri due residuati bellici di identica fattura e molto simili a quello abbandonato sotto il platano del lungomare che sono stati rinvenuti sempre ieri mattina, in un cantiere edile dove è in costruzione un'abitazione nel territorio di Tavullia. Si tratta anche in questo caso di proiettili da mortaio, rinvenuti però lungo il tracciato della linea Gotica. Vista la situazione di maggiore sicurezza, entrambi i residuati sono stati portati via dal cantiere grazie all'intervento dei carabinieri e degli artificieri e verranno entrambi fatti brillare nei prossimi giorni.
Idro, ordigno bellico nella zona industriale Artificieri al lavoro per operazioni di bonifica
Non si tratta del primo caso in località Arca: già in passato erano stati rinvenuti residuati dello stesso tipo. Le bombe saranno fatte brillare da un Nucleo speciale in una cava di Capovalle
Idro, 7 settembre 2011 - Un ordino bellico è stato ritrovato nella zona industriale di Idro, in località Arca. Al momento sono in corso le operazioni di bonifica da parte degli artificieri del X Reggimento Genio Guastatori di Cremona. Non è cosa insolita che, in questa zona, peraltro interessata da numerosi interventi di urbanizzazione, vengano rinvenuti residuati bellici.
Anche in questo caso, come nei precedenti, si tratterebbe di ordigni di artiglieria a caricamento speciale, di tipo chimico: per questo dovrebbero poi essere fatti brillare in una cava di Capovalle con l'intervento del Nucleo Eod (Explosive Ordnance Disposal) del Centro logistico interforze di Civitavecchia, per motivi di sicurezza.
Tragedia in Birmania, esplode residuato bellico: 7 morti
Premessa: Il commento
Il 3 settembre per mezzo del quotidiano "La Nazione", redazione Terni, apprendiamo la notizia del rinvenimento di un residuato bellico risalente alla seconda guerra mondiale.
Una bomba d'aereo di fabbricazione americana da 1000 lb (240 Kg di tritolo !?) rinvenuta in località Ciconia (Orvieto), nel corso di un lavoro edile.
Il 5 settembre sempre la stessa testata giornalistica intervista l'operatore del mezzo meccanico che ha incocciato la bomba, il quale confessa:
" SUL MOMENTO non mi sono accorto di niente e non ho pensato nulla di particolare quando ho sentito che la benna era stata bloccata da qualcosa di duro. All'inizio avevo pensato a una pietra, magari di grosse dimensioni. Poi, ma soltanto in un secondo momento, mi sono reso conto di avere a che fare con una bomba. Solo la notte, quando sono andato a dormire, ho realizzato il rischio che avevo appena corso".
Naturalmente comprendiamo lo sgomento del lavorante al quale è doverosa la solidarietà di tutti. Ma ciò che non riusciamo a capire è la posizione dei responsabili alla sicurezza della ditta, i quali hanno esposto i propri operai ad un rischio tanto grave.
Infatti il territorio che dal torrente Paglia si estende tra Allerona, Orvieto è colmo di bombe inesplose a causa dei numerosi bombardamenti aerei aventi come obbiettivo il ponte ferroviario sul Paglia.
Il conducente del mezzo meccanico (escavatorista) conclude con altre affermazioni:
" mentre scavavo la benna del mezzo ha colpito la spoletta anteriore".
In pratica una strage evitata (bomba Ostiglia docet) ed una pesante lezione nei confronti di chi gestisce la sicurezza nei cantieri della stessa ditta (vorremmo leggere il POS).
Non solo, qualche giorno prima e precisamente il 2 settembre tre poderosi incendi divampano tra Venafro, (Monte Corno) Sant'Agapito ed Isernia, la zona ai tempi dell'ultima guerra mondiale è stata teatro di feroci battaglie di terra e colpita da bombardamenti aerei del tipo "tattico".
I mezzi dei Vigili del Fuoco non possono intervenire, il territorio è colmo di residuati bellici esplodenti interrati. Infatti la Regione Molise per l'emergenza impiega due insufficienti Canadair.
Tutto questo lo ripetiamo ancora, ignorando la sicurezza di chi abitualmente frequenta quei luoghi. Ma la vera tragedia si consuma il primo settembre in Birmania quando a causa dell'esplosione di un residuato bellico sempre risalente alla seconda guerra mondiale, muoiono 7 persone compresi due bambini di 10 e 12 anni.
Ovviamente le fonti di queste tre notizie sono state volutamente cercate ed individuate via Internet, in quanto anche questa volta i canali d'informazione hanno ignorato i comunicati Ansa.
Anzi in Birmania la sciagura si consumava mentre le nostre TV trasmettevano immagini di festosi guerriglieri che sparavano tra la folla convinti di aver concluso e vinto una guerra che in realtà continuerà nascosta, occultata, sepolta da qualche metro di terra.
Concludiamo queste righe con l'invito a considerare i residuati bellici, oggetti mortali.
Giovanni lafirenze
La notizia
Una vera e propria tragedia ha sconvolto in questi giorni la Birmania. Nell'ovest del paese sono morte 7 persone, tra cui due bambini di 10 e 12 anni, a seguito dell'esplosione di un ordigno risalente alla seconda guerra mondiale. Fonti governative riferiscono che l'incidente è avvenuto domenica pomeriggio nei pressi di un villaggio costiero nel distretto di Sittwe, nell'Arakan State. Testimoni presenti sul posto hanno ricostruito l'accaduto: alcuni abitanti del villaggio avrebbero trasportato la bomba in riva al mare e, ignorando la natura dell'oggetto che avevano tra le mani, avrebbero tentato di aprirlo provocandone l'esplosione. Per motivare la presenza del residuato bellico occorre ricordare che durante il conflitto, in quella zona le truppe britanniche ingaggiarono feroci battaglie con quelle giapponesi, che si erano impossessate dell'allora colonia britannica.
Ha visto la morte in faccia "Qui poteva esplodere tutto"
Marco Pacifici manovrava la benna che ha intaccato la bomba
Orvieto, 5 settembre 2011 - «LI' SUL MOMENTO non mi sono accorto di niente e non ho pensato nulla di particolare quando ho sentito che la benna era stata bloccata da qualcosa di duro. All'inizio avevo pensato a una pietra, magari di grosse dimensioni. Poi, ma soltanto in un secondo momento, mi sono reso conto di avere a che fare con una bomba. Solo la notte, quando sono andato a dormire, ho realizzato il rischio che avevo appena corso». Marco Pacifici è un miracolato. Senza essere andato a Lourdes, l'operaio della ditta Frosinini ha avuto la fortuna di chi vede la morte in faccia e la scansa come una mosca, senza battere ciglio.
GLI ARTIFICIERI intervenuti per porre finalmente in sicurezza l'intera zona hanno poi confermato che urtare con una benna la spoletta di una bomba d'aereo non solo è altamente sconsigliabile a chi aspira a una vita serena e, soprattutto, lunga, ma è stato davvero un caso straordinario che l'operaio non sia saltato in aria con tutto l'escavatore e, probabilmente, anche con un pezzo della palazzina accanto alla quale sorge il cantiere. La benna condotta da Marco, infatti, ha addirittura raschiato la bomba fino a spezzare con un colpo la spoletta anteriore dell'ordigno. Per un vero miracolo, dunque, non si è innescata l'esplosione: le premesse di fatto c'erano tutte. Sarebbe stata una tragedia.
La seconda spoletta, quella posteriore, era invece rimasta perfettamente integra. Sotto all'ordigno bellico rinvenuto ai piedi della rupe orvietana era ancora ben leggibile la data di fabbricazione: febbraio 1943, Stati Uniti. Questa bomba, come le tante altre che presumibilmente si trovano ancora sotto terra e costituiscono, a distanza di decenni, potenziali pericoli, non è esplosa perché caduta in posizione orizzontale su un terreno morbido che ne ha attutito il colpo, fino a impedire che le due estremità toccassero il suolo con forza e innescassero la micidiale deflagrazione.
Un escavatorista ha rischiato la vita strappando, inavvertitamente la spoletta
Un ordigno bellico di fabbricazione americana da 240 Kg di tritolo è stato rinvenuto questo pomeriggio in un cantiere edile di Ciconia, frazione di Orvieto. E' stato un escavatorista, mentre stava lavorando, a strappare con la benna del mezzo la spoletta dell'ordigno che fortunamente non è esploso. Sul posto si sono subito recati i vigili del fuoco di Terni per una prima ricognizione dell'area che è stata transennata ed è attualmente sorvegliata dalle forze dell'ordine. Nei prossimi giorni si terrà una riunione in Prefettura per decire giorno e modalità di rimozione della bomba.
Milano, trovato ordigno bellico nel cantiere CityLife
(30 agosto 2011) MILANO – In molte occasioni pubbliche si organizzano celebrazioni e manifestazioni in memoria della seconda guerra mondiale, delle vittime e dei deportati. A volte però quel ricordo che appare sempre più lontano è rinvigorito dal ritrovamento di qualche ordigno bellico sepolto e dimenticato.
È il caso della bomba rinvenuta questa mattina a Milano nel cantiere di CityLife, situato nella zona Fiera. Molta paura per gli abitanti del quartiere ignari della lunga convivenza con il pericoloso reperto. Alcuni operai impegnati negli scavi di un lotto del cantiere in corrispondenza di via Duilio 5, nei pressi di Porta Carlo Magno, giunti a circa tre metri di profondità hanno scoperto l’ordigno lungo circa un metro e hanno immediatamente avvertito la Polizia di Stato.
Allontanati i curiosi e sospesi i lavori le autorità hanno chiamato gli artificieri dell’esercito. In attesa dell’arrivo dei guastatori del X Reggimento genio Cremona che si occuperanno di disinnescare la bomba la Polizia ha presidiato il luogo del ritrovamento.
Essendo una zona con un’alta densità di abitanti si sta valutando una momentanea evacuazione dei residenti di alcune abitazioni limitrofe a titolo preventivo.
Eleana Martiradonna
Il resoconto del brillamento tra imprevisti e corsa contro il tempo
Riunione dopo l’operazione bomba. Ieri pomeriggio si sono riuniti presso la caserma dei vigili del fuoco di Ferrara il prefetto Provvidenza Raimondo, il capitano Giuseppe Laianca – dell’8° reggimento del genio guastatori “Folgore” di Legnago -, il colonnello Patrizi del 1° comando Fod di Vittorio Veneto, il comandante provinciale dei vigili del fuoco Cristiano Cusin, l’ingegnere capo del comune di Ferrara Capozzi Luca e il delegato provinciale per la protezione civile Nicola Ardizzoni. Assieme hanno spiegato e commentato l’esito della difficile operazione sostenuta per rimuovere e neutralizzare il residuo bellico ritrovato in zona Isola Bianca.
Rispetto ad altri interventi simili, il prefetto Raimondo ha fatto notare come “in questo caso la rimozione dell’ordigno è stata particolarmente complicata. La bomba si trovava in una posizione molto scomoda, inaccessibile. Per organizzare le attività sono state necessarie numerose riunioni di coordinamento”.
Dallo staff confermano di Palazzo Giulio d’Este: “normalmente l’intera operazione riesce a svolgersi nell’arco di due settimane a partire dal ritrovamento, i tempi per questo ordigno si sono allungati: il rinvenimento risale al 25 giugno”. A riguardo il comandante Laianca ha specificato che “nulla succede per caso. I risultati si ottengono solo quando il sistema funziona in modo perfettamente sinergico e coordinato. Abbiamo cercato di mettere in sicurezza il territorio nel minor tempo possibile. A causa dei cicli di innalzamento delle acque non era possibile temporeggiare rispetto la data di intervento ”.
Il trasferimento della bomba, inizialmente pianificato lungo la idrovia ferrarese, ha richiesto l’attuazione di una progettualità alternativa: un imprevisto presso le chiuse del canale Boicelli ha infatti reso obbligatorio il passaggio verso la sponda veneta del fiume.
Il trasferimento si è concluso in mattinata. Nel pomeriggio gli artificieri hanno predisposto l’esplosione. Alle 15 e 38 si è prodotto il brillamento, alle 15 e 43 la verifica finale. “Servono circa 15 kg di esplosivo per neutralizzare un congegno del genere. Nei giorni scorsi abbiamo approntato i mezzi e i materiali – ha aggiunto il comandante Laianca -. Oggi [ieri,ndr] la bomba è stata collocata in una buca profonda 4 metri, è stata allacciata alle cariche di tritolo ed il tutto è stato ricoperto con terra di ricavo e infine innescato. La fase finale di verifica sembra scontata ma non lo è: il capo nucleo deve controllare che sia avvenuto il totale brillamento”.
Testimoniano la complessa gestione dell’intervento la quantità di forze impiegate: sono stati coinvolti 4 artificieri, 15 vigili del fuoco di Ferrara e 10 di Rovigo, 7 agenti della municipale, 6 dipendenti comunali per la protezione civile e 25 volontari, oltre ovviamente ai carabinieri di entrambe le province coinvolte e l’ufficio della prefettura ferrarese.
Tutti i rappresentanti delle autorità hanno invitato i cittadini alla cooperazione. Il prefetto Raimondi ha spiegato che “non è da escludere che ordigni simili possano ancora essere occultati in zona. Il coinvolgimento dei cittadini è fondamentale: bisogna avere spirito di osservazione e segnalare immediatamente alle forze dell’ordine il ritrovamento di qualcosa che sembra diverso da un semplice pezzo di ferro. La triste evoluzione di un conflitto mondiale è anche questa: bisogna fare prevenzione”.
L'AQUILA: ORDIGNO BELLICO AL PARCO DEL SOLE
AREA MESSA IN SICUREZZA, ATTESI GLI ARTIFICIERI
L'AQUILA - Un proiettile da mortaio, risalente alla Seconda guerra mondiale, è stato rinvenuto abbandonato all'interno del Parco di Collemaggio, vicino al laghetto e a poca distanza dalla Basilica di Santa Maria di Collemaggio, dove domani è prevista l'apertura della Porta Santa.
Ad accorgersi del residuato bellico, trasportato da ignoti nel corso della notte, un operaio dell'Asm che ha immediatamente dato l'allarme. Sul posto stanno operando i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia, gli agenti della Digos della Questura.
L'area ricompresa in 200 metri circa è stata messa in sicurezza. È atteso l'arrivo degli artificieri di Chieti. In serata proprio all'interno del parco di Collemaggio si terrà un concerto, nell'ambito delle celebrazioni del 717ª edizione della Perdonanza celestiniana.
Biassono, paura per bomba
della seconda Guerra mondiale
Biassono - Abbandonato un ordigno sul ciglio della strada di via Locatelli, all'inizio del tratto a fondo chiuso che porta ad alcune ditte e alla piattaforma ecologica. Il fatto è accaduto mercoledì 17 agosto. Ad accorgersi della presenza di una vecchia bomba è stato un operaio del Comune. Mentre stava raggiungendo la discarica in fondo a via Locatelli, l'uomo ha notato un cartone lasciato sul ciglio della strada a pochi metri da un campo.
L'operatore ecologico si è subito fermato per recuperare il contenitore. Ma quando ha cercato di sollevarlo, si è accorto che conteneva qualcosa di piuttosto pesante. All'interno infatti, giaceva un ordigno. Più precisamente un mortaio, 81 millimetri, 30 centimetri di lunghezza per 10 di diametro, di fattura italiana e risalente presumibilmente alla seconda Guerra Mondiale. Un congegno utilizzato solitamente per il lancio aria - terra. Fatta la curiosa scoperta, l'operaio del Comune ha riposizionato a terra il cartone, allertando la Polizia locale.
Gli agenti sono subito intervenuti sul luogo, transennando la zona e informando la Prefettura di Milano. Per mancanza di personale dovuto alle ferie, e la partenza di diversi uomini per l'Afghanistan, l'intervento del nucleo artificieri dell'esercito è stato possibile solo venerdì mattina. Nel frattempo, grazie alla disponibilità immediata dei volontari della Protezione civile di Biassono, l'area nei pressi della bomba è stata presidiata.
Suddivisi in più turni, i volontari, guidati dal presidente Ferdinando Bernardi, hanno controllato la zona 24 ore su 24. Venerdì mattina gli artificieri hanno rinvenuto nella bomba un residuo di polvere esplosiva che è stata fatta bruciare dietro il centro sportivo. Al momento non si conoscono l'identità di chi ha compiuto un tale gesto e tanto meno i motivi.
L'ipotesi più probabile è che la bomba sia stata rinvenuta da qualcuno in un cantiere edile, e che abbia deciso di liberarsene per evitare il blocco dei lavori che ne consegue a ritrovamenti di residui bellici. Il fatto certo è che è stato un gesto irresponsabile, senza pensare a possibili conseguenze.
Alla Fiera del Levante si parla di bonifica e Gavetone
Il 18 settembre a cura dell'Accademia Karol Wojtyla un convegno e la presentazione di un progetto
Si parlerà di bonifica da ordigni bellici e di Torre Gavetone alla prossima Fiera del Levante.
Nello stand 152/bis del Consiglio Regionale della Puglia si svolgerà il 18 settembre a cura dell'Accademia Karol Wojtyla un convegno nazionale dal titolo "Emergenza da inquinamento bellico della Costa Meridionale del Mare Adriatico", in cui si presenterà il progetto "Torre Gavetone" proposto dall'accademia al Ministero dell'Ambiente.
Il convegno si svolgerà dalle 10 alle 17.30.
Per gli Studenti della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Bari iscritti asi lavori, la possibilità di un credito formativo per "altre attività".
UK: esplosa mina nel cantiere della più grande centrale offshore del mondo
E' stata fatta brilare ieri nel cantiere sottomarino della Greater Gabbard wind farm, che con le sue 140 turbine e con i suoi 500 MW di capacità eolica installata. sarà il più grande impianto offshore mai realizzato
Una mina della seconda guerra mondiale stata fatta brillare ieri, lunedì 22 agosto, all’interno del cantiere per la realizzazione di quello che sarà il più grande parco eolico offshore del mondo. La mina, di fabbricazione tedesca, era localizzata sul fondale, in un’area di mare a 33 km di distanza dalla terraferma, a 35 m di profondità ed è stata fatta esplodere dalla Ramora UK, azienda britannica specializzata in sistemi di eliminazione di mine e ordigni esplosivi.
Il cantiere è quello per la costruzione della Greater Gabbard wind farm, un impianto eolico da 500 MW, al largo delle coste del Suffolk, in Inghilterra, che ospiterà più di 140 turbine Siemens SWT3.6-107, in grado di produrre circa 1,9 TWh all’anno. Per l’occasione è stata interdetta al traffico marittimo un’area di 1.500 m, al centro della quale è stato fatto brillare l’ordigno bellico, grazie all’utilizzo di un veicolo teleguidato ROV (Remotely Operated Vehicle). L’esplosione ha lasciato sul fondale un cratere largo 20 metri e profondo quattro. Il progetto verrà concluso e consegnato tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012. (a.m.)
I palombari della Marina fanno brillare un siluro di oltre 1.500 kg
22 agosto 2011
Di Ebe Pierini
Una colonna d’acqua si solleva dal mare e svetta verso il cielo fino a oltre 50 metri d’altezza. Un misto tra meraviglia e paura per chi osserva dalla spiaggia. Nessun mostro marino che sputa acqua dalle fauci. Nessuna creatura mitologica che vive negli abissi. Si tratta dell’effetto dell’onda d’urto scatenata dal brillamento di un siluro della 2^ guerra mondiale ritrovato lungo le coste della Calabria.
È grazie all’esperienza e alla professionalità degli uomini del Nucleo SDAI (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi) di Augusta della Marina Militare che il residuato bellico è stato trasportato al largo e fatto esplodere in condizioni di sicurezza. Un lavoro difficoltoso ed estremamente pericoloso. Ma la missione anche per questa volta è compiuta.
Il siluro di 6 metri di lunghezza e 60 centimetri di diametro di origine inglese, della seconda guerra mondiale, probabilmente lanciato da un sommergibile, era stato ritrovato da un cittadino lo scorso 2 agosto. L’ordigno era posizionato sul fondale, a 12 metri di profondità, nei pressi della la foce del torrente Galati, tra i comuni di Palizzi e Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria. Immediato era scattato l’allarme e la Capitaneria di Porto di Reggio Calabria, per garantire la sicurezza di bagnanti e cittadini dei paesi limitrofi, aveva emanato un’ apposita ordinanza interdittiva.
Le operazioni di brillamento hanno impegnato via mare 3 mezzi nautici della Guardia Costiera, un mezzo nautico della Marina Militare e un mezzo nautico della Polizia di Stato e via terra personale militare della Direzione Marittima di Reggio Calabria, diretta dal capitano di vascello Vincenzo De Luca, delle locali stazioni dei carabinieri, delle locali polizie municipali oltre a un presidio medico del 118.
L’attività è stata coordinata al personale specializzato del nucleo SDAI di Augusta della Marina Militare, dipendente dal Comando Militare Marittimo Autonomo in Sicilia, e dalla centrale operativa della Guardia Costiera di Reggio Calabria guidata dal capitano di fregata Isidoro Daniele Intelisano.
Il team di palombari del Nucleo SDAI che ha operato in Calabria, è comandato dal tenente di vascello Giovanni Torraco e composto dal luogotenente Crescenzo Aiello, responsabile EOD, dal luogotenente Rosario Mirulla, dal luogotenente Antonino Inzerillo, dal capo di prima classe Sandro Taiani e dal capo di prima classe Francesco Tomasello, infermiere abilitato in fisiopatologia subacquea di Marinferm Augusta. Un lavoro certosino, meticoloso che non si improvvisa. Si studia, si prepara a tavolino. Si attendono le condizioni del mare ideali per intervenire.
“Possiamo consultare le previsioni per verificare che le condizioni del meteo siano favorevoli al nostro intervento – spiega il tenente di vascello Giovanni Torraco – Possiamo pianificare e individuare una data per portare a compimento l’operazione ma poi sono le condizioni del mare a dettare i tempi”.
Insomma il mare decide. Quel mare che nasconde nel suo ventre per decenni ordigni di dimensioni enormi e poi li restituisce in tutta la loro pericolosità. Ordigni che vanno disattivati, annientati, distrutti. Per la sicurezza di chi in mare ogni giorno opera ma anche per i bagnanti che spesso inconsapevolmente si trovano a convivere sulla spiaggia e in mare con residuati bellici inesplosi e potenzialmente pericolosi se maneggiati da mani inesperte.
“Il siluro ritrovato a Palizzi è stato sicuramente l’ordigno bellico più imponente che io abbia mai fatto brillare nel corso della mia esperienza di palombaro – racconta il comandante Torraco – In un primo momento io e gli altri componenti del team del nucleo SDAI abbiamo provveduto ad imbrigliare l’ordigno con palloni ad aria. Un’operazione che ha richiesto molte ore di lavoro sott’acqua anche perché il siluro andava maneggiato con estrema cautela e, dato il suo enorme peso, tendeva a scivolare sul fondo non consentendoci di avvolgerlo nelle funi. Poi abbiamo posizionato sullo stesso delle contro cariche di esplosivo poi servite al brillamento. In seguito lo abbiamo sposato ad una profondità di 25 metri per consentire alla motovedetta della Guardia Costiera di trainarlo al largo, a tre miglia dalla costa”.
Lo specchio di mare antistante l’area deputata al brillamento viene pattugliato dalla motovedetta della Guardia Costiera per evitare che altre imbarcazioni invadano la zona interessata dall’esplosione. Tutti a distanza di sicurezza di mille metri. Solo gli uomini del nucleo SDAI, a bordo del loro gommone, si avvicinano all’area dove è posizionato il siluro, inabissato a 100 metri di profondità.
Il comandante inizia il conto alla rovescia e poi ordina ai suoi marinai “brillamento”. Dal fondo si sprigionano delle gigantesche bolle d’aria effetto della deflagrazione marina. Poi lo spettacolo che lascia senza fiato del prepotente getto d’acqua che si protende verso le nuvole. “Non sottovalutiamo nulla – spiega Torraco – Predisponiamo tutto con molta attenzione. Con gli esplosivi non si scherza. Ogni volta che vediamo sprigionarsi la colonna d’acqua dal fondo del mare capiamo che il nostro lavoro è andato a buon fine e siamo pronti a ripartire per la missione successiva”.
La Marina Militare italiana per far fronte a bonifiche di questo tipo si è dotata di un certo numero di Nuclei SDAI che sono dislocati a La Spezia, Taranto, Augusta, Ancona, Cagliari e La Maddalena. “Tra i nostri compiti ci sono la difesa delle opere portuali contro attacchi di mezzi insidiosi, la bonifica degli ordigni esplosivi nelle acquee nazionali, i lavori subacquei in prossimità delle carene delle unità militari – racconta Torraco – Data la complessità degli interventi la Marina Militare ha formato un nucleo di operatori subacquei in grado di svolgere anche le operazioni più difficili. A capo di ogni nucleo c’è un ufficiale qualificato subacqueo. È composto da sottufficiali e personale di truppa appartenenti alla categoria dei palombari. Inoltre siamo in possesso di una camera di decompressione che garantisce un supporto al servizio sanitario nazionale per la cura delle malattie da decompressione e delle altre malattie per le quali la somministrazione di ossigeno puro in alta pressione è necessaria. All’occorrenza possiamo intervenire nelle operazioni di salvataggio del personale dei sommergibili nel caso di incidenti”.
Ogni anno i nuclei SDAI della Marina Militare intervengono a seguito di centinaia di segnalazioni di ritrovamento di ordigni bellici lungo le nostra spiagge. “Riceviamo continuamente segnalazioni da parte di persone che individuano casualmente perlopiù proiettili inesplosi adagiati lungo la nostra coste – spiega ancora il tenente di vascello – Certo quello di Palizzi è stato davvero un ritrovamento eccezionale che ha richiesto un impegno particolare”. Far brillare ordigni bellici di quelle dimensioni è importantissimo in quanto vengono sottratti alla criminalità organizzata possibili fonti di rifornimento di esplosivo. In passato infatti mafia, camorra e ‘ndrangheta hanno utilizzato il materiale rinvenuto proprio nei residuati bellici per confezionare ordigni artigianali per i propri attentati.
Trova 7 chili tritolo nel bosco e li porta in Comune
A Cavazzo Carnico; era materiale della seconda guerra mondiale
20 agosto 2011
(ANSA) - UDINE, 20 AGO - Va a camminare nel bosco e nota del materiale esplosivo. Incurante del pericolo lo raccoglie in una borsa e lo porta in Comune per poi chiamare i Carabinieri. E' accaduto a Cavazzo Carnico (Udine). Protagonista e' Sandro Brunetti, 56 anni, consigliere comunale e membro del gruppo locale della protezione civile. Il materiale, sette chili di esplosivo, e' risultato poi essere del tritolo residuato bellico della seconda guerra mondiale, completamente innocuo. (ANSA).
Trasportare esplosivo è reato, il tritolo anche se datato non perde del tutto la propria capacità detonante...!
Detenere e trasportare esplosivi è sempre un gravissimo reato sia penale sia civile in quanto lungo il percorso l'incosciente coinvolge nel pericolo inconsapevoli ed ignari passanti. Infine (pare a dire dell'AGI) il Tritolo è stato bruciato dai team EOD delle forze dell'Ordine, da questa operazione di smaltimento si evince che il TNT in questione non aveva perso del tutto la propria capacità detonante. Ancora una precisazione: l'incosciente è pure un funzionario della Protezione Civile, questo ruolo avrebbe richiesto altri e più consapevoli comportamenti.
20 Agosto 2011
Un ordigno bellico inesploso, probabilmente risalente alla seconda guerra mondiale è stato rinvenuto questa mattina nelle acque del mare di Balestrate, vicino l’ex colonia. A segnalare la presenza della bomba è stato un bagnante mentre si immergeva ad alcune decine di metri dalla costa. L’uomo ha notato uno strano oggetto che emergenza dalla sabbia. Dopo aver lanciato l’allarme, sono subito intervenuti gli uomini della Capitaneria di Porto guidati dal tenente di vascello Alberto Boellis e il Nucleo degli Artificieri del comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo con il supporto degli agenti della Polizia di Stato di Partinico. I militari stanno valutando se far brillare l’ordigno in acqua o recuperarlo per disinnescarlo in un altro luogo. L’area interessata dalle attività delle forze dell’ordine è stata transennata. 'Tutte le operazioni di prelievo, trasporto e brillamento del congegno – assicurano gli artificieri- saranno curate nella massima sicurezza'. Nel comprensorio del partinicese, non è la prima volta che si verificano queste allarmanti scoperte. A Borgetto nel novembre 2009 ne fu trovato uno nei pressi della strada statale 187, mentre a Partinico ad ottobre dello scorso anno, ne furono rinvenuti addirittura tre in Piazza Duomo. In quel caso, probabilmente qualcuno li trovò nelle campagne della zona e invece di chiamare le forze dell’ordine, pensò incoscientemente di portarli in pieno centro abitato a Partinico. (Teleoccidente)
Missione compiuta: il siluro è esploso Le condizioni del mare hanno facilitato il lavoro di Capitaneria e Sdai
Pietro Parisi
Palizzi
Ore 12.08 di ieri: missione compiuta. Una colonna d'acqua, alta circa dieci metri, fa subito capire che l'ordigno bellico, un siluro risalente alla seconda guerra mondiale, lungo 6,50 metri e con un diametro di circa 60 cm, è stato fatto brillare al largo della foce del torrente Galati, nel comune di Palizzi.
L'evento è avvenuto a distanza di sicurezza, a poco più di tre miglia dalla spiaggia e ad una profondità di circa 350 metri. A comandare le operazioni è stato Paolo Del Giudice che, assieme agli otto uomini del suo equipaggio, ha poi illustrato le fasi del brillamento. Le operazioni sono state coordinate da terra via radio, dal comandante del reparto operativo della Capitaneria di porto di Reggio Calabria, capitano di fregata Isidoro Daniele Intelisano.
Per garantire l'ordine e la sicurezza e il normale svolgersi delle operazioni, tante le rappresentanze delle forze dell'ordine presenti, tra cui marinai e sottufficiali della Direzione marittima e della Capitaneria di porto, il maresciallo capo, comandante la stazione dei carabinieri di Brancaleone (uno dei due Comuni interessati), Antonio Caminiti, il comandante dei vigili urbani dello stesso Comune, Cinzia Valastro, il comandante della stazione di Palizzi centro, Stefano Maraglino, la delegazione di spiaggia della Capitaneria di porto di Bianco e Brancaleone, al comando del maresciallo di prima classe, Alessandro D'Erchia.
Presente anche una delegazione del 118 di Bianco, diretta dal dott. Giuseppe Foti. L'operazione di brillamento è stata compiuta e portata a termine con competenza, professionalità dal tenente di vascello, Giovanni Torraco il quale, assieme ai suoi uomini, cinque più l'infermiere, ha provveduto ad imbrigliare il siluro e poi a farlo brillare.
«Siamo fortunati – ci ha riferito il tenente Torraco – a trovare le condizione del mare ideali per questo tipo d'operazioni. Certo, ha aggiunto – le condizioni meteo le conosciamo in anticipo, la qual cosa ci consente di stabilire la data delle operazioni, ma con il mare non si sa mai».
L'intervento, ci ha spiegato Torraco, è consistito in due fasi: la prima quella d'imbrigliare l'ordigno con palloni ad aria compressa, portarlo ad una certa linea di profondità (25 metri) e metterlo nelle condizioni d'essere trainato dalla motovedetta della Guardia costiera.
La seconda, quella di farlo brillare con delle "controcariche" (esplosivo contro esplosivo).
Anche il "trasporto" del siluro è avvenuto in condizioni di sicurezza ottimali e, al momento del brillamento, comunicato via radio e in tempo reale dal tenente Torraco agli equipaggi della motovedetta e dei gommoni della Guardia costiera, la distanza di sicurezza dei mezzi è stata di mille metri.
Nella fase preparatoria, il comandante della motovedetta, un'unità d'altura veloce, con un'autonomia di 800 miglia, Paolo Del Giudice, non s'è concesso un attimo di respiro nel coordinare e nel vigilare il mare per allontanare dalla zona interessata eventuali imbarcazioni, cosa che è avvenuta parecchie volte. La perfetta sinergia tra gli uomini dello Sdai (Sminamento difesa antimezzi insidiosi), comandati dal tenente Torraco e gli uomini della Direzione marittima e della Capitaneria di porto, ha consentito la perfetta riuscita dell'operazione. Finito? Macché. Tutti gli uomini impegnati nell'operazione odierna, sono subito ripartiti alla volta di Bocale, per un altro sminamento...
Siluro della 2^ Guerra Mondiale fatto brillare al largo di Capo Spartivento.
Segnalato ieri sera da un bagnante a Bocale II°,la presenza di un altro residuato di presunta provenienza bellica risalente alla seconda guerra mondiale avente la forma di un proiettile, cilindrico.
Reggio Calabria 19 agosto 2011. Foce Torrente Galati – Comuni di Palizzi e Brancaleone – Alle ore 12.15 è stato fatto brillare il siluro (avente le seguenti dimensioni: lunghezza 6 metri e diametro 60 cm ) della seconda guerra mondiale di origine inglese probabilmente lanciato da un sommergibile, che era stato ritrovato da un privato cittadino in data 02 agosto scorso sul fondale, ad una profondità di circa 12 metri, antistante la foce del torrente Galati tra i Comuni di Palizzi e Brancaleone, e per la quale questa Capitaneria di Porto aveva emanato apposita ordinanza interdittiva n° 64/2011.
Le operazioni, che hanno visto impegnate via mare n° 3 mezzi nautici della Guardia Costiera, n° 1 mezzo nautico della Marina Militare e n° 1 mezzo nautico della Polizia di Stato e via terra personale militare della Direzione Marittima di Reggio Calabria, delle locali stazioni dei Carabinieri, delle locali polizie municipali, ed un presidio medico del 118, sono state coordinate congiuntamente dal personale specializzato del nucleo SDAI della Marina Militare e dalla centrale operativa della Guardia Costiera di Reggio Calabria. Le operazioni si sono svolte regolarmente.
Reggio Calabria – Località Bocale II° - Nel corso della serata di ieri 18 agosto, è stato segnalato da un bagnante che a pochi metri dalla battigia in località Bocale II° del Comune di Reggio Calabria, a circa 1 metro di profondità, la presenza di un altro residuato di presunta provenienza bellica risalente alla seconda guerra mondiale avente la forma di un proiettile, cilindrico e con le seguenti dimensioni: lunghezza 50 cm, diametro 12 cm circa.
Immediatamente personale dipendente ha provveduto a transennare l’area al fine di evitare pericoli per la pubblica e privata incolumità, informando la locale Prefettura per l’invio del nucleo artificieri.
Le operazioni di brillamento sono organizzate, anche queste, nel corso dell’odierna giornata, sempre ad opera nel Nucleo Artificieri della Marina Militare.
Per quest’ultimo presunto ordigno ritrovato è stata emanata apposita ordinanza n° 84/2011 in data 18.08.2011, consultabile sul sito internet istituzionale www.guardiacostiera.it/reggiocalabria alla sezione ordinanze, che vieta per un raggio di 300 metri dal ritrovamento, la balneazione, la navigazione e la sosta di natanti, nonché ogni attività di pesca, subacquea e diportistica in genere.
Rinvenuti dai sommozzatori della polizia provinciale di Perugia trenta proiettilil di artiglieria controcarro, di fabbricazione tedesca, contenenti esplosivo ad alto potenziale, nel tratto del fiume tra Perugia e Torgiano
Su una sponda del fiume Tevere, nella zona compresa tra i comuni di Perugia e Torgiano, sono stati individuati dal Nucleo Sommozzatori della Polizia Provinciale, di recente istituzione nell’ambito delle specialità del Corpo, trenta proiettilil di artiglieria controcarro, di fabbricazione tedesca, contenenti esplosivo ad alto potenziale.
Il rinvenimento è stato subito stato segnalato alla Prefettura di Perugia che, a sua volta, attiverà il competente reparto artificieri del Genio Militare per la bonifica.
L’attività del personale militare sarà particolarmente delicata perché dovrà necessariamente riguardare anche l’alveo del fiume nel tratto segnalato. Immediatamente, in attesa delle ulteriori disposizioni della Questura, sono state assunte dalla Polizia Provinciale le misure necessarie per assicurare il controllo del luogo del rinvenimento.
Negli ultimi anni sono stati effettuati nella provincia di Perugia numerosi rinvenimenti di ordigni bellici inesplosi ma, quello di oggi è quantitativamente uno dei più rilevanti. L’intervento è stato diretto dal Ten. Stefano Bennati (Istruttore sub) ed eseguito dagli agenti: Roberto Pispolini, Franco Palombi e Giovanni Bonifazi. L’attività svolta dal personale del Corpo di Polizia Provinciale si inquadra nel più generale concetto di “polizia di prossimità” incentivato dal Presidente dell’Ente Marco Vinicio Guasticchi in un ottica di prevenzione svolta a trecentosessanta gradi con il precipuo scopo di contribuire alla sicurezza dei cittadini anche a fronte di rischi del presente e del passato, talvolta come gli ordigni bellici inesplosi “dimenticati” ma proprio per questo ancora più pericolosi.
Mormorola, spunta un ordigno nella stazione ecologica
Valentino Straser Il nastro a bande bianche e rosse avvolge il perimetro della stazione ecologica di Mormorola per segnalare il divieto assoluto di passaggio per il ritrovamento di un ordigno bellico della seconda guerra mondiale.
L’ordigno, inesploso e conficcato nel terreno, è stato rinvenuto casualmente ieri mattina dall’operatore della stazione ecologica durante la normale apertura settimanale dell’impianto gestito da Montagna 2000.
L'attenzione dell'operatore, intento a spostare alcuni materiali, è stata richiamata da un oggetto arrugginito che spuntava dal terreno. La forma dell’oggetto, che ricorda il missile di un mortaio utilizzato nell’ultimo conflitto bellico, non è passata inosservata e l’operatore non ha esitato a segnalarne il rinvenimento agli uffici comunali e alla stazione dei carabinieri.
Una pattuglia dell’Arma del Comando di Borgotaro ha raggiunto in poco tempo la stazione ecologica di Valmozzola per il sopralluogo di rito. Dopo aver effettuato gli accertamenti del caso, i carabinieri hanno transennato l’area in attesa della rimozione dell’ordigno da parte degli artificieri di Piacenza che provvederanno, successivamente, a far brillare il «missile».
Si tratta del secondo ordigno bellico rinvenuto a distanza di pochi giorni nella montagna parmense. La settimana scorsa, infatti, sul versante opposto, a Cassio era emersa dal terreno una granata, recuperata e fatta brillare dagli esperti, pochi giorni dopo non lontano dal luogo del rinvenimento, a poche centinaia di metri dal centro abitato. Anche la Valmozzola, come altri luoghi del Parmense, fu teatro di scontri a fuoco negli anni più difficili del conflitto bellico, come testimoniano i numerosi reperti e documenti raccolti dagli esperti e dai ricercatori, conservati nel Museo della Resistenza di Mormorola. L’ordigno bellico, rinvenuto ieri mattina nella stazione ecologica, potrebbe costituire un potenziale pericolo per qualche utente distratto. La struttura, infatti, si trova a lato della strada provinciale che unisce la Valmozzola a Varsi, e non di rado le persone gettano i rifiuti, come ad esempio elettrodomestici o pneumatici, direttamente dalla strada senza attendere il giorno di apertura settimanale del sabato mattino. La preoccupazione, quindi, rimane quella che un utente disinformato possa lanciare qualche oggetto all’interno e urtare l’ordigno. Un cartello affisso sulla porta di ingresso della stazione ecologica ne sottolinea, in ogni caso, il divieto. Solo all’inizio della settimana prossima sarà reso noto, da parte delle autorità competenti, quando saranno effettuate le operazioni di rimozione e di brillamento dell’ordigno bellico.
I militari fanno brillare una mina carica di tritolo
L'ordigno bellico, di fabbricazione tedesca, residuato della seconda guerra mondiale, trovato a mezzo miglio dal porto di Otranto. Aveva 350 chili di esplosivo, rischiava di esplodere su qualche nave
12 agosto 2011
OTRANTO – Un aggeggio piuttosto pericoloso. Si trovava a circa mezzo miglio dalla costa otrantina. Non lontano dalla zona del porto. Trasportato, forse, dalle correnti. Si tratta di una mina antinave, contenente una forte carica esplosiva: 350 chili di tritolo. Recuperata e annientata questa mattina dagli uomini del nucleo Sdai (sminamento difesa antimezzi insidiosi) di Taranto. E’ il reparto specializzato di palombari della marina militare.
I sommozzatori hanno fatto brillare la mina, dunque, evitando possibili danni alle imbarcazioni di qualche malcapitato. I rilievi hanno permesso di stabilire che l’oggetto era una mina da ormeggio di fabbricazione tedesca. Era, questo, un sistema distruttivo utilizzato di frequente, durante il secondo conflitto mondiale. E ogni anno, diversi residuati, vengono scovati nel mare Adriatico. Non solo. Il tritolo è un tipo esplosivo molto resistente e potente. In teoria, la bomba marina sarebbe stata pronta ad esplodere, nel caso di urto con lo scafo di unità navali di passaggio.
La sicurezza del tratto di mare interessato dalle operazioni è stata garantita dalla motovedetta Cp 809, unità specializzata della guardia costiera, di stanza presso l’ufficio circondariale marittimo di Otranto. Ora il tratto è bonificato e si può navigare con sicurezza. E, a proposito di ordigni, il comando della guardia costiera di Otranto lancia un appello rivolto a tutti i fruitori del mare: in caso di ritrovamento in acqua o sulla costa di oggetti potenzialmente individuabili quali ordigni bellici, a seguire le procedure dettate con l’ordinanza numero 68/09 del 4 novembre 2009, consultabile alla voce “ordinanze” sul sito istituzionale www.otranto.guardiacostiera.it.
In ogni caso, per qualsiasi emergenza, il numero blu è 1530 (in alternativa, si può contattare direttamente l’ufficio circondariale marittimo di Otranto allo 0836/801073).
Artificieri dello "Sdai" della Spezia fanno brillare un proiettile di mortaio
09/08/2011 Liguria. Gli artificieri dello "Sdai" della Marina Militare della Spezia lo hanno fatto brillare un proiettile da mortaio, risalente alla seconda guerra mondiale, nel mare al largo dei Balzi Rossi, famosa spiaggia di Ventimiglia al confine con la Francia, dove era stato trovato da un subacqueo sportivo. Il residuato bellico è stato messo in sicurezza e portato a circa tre miglia al largo.
La capitaneria di Porto di Sanremo, per l'occasione, ha emesso un'ordinanza che vietava il transito in superficie su un cerchio di sicurezza di mille metri.
Un sub trova una bomba inesplosa e la porta in spiaggia
Un turista munito di maschera e pinne stava facendo snorkeling nei pressi della spiaggia riese, e una volta avvistato l'oggetto lo ha (incautamente) portato tranquillamente a riva. Un centro diving poi lancia l'allarme
Un ordigno inesploso, probabilmente un residuato bellico, sarebbe stato recuperato questo pomeriggio sulla spiaggia di Ortano. I particolari del recupero sarebbero quantomeno inquietanti per l'imprudenza dimostrata dal ritrovatore, un turista che, munito di maschera e pinne, stava facendo snorkeling nei pressi della spiaggia riese, e una volta avvistato l'oggetto, lo ha incautamente recuperato dal fondo portandolo tranquillamente in spiaggia.
Si tratterebbe di un ordigno di una cinquantina di centimetri di lunghezza, che inizialmente è stato depositato sulla spiaggia, mettendoci sopra un patino per allontanare eventuali curiosi. L'allarme sarebbe stato lanciato da un operatore di un diving che lavora nella zona: l'uomo, pensando al potenziale rischio per la sicurezza pubblica, ha avvertito i Carabinieri della stazione di Rio Marina, i quali a loro volta hanno chiesto l'intervento degli artificieri per neutralizzare le ipotetiche potenzialità esplosive del proiettile, che da chissà quanti anni si trovava sul fondo del mare. Sul posto è intervenuto anche personale della Guardia costiera.
Il Sub che crede di riconoscere un residuato bellico in mare, non deve cedere ad alcuna curiosità, anzi può dimostrare il suo coraggio segnalando l'eventuale bomba presso la Guardia Costiera competente nel territorio, in alternativa alle Forze dell'Ordine di zona. Ripeto: “ per far ciò si lega una cima ad un masso, sasso o quant'altro (se il fondale è completamente sabbioso può legare la cima anche a dei piombi (zavorra), l'altra estremità della cima ad una piccola boetta colorata, infine raggiungere la riva e recarsi presso le autorità su citate. Recuperare, spostare, portare il residuato bellico in giro per la località turistica è uno schiaffo in pieno volto alla sicurezza di tanti bagnanti e non solo...!!!!!!
(AGI) - Ventimiglia (Imperia), 9 ago. - E' stato fatto brillare, questo pomeriggio, a circa 3 miglia a largo della costa di Ventimiglia un proiettile da mortaio della seconda guerra mondiale che e' stato trovato da un sub a circa 2 metri dalla costa, durante un'immersione ai Balzi Rossi. Le operazioni di messa in sicurezza del residuato bellico sono state condotte dagli artificieri del nucleo Sdai della Marina Militare di La Spezia con gli uomini della capitaneria di porto di Sanremo e della locale delegazione di spiaggia. A scopo cautelativo e' stata emessa un'ordinanza che, durante le operazione di brillamento dell'ordigno, vietava il transito in mare di imbarcazioni nel raggio di un chilometro. (AGI)
Ex mercato ortofrutticolo: rinvenuto ordigno bellico, giovedì 11 il disinnesco
E' stato rinvenuto un ordigno bellico risalente al 2°conflitto mondiale, di fabbricazione americana del peso di 100 libbre nell'area dell'ex Mercato ortofrutticolo, nel terreno compreso tra via Gobetti e la tratta Rfi Bologna centrale diramazione Arcoveggio.
OPERAZIONI DI DISINNESCO. Giovedì 11 agosto, dalle ore 8 alle ore 9 inizieranno le operazioni di dispolettamento e trasporto dell'ordigno, che saranno compiute, adottando tutte le misure atte a garantire il massimo della sicurezza, da personale del Comando Reggimento Genio Ferrovieri - Uff. OAI - di Castelmaggiore (BO) come riportato dall'ordinanza.
LA CIRCOLAZIONE. Dalle 9 sarà interdetta la circolazione veicolare e pedonale, e comunque subordinando il tutto a cessate esigenze all’interno dell’area predetta, con particolare riferimento alla via Gobetti, al Parco Angeletti e al Parco Lunetta Mariotti. L'ordigno una volta disinnescato sarà fatto brillare in una cava in località Osteriola di Pianoro. La "danger zone" non interessa abitazioni.
I DETTAGLI. Dalle ore 8.00 in un'area con raggio di 200 metri dal luogo di rinvenimento, per motivi precauzionali, dovrà essere sospesa ogni eventuale attività ed allontanato chiunque vi si trovi. Tale raggio non interessa Piazza Liber Paradisus e via Fioravanti. E' invece ricompreso all'interno di tale area una parte di via Gobetti, che può approssimativamente indicarsi tra via Lugli e via del Battiferro che comunque rimangono percorribili. E' altresì ricompresa una porzione di area all'interno del Parco di Villa Angeletti e della Lunetta Mariotti. Dalle ore 09.00 cessazione della circolazione veicolare e pedonale in via Gobetti: veicolare, blocco in entrambi i sensi di marcia; pedonale, blocco sul solo lato del marciapiede numeri pari. Operativa del Corpo di Polizia Municipale: telefono 051 266626.
Una bomba all'ex mercato ortofrutticolo. Un residuato bellico, che verrà disinnescato giovedì mattina previa evacuazione di un'area del raggio di 200 metri, attorno a via Gobetti.
La disposizione è in un'ordinanza pubblicata nelle ultime ore sull'albo pretorio comunale. La bomba, che risale alla Seconda guerra mondiale ed è di fabbricazione Usa, è stata ritrovata all'interno del cantiere Manelli, che sta costruendo uno studentato per conto di Ergo. Pesante 100 libbre, l'ordigno è "pericoloso in quanto innescato, ma non esploso a seguito del lancio". Le operazioni di disinnesco "richiedono l'adozione di particolari misure di sicurezza a tutela della incolumità della popolazione, consistenti nell'evacuazione ed impedimento della circolazione stradale entro un raggio di 200 metri dal luogo del rinvenimento dell'ordigno", recita l'ordinanza.
Tutto dovrebbe svolgersi giovedì 11 dalle 8 del mattino. "Sino al termine delle attività di disinnesco", verrà disposto "l'allontanamento temporaneo e precauzionale di tutta la popolazione presente a qualsiasi titolo nella zona di pericolo". La circolazione anche pedonale verrà sospesa a partire dalle 9, "con particolare riferimento a via Gobetti, al parco Angeletti e al parco Lunetta Mariotti"
È stata rinvenuta in un campo alle porte della borgata di Cassio una bomba d’aereo nella Seconda Guerra mondiale.
L’ordigno bellico è stato trovato da un agricoltore del paese mentre effettuava lavori in un campo.
Il ritrovamento
Ad un certo punto dei lavori, in un tratto dove sono sistemate delle rotoballe di fieno, l’erpice si è impigliato contro un ostacolo nel terreno e solo allora il contadino si è reso conto dell’ordigno bellico sganciato a Cassio, come ricordano alcuni testimoni, nel settembre del 1944.
L'intervento dei carabinieri
La zona è stata transennata dai carabinieri della stazione di Calestano che hanno effettuato un sopralluogo insieme alla polizia municipale di Terenzo. L’ordigno, per non alimentare la curiosità delle persone, vista la delicatezza della vicenda, è stato coperto con della terra.
La storia
La bomba d’aereo era stata sganciata a Cassio nel 1944 dalle truppe alleate.
Nel bombardamento rimasero uccise diverse persone, una trentina di cavalli e distrutto il coro della chiesa parrocchiale.
Momenti di tensione
La notizia del rinvenimento della bomba si è sparsa rapidamente nel paese, creando in alcuni casi apprensione fra gli abitanti per la vicinanza dell’ordigno alle case e alla chiesa.
La festa dedicata agli antichi mestieri e alle specialità gastronomiche della zona, con la rievocazione degli armigeri, svolta nell’antica borgata del paese e nel sagrato della parrocchiale, si è svolta ugualmente.
Il recupero
In questi giorni saranno rese note le modalità di recupero dell’ordigno bellico rimasto sepolto per 67 anni e mai notato in passato, neppure durante l’aratura del campo.
Scoppia una bomba al fosforo
dentro a un tombino Si tratta di un residuato bellico della seconda guerra mondiale. Non ci sono stati feriti
02 agosto 2011 VERGATO (BO) - È stata una bomba incendiaria al fosforo bianco, residuato bellico della seconda guerra mondiale, a provocare uno scoppio che ieri pomeriggio ha creato un certo allarme a Cereglio, una frazione di Vergato, sull'Appennino bolognese.
Vigili del fuoco, carabinieri e personale di Hera sono accorsi dopo la segnalazione di una forte esplosione all'interno di un tombino dal quale usciva fumo bianco, oltre a un forte odore di zolfo. Non ci sono stati feriti, ma a scopo precauzionale la strada è stata chiusa e quattro famiglie residenti nei pressi sgomberate dalle loro abitazioni.
Le prime ipotesi di una perdita di gas sono state smentite dalle verifiche, sia alla rete del gas che a quella fognaria, che hanno dato esito negativo. Per vederci chiaro, i carabinieri hanno fatto ispezionare il tratto di rete fognaria con telecamere, che hanno rivelato la presenza nelle condotte di alcuni frammenti di un ordigno bellico ormai esploso. Sono intervenuti anche gli artificieri dell'Arma, che ispezionando i resti hanno stabilito che si trattava di una bomba, risalente all'ultimo conflitto mondiale, caricata a fosforo bianco e deteriorata dal tempo. Gli agenti esterni hanno probabilmente corroso l'involucro da cui è fuoriuscita la sostanza che, a contatto con l'aria, si è incendiata ed è quindi esplosa. La rete fognaria non ha subito danni. (fonte Ansa)
(Adnkronos) - Alle 15,30 termineranno presumibilmente le operazioni di despolettamento e distruzione degli ordigni e sara' possibile rientrare nelle abitazioni e la riattivazione delle utenze domestiche del gas. Infine verra' riaperta al traffico l'area evacuata e finira' il divieto di sorvolo sulla zona interessata.
Tutta l'area sara' presidiata dalle forze di polizia e sara' possibile accedervi solo su autorizzazione del Com, centro operativo misto che coordina le operazioni dal plesso scolastico di Ariccia, in via Coriolano.
La bomba sarà trasportata con un elicottero militare
Sarà un elicottero militare a trasportare il delicato involucro dell’ordigno bellico trovato sull’Isola Bianca e metterlo in sicurezza. Si stanno mettendo a punto in queste ore i contorni dell’operazione che porterà domenica 28 agosto al brillamento della bomba trovata sul Po.
Le operazioni come precisa Mariaclaudia Ricciardi, coordinatrice dell’operazione per conto della prefettura di Ferrara, inizieranno alle ore 10 ed è previsto anche il blocco provvisorio del transito dei treni della linea Bologna Padova. Da un primo esame il raggio scelto per l’evacuazione interessa complessivamente oltre mille persone, settecento tra i residenti di Santa Maria Maddalena e quattrocento nella sponda ferrarese tra le frazioni di Pontelagoscuro e Francolino.
E’ prevista anche l’evacuazione di ulteriori 15 persone che abitano tra i confini dei comuni di Ferrara e Vigarano Mainarda, nei pressi della Cava Sei dove il grosso ordigno bellico verrà fatto brillare. Si tratta di una bomba di una tonnellata la metà della quale è composta da esplosivo, sganciata probabilmente da un aereo anglo-americano durante le ripetute incursioni a Pontelagoscuro durante la seconda guerra mondiale.
Le operazioni logistiche, vista la presenza del fiume, sono più delicate del previsto e per questo sono già stati fatti numerosi sopralluoghi. E’ stata disboscata anche una parte dell’Isola Bianca come conferma il vicepresidente nazionale della Lipu, Lorenzo Borghi, per consentire l’atterraggio dell’elicottero militare che servirà per trasportare l’ordigno in una zona di sicurezza per il brillamento conclusivo.
Brillamento bomba, domenica 3.500 evacuati a Gorizia
(ANSA) - GORIZIA, 26 LUG - Sara' fatto brillare nella mattinata di domenica, a Gorizia, l'ordigno risalente alla prima guerra mondiale ritrovato nelle scorse settimane a Sant'Andrea, nei pressi della rotonda d'accesso al raccordo autostradale Villesse-Gorizia. Per ragioni di sicurezza, la Prefettura di Gorizia ha disposto lo sgombero dei residenti nel raggio di 900 metri dal punto in cui sara' fatta brillare la bomba. Nel corso delle operazioni di neutralizzazione della bomba, che inizieranno alle 11 per concludersi alle 13, circa 3.500 abitanti saranno chiamati a lasciare le proprie abitazioni.
Oltre mille persone saranno evacuate per la bomba sul Po
26 luglio
Saranno oltre mille le persone che verranno evacuate domenica 28 agosto per alcune ore per consentire agli artificieri di far brillare la grossa bomba che è stata trovata sulla sponda dell’Isola Bianco nel Po. La decisione è stata presa ieri mattina nel corso di un summit in Prefetture tra le forze dell’ordine e di volontariato coordinate dalla dottoressa Mariaclaudia Ricciardi, responsabile della prefettura per questo tipo di emergenze che riguardano la protezione civile. Il provvedimento riguarda circa 700 abitanti di Santa Maria Maddalena (sponda veneta) e circa 400 nella destra Po ferrarese, con residenti a Pontelagoscuro e Francolino. Come sempre viene scelto un giorno festivo e prefestivo per fare questi tipi di operazioni per limitare al minimo i disagi ai quei cittadini che devono lasciare la loro casa per il tempo necessario alla messa in sicurezza dell’ordigno esplosivo. Sono già stati attivati tutti i servizi medici e alla persona per soccorrere chi ha delle difficoltà. Il servizio di evacuazione della prefettura è ormai collaudato perché è un’emergenza che è già scattata più volte in città a seguito di rinvenimenti di grossi ordigni bellici. Le bombe più grosse e che hanno portato all’evacuazione di tante persone sono state rinvenuti nel 1999 in via Gustavo Bianchi quando il 27 giugno furono evacuate 10 mila persona della città e nel 2003 quando il 23 marzo furono oltre 5.000 gli abitanti di Borgo Punta che dovettero abbandonare le abitazioni per alcune ore a seguito del rinvenimento di una grossa bomba in via Pannonio.
La bomba sull’Isola Bianca è stata rinvenuto lo scorso 25 giugno da Lorenzo Borghi, vicepresidente nazionale della Lipu, l’ente che ha in gestione l’oasi naturalistica sul Po. La bomba pesa una tonnellate e ha due spolette.
Una nuova bomba intralcia i cantieri della Gorizia-Villesse
21 luglio 2011 — pagina 17 sezione: Regione
di Stefano Bizzi
GORIZIA - Un’altra bomba di notevoli dimensioni è stata rinvenuta nel corso dei lavori di trasformazione in autostrada del raccordo Gorizia-Villesse. A occuparsene saranno gli artificieri appartenenti al Terzo genio Guastatori di Udine. Il reparto della Brigata di cavalleria “Pozzuolo del Friuli” è stato allertato per occuparsi delle operazioni di bonifica dell’area.
L’Esercito ha effettuato una prima ricognizione della zona, ma non si è ancora espresso sull’attività che verrà svolta. I dettagli dell’intervento e le caratteristiche dell’ordigno verranno resi noti soltanto oggi. Nel tardo pomeriggio di ieri è stato possibile ottenere solo informazioni frammentarie. Il cantiere non è stato bloccato, ma per evitare che, come era successo negli scorsi mesi a Gradisca d’Isonzo, dove la bomba era stata disotterrata e trafugata da ignoti prima che gli artificieri potessero trasferirla e farla brillare, il punto del ritrovamento non è stato rivelato.
Rispetto al residuato bellico gradiscano, quello rinvenuto nei dintorni tra Gorizia e Farra avrebbe un potenziale maggiore. Per la presenza nelle vicinanze di alcune condutture, la bomba non può essere fatta brillare sul posto, ma non può neppure essere trasportata in un poligono militare. Gli esperti stanno cercando quindi una soluzione sicura per risolvere il problema e farla esplodere in sicurezza ad alcune centinaia di metri dal punto del rinvenimento.
Ieri mattina si è svolta in Prefettura una riunione preliminare, ma le soluzioni tecniche definitive sono attese per questa mattina quando il personale militare presenterà ai rappresentanti istituzionali una relazione completa sulle caratteristiche dell’ordigno e sulle operazioni da svolgere. A quel punto gli uffici del palazzo del Governo potranno predisporre gli atti da inviare ai Comuni (presumibilmente quello di Gorizia e quello di Savogna d’Isonzo) e agli enti interessati (Irisacqua). La viabilità lungo il raccordo Gorizia-Villesse potrebbe dunque essere interrotta per una ventina di minuti.
Trionfale, ordigno bellico trovato
dagli operai di un cantiere edile
21 Luglio 2011
ROMA - Questa mattina verso le 8.30 alcuni operai hanno trovato un ordigno bellico nel cantiere edile dove stavano lavorando, in via Lucilla Domizia, al Trionfale. Si tratta di un colpo di mortaio munito di spoletta risalente alla Seconda Guerra Mondiale. Gli artificieri hanno messo in sicurezza l'ordigno. Sul posto gli agenti del Commissariato di polizia Monte Mario.
Ariccia: due nuove bombe ritrovate nel cantiere dell'Ospedale dei Castelli
Nel cantiere del nuovo ospedale dei Castelli sono stati rinvenuti altri due ordigni bellici risalenti alla seconda guerra mondiale e saranno fatti brillare il prossimo 2 agosto. Altri erano stati rinvenuti lo scorso mese
di Francesca Ragno 20/07/2011
Il cantiere del nuovo Ospedale dei Castelli continua a far rinvenire numerosi residuati bellici risalenti al secondo conflitto mondiale. Solo un mese fa erano stati fatti brillare dal Genio miliatare altre due bombe.Dall'inizio dell'apertura dei cantieri nell'are le ditte che stanno realizzando il nuovo centro ospedaliero hanno ritrovato ben più di 250 ordigni bellici di varia taglia. Tutti messi in sicurezza, come questi due nuovi ritrovamenti, bombe d’aereo da 250 libre circa 125 chilogrammi.
Il disinnesco deciso dalla prefettura è stato fissato per 2 agosto e verrà pertanto attivato il Centro operativo misto presieduto dalla Prefettura stessa che coordinerà le operazioni.
Operazioni che avranno ricadute più limitate sulla popolazione residente e sulla viabilità. Infatti sono solo 4 le famiglie che verranno sgomberate e, buona notizia, la Nettunense non verrà chiusa come è avvenuto a giugno in quanto gli ordigni si trovano più distanti dall’importante arteria viaria. Chiusa al traffico sarà esclusivamente via di Campoleone. Dunque disagi limitati per residenti ed automobilisti.
MOLFETTA. Un ordigno bellico inesploso a pochi metri dalla riva di un lido balneare molfettese
Molfetta - Un ordigno bellico inesploso è stato rinvenuto in mare, a pochi metri dalla riva, in località Torre Rotonda, nelle vicinanze di un noto lido balneare della città. A breve, sempre sul sito www.ilfatto.net, maggiori informazioni sull'accaduto.
Pescatore trova una bomba in Trentino
la porta a Milano e la consegna alla polizia
Un giovane di 26 anni ha trovato l'ordigno, ancora attivo, durante il weekend con la sua
fidanzata. Lo ha portato a casa in auto e solo il giorno dopo lo ha portato agli agenti
Ha trovato una bomba a mano andando a pescare nel fine settimana a Folgaria, in Trentino, con la fidanzata, e invece di chiamare i carabinieri o consegnarla alle autorità locali l'ha tenuta per tutto il viaggio di ritorno fino a casa, a Milano. E solo il giorno dopo l'ha consegnata agli agenti del commissariato. D.B., 26 anni, ha raccolto l'ordigno, una bomba a mano priva di spoletta d'innesco ma con la carica esplosiva intatta, e l'ha portata in auto fino a casa sua.
Dopo un giorno l'ha portata al commissariato Garibaldi-Venezia, nella zona in cui abita, dove i poliziotti, piuttosto allarmati, l'hanno subito isolata chiamando gli artificieri, che l'hanno messa in sicurezza e portata via. Il magistrato di turno ne ha disposto la distruzione.
Scoperta inusuale a Casatenovo Passante cammina e trova una granata
Casatenovo, 9 luglio 2011 - Ritrovamento shock in Brianza. Questa mattina intorno a mezzogiorno un passante mentre passeggiava per via Ugo Foscolo nella frazione Galgiana di Casatenovo si è imbattuto in una bomba a mano. Ripresosi dallo spavento e dallo stupore, l'uomo ha prontamente contattato i carabinieri della compagnia di Merate che sono subito accorsi sul posto, chiudendo la strada.
Con ogni probabilità dovrebbe trattarsi di un ordigno risalente ai tempi della Seconda Guerra mondiale, ma le indagini sono ancora in corso ed è presto per poter tracciare delle conclusioni certe. Resta anche da chiarire come la bomba sia arrivata in via Foscolo costeggiata su un fianco dalle abitazioni e dall'altra dai campi. Punti interrogativi ancora privi di una risposta. Sul luogo sono attesi gli artificieri che dovranno far brillare l'ordigno completamente integro e spolettato.
A buon fine l'operazione di disinnesco ordigni a Licata
Si sono concluse l'8 luglio scorso le operazioni di disinnesco e brillamento del più grande quantitativo di esplosivo mai rinvenuto in Sicilia, n. 1664 ordigni residuati bellici, rinvenuti a Licata durante i lavori di bonifica del territorio posti in essere per l'attraversamento dell'acquedotto Gela – Licata.
Le operazioni di brillamento coordinate dalla Prefettura con l'attivazione della sala integrata di protezione Civile presso la sede del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, sono state effettuate dal quarto reggimento genio guastatori di Palermo a partire dal 20 giugno scorso e definite l'8 luglio 2011. Per l'occasione è stato disposto un piano di evacuazione dei residenti e di tutti coloro che gravitano nella zona, in un raggio d'azione di circa 300 metri dal punto di ritrovo e dal luogo di brillamento.
L'esito positivo delle operazioni è stato possibile grazie alla sinergica, fattiva e costruttiva partecipazione dei rappresentanti delle forze dell'ordine e dei Vigili del Fuoco, del Comune di Licata, del dipartimento regionale di protezione civile, servizio provinciale di Agrigento, dell'azienda sanitaria Provinciale di Agrigento, dell'Anas, dell' Enel e del Gas Natural distribuzione Spa che in apposite riunioni tecniche coordinate dalla Prefettura hanno concordato le misure di sicurezza connesse alle gestione delle predette operazioni di distruzione degli ordigni.
Pomigliano/S.Anastasia. Ordigno bellico ritrovato in un giardino
di Gabriella Bellini
Pomigliano d’Arco. Con la pala ha toccato qualcosa di duro e metallico, un suono strano per chi si trova a fare una buca in un giardino e fino a quel momento aveva spostato solo del morbido terreno. Quando si è chinato per guardare meglio lo strano oggetto che aveva trovato non credeva ai suoi occhi: un ordigno bellico risalente alla seconda guerra mondiale. Lo straordinario ritrovamento in via Locatelli a Pomigliano d’Arco nel primo pomeriggio di ieri. Ad effettuarlo un uomo che era intento a piantare un albero nel suo giardino della sua abitazione e per questo stava scavando una buca profonda, tanto profonda da andare a scovare una bomba che stava lì da oltre 60 anni. Allarmato ha subito avvisato le forze dell’ordine e sul posto sono prontamente intervenuti i carabinieri della locale Stazione (agli ordini del maresciallo Massimo Sante Longo) e quelli del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Castello di Cisterna. I militari si sono interessati del servizio d’ordine e di rendere sicura la zona, bloccando la strada e evacuandola per oltre 30 metri, mentre della bomba si sono occupati gli esperti del gruppo artificieri dell’esercito del distaccamento di Caserta. E’ stato deciso di rimuovere l’ordigno in sicurezza e farlo brillare poi in un luogo più isolato. Certo via Locatelli era la meno adatta essendo in pieno centro urbano, con intorno diverse abitazioni risalenti a ben prima della guerra: l’epoca fascista. Gli esperti hanno subito escluso si potessero verificare esplosioni accidentali, la bomba era lì da fin troppo tempo, ma comunque una volta dissotterrata andava rimossa. L’ordigno in questione aveva dimensioni pari a 10 centimetri di larghezza per 33 di lunghezza. Per stabilire dove farlo esplodere in sicurezza i carabinieri hanno contattato prima il sindaco di Pomigliano d’Arco, Lello Russo, ma in città non vi era nessun luogo idoneo all’operazione militare. Così, per esclusione, sono state contattate anche le amministrazioni dei Comuni limitrofi. A rispondere tempestivamente l’esecutivo di Sant’Anastasia. Proprio Carmine Esposito, leader del Pdl, ha individuato una cava in una zona periferica della città: via Eduardo de Filippo. Adatta alle attività degli artificieri. Per spostare l’ordigno da Pomigliano alla vicina Sant’Anastasia, sono state mobilitate, pattuglie dei carabinieri, mezzi dell’esercito e un’ambulanza. Tanto trambusto non poteva non attirare l’attenzione, In tanti si sono chiesti cosa stesse succedendo. Alla fine la risposta non era semplice: una bomba arrivata dal cielo era risbucata dal terreno.
Mappatura dei fondali, in arrivo il cacciamine Termoli
A partire da lunedì 11 luglio, la nave Termoli al comando del tenente di vascello, Giancarlo Fabiano, con a bordo il comandante della 53esima squadriglia Dragamine, il capitano di fregata, Alessandro Serafini, effettuerà operazioni di “route survey” nelle acque antistanti il porto di Civitavecchia.L’attività specialistica svolta con regolarità dalle forze di contromisure mine della marina militare, ha lo scopo di verificare e mappare i fondali delle rotte di accesso ai principali porti nazionali e di aggiornare i relativi database, nonché identificare eventuali ordigni residuati bellici per poi procedere alla loro neutralizzazione.
La route survey consente di garantire con rapidità ed efficacia la sicurezza della navigazione per l’accesso ai porti e scongiurare la possibile minaccia da ordigni subacquei, anche di natura terroristica.
Nave Termoli è una unità cacciamine della classe Gaeta, dallo scafo in vetroresina (Glass Reinforced Platic) dotata di sonar ad alta frequenza a profondità variabile e veicoli di investigazione subacquea, con un equipaggio di 44 militari. L’unità, al termine delle operazioni di fronte a Civitavecchia, ritornerà a La Spezia effettuando gli stessi tipi di controllo sulle rotte di rientro.
Pubblichiamo una richiesta arrivata alla nostra redazione:
"Vorrei sapere chi è l'uomo nella foto, so solo che ha partecipato alla 2° guerra mondiale e che nel luglio-agosto 1944 si trovava a Grosseto... Se avete notizie vi prego di inviarmele... grazie. Sabrina"
Perdoni l'anonimato del sottoscritto e dell'azienda che rappresento, la prego dunque di rispettarlo.
Le narro una breve storia come esempio per i colleghi che si trovassero in una situazione simile. Durante un lavoro di movimentazione terra in un cantiere edile dal materiale rimosso affiorarono due bombe a mano della II GG. Immediatamente, riconosciuto l'evidente pericolo, il responsabile del cantiere fece allontanare con calma tutto il personale e nel mentre avvisò i CC. Questi giunsero in brevissimo tempo e crearono un perimetro di sicurezza. Il nucleo artificieri giunse in pochi minuti, valutò la situazione e organizzò una bonifica. Le caratteristiche del cantiere permisero il brillamento il loco. In brevissimo tempo fu effettuato il brillamento e un controllo al fine di scongiurare la presenza di altri ordinigni. Quindi ci venne consentita la ripresa dei lavori senza che questo evento creasse ritardi. Noi ci aspettavamo e accettavamo l'idea di perdere giorni di lavoro.
Esemplare professionalità dei militari che aumentò in tutti noi la stima e la gratidutine nei confronti dell'Arma dei Carabinieri.
Salerno ordigno bellico nel cantiere del Porto Marina d'Arechi
02/07/2011
Gli uomini della Capitaneria di Porto sono intervenuti ieri a Torre Angellara, presso l’area adibita a cantiere per la costruzione del Porto Marina d’Arechi (progettato da Santiago Calatrava) dove era stata segnalata dagli operai la presenza di un ordigno bellico. L’area è stata circoscritta e messa in sicurezza per consentire un rapido sgombero della bomba da parte degli artificieri. Non è la prima volta che nel territorio viene ritrovato un residuato del II conflitto mondiale.
Il precedente più celebre in città, è quello del settembre 2008, quando circa 5mila abitanti della zona compresa tra il Carmine ed il Centro vennero evacuati dalle proprie abitazioni per consentirne lo spostamento e la successiva detonazione controllata.
In quel caso si trattò di una bomba da 500 libbre, di fabbricazione inglese a spoletta differenziata, non si conoscono ancora le caratteristiche dell’ordigno ritrovato.
Licata, sospesa la rimozione degli ordigni bellici
L’Amministrazione comunale di Licata comunica che da oggi, venerdì 1 luglio, le operazioni di rimozione, trasferimento ed esplosione degli ordigni residuati bellici rinvenuti in contrada Piano Bugiades saranno sospese. Le stesse riprenderanno lunedì 4 luglio. Pertanto, domani non sarà necessario procedere allo sloggio forzato dei residenti della zona e a porre in essere tutte le altre operazioni volte alla tutela della sicurezza pubblica..
Fonte: http://www.salernonotizie.it/notizia.asp?ID=17707
Gli scavi per la realizzazione del nuovo stadio della Juventus hanno riportato alla luce oggi pomeriggio un ordigno bellico risalente alla seconda guerra mondiale. I dipendenti delle ditte che stanno ultimando l'allestimento del nuovo 'Delle Alpi' hanno immediatamente chiamato i vigili del fuoco. Sul posto è intervenuta una squadra di artificieri. L'ordigno verrà fatto brillare nel corso della giornata.
Ritrovato ordigno bellico lungo i binari di Aversa
Disagi per i viaggiatori in partenza dalla stazione di Napoli Centrale. Dalle 10.30 di oggi la circolazione ferroviaria è stata sospesa nella stazione di Aversa, sulla linea Napoli–Formia, per il ritrovamento di un ordigno bellico in prossimità dei binari, rinvenuto durante le operazioni di scavo per lavori di manutenzione lungo la linea. SERVIZI CON AUTOBUS – I disagi riguardano soprattutto l’utenza dei treni regionali piuttosto che i convogli a medio-lunga percorrenza, drasticamente ridotti a beneficio dei treni ad alta velocità. Per garantire la mobilità, in attesa dell’intervento degli artificieri, Trenitalia ha organizzato servizi sostitutivi con autobus.
Non c’è pace per l’Isola Bianca. Dopo le piene del Po che l’hanno devastata più volte in questi mesi adesso c’è il pericolo bomba. Sabato pomeriggio infatti è stato rinvenuto tra l’acqua e il terreno dell’isola un grosso ordigno bellico, risalente probabilmente alla seconda guerra mondiale e può creare non pochi problemi soprattutto alla navigazione.
Il rinvenimento è stato fatto alle ore 16.30 da Lorenzo Borghi, responsabile della Lipu, l’associazione ambientalista che ha in concessione l’Isola Bianca sul Po da oltre 20 anni.
«Stavo tornando al pontile della Canottieri - dichiara Borghi - dopo aver fatto la manutenzione periodica dei sentieri. Ho visto questa forma anomala a pelo d’acqua e ho subito intuito dalle fattezze che si trattava di un grossa bomba di aereo. Probabilmente è emersa dopo l’ultima piena visto che è franata una parte della sponda dell’isola. La bomba adesso esce dal terreno ed è a pelo dell’acqua. A quel punto mi sono sentito in dovere di chiamare le forze dell’ordine per denunciare la presenza dell’ordigno bellico in una zona che, specie nel periodo estivo, potrebbe essere battuta da qualche imbarcazione che solca il Po». Dopo la denuncia alla locale stazione dei carabinieri di Pontelagoscuro, con i militari che hanno provveduto ad informare anche gli artificeri, sul posto sono stati allertati anche i vigili del fuoco che hanno aiutato i volontari della Lipu a circoscrivere la zona attorna alla bomba con delle boe e delle taniche di plastica galleggianti per evitare il contatto con qualcuno di passaggio. Da oggi il problema dovrebbe essere affrontato dagli articiferi che dovranno mettere in sicurezza l’Isola Bianca.
Ferrara, 27 giugno 2011 - UN GROSSO ordigno bellico è stato ritrovato sull’Isola Bianca, a 300-350 metri dal pontile della società Canottieri. L’allarme è stato dato da un volontario della Lipu sabato pomeriggio. Si tratta, secondo i primi accertamenti, di una bomba risalente alla Seconda Guerra Mondiale, un ordigno forse datato 1944 anno in cui venne bombardato Pontelagoscuro. L’AREA, al momento, è stata completamente messa in sicurezza grazie all’intervento dei vigili del fuoco i quali, ieri pomeriggio, l’hanno delimitata con boe e nastro per evitare che qualcuno si avvicini troppo. L’ordigno, come si può vedere nelle foto accanto, è affiorato dall’acqua, probabilmente una piena del fiume ha spostato terriccio e detriti rendendolo così visibile alla luce del sole. NEI PROSSIMI giorni saranno gli artificieri a stabilire quando e come farlo brillare. Al momento, per totale sicurezza, sono state annullate tutte le visite all’Isola Bianca.
Artificieri di nuovo in azione Ritrovate 11 bombe a S. Rossore
Pisa, 24 giugno 2011 - UN AUTENTICO arsenale costituito da undici bombe da mortaio di fabbricazione tedesca è stato trovato ieri mattina dagli operai dei Fiumi e Fossi che stavano risagomando il piccolo fosso che divide il viale Regina Elena dalla Lama Grande, a San Rossore. Una circostanza molto fortunata ha impedito che gli operai, lavorando con mezzi pesanti all’escavazione del fosso, non abbiano colpito la spoletta di una delle bombe provocando un’esplosione a catena dalle conseguenze inimmaginabili. Mentre non è raro trovare ancora, a tanti anni dalla fine della guerra, bombe di aereo inesplose, è considerato del tutto insolito, nel ritrovamento dei residuati bellici, imbattersi in bombe da mortaio che venivano in genere portate via con la batteria che le ha in uso. mentre è assai più facile la bomba d’aereo inesplosa
IL VIALE REGINA Elena, nell’estremo lembo sud ovest della tenuta, corre lungo l’Arno, dal Boschetto alla foce del fiume, laddove è collocata la base dei parà incursori della ‘Folgore’, in parallelo quindi, con il viale D’Annunzio al di là del fiume. Sono stati proprio i parà della base, distante circa trecento metri dal luogo del ritrovamento, i primi ad intervenire chiamati dagli operai, mentre veniva avvertita anche la direzione della tenuta che provvedeva subito ad isolare l’area per impedire il transito di ogni mezzo. La direzione della tenuta ha anche avvertito la Questura di Pisa e da qui è scattato l’allarme che ha messo in moto gli artificieri dell’esercito.
IL DEPOSITO rappresentato dalle undici bombe di mortaio è il probabile residuato di una batteria tedesca che era stata posta nei primi mesi del ’44 a presidio dell’ingresso della foce dell’Arno contro incursioni di forze nemiche. Ad un primo esame le undici bombe sembrano ancora in ottimo stato di conservazione e l’ipotesi di rimuoverle per trasportarle in un luogo dove farle brillare parrebbe essere stata esclusa perché considerata troppo laboriosa e quindi rischiosa.
Il ritrovamento dei residuati bellici lungo il viale Regina Elena a San Rossore è l’ennesimo sul nostro territorio a quasi 67 anni dalla fine della guerra. Negli ultimi mesi in particolare sono stati due i ritrovamenti: uno a Marina e uno all’aeroporto.
La stagione estiva è già iniziata. Presto vedremo pubblicità e servizi televisivi rivolti a difesa della persona, contro le insolazioni, o a favore degli animali, contro l'abbandono. Ma non ascolteremo mai le regole da seguire nel caso dovessimo rinvenire, credere di riconoscere un residuato bellico o qualcosa del genere in mare. Ovviamente la categoria più esposta ad “incontri ravvicinati” di questo genere è quella dei sub, sia se munita di areatore, ( snorkeling ), sia per i professionisti dell’ara (muniti di brevetto e bombole). Provo a scrivere due righe:
IL SUB
Rinvenire in mare residuati bellici non è semplice per tante ragioni: l’ex Icram per esempio indica la posizione di questi involucri a profondità proibitive per l’uomo; altro motivo per non distinguere il residuato è l’incrostazione patita dal tempo, perciò una bomba a mano potremmo facilmente scambiarla per un piccolo sasso collocato tra gorgonie, alghe o quant’altro. Ma immaginiamo per assurdo una piccola granata, o una semplice bomba a mano posizionata a pochi metri di profondità e riconoscibile in quanto priva di stratificazioni dovute al tempo trascorso in acqua. Bene…il sub vede qualcosa di simile ad una bomba a mano, in tempo reale comprende il pericolo che l’oggetto rappresenta, decide di avvisare la Capitaneria di Porto. La prima regola da seguire è non toccare in alcun modo l’oggetto…!!!!!! Nessuno a parte lo SDAI (in mare) è in grado di valutare caricamento e stabilità del residuato….Seconda regola dettata dal buon senso è segnalare la posizione dell’involucro per mezzo di una cima legata ad un masso vicino, (ma non troppo) alla bomba, l’altra estremità della cima ad una boetta da segnalazione (anche una bottiglia vuota di plastica), che renderà dalla superficie ben visibile il punto esatto del rinvenimento. Fatto ciò il sub, potrà riemergere, tornare a riva e correre a segnalare il tutto sia alla Capitaneria, sia alle Forze dell’Ordine competenti per zona.
Mare Sicuro: ordinanza della Capitaneria di Siracusa
Siracusa, 20 giugno – Dal 20 giugno avrà inizio l’operazione “ mare sicuro 2011”, impegno che il Comando Generale delle Capitanerie di Porto ha voluto mantenere, anche quest’anno, lungo il litorale del Compartimento marittimo di Siracusa e che assicurerà, unitamente alle quattro motovedette assegnate, il costante presidio delle coste nel periodo di maggiore uso del mare , delle spiagge e delle fasce demaniali.
Alle motovedette saranno affiancati tre battelli veloci con a bordo personale abilitato al salvamento a nuoto e pattuglie via terra, nell’ottica innanzitutto di prevenire incidenti e di garantire allo stesso tempo la vigilanza continua lungo il litorale di giurisdizione, assicureranno una serena stagione estiva 2011.
Si informa inoltre, che il 27 giugno entrerà in vigore l’Ordinanza di Sicurezza Balneare N. 70/2011, emanata da questa Capitaneria di porto in data 15 giugno 2011, in ordine agli aspetti relativi alla tutela della sicurezza della navigazione, dei bagnanti in particolar modo e degli utenti in genere della zona di mare e della fascia demaniale marittima ricadenti nell’ambito della giurisdizione del Compartimento marittimo di Siracusa, che comprende il tratto di costa delimitato a nord dal faro della Penisola Magnisi ed a sud dalla foce del Pantano Longarini.
La predetta Ordinanza sostituisce l’Ordinanza di sicurezza balneare n. 94/2009 in data 15.06.2009 e successive modifiche ed integrazioni. Essa comprende una serie di norme tese a disciplinare tutte le attività che si svolgono durante la stagione estiva e che potrebbero comportare potenziali pericoli per l’incolumità dei bagnanti e degli utenti in genere quali ad esempio la navigazione sottocosta, l’esercizio dello sci nautico e delle attività similari, la pesca nelle zone di mare frequentate dai bagnanti, il sorvolo delle spiagge da parte dei velivoli, il rinvenimento di presunti ordigni bellici in mare, il prelievo di acqua di mare da parte dei velivoli della protezione civile, ecc…, nonché a regolare la predisposizione dei servizi resi all’utenza che hanno particolari riflessi sulla sicurezza in genere quali il servizio di salvamento, l’istituzione delle postazioni di pronto soccorso, il segnalamento a mare della zona riservata alla balneazione, la realizzazione dei corridoi di lancio, le indicazioni riguardanti eventuali tratti di costa interdetti alla balneazione per motivi sanitari o per rischi connessi all’instabilità geologica della costa, ecc…Per questi ultimi aspetti vengono posti degli obblighi sia a carico dei concessionari di strutture destinate alla balneazione che dei Comuni per le spiaggie destinate alla libera fruizione.
È auspicabile che al presente comunicato venga data la massima valorizzazione e diffusione allo scopo di sensibilizzare gli utenti del mare al rigoroso rispetto delle norme contenute nella nuova Ordinanza e poste a tutela principalmente della salvaguardia della vita umana in mare affinché venga assicurato il regolare svolgimento delle attività balneari durante la stagione estiva.
Numeri utili
1530 (Chiamata Gratuita – Emergenze In Mare);
0931/481004 (Sala Operativa Capitaneria Di Porto Siracusa);
0931/481011 (Centralino Capitaneria Di Porto Siracusa);
0931/759077 (Centralino Sezione Staccata Santa Panagia);
0931/842600 (Centralino Ufficio Locale M.Mo Di Portopalo Di Capo Passero) ;
0931/842600 (Centralino Delegazione Di Spiaggia Di Marzamemi).
Sala Operativa:Tel 0931/481004 - Fax 0931/69260
L’Ordinanza di Sicurezza Balneare N. 70/2011 è disponibile anche sul sito istituzionale all’indirizzo www.guardiacostiera.it/siracusa.
Nell'agrigentino 1.500 ordigni bellici, via a disinnesco
(ANSA) - LICATA (AGRIGENTO), 20 GIU - Sono cominciate questa mattina, e andranno avanti fino all'8 luglio, le operazioni di disinnesco degli ordigni bellici trovati a Licata durante i lavori per l'attraversamento dell'acquedotto Gela-Licata. Si tratta di 1.500 ordigni circa ed e' il piu' grosso quantitativo di esplosivo mai scoperto in Sicilia. A fare brillare le bombe, risalenti alla Seconda guerra mondiale, sono gli artificieri del quarto reggimento guastatori di Palermo. Data la complessita' delle operazioni, il Comune ha disposto l'evacuazione di quanti vivono in un raggio di circa 300 metri. (ANSA).
(Ariccia - Cronaca) - Previsto per domani domenica 19 giugno lo sgombero dell'area del cantiere dove sorgerà il Policlinico dei Castelli Romani ad Ariccia entro la quale sono stati rinvenuti diversi ordigni bellici che saranno fatti brillare. Il blocco del traffico comincerà alle 9:30 e interesserà il tratto di via Nettunense che va da via Giovanni XXIII a via Montegiove, più via Coriolano e via Corioli. La riapertura è prevista per il tardo pomeriggio.
Due equipe della assistenza domiciliare della Asl RmH interverranno sul luogo delle operazioni e saranno presenti presso il centro anziani di piazza Nenni, luogo di raccolta destinato alla popolazione evacuata. Presso lo stesso centro sarà operativa una equipe del Centro di salute mentale, composta da un medico psichiatra, uno psicologo e due infermieri. Un centro mobile di rianimazione, con equipaggio completo di medico anestesista, sarà a disposizione per le eventuali emergenze. Tutti i servizi collegati all'emergenza nell'ambito del presidio ospedaliero di Albano saranno attivabili immediatamente in caso di necessità. Saranno inoltre presenti mezzi di soccorso della Croce Rossa e del 118.
Brillate mille bombe ritrovate alle foci del Timavo
Sono stati distrutti tramite brillamento oggi pomeriggio alle 14.45 a Monfalcone in località Cassa di Colmata circa un migliaio di residuati bellici, pari a circa 250 chili di esplosivo, recuperati in quest’ultima settimana alle foci del Timavo a San Giovanni di Duino, dove sono in corso le operazioni finali di recupero e risanamento dell’area dagli ordigni esplosi risalenti alla seconda guerra mondiale. I brillamenti di oggi rientrano nel calendario di attività disposte dal Prefetto di Trieste, Alessandro Giacchetti, che ha coordinato le operazioni di recupero e smaltimento degli ordigni e che fin dalle battute iniziali ha aperto presso la Prefettura di Trieste un tavolo per coordinare tutte le forze in campo per portare a termine le operazioni di bonifica dell’area del parco del Timavo, che ritornerà dopo trent’anni ad essere fruibile dai turisti e dai cittadini della provincia di Trieste.
Le operazioni, iniziate lunedì 6 giugno, proseguiranno ancora per una settimana. Protagonisti del recupero e dello smaltimento rispettivamente i subacquei del Nucleo SDAI della Marina Militare di Ancona e il Nucleo EOD del 3° Genio Guastatori dell’Esercito di Udine.
Per il brillamento, effettuato dal Genio Guastatori, sono stati coinvolti numerosi enti del territorio provinciale di Trieste e di Gorizia: dalla Protezione civile regionale che ha fornito le telecamere per la sorveglianza dell’area al Comune di Duino Aurisina, alle forze di polizia di Trieste, Duino e Monfalcone, alla capitaneria di porto di Monfalcone, alla polizia municipale di Duino e di Monfalcone, all’Enac e all’Enav per i divieti di sorvolo dell’area fino alle forze del volontariato come la Croce Rossa.
NOVENTA PADOVANA. Una bomba è stata trovata ieri nell'alveo del Naviglio Brenta a monte della chiusa di via 4 Novembre. A rinvenirla sono stati gli operai incaricati dal Genio civile di effettuare lavori di sicurezza idraulica alla «Conca di Stra» dove alcune infiltrazioni ne stavano minando la stabilità. «La scoperta è stata fatta casualmente - spiega Paolo Santello del Genio civile -. Gli operai dovevano infiggere le palancole nella platea di cemento sottostante la Conca per rafforzarla quando la strumentazione usata per monitorare il fondo ha rilevato una massa ferrosa. La bomba, lunga una quarantina di centimetri, era sotto un metro di fango. Da una prima ricognizione sembra che risalga al primo conflitto mondiale».
I tecnici del Genio hanno fatto fermare il sistema di apertura e chiusura della Conca, compresi gli acquedotti che alimentano i canali a valle. Abbassato il livello dell'acqua, un sommozzatore si è calato per bloccare la bomba sul fondo e assicurarla alla bricola, i pali in legno per l'attracco. Un'operazione da farsi in brevissimo tempo, pena il rischio di secca a valle con la messa in difficoltà di eventuali natanti. «La bomba andava fissata per evitare che si spostasse alla riapertura degli acquedotti, che provocano una notevole turbolenza - ha spiegato Enzo Rossi dei Sistemi territoriali che hanno in gestione la navigazione interna -. Non è detto che sia stata sempre lì, può essere venuta giù con qualche piena del Brenta». E potrebbero essercene altre, per questo il Genio farà eseguire un'ulteriore bonifica prima di posizionare le palancole.
I lavori di messa in sicurezza, così come la navigazione in quel tratto, sono stati sospesi fino alla rimozione della bomba, che verrà presa in carico dal Genio militare tramite la Prefettura. Da lì passano i natanti delle compagnie che portano i turisti a Venezia. Sul posto i carabinieri della locale stazione, gli agenti della polizia locale e il sindaco Alessandro Bisato.
La bomba, ancora integra, è stata trovata nei pressi degli scogli
Paola Pucciatti VITERBO
Rinvenuto un ordigno bellico a Capodimonte durante la terza giornata ecologica volta alla salvaguardia dell'ambiente lacustre organizzata dalla locale Sezione della Lega Navale Italiana. Il presidente, Andrea Stefano Marini Balestra, ha sottolineato l'enorme valore dell'iniziativa volta a sensibilizzare i cittadini e i giovani al pericolo in cui si incorre nel gettare nel lago materiali inutilizzati. «L'acqua dolce, contrariamente all'acqua del mare – afferma l'avvocato Marini - non è in grado disperdere sostanze nocive e la stessa struttura di trasparenza delle acque non riesce degradare nel tempo quanto vi si trovi, anche a pochi metri di profondità». Per dimostrare questo, 15 sub della Scuola Subacquea Orcasub di Corchiano e lo stesso presidente Marini Balestra si sono immersi nelle acque sottostanti il promontorio di Capodimonte estraendo dai fondali molti quintali di rifiuti di vario genere tra i quali: pneumatici, vasi, pentole, bottiglie di vetro e una gabbia per uccelli. Lo stupore è arrivato quando, a pochi metri dagli scogli del promontorio, è stato rinvenuto un ordigno bellico del tutto integro, identificato in una bomba lanciata da un aereo durante la seconda guerra mondiale. La particolare e inaspettata presenza è stata subito segnalata ai carabinieri. Tra quindici giorni l'ordigno verrà fatto brillare dagli artificieri provenienti da Roma. Mentre i subacquei operavano sui fondali, un gruppo di bambini della scuola primaria, armati di retino, hanno ripulito il sottoflutto della spiaggia e le banchine del porto.
Ariccia: ordigni bellici, conto alla rovescia per la bonifica
Ariccia - Cronaca) - Sarà sgomberata l'area del cantiere dove sorgerà il Policlinico dei Castelli Romani ad Ariccia. Nei quindici ettari di superficie sono state rinvenute due bombe d'aereo (contenente ognuna circa 125 chili di esplosivo) e altre decine di ordigni bellici. Stabilita ufficialmente per domenica 19 giugno l'operazione di disinnesco e brillamento che coinvolgerà un raggio d'azione di 250 metri. I Vigili Urbani di Ariccia, coordinati dal Comandante Luigi De Ciuceis, stanno procedendo a notificare alle famiglie interessate (135 per circa 385 persone) l'avviso di sgombero a partire dalle 7:30 del mattino. Chi non avesse un posto dove appoggiarsi può alloggiare presso il Centro anziani di piazza Nemi. La macchina della Protezione Civile sarà in moto tutto il giorno e inoltre, insieme alla Croce Rossa, sarà disponibile ad accompagnare al Centro anziani i residenti che non avessero possibilità di raggiungerlo con mezzi propri. Le operazioni di sminamento e brillamento, saranno eseguite dagli artificieri del Sesto Reggimento della Cecchignola, diretti dal primo maresciallo Roberto D'Alterio, il capitano Tuzi e il Colonnello Vetìca, sono in programma per le 15. Il blocco del traffico comincerà alle 9:30 e interesserà il tratto di via Nettunense che va da via Giovanni XXIII a via Montegiove, più via Coriolano e via Corioli. La riapertura è prevista per il tardo pomeriggio.
Riportato alla luce un ordigno bellico in via Orazio dello Sbirro
Gli operai della ditta incaricata dal Comune di effettuare alcuni sondaggi in via Orazio dello Sbirro, avevano iniziato a scavare già da un paio d’ore quando tra i pezzi di asfalto e la terra, la ruspa ha riportato alla luce un ordigno bellico.
Sono le 11 di ieri mattina: in strada, a due passi dal grande mercato coperto e dalla frequentatissima via delle Baleniere, ci sono centinaia di persone.
A chiamare la polizia prima e i carabinieri dopo, è lo stesso assessore municipale ai Lavori Pubblici Amerigo Olive, chiamato dagli operai.
Sul posto si precipitano vigili del fuoco e carabinieri.
Gli inquilini dei palazzi che affacciano sulla strada iniziano uno ad uno a sbirciare dalle finestre: le sirene dell’autobotte dei pompieri e della gazzella che la segue coprono il rumore delle macchine e il chiacchiericcio dei passanti mentre una folla ingestibile di curiosi già circonda l’ordigno vecchio di sessant’anni.
Gli artificieri dell’Arma non hanno dubbi: si tratta di una bomba a mano, modello “ Oto Balilla” in uso durante il secondo conflitto mondiale. Secondo i risultati della perizia tecnica effettuata sul posto, l’esplosivo di tipo ananas avrebbe un raggio d’azione di oltre otto metri.
Riportato alla luce inconsapevolmente dagli operai, al lavoro proprio per verificare la possibilità di allargare il mercato rionale, avrebbe potuto provocare una strage deflagrando in pieno centro cittadino.
La situazione è rimasta sospesa per tre ore, tra il panico dei passanti e il traffico deviato.
Solo alle 14, quando i militari dell’Esercito hanno rimosso l’ordigno, la situazione è potuta tornare alla normalità con la riapertura della strada.
“Il rischio è stato grande – conferma il presidente del XIII Municipio Giacomo Vizzani intervenuto sul posto appena saputa la notizia – Fino a quando il Prefetto non ha dato l’autorizzazione a dislocare la bomba la preoccupazione è stata generale. La fortuna ha voluto che l’escavatrice raccogliesse l’ordigno senza schiacciarlo, altrimenti chissà cosa sarebbe potuto accadere”.
Agricoltore trova ordigno bellico in un campo: disinnescato da artificieri
di Nicola Rosselli del 13/06/2011 GRICIGNANO. Stava lavorando nel proprio campo, alla periferia di Gricignano, quando ha notato una zolla un po’ più grande che non si sbriciolava.
Si è avvicinato e si è accorto che non di terra compattata si trattava, ma di una bomba a mano risalente alla seconda guerramondiale. Immediato l’allarme con la denunzia dell’accaduto ai carabinieri della locale stazione che, a loro volta, hanno allertato i colleghi del reparto territoriale di Aversa, agli ordini del colonnello Francesco Marra. Sul posto sono giunti gli artificieri dal comando provinciale di Caserta che sono riusciti a disinnescare l’ordigno bellico.
Melito Porto Salvo (RC), rinvenuti ordigni nelle campagne melitesi
di Francesco Iriti
Rinvenute due bombe a mano di nazionalità italiana nelle campagne di Melito Porto Salvo. La scoperta è stata effettuata da un agricoltore che era intento ad arare la terra nel proprio giardino con il proprio aratro. Ad un certo punto ha percepito qualcosa di strano sotto il trattore e si è fermato.
Da qui il ritrovamento con l’involucro dei due ordigni che era stato andato distrutto parzialmente. Per fortuna gli ordigni non sono scoppiati altrimenti sarebbero state altre le conseguenze. L’uomo ha avuto il tempo anche di lanciare l’allarme permettendo l’intervento degli organi competenti. Sono, quindi, scattate le procedure di rito con la segnalazione alla Prefettura ed alle autorità competenti che hanno informato l’EOD che sono esperti nei residuati bellici.
Il primo sopralluogo è stato reso possibile grazie all’artificiere della Polizia di Stato, Giovanni Sergi, del dodicesimo reparto mobile che ha eseguito la prima parte del lavoro che si rende necessario in questi frangenti. I militari dell’EOD dell’undicesimo reggimento geni guastatori di Castrovillari, guidati dal capitano e comandante della compagnia Tommaso Russo, si sono recati sul posto effettuando le operazioni del caso.
Sul posto il capo nucleo, maresciallo capo Salvatore Giuri e l’operatore, il sergente maggiore Vincenzo Nanè. Si tratta di un reparto speciale dell’esercito italiano che si muove lungo tutto il territorio e che è impegnato anche in missioni particolari per reprimere il terrorismo.
I carabinieri della compagnia di Melito Porto Salvo, guidati dal comandante Onofrio Panebianco hanno portato a termine l’intervento transennando l’area per metterla a sicuro e per permettere la rimozione dei residuati. I materiali rinvenuti sono stati presi in custodia dai militari dell’EOD che, seguiti dall’ambulanza della Misericordia, hanno fatto ritorno al posto di comando.
venerdì 10 giugno 2011
(red.)
Chissà da quanto tempo sonnecchiava in quella posizone, dimenticata per oltre 60 anni tra le pareti di quell'edifico diventato poi la sede dell'Università Cattolica di Brescia.
E lì, avvolta nella carta di un giornale di fine anni Quaranta e legata con dello spago, è stata trovata da un muratore giovedì, durante alcuni lavori di ristrutturazione di un bagno in via Trieste.
Si tratta di una bomba a mano, residuato bellico della Seconda Guerra mondiale, murato in una tramezza.
Allertato il Comando provinciale dei carabinieri l'area è stata messa in sicurezza e sul posto è giunta grazie l'unità della Seconda Sezione del Nucleo investigativo (Siss) che ha consegnato l'ordigno agli artificieri. La bomba era una vecchia Oto modello 35, dotata di 36 grammi di carica.L'ordigno è stato fatto successivamente brillare in una cava.
Alle 11.30 di questa mattina nei pressi del mercato rionale di via Orazio dello Sbirro, in pieno centro urbano a Ostia, e' stata rinvenuta una bomba a mano, residuato bellico. Sul posto sono intervenuti carabinieri, Polizia di Stato e Municipale che ha provveduto ha transennare l'area e interdire il passaggio pedonale. In questo momento gli artificieri dei Carabinieri stanno valutando le condizioni dell'ordigno, per capire se rimuoverlo o affidarlo ai tecnici dell'Esercito. Presumibilmente viste le modeste dimensioni dell'ordigno non verranno sgomberati i palazzi presenti nell'area. La bomba a mano e' stata trovata da alcuni operai municipali che stavano effettuando uno scavo nei pressi del mercato. (omniroma.it)
Ariccia: presto saranno fatti brillare gli ordigni bellici
(Ariccia - Attualità) - Sarà sgomberata l'area del cantiere dove sorgerà il Policlinico dei Castelli Romani ad Ariccia. Quindici ettari di superficie dove sono state rinvenute due bombe d'aereo e circa altri 70 ordigni bellici. Prossima l'operazione di brillamento prevista, ancora ufficiosamente, per la prossima settimana. Ieri si è svolta una riunione convocata dal Prefetto a palazzo Valentini, dove sono stato discussi i dettagli dell'intervento. Domani una riunione tecnica degli addetti ai lavori. Probabilmente ci vorranno diverse ore prima che gli artificieri del VI reggimento Genio Pioneri di Roma possano far brillare le due bombe d'aereo che contengono ognuna 125 chili di esplosivo. Lo sgombero, che interesserà 386 residenti nell'area, potrebbe durare dalle 5 alle 10 ore. Sembra inoltre prevista la chiusura di alcune imprese e il blocco del traffico su una parte di via Nettunense e su vie adiacenti della zona di Corioli.
(ANSA) - ANCONA, 8 GIU - Un ordigno bellico risalente forse alla seconda guerra mondiale e' stato trovato sulla spiaggetta di Pietralacroce di Ancona, forse abbandonato nottetempo da una barca di pescatori. Si tratta di un proietto di artiglieria da terra, lungo 70 centimetri e largo 30. La Guardia costiera ha chiesto l'intervento degli artificieri per neutralizzarlo. La spiaggia e' quasi inaccessibile via terra. A dare l'allarme e' stato un escursionista. (ANSA).
Napoli, 4 giu. (Adnkronos) - Un proiettile da mortaio di artiglieria modello 81 risalente al secondo conflitto mondiale e' stato rimosso nel pomeriggio di oggi dagli artificieri della Polizia di Stato. E' stato un cittadino a segnalare in forma anonima che all'interno di una fioriera si trovava l'ordigno.
Il ritrovamento e' avvenuto in vico Avvocata, una traversa della centralissima piazza Dante a Napoli. Poco dopo la zona e' stata evacuata dagli agenti delle numerose volanti dell'Ufficio di prevenzione generale giunte nella zona.
L'ordigno e' stato posto in sicurezza e poi rimosso. Secondo quanto si e' appreso nonostante siano trascorsi dei decenni l'ordigno era ancora in grado di esplodere. Sicuramente il proiettile e' stato collocato da qualcuno nella fioriera e successivamente ne e' stato dato l'allarme alla polizia. Gli investigatori stanno svolgendo indagini.
Trova bomba a mano in soffitta e la porta alla polizia
(ANSA) - MILANO, 3 GIU - Facendo le polizie in soffitta, una vedova di 67 anni ha trovato nella sua casa di via Chiarelli a Milano una bomba a mano.
E cosi' con il figlio - invece di chiamare la polizia perche' gli artificieri intervenissimo - ha portato l'ordigno ancora attivo al commissariato San Siro, rischiando di farla esplodere.
La zona del commissariato e' stata isolata e sono intervenuti gli artificieri che hanno spostato la bomba a mano e l'hanno resa innocua.(ANSA)
L'Ansa il 3 giugno informa: un'anziana signora residente a Milano, nel corso di alcune faccende domestiche, rinviene una bomba a mano forse risalente alla seconda guerra mondiale. Spaventata la donna allerta immediatamente il figlio, il quale decide di portare il residuato bellico direttamente al Comando di Polizia.
La cronaca, fonte sempre la stessa Ansa, allude ad un ordigno ben conservato ed in grado di esplodere, perciò (inconsapevolmente) l'uomo trascina nel rischio una marea di persone e tra queste anche il corpo di Polizia presente al Comando San Siro, infatti in tempo reale ogni attività lavorativa in corso è sospesa fino all'arrivo del gruppo eod preposto ad inertizzare l'oggetto del passato.
In pratica ancora una volta un caos dovuto ad un persistente vuoto informativo nei confronti di questo gravissimo tema.
Ma attenzione...!
Episodi simili non rappresentano alcuna eccezione, anzi, il 22 aprile scorso un uomo residente ad Ariccia (Roma) consegna al commissariato di zona addirittura una bomba da mortaio. In realtà potrei continuare ad elencare tanti episodi simili, ma comprendo che tutto ciò è già sufficiente.
Il vero problema è far comprendere a tutti quanto sia pericoloso maneggiare, spostare, rimuovere o caricare in automobile ordigni bellici risalenti alle guerre mondiali del secolo trascorso.
Certo è nostro dovere segnalare la presenza del residuato, ma è sufficiente una telefonata al 113/112.
Pisa, causa ordigno bellico aeroporto sospende tutte le attività di volo di traffico civile e militare
Pisa – Nell’ambito dei lavori preliminari previsti per l’ampliamento delle piste di volo è stato ritrovato oggi, giovedì 26 maggio, un ordigno bellico non esploso residuato da un bombardamento avvenuto durante la seconda guerra mondiale.
Effettuate le valutazioni da parte degli artificieri dell’Esercito del nucleo di Piacenza è stata valutata da questi la necessità di predisporre un’area di sicurezza con un raggio di circa 500 metri dal punto di ritrovamento.
In considerazione della posizione dell’ordigno, ritrovato in prossimità delle piste, il Direttore Aeroportuale ENAC contestualmente al Comandante della 46^ Brigata Aerea hanno deciso la chiusura dell’aeroporto, sospendendo tutte le attività di volo di traffico civile e militare dalle ore 20.30 di quest’oggi, in quanto la delimitazione dell’area di sicurezza comprende un ampio tratto di entrambe le piste di volo.
Sono iniziati immediatamente i lavori per la costruzione di un terrapieno di contenimento che consentirà la riapertura dell’Aeroporto presumibilmente alle ore 10.00 di domani mattina, venerdì 27 maggio 2011.
Per aggiornamenti sullo stato dei voli si consiglia di consultare la sezione “Voli in tempo reale” del sito dell’aeroporto (www.pisa-airport.com) o i siti delle compagnie aeree di riferimento.
L’Aerostazione rimarrà aperta per tutta la notte garantendo un servizio di assistenza per i passeggeri che decideranno di rimanere in aeroporto.
Ordigno bellico all'aeroporto Pisa, i voli rimangono fermi
Pisa, 26 maggio 2011 - Un ordigno bellico è stato ritrovato in serata in prossimità delle piste dell'aeroporto di Pisa e la Sat, la società di gestione dello scalo, ha immediatamente disposto la chiusura del traffico aereo per motivi di sicurezza. Al momento sono già 12 i voli cancellati in arrivo e partenza, ma la lista è detsinata ad allungarsi. Anche perchè ogni operazione resterà ferma almeno fino alle 10 di domani. restera' invece apertsa l'aerostazione per fornire assitenza ai passeggeri. Lo stop ai voli è stato imposto intorno alle 20.30 dopo che, nel corso di alcuni lavori di manutenzione, e' stata rinvenuta la bomba risalente alla seconda guerra mondiale. Nel raggio di 500 metri dal luogo del ritrovamento è stata creata una zona di sicurezza dove lavoreranno solo tecnici esperti per realizzare un terrapieno che possa in qualche modo garantire allo scalo pisano di riaprire il traffico in attesa della definitiva rimozione dell'ordigno.
Aeroporto Pisa: ordigno bellico vicino a piste, stop a voli
26 maggio 2011
(ANSA) - PISA, 26 MAG - Un ordigno bellico risalente alla seconda guerra mondiale e' stato ritrovato in serata in prossimita' delle piste dell'aeroporto di Pisa e la Sat, la societa' di gestione dello scalo, ha immediatamente disposto la chiusura del traffico aereo per motivi di sicurezza. Al momento sono gia' 12 i voli cancellati in arrivo e partenza, ma la lista e' destinata ad allungarsi. Anche perche' ogni operazione restera' ferma almeno fino alle 10 di domani. Restera' invece aperta l'aerostazione per fornire assistenza ai passeggeri.(ANSA).
Si scava in giardino, spuntano due ordigni bellici
Anomalo "incidente" a Jesolo, in via Argine San Marco. Durante uno scavo in un giardino privato di un'abitazione sono spuntate due bombe, residuati bellici dell'ultima Guerra.
Poco prima dell 14, in seguito alla segnalazione, sono intervennuti sul posto gli agenti del locale Commissariato di P.S. .
Gli agenti hanno accertato che si trattava di due ogive della lunghezza di circa 30 centimetri ciascuna e dalla larghezza di circa 10 cm.
Gli ordigni sono apparsi integri, e sono stati lasciati cautelativamente sul posto, con transennamento del luogo ove sono stati rinvenuti.
Sono state attivate inoltre tutte le procedure del caso.
20 maggio 2011
Ventotto bombe, 22 bombe stick e 10 moschetti con cartucce e caricatori. Reperti bellici risalenti all'ultimo conflitto mondiale. Li hanno ritrovati ieri pomeriggio dei muratori in uno stabile di via Solari 47 mentre stavano ristrutturando un appartamento al secondo piano.
Gli operai hanno sollevato un vecchio pavimento per costruire il massetto (lo strato superficiale del supporto sul quale si esegue la posa pavimentazione) sul quale posizionarne uno nuovo. Le vecchie piastrelle, infatti, come accadeva un tempo, poggiavano direttamente sulla terra. E proprio sotto questo strato di terra sono stati ritrovati bombe, moschetti e munizioni, avvolti ordinatamente in carta da giornale dell'epoca.
I muratori hanno subito avvertito i carabinieri. Che hanno portato tutto il materiale in caserma, ma prima hanno distrutto le bombe.
L'ultimo residuato bellico fatto brillare a Milano è la bomba d'aereo americana della Seconda guerra mondiale trovata ad agosto dello scorso anno a Redecesio di Segrate, nei pressi dell'aeroporto di Linate. I militari neutralizzarono l'ordigno facendo esplodere in una buca nel terreno. Qualche mese prima, ad aprile, un altro ordigno simile era stato rinvenuto a Solbiate Olona, in provincia di Varese.
Strada Bertolla, dall'orto di casa spunta un residuato bellico
Un uomo, zappando l'orto di casa, ha trovato un residuato bellico, un proiettile d'artiglieria di grosso calibro. I militari del Genio Artificieri hanno recuperato e fatto brillare l'ordigno
L'allarme scatta alle cinque e mezza del pomeriggio di sabato. La Centrale Operativa della Polizia Municipale di Torino manda una pattuglia in strada Comunale Bertolla. Un uomo, zappando l’orto di casa, ha trovato un residuato bellico, nello specifico un proiettile d’artiglieria di grosso calibro.
Sul posto sono subito arrivato agenti della Polizia di Stato e militari del Genio Artificieri. L’ordigno è stato recuperato e trasportato fuori Torino, in un sito protetto, dove è stato fatto brillare.
Rinvenuto ordigno bellico nei boschi di Varese Ligure
La munizione di mortaio, in pessimo stato, giaceva semisepolta dalla terra.
Val di Magra - Val di Vara. Stava passeggiando tranquillamente nei boschi intorno a Varese Ligure quando all'improvviso si è imbattuto in un ordigno bellico, semi sepolto nel terreno. E' accaduto stamani ad un pensionato di Varese ligure che durante la sua consueta passeggiata ha rinvenuto nel bosco un oggetto cilindrico, di circa 16 centimetri di diametro e 50 centimetri di lunghezza, probabilmente una munizione da mortaio, conservata in pessimo stato. L'uomo ha avvisato i Carabinieri, che si sono recati sul luogo delimitando l'area e interdendola al pubblico. Sono stati avvisati anche gli Artificieri di Torino che dovrebbero intervenire in serata per disinnescare l'ordigno.
Saldano crocefisso a ordigno bellico che esplode, due feriti
Un 'proietto' 1/a guerra mondiale, saldatore lo credeva vuoto
(ANSA) - TREVISO, 4 MAG - Stavano saldando un piccolo crocefisso su una bomba della prima guerra mondiale, quando l'ordine e' esploso.
Sono rimasti feriti cosi' due uomini di Castelfranco Veneto (Treviso). Il piu' grave e' Fortunato Tosato, 65 anni, saldatore: con una saldatrice elettrica stava fissando il crocefisso all'ordigno - un 'proietto', di forma allungata - credendo fosse vuoto, mentre invece conteneva ancora residui di tritolo. L'ordigno, surriscaldato, e' esploso. La deflagrazione ha investito anche Giuseppe Zilio, 68 anni.
ESPLODE RESIDUATO BELLICO
Il quattro Maggio 2010 (ANSA) a Castelfranco Veneto (Treviso) un residuato bellico risalente alla Prima Guerra Mondiale, forse una granata di piccolo o medio calibro a causa di un'inopportuna manipolazione esplode ferendo due pensionati del luogo.
I due amici volevano saldare un crocefisso (...) sulla pancia del proietto, trovato chissà dove.
"Sicuramente lo pensavano vuoto, ma non lo era".
Infatti credo d'immaginare una granata priva d'ogiva, in parte colma d'esplosivo celato da uno strato di terreno, perciò i due improvvisati tecnici, scivolano tra le braccia dell'inganno.
Difatti i due, decisi a portare a termine il proprio stravagante progetto, azionano una saldatrice che sviluppa calore sufficiente a far esplodere la piccola bomba.
Quest'ultima proietta sui corpi dei protagonisti roventi schegge ed una forza d'urto ad alta temperatura.
Il tecnico saldatore (…) è ricoverato in rianimazione, il curatore del progetto al contrario è dimesso lo stesso giorno.
L'esplosione spaventa e allerta la comunità, il panico investe Borgo Vicenza, oltre le ambulanze del 118 intervengono Vigili del Fuoco e Forze dell'Ordine.
I Militari dell'Arma accertano che il proprietario del garage è collezionista d'armi da guerra ( regolarmente registrate...? ).
Ancora una volta mi chiedo:
questa granata parzialmente colma d'esplosivo come ha raggiunto la casa del collezionista...?
I residuati bellici, non si toccano, non si spostano, non si portano a spasso per paesi o città. Veramente stanco di ripete ancora una volta questo concetto, non resta che rispondere al mio stesso quesito per mezzo di una notizia datata 5 maggio 2011 che giunge da Gorizia d'Isonzo: "scomparsa una granata da 305 millimetri, la Magistratura indaga..."
Le Guardie del WWF di Salerno rinvengono ad Eboli quattro bombe della II guerra mondiale
Gli agenti del WWF Nucleo di Salerno unitamente a personale di fuori regione, durante una più complessa attività di vigilanza coordinata dal responsabile del servizio, il Coordinatore Provinciale Albero Alfonso, hanno notato due contenitori in ferro affusolati che ad un piu' attento ed accurato controllo risultavano essere, due bombe di aereo, probabilmente della seconda guerra mondiale, ancora complete di spoletta e quindi perfettamente funzionanti.
Gli agenti, dopo il primo rinvenimento, con molta cautela hanno provveduto a delimitare l'area ed hanno immediatamente avviato una più capillare attività ispettiva, che consentiva di accertare la presenza a pochi metri di distanza di altri due residuati bellici, anch'essi apparentemente funzionanti.
Il rinvenimento delle quattro bombe, della lunghezza di circa 90 cm e del peso apparente di circa 60/80 kg, completamente dissotterrate e ripulite consentiva infatti di ipotizzare che ignoti di li a poco avrebbero tentato di asportarle probabilmente per utilizzarne il suo pericoloso contenuto in attività illecite. Si tratta di un rinvenimento che a causa della estrema vicinanza delle quattro bombe, consentiva anche di ipotizzare che nelle immediate vicinanze potessero essere presenti altre residuati bellici.
Si tratta di ritrovamenti a seguito dei quali il personale specializzato, al fine di attuare gli interventi di disattivazione,dovrà necessariamente attivare una nuova ricognizione, al fine di valutare le caratteristiche e la pericolosità degli ordigni nonché l'eventuale presenza di altre bombe in relazione all'ambiente e contesto dove si trovano.
Solo successivamente si procederà al loro disinnesco ed alla distruzione nel luogo di rinvenimento o in cave situate nelle vicinanze, mediante l'esplosione controllata di cariche apposite, garantendo la massima sicurezza per la popolazione e le opere circostanti attraverso lavori ed apprestamenti atti alla protezione.
Ore 13.00 c/o il Padiglione OVAL, stand Regione Puglia n.Y46 - presentazione libro documentario
Florestano Edizioni - SCHEGGE ASSASSINE di Giovanni Lafirenze
Intervengono l’autore e Luciano Boccalatte,vice direttore dell'Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea" Giorgio Agosti" di Torino
Un quarantenne di Ariccia ieri ha consegnato al commissariato di Albano un ordigno bellico ritrovato sui sentieri del Lago Albano. Panico nel commissariato dove è scattato il piano di sicurezza per il disinnesco della bomba
Di Francesca Ragno - 22/04/2011
Consegna alla polizia un ordigno bellico trovato lungo il lago di Albano senza chiamare gli artificieri: è quanto accaduto nella giornata di ieri al commissariato di Albano. Un quarantenne di Ariccia mentre si allenava lungo i sentieri del Lago ha trovato l'ordigno, un mortaio della seconda guerra mondiale, e ha pensato bene invece di chiamare le forze dell'ordine di portarlo al commissariato brevi mano.L'arrivo del residuo bellico, trasportato su un carro attrezzi di proprietà dell'uomo, nel commissariato ha fatto scattare il piano di sicurezza e il blocco delle attività del presidio di polizia per permettere l'arrivo degli artificieri e il disinnesco del mortaio.
Il 22 aprile 2011 un quarantenne residente ad Ariccia (Roma) mentre è intento ad allenarsi all'interno dei sentieri del lago di Albano nota una bomba da mortaio, “ovviamente” risalente alla seconda guerra mondiale, la guarda, probabilmente comprende l'identità dell'oggetto, ma non percepisce il pericolo e decide di consegnarla ai Carabinieri di zona. Naturalmente in questa avventata manovra l'uomo non possiede alcuna colpa, lui è in buona fede, desidera eliminare l'oggetto esplodente da una zona frequentata anche da ragazzini. In realtà i residuati bellici non si toccano, non si spostano...!!!! Quando si rinviene, si nota, un oggetto del genere è sufficiente allertare le forze dell'ordine di zona, anche per mezzo di un telefonino (113), esporsi in prima persona ad un pericolo del genere è inutile, caricare in auto la granata è una manovra azzardata per via delle sollecitazioni che lungo il tragitto la bomba subisce, non solo, nel pericolo coinvolgiamo anche le persone (ignare) che incrociamo con l'auto. Ancora una volta ripeto: Se in Italia l'informazione orientata a questo “GRAVISSIMO” tema fosse leggermente più presente, le persone non cadrebbero in questi paradossali e pericolosi errori in grado di sconvolgere la sicurezza di una intera comunità e non solo.
Una gran vampata e un denso fumo invade la via. L'ordigno era stato inglobato nel cemento e sotterrato alla fine della guerra
Bassano. Sembrava un innocuo blocco di cemento. Improvvisamente, però, quello strano conglomerato emerso durante lo scavo ha preso fuoco, con una vampata bianca e un fumo denso ed acre che ha invaso anche parte delle vie circostanti e che fatto sobbalzare sul sedile del miniescavatore l'operatore, Nicola Perin, titolare dell'omonima impresa di Mussolente.
In quel blocco di cemento era racchiuso nientemeno che il contenuto di uno bomba della Seconda guerra mondiale, caricata al fosforo.
È accaduto ieri verso le 11,45 di via Parini 6 a San Giuseppe di Cassola dove, in uno stabile di due unità, nella porzione di proprietà di Nicola Ceccato, 39 anni, erano in corso alcuni lavori di ristrutturazione della casa, che prevedono anche un nuovo ingresso, su uno dei muri laterali. E proprio a ridosso di quel muro erano in atto gli scavi.
Appena s'è sprigionato il fuoco, accompagnato dal fumo, da via Parini è scattato l'allarme ai vigili del fuoco. Sul posto si è recata una squadra del distaccamento di via Ca' Baroncello.
In un primo momento s'era pensato che ad innescare l'incidente fosse stato del carburo o dello zolfo. In realtà ai vigili del fuoco è apparso subito chiaro che il misterioso blocco di cemento conteneva fosforo, elemento che a contatto con l'ossigeno si era autonnescato.
In supporto sono giunti a San Giuseppe anche i tecnici dell'Arpav, una volante del Commissariato e una pattuglia della polizia locale.
I vigili del fuoco, rimasti a San Giuseppe sino alle 14,45, nel cemento hanno rinvenuto una parte dell'involucro della bomba e della spoletta. Per scongiurare altri autoinneschi i pompieri hanno gettato del cemento secco.
Delimitata e messa in sicurezza l'area dello scavo, infine, gli agenti del Commissariato hanno avvisato gli artificieri dell'esercito che interverranno nel volgere di alcuni giorni per la bonifica del cantiere.
I tecnici dell'Arpav hanno prelevato parte del componente della bomba che verrà analizzato. Stando ai primi riscontri dovrebbe trattarsi di una bomba caricata al fosforo che, subito dopo la fine del conflitto venne inglobata in un blocco di cemento e interrata.
Di quell'ordigno s'era persa la memoria, riaffiorata improvvisamente ieri mattina durante i lavori di ristrutturazione.
Nonostante il grande spavento non ci sono stati pericoli per le persone direttamente coinvolte, vale a dire l'escavatorista e il padrone di casa e per i residenti delle abitazioni vicine.
I problemi pratici però non sono risolti per Nicola Ceccato, il quale pensava di vedere conclusi i lavori paio di giorni.
Teme ora di dover attendere molto più del previsto, perché, prima di tutto, gli artificieri devono portare via il fosforo.
Il fatto è che ora, in attesa della nuova porta, è costretto ad entrare in casa attraverso una finestra salendo su una scala appoggiata al muro. L.Z.
Il ritrovamento da parte di un residentee che stava lavorando su di una fogna intasata. Il residuo è lungo settanta centimetri e pesa venti kilogrammi, di cui sei di materiale esplosivo
Aveva scambiato l'ordigno per una tubatura delle fogne, l'uomo che oggi ha ritrovato per caso il residuato bellico ad Acerra, del peso di circa 20 chilogrammi per 70 centimetri di lunghezza.
Si tratta di un cittadino residente a poche decine di metri dal luogo del ritrovamento. Stava cercando un tombino o le tubature della fognatura per tentare di liberarle da un ostacolo che intasava il flusso. L'ordigno, che pesa circa 20 chilogrammi, per una lunghezza di circa 70 centimetri, contiene circa sei chilogrammi di esplosivo di tipo a schegge.
Secondo quanto si è appreso, l'uomo ha scambiato, in un primo momento, la bomba per una tubatura, ed ha deciso di ripulirla dal terriccio per poi cercare il tombino. Si è poi reso conto del ritrovamento, allertando le forze dell'ordine e la protezione civile.
Sul posto sono attesi gli artificieri dell'Esercito, in quanto quelli della Polizia di Stato, intervenuti in un primo momento, non possono operare sulla bomba a causa del peso e della portata dell'esplosivo. Nella zona in cui è stato ritrovato l'ordigno, ci sono una serie di villette monopiano, ma al momento non è stata disposta l'evacuazione dei residenti.
RAVENNA - Stavano dragando il fondale marino delle acque dell'avamporto di Ravenna quando è spuntato un ordigno bellico lungo circa 40 centimetri e con un diametro di 12. Il ritrovamento è avvenuto intorno alle 00.40 della notte tra venerdì e sabato da parte dell'equipaggio della draga "Marieke", nel corso delle operazioni di approfondimento del fondale marino. Immediatamente informata, la capitaneria di porto ha dato disposizioni alla draga di uscire dalla zona portuale fino ad arrivare alla rada, dove ha potuto ancorare a circa 0.7 miglia marittime dall'imboccatura del porto. Sul posto è intervenuto il nucleo Sdai del dipartimento marittimo di Ancona che, con l'ausilio dei mezzi nautici ravennati - il battello Gc B88 e la motovedetta Cp 847 -, ha provveduto a mettere in sicurezza la bomba ed a posizionarla a circa 1,5 miglia marittime dalla costa. La guardia costiera ha infine emesso un'ordinanza per impedire la navigazione, la sosta, la pesca ed ogni altra attività all'interno di un'area di sicurezza del raggio di 1 miglio nautico dal punto di posizionamento dell'ordigno.
Montignoso
Analizzano il terreno
Trovano una bomba
Massa, 14 aprile 2011 - La seconda Guerra Mondiale ha visto le sue pagine più marcate lungo la Linea Gotica che dal Pasquilio va al mare. Tanto da far rinvenire, nel corso di alcuni lavoriin un cantiere lungo la Statale Aurelia, al confine fra Pietrasanta e Montignoso un ordigno bellico risalente al secolo precedente.
L'hanno scoperto alcuni operai di un'impresa che, per conto del Consorzio di Bonifica Versilia Massaciuccoli, stavano eseguendo le operazioni di scavo per l'allargamento del canale.
I lavori si erano gia' fermati per compiere l'analisi dei fanghi inquinanti dagli idrocarburi prodotti dal traffico. Poi una seconda volta per eseguire lo spostamento dei cavi dell'alta tensione dell'Enel. Adesso un nuovo stop per il ritrovamento di questa bomba di circa 80 centimetri. Adesso interverranno gli artificieri di Padova per valutare il da farsi. Il Consorzio di Bonifica ha informato la Prefettura di Massa Carrara, il sindaco di Federico Binaglia e i carabinieri di Montignoso.
Una granata da 120 millimetri della seconda guerra mondiale è stata rinvenuta ieri a Calendasco, in località Torre Rossi. A scoprire l’ordigno alcuni operai di una ditta che sta eseguendo lavori di scavo per conto del Comune. Immediatamente sono stati avvisati i carabinieri che hanno messo in sicurezza la zona. Sul posto sono poi intervenuti gli artificieri del Genio Pontieri e l’ordigno è stato fatto brillare.
Nissoria. Un uomo si presenta dai Carabinieri con in mano una bomba da mortaio inesplosa
8 aprile 2011
Nissoria. Nel tardo pomeriggio di domenica scorsa, un cittadino nissorino si è presentato alla locale Stazione Carabinieri, cosa del tutto normale se non fosse che portava in mano una bomba da mortaio inesplosa, risalente all’ultimo conflitto mondiale. Il perché della presenza di quell’ordigno è del tutto diverso da quello che si potrebbe pensare, l’uomo infatti come accade spesso la domenica a molte famiglie ennesi, specie quando il tempo è bello e la mite aria primaverile prende il posto del freddo invernale, si era recato in campagna per trascorre con la famiglia una serena giornata all’aria aperta. Dopo il consueto pranzo domenicale i figli, entrambi in quella curiosa fase pre-adolescenziale, stavano giocando all’aperto quando uno di loro è tornato dal papà per mostrargli ciò che di strano aveva appena trovato. La curiosità del genitore si è trasformata subito in terrore quando l’uomo si è reso conto di cosa fosse, il figlio infatti teneva in mano una bomba da mortaio inglese da due pollici di diametro (circa 5 cm), contenete esplosivo ad alto potenziale in pessimo stato di conservazione. Il papà incurante del pericolo che stava correndo, ma con il nobile scopo di salvaguardare i suoi figli, ha deciso di portare l’ordigno alla vicina stazione dei Carabinieri, consapevole che lì come sempre avrebbe trovato, militari pronti ad aiutare la popolazione. I carabinieri di quella Stazione, ben conoscendo le procedure da applicare in una situazione così pericolosa, hanno subito avvisato la centrale operativa del Comando provinciale e la Compagnia Carabinieri di Enna, la quale come previsto ha subito dato disposizione di lasciare la bomba dov’era e di uscire tutti dalla Caserma in attesa dell’arrivo degli artificieri, e dell’accaduto ha informato la scala gerarchica, richiedendo alla Legione Carabinieri “Sicilia” di Palermo, di inviare sul posto un Carabiniere specializzato EOD (è questo l’acronimo militare usato dalla NATO per definire gli artificieri) dal vicino Comando provinciale Carabinieri di Caltanissetta, Comando che con encomiabile solerzia lo ha fatto arrivare a Nissoria in brevissimo tempo. Nel frattempo il Comando provinciale ha avvisato del fatto la Prefettura di Enna. Giunto sul posto l’artificiere attraverso l’utilizzo di specifiche tecniche ha spostato quel pericoloso ordigno in una zona isolata all’interno del protetto perimetro della Stazione, più precisamente in angolo lontano dallo stabile della Caserma e dalle case vicine protetto da muri in cemento armato larghi 50 cm e da una serie di sacchetti di sabbia che per procedura erano già stati preparati dai militari nissorini. Da questo momento ritornata pienamente sicura la Stazione Carabinieri ed opportunamente vigilato l’ordigno la Prefettura di Enna ha avviato una procedura d’urgenza per la rimozione e la definitiva bonifica. Mercoledì 6 aprile infatti tutti gli attori, ossia gli artificieri del 4° Reggimento Genio Guastatori di Palermo (Reparto specializzato preposto a rimuovere e bonificare i residuati bellici), il personale medico dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Enna (con il compito di intervenire in caso di incidente durante le pericolose e delicate operazioni) e l’Arma dei Carabinieri (con il compito di garantire la vigilanza ed isolare la zona d’operazione), coordinati dal citato Ufficio territoriale Governativo di Enna, hanno dato avvio alle procedure di definitiva bonifica. Così la bomba è stata predisposta al trasporto presso una cava sita nel vicino comune di Agira, che nel frattempo era stata isolata da personale dell’Arma e lì è stata fatta esplodere in modo sicuro, grazie alla professionalità ed al coordinamento di tutte le forze scese in campo.
Seppur come si dice che “è tutto bene ciò che finisce bene” è doveroso ricordare a tutti che la cosa più sicura da fare nel caso si dovessero rinvenire ordigni bellici inesplosi è di allontanarsi subito lasciandoli dove sono (il trasporto senza le dovute accortezze che solo il personale specializzato è in grado di porre in essere, aumenta a dismisura il pericolo potendo essere causa di un’accidentale esplosione) ed avvisare immediatamente le forze dell’ordine, che provvederanno ad isolare la zona e ad avviare le procedure previste.
Trovato ordigno bellico sulla strada per Campiglia
08/04/2011
La Spezia. E' stato rinvenuto questa mattina in modo fortuito da alcuni operai dell'Acam un proiettile con spoletta di dimensione 30 centimetri, sulla strada di Porto Venere, ad un chilometro dal bivio per l'abitato di Campiglia. Un ritrovamento delicato, forse risalente alla Seconda Guerra Mondiale, che ha consigliato i tecnici di avvisare la polizia che ha transennato la zona per evitare che qualcuno potesse avvicinarsi. In questi minuti sul posto sono stati inviati gli artificieri.
Ordigno bellico lungo la strada Fucecchio, fatto brillare
07 Aprile 2011
Un ordigno bellico della Seconda Guerra Mondiale è stato scoperto nel comune di Fucecchio, in località Mandriane, nei pressi di Galleno. La bomba da mortaio di fabbricazione tedesca, del diametro di 80 millimetri, è stata fatta brillare oggi dagli artificieri del reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Firenze. A trovare l'ordigno un uomo che stava camminando lungo la strada Lucchese Romana per raccogliere asparagi selvatici. A distanza di circa un metro e mezzo dal ciglio della carreggiata asfaltata si trovava l'ordigno. Sono stati avvisati i carabinieri di Fucecchio che hanno subito transennato l' area presidiandola per tutta la notte e parte della mattina fino all'arrivo degli artificieri. Per farla esplodere sul posto sono intervenuti gli artificieri dei carabinieri. Sul posto anche un'ambulanza del 118 e per motivi di sicurezza la strada è stata chiusa.
Certo ai tempi della seconda guerra mondiale tutta la Provincia di Parma è oggetto di bombardamenti aerei anche pesanti, causa importanti attraversamenti ferroviari, depositi munizioni e numerosi schieramenti di militari tedeschi. Il capoluogo patisce i primi attacchi aerei la domenica sera del 23 aprile 1944. Qualche velivolo sgancia bengala per illuminare “a giorno” lo scalo ferroviario, il resto delle fortezze volanti lascia precipitare ordigni da 250, 500 lb. Il 25 aprile l'incursione è diurna, le bombe colpiscono il centro della città, alcune centrano il greto torrente. Ma alle ore 12,30 del 2 maggio la città di Arturo Toscanini subisce una terribile azione aerea, in pratica centinaia di bombe sganciate simultaneamente. Otre al centro è colpito il quartiere Cornocchio e precisamente il triangolo urbano compreso tra via Piacenza, via Reggio e per intendersi l'odierna via Primo Savani. Nel 1945 la guerra termina, il mondo riconquista la pace, ma è ancora in fiamme. Il tempo passa, l'Europa lentamente e con grande sforzo ricrea se stessa. Inizia la ricostruzione anche in Italia, grazie al voluto “Piano Marshall”. Contemporaneamente iniziano i grandi (impegnativi) lavori di bonifica bellica in ogni luogo del Bel paese. Oggi molti di questi pionieri della professione non ci sono più, ma le nuove generazioni BCM, continuano a lavorare mantenendo lo stesso spirito, l'identico impegno, poso l'esempio di un gruppo di nuovi protagonisti BCM comandati ad eseguire un lavoro di bonifica bellica proprio nella città di Santa Margherita. Il destino è subdolo e stabilisce per questo gruppo una ricerca proprio nella zona colpita il 2 maggio del 1944, quando la 15a A.F. incursiona tra l'altro l'area compresa tra Viale Piacenza e Via Reggio: Il lavoro inizia nel gennaio del 2010, i protagonisti comprendono subito l'enorme difficoltà da superare a causa di una considerevole mutazione del piano originale. Ma l'assistente tecnico Nicola ha fiducia, sa come procedere, conosce ogni procedura, è aiutato da Ivan, Luca e tanti altri. Il gruppo elimina vegetazione, demolisce e porta via vecchie strutture in cemento armato, per strati successivi elimina terreno incompatibile con le strumentazioni in dotazione. Vincono contro condizioni climatiche avverse, infine l'otto marzo rinvengono una bomba d'aereo che riporta i ragazzi al tragico 2 maggio 1944. Nicola corre a segnalare il rinvenimento ai Carabinieri di zona, ma intervengono per la messa in sicurezza della bomba le Forze di Polizia, la prefettura allerta il 2° Reggimento Genio Pontieri di Piacenza, i quali intervengono quasi in tempo reale e decretano: bomba d'aereo americana da 250 lb.
Tenta di disinnescare ordigno bellico, commerciante muore nel Senese
18 marzo 2011
CASTELNUOVO BERARDAENGA (SIENA) – Un uomo di 55 anni è morto venerdì pomeriggio a Castelnuovo Berardenga per la deflagrazione di un ordigno bellico che stava tentando di disinnescare nel proprio garage. L’uomo, Andrea Sacchini, commerciante, era un appassionato di residuati bellici ed era solito collezionarli, dopo averli resi inerti. Nel provarci questa volta, intorno alle 18.30 di oggi, l’ordigno è esploso, trafiggendolo in varie parti del corpo.
Sentito il boato, la moglie lo ha raggiunto subito, ma l’uomo era già in fin di vita. I danni dell’esplosione sono limitati ad alcune schegge nella parete più vicina, mentre per il resto è stato il corpo dell’uomo a fare da scudo.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Siena e gli artificieri di Firenze, anche se l’ordigno e’ andato in frantumi ed è rimasto solo l’anellino della sicura. Il medico legale ha già effettuato una ispezione esterna, in attesa dell’autopsia, anche se non ci sarebbero dubbi sulla causa del decesso.
Il 14 marzo 2011 una strana notizia appare su internet :
“ un agricoltore residente a Guardia Sanframondi (BN) mentre brucia alcune sterpaglie nel proprio campo è investito dallo scoppio di un petardo nascosto nell'erba”, sembra incredibile, per quanto possibile, ma l'articolo continua e spiega : “l'esplosione del mortaretto trancia di netto la mano destra del contadino”. Quest'ultima affermazione non è plausibile in quanto un trauma simile può essere prodotto da una precisa scheggia in metallo che nessun petardo è in grado di produrre, perchè rivestiti da altri materiali come cartone, plastica ecc..In conclusione un petardo può ustionare, se esplode tra le mani può causare amputazioni, danni visivi, all'udito, ma tranciare di netto una mano assolutamente no ! Naturalmente ci chiediamo: Visto che il comune di Guardia Sanframondi ai tempi della seconda guerra mondiale è stato vittima sia della guerra aerea quanto campale, l'esplosione che ha tranciato di netto la mano dello sfortunato agricoltore non potrebbe essere causa di un residuato bellico sfortunatamente sepolto proprio dove inconsapevolmente l'uomo ha deciso di bruciare le sterpaglie ...? Spero che i periti possano valutare questo incidente considerando tutto ciò. Ma questo è un incidente del tutto imprevedibile, al contrario delle notizie del 18 marzo 2011 la prima allucinante la seconda luttuosa. Secondo Adnkronos un ragazzo di 31 anni residente ad Udine è stato denunciato dalla Polizia per illecita detenzione di 200 bombe a mano e svariati residuati bellici risalenti alle due guerre mondiali, violando ogni normativa che disciplina l'argomento. Ma non solo, a mio dire codesto individuo ha messo in serio pericolo sia famigliari, sia ogni persona che ha frequentato la propria abitazione. L'ultima in ordine di tempo giunge da Siena, precisamente dal comune di Castelnuovo Berardaenga è sempre datata 18 marzo 2011. La vittima è un uomo di 55 anni appassionato (…) collezionista di residuati bellici, l'uomo raccoglie chissà dove una granata, la trasporta in casa, (garage), tenta di pulirla o peggio di aprirla, l'incauto è investito da una sfera infuocata colma di roventi schegge, La moglie ode l'esplosione, raggiunge in garage il marito, ma lo trova in un pozza di sangue e privo di vita. Naturalmente possiamo comprendere l'enorme e indefinibile dolore famigliare e non solo. Ovviamente questa notizia sconvolge al punto che non voglio, non posso aggiungere o considerare nulla, ma una domanda la porgo a questi espertissimi ricercatori ed appassionati di materiale esplodente: Quando tutto ciò avrà fine...? Con la speranza di non ricevere più notizie di questo genere, spero, auspico in un serio e definitivo intervento che possa disciplinare definitivamente questa materia.
Giovanni Lafirenze
Intervento di Vincenzo Bellei, Presidente di Assobon
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Carcare: trovano ordigno bellico nel loro terreno e chiamano i carabinieri
10 Marzo - Savona. Erano impegnati a ripulire un terreno di loro proprietà quando hanno notato un oggetto strano che è stato poi identificato come un proiettile di mortaio inesploso, risalente alla seconda guerra mondiale.
E’ successo ad una coppia in una zona boschiva tra Carcare, Pallare e Plodio.
L’area è stata delimitata dai carabinieri, che hanno segnalato il ritrovamento alla Prefettura per dare il via alle procedure che porteranno al suo brillamento ad opera degli artificieri. Teatro della guerriglia tra le bande partigiane e le truppe nazifasciste, negli anni dell’occupazione, la Valbormida non è nuova a questo genere di ritrovamenti.
Centrato in pieno da un escavatorista. Il quartiere San Nicola potrebbe essere evacuato
OLBIA.Un'altra bomba in città. Stavolta non è opera degli attentatori. Ma degli americani. E' un amaro resto dei bombardamenti sulla città del 1943. L'ha centrata in pieno un escavatorista ieri alle 17, nella lottizzazione della Pasana srl in via Petta, a San Nicola. «Abbiamo passato momenti brutti» dice Chicco Tedde, che sta realizzando i lavori per le urbanizzazioni. Altri brutti momenti rischiano di passarli i residenti attorno al cantiere, sigillato in attesa del responso degli artificieri. L'ordigno potrebbe essere fatto brillare lì, possibile l'evacuazione del quartiere. «L'ho presa con la benna. Ho sentito un colpo forte. Poi l'ho messa sopra il camion e lì ho capito che era una bomba» ha detto l'escavatorista a Tedde. Non è stata una piacevole scoperta, anche se il sollievo per il pericolo scampato, forse, è stato superiore. Neanche il tempo di pensarci troppo su e i carabinieri, allertati dall'impresa di Tedde, hanno sigillato il cantiere, di 8 ettari. E' in zona San Nicola, è attaccato alle case popolari e a via Petta. «C'è una bomba?» chiedevano tutti. I militari del reparto operativo di Roma, da settimane in città per rinforzare gli organici dell'Arma, hanno spiegato che si trattava di un ordigno bellico. E in molti hanno cominciato a chiedersi: ci manderanno via dalle nostre case per farlo brillare? La risposta la potranno dare solo gli artificieri, che sono arrivati a tarda sera nel cantiere. «Sorveglieremo l'area tutta la notte e domani (oggi per chi legge, ndr) sapremo come bisognerà muoversi» spiega il capitano Alessandro Dominici. Due le opzioni: l'ordigno potrebbe essere spostato; oppure, se questa operazione fosse ritenuta pericolosa, potrebbe essere fatto brillare dentro la lottizzazione. In questo secondo caso, forse, potrebbe essere necessario evacuare i residenti delle case più vicine al cantiere. L'ordigno è della Seconda guerra mondiale, secondo la prima valutazione. La bomba - da 227 a 545 chili - dovrebbe essere stata sganciata su Olbia nell'attacco aereo degli americani, il 14 maggio 1943. Quel giorno, gli Usa colpirono tutti i porti della Sardegna con l'obbiettivo di indebolire l'offensiva dell'asse italo-tedesco in Algeria e Tunisia. Oe la leada Tunisi, oggi sono guai per Tunisi, è un'espressione ancora viva tra gli olbiesi. I quali, quel giorno, sentendo arrivare i bombardieri americani, pensarono infatti che fossero diretti proprio verso il paese dell'Africa. Invece, no: 54 bombardieri B25 della Mitchell e 87 caccia P38 della Lockheed, alle 14, colpirono ripetutamente la città; passarono alcuni minuti, è un'altra squadra di bombardieri scaricò a terra, da un'altezza di 3200 metri, il suo carico di morte (si calcola che furono lanciate 75 tonnellate di esplosivo). Ci furono 22 morti accertati, su una popolazione di 12 mila abitanti. Ma molti olbiesi erano sfollati da tempo: avevano trovato riparo a Padru, Loiri, Telti. Non è un caso che l'ordigno sia stato trovato in zona San Nicola, a qualche centinaio di metri dal Fausto Noce, parco che prende il nome da un aviatore della Prima guerra mondiale morto in combattimento. Perché quell'area, dopo essere stata bonificata dalla malaria nel 1916, divenne di proprietà dell'aviazione militare. Che, proprio dove oggi è in costruzione la lottizzazione di Pasana srl, ville e complessi residenziale, vi realizzò un campo d'atterraggio. I bombardieri alleati, con tutta probabilità, individuarono in sosta qualche aereo e cercarono di anniettarlo. Una di quelle bombe non esplose e ora ricorda il dolore di quel giorno di 68 anni fa.
Il percorso editoriale atto ricostruire storia, tracce orme della bonifica bellica in Italia prosegue per mezzo del saggio: “SCHEGGE ASSASSINE”.
Certo la memoria richiama il secondo dopo guerra, quando piccole società BCM inviano propri uomini a deminare ogni luogo del Belpaese.
Erano uomini, tecnici dipendenti di società private, erano civili, ma le mine uccidevano ugualmente. Se rivolgo il pensiero verso codesto passato devo confessare ed ammettere quanto il mio presente professionale sia permeato da cultura e competenza, ereditata da questi autorevoli personaggi del nostro ieri professionale. Ovviamente ciò che scrivo è dettato da una giusta ( sempre insufficiente), conoscenza del settore BCM.
L'editoriale campagna a favore di questi uomini continua, perchè mentre scrivo queste “banali righe”, molti colleghi raggiungono remote località a caccia di residuati bellici, ammorbidendo le numerose emergenze che creano questi oggetti del passato.
Il lavoro continua giusto per ricordare che ancora oggi produciamo sicurezza; per far comprendere a chi afferma il contrario, quanto la bonifica bellica BCM non può e non deve diventare una vetrina per nessuno, ma sopratutto, prima di affrontare questo argomento conviene conoscerlo a fondo, viceversa diventa necessario un saggio silenzio...!
Giovanni Lafirenze
SCHEGGE ASSASSINE
Continuare, caparbiamente, a spiegare cos’è la bonifica bellica e a documentare episodi relativi a ritrovamenti di ordigni bellici, causa oggi di numerosi tragici incidenti, è la conseguenza di una campagna di sensibilizzazione che, da anni, l’autore di questo libro, Gianni Lafirenze, indirizza contro l’indifferenza di coloro che non conoscono o rimangono inermi verso un’incognita ancora lontana dall’essere risolta.
Da sempre, infatti, il rischio di una mancata bonifica è causa di numerose vittime tra la popolazione civile e il rischio, a detta degli esperti del settore, rimane altissimo e, purtroppo, sottovalutato da parte di chi dovrebbe investire, a più ampio raggio, sulla sicurezza di tutti noi ignari dei pericoli mortali che ancora si celano dappertutto nel sottosuolo, sia in città che in campagna.
La professionalità e l’abnegazione dei bonificatori, invisibili sentinelle di vita, rimangono elementi indispensabili per affrontare un problema che inspiegabilmente, rimanendo confinato ai margini di ogni importante notizia, è sminuito nella sua portata anche quando a rischiare sono uomini che lavorano accanto a bombe e ordigni pronti ad esplodere.
In questo libro l’Autore, oltre a definire, in sintesi, l’importanza di una bonifica, ripercorre, filtrando anche attraverso una documentazione acquisita da Internet e dal suo sito, www.biografiadiunabomba.it, le tappe episodiche passate e presenti di notizie inerenti i ritrovamenti di ordigni e relativi incidenti.
Luca Cifarelli
FLORESTANO EDIZIONI - Casa Editrice
Florestano Edizioni Via Di Tullio 30 70124 Bari Italy, Tel +39 080 9727052 Fax +39 080 9727051
Trartto da "l'Altopiano" - Quindicinale di attualità, cultura
Schegge assassine Nuovo libro dello sminatore Lafirenze, "per capire la bonifica bellica"
Continuare, caparbiamente, a spiegare cos' è la bonifica bellica e a documentare epi- sodi relativi a ritrovamenti di ordigni bellici, causa oggi di numerosi tragici incidenti, è la conseguenza di una cam- pagna di sensibilizzazione che, da anni, l' autore di que- sto libro, Giovanni La Firen- ze, indirizza contro l'indiffe- renza di coloro che non co- noscono o rimangono inermi verso un' incognita ancora lontana dall' essere risolta. Da sempre, infatti, il rischio di una mancata bonifica è causa di numerose vittime tra la popolazione civile e il ri- schio, a detta degli esperti del settore, rimane altissimo e, purtroppo, sottovalutato da parte di chi dovrebbe inve- stire, a più ampio raggio, sul-
la sicurezza di tutti noi ignari dei pericoli mortali che an- cora si celano dappertutto nel sottosuolo, sia in città che in campagna. La professio- nalità e l' abnegazione dei bonificatori, invisibili sentinel- le di vita, rimangono elementi indispensabili per affrontare un problema che inspiegabilmente, restando confinato ai margini di ogni importante notizia, è sminui- to nella sua portata anche quando a rischiare sono uo- mini che lavorano accanto a bombe e ordigni pronti ad esplodere. In questo libro l' autore, oltre a definire, in sintesi, l' importanza di una bonifica, ripercorre, filtrando anche attraverso una docu- mentazione acquisita da internet e dal suo sito,
www.biografiadiunabomba.it, le tappe episodiche passate e presenti di notizie inerenti i ritrovamenti di ordigni e re- lativi incidenti. All'interno della ricerca l'autore ha quin- di inserito alcuni articoli di giornale che trattano lo scop- pio di ordigni causati da no- velli recuperanti, tra questi la disgrazia occorsa sull' A ltopiano di A siago in località Pennar a Antonio Pertile ("Toni Bomba"), nel gennaio 2008. Il volume è edito da Florestano Edizioni, costo 10,00 euro.
G.D.F
Trartto da "Il Quotidiano" - Giornale della città di Bari
Dopo ‘La mia bonifica’, Giovanni Lafirenze torna sul tema della bonifica bellica con una nuova pubblicazione edita da Florestano
Nel 2006 per i tipi dell’editore Florestano usciva ‘La mia bonifica’, un libro a firma di Giovanni Lafirenze, tecnico BMC (Bonifica Campi Minati). A distanza di cinque anni, con caparbietà, l’autore - un barese classe ’59 – torna sull’argomento. ‘Schegge assassine’ (Florestano, 2011) è prosieguo di una personale campagna ...
Nel 2006 per i tipi dell’editore Florestano usciva ‘La mia bonifica’, un libro a firma di Giovanni
Lafirenze, tecnico BMC (Bonifica Campi Minati).
A distanza di cinque anni, con caparbietà,
l’autore - un barese classe ’59 – torna sull’argomento. ‘Schegge assassine’ (Florestano, 2011) è
prosieguo di una personale campagna di sensibilizzazione contro l’indifferenza e il pressapochismo
dell’uomo della strada e del Pubblico Amministratore. E’ inquietante la quantità di residuati bellici
in cui ancora incappano agricoltori, operai, pescatori, sub, escursionisti. E’ il risultato –
limitatamente al territorio nazionale – di due guerre mondiali e di una mancata, sistematica azione
di bonifica delle moltissime aree che furono teatro di guerra. Il fatto che più ordigni dormano sotto
terra o sul fondo del mare anche da quasi un secolo non esclude che questi congegni non siano
ancora in grado di “portare a termine la propria missione di morte”. Con puntiglio, Lafirenze
raccoglie le testimonianze più recenti. Il piccolo dossier abbraccia l’intero territorio nazionale.
Vediamo i ‘casi’ pugliesi. Nelle acque di San Cataldo il 24/8/ ’06 viene individuato un siluro. Nel
mare di Palese (18/1/’07) sub rinvengono una bomba d’aereo da 1000 lb di fabbricazione USA.
Ancora in Adriatico, questa volta all’altezza di Capitolo, il 29/8/’07 uomini dello SDAI di Taranto
identificano una bomba torpediniera antisommergibile modello MK6 risalente al secondo conflitto
mondiale. Spostiamoci sulla terraferma. In contrada Rifezza (Gravina) il 3/5/’09 un agricoltore
disseppellisce un altro ordigno. Nel territorio di Lucera (1/8/09) un residuato esplode durante un
incendio di sterpaglie. Tra Francavilla Fontana e Villa Castelli un raccoglitore di rottami trova fra
gli sterpi una bomba anticarro. A Savelletri il caso più interessante, non tanto per la ‘qualità’ del
rinvenuto ma per le scorrettissime modalità di recupero dello stesso : ”Un sub nota una bomba a
amano... la recupera... la posa tra gli scogli... L’ordigno dimenticato incautamente sul posto, viene
trascinato in mare a causa di una mareggiata”. Il ragazzo, ammonisce Lafirenze, non avrebbe
dovuto recuperare nulla, ma usare una semplice boetta di segnalazione o, in alternativa, anche una
bottiglia di plastica, una cima e un sasso come corpo morto. Il tema della leggerezza con cui il non
professionista si accosta al reperto è ripreso più avanti.
Quando una ditta addetta al ‘movimento
terra’ (lavori di sterro o di sbancamento) opera dove non si è provveduto ad alcuna opera di
bonifica, può succedere che mescolati a sassi, fango, argilla, sabbia, si celino granate di piccolo e
medio calibro. Ebbene gli addetti ai bulldozer e ai tir non sanno quante volte rischiano la vita per
via delle sollecitazioni che gli ordigni subiscono dal momento in cui la benna dell’escavatore
le ‘riesuma’ a quello in cui cadono sul pianale dei camion. Superati indenni gli scossoni del
viaggio, un’ultima sollecitazione attende i residuati, allora che il camion, giunto in discarica, si
disfa del proprio carico. Per molta gente, quella che sembra ‘routine’ è invece una specie di
roulette russa, sia pure a fronte di un numero di possibilità a favore piuttosto alto. Ma non è il caso
di sfidare troppo a lungo la sorte. Le discariche non contengono solo veleni. italointeresse@alice.it
Olbia, bomba inesplosa nel cantiere: quartiere transennato dagli artificieri
Brutta sorpresa per alcuni manovali di un cantiere intenti nello scavo di una lottizzazione nel quartiere San Nicola di Olbia. Gli operai si sono trovati di fronte a un enorme bomba inesplosa risalente alla seconda guerra mondiale.
L'area adiacente al cantiere è stata subito transennata e isolata. Le forze dell'ordine, chiamate dagli operai che hanno trovato l'ordigno, sono in attesa dell'arrivo degli artificieri che dopo un sopralluogo decideranno il da farsi. Le ipotesi più probabili sono due: optare per il trasporto in un luogo sicuro o predisporre una zona di contenimento per consentire l'esplosione indotta della bomba. Le pessime condizioni del residuato potrebbero indurre gli esperti all'esplosione nel luogo stesso del rinvenimento
Evento: mostra personale di Pasquale Altieri
Titolo : War Games Inaugurazione: Venerdì 18 febbraio ore 18.00
Date: dal 18 febbraio al 02 marzo
Comunicato stampa
Luogo: Art-up – Via delle Piagge, 23 – 01100 - Viterbo
Info: Tel.0761.091142 – Cell. 328.9127921
Ufficio Stampa: Art-up - 328.9127921
A cura di: Art up
Pasquale Altieri in mostra con un doppio evento "War Games" e "Open Space" un cantiere di restauro, aperto al pubblico all'interno della galleria Art-up in collaborazione con la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell'Università della Tuscia
Il 18 febbraio prossimo verrà inaugurata all'interno della manifestazione "Arte in loco 2011" presso la galleria Art up di Viterbo la mostra di Pasquale Altieri "War Games", opere ed installazioni ispirate agli eventi bellici nel mondo, alla guerra in diretta. Oggetti quotidiani che assumono ben altri contenuti per dei particolari che non si possono ignorare: la carta geografica, l'appendiabiti, la vecchia lettera 32, la comoda poltrona in peluche sono come icone incombenti che non rassicurano l'osservatore. Altieri ci ha abituati a riflettere, a considerare ciò che non è solo apparenza, a provocare con il tridimensionale e la contestuale paura di toccare. Paura che forte si esprime nella dura ironia delle bombe aeree in gara tra loro (La Gara). A proposito di questo ready-made, realizzato con veri reperti bellici della Seconda Guerra Mondiale, l'artista dichiara: "Salire sul podio come atto conclusivo di una gara sottende quella corsa agli armamenti che da sempre caratterizza la nostra ed ogni società 'civile' impegnata nell'allestimento di eserciti e mezzi di distruzione. L'opera narra la peggiore decadenza della ragione: nell'arte della guerra, chi provoca più morte sale sul podio ed è campione. In un gioco dove in realtà si perde sempre. "
Proprio questa opera sarà oggetto di una interessante novità per l'arte contemporanea, "Open Space": un cantiere di restauro, aperto al pubblico all'interno della galleria Art-up.
In collaborazione con la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell'Università della Tuscia il restauro avverrà sui 3 ordigni bellici che compongono l'opera "La Gara", al fine di fermarne il degrado materico in atto, pur mantenendone tutte le caratteristiche estetiche. Al cantiere didattico lavoreranno alcuni studenti universitari (tirocinanti e tesisti) con lo scopo di individuare e applicare le metodologie d'intervento più idonee per garantire all'opera una buona conservazione nel tempo. Un'impresa difficile, visto che i materiali utilizzati dall'artista non rientrano tra quelli di tipo convenzionale.
Il progetto verrà realizzato grazie alla partecipazione di:
Associazione culturale Art-up,
Prof. Ulderico Santamaria, docente di Scienza e Tecnologie dei Materiali,
Prof.ssa Patrizia Mania, critica d'arte e docente di Storia dell'arte contemporanea,
il restauratore Emanuele Ioppolo,
l'artista Pasquale Altieri, la laureanda Giovanna Romano.
L'intero evento è stato ideato e realizzato da Marina Ioppolo e Fabio Vincenti
La mostra e il cantiere di restauro resteranno aperti dal lunedì al sabato con orario 17.00 – 20.00 fino al 02 marzo. Per appuntamento tel. 0761.091142
Alla C.A
Comissario
Dott.
Flavio Tito Petrelli
Comune di Nimis
Oggetto: richiesta realizzazione museo
Come da telefonata intercorsa, sono a richiederLe la relizzazione di un Museo presso la struttura già esistente all'interno del Ristorante La Tana Dell'Orso.
Le confermiamo l'appuntamento fissato per Giovedi 17/02/2011 alle ore 10.00 presso il Suo ufficio; sarà presente il Sig. Paolo Garlant, proprietario della struttura sopra citata che avrà modo di illustrarLe il progetto Museale, che sara gratuito per tutti i visitatori, comprese le scolaresche. Riteniamo che nell'occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, per non dimenticare i sacrifici compiuti dagli eserciti, sia importante sostenere l’iniziativa dei seguenti siti:
14 febbraio 2011
CAGLIARI - Duro monito di Legambiente, secondo la quale «notizie sempre più preoccupanti continuano a giungere dai territori di Quirra» (zona situata nella Sardegna centro-orientale, ndr). Quanto sta succedendo - prosegue l’associazione - non è un fatto locale ma riguarda tutta la politica dei Poligoni militari di Quirra, Capo Teulada e Capo Frasca per cui è necessario un intervento del Ministero dell’Ambiente e della Salute per mettere in sicurezza i territori e in particolare l’ambiente marino».
«A quelle già gravi sull’alta percentuale di leucemie riscontrate fra i pastori che operano nel raggio di tre km dal Poligono e al ritrovamento di una discarica di materiale e attrezzature utilizzate per esercitazioni belliche - ha sottolineato l’associazione ambientalista - si aggiunge quella altrettanto allarmante del missile inesploso rinvenuto nel mare di Capo S. Lorenzo». Zona dove si trovano resti di numerosi ordigni utilizzati negli anni scorsi nel poligono militare.
«Siamo in presenza di un territorio e di un mare malati, in cui il fondamentale diritto alla salute è da troppo tempo ignorato. Troviamo pertanto assolutamente poco credibili - ha aggiunto Legambiente - i dati sulla radioattività e presenza di nano particelle nell’area del Poligono, definiti nella norma». Carla Migoni, direttrice regionale di Legambiente Sardegna, intervenendo ieri alla manifestazione di Quirra ha espresso: «pieno sostegno al Procuratore della Repubblica di Lanusei Fiordalisi, per poter giungere presto alla verità dei fatti».
Bomba Recco, Capurro: “Domenica 13 troppi eventi, data di bonifica incerta”
02 febbraio 2011 Tamara Turatti
Recco. Come preannunciato ieri, a Recco oggi sono arrivati gli artificieri del 32/mo Reggimento Genio di Torino per l’ispezione dell’ordigno bellico ritrovato nel cantiere di Via XXV Aprile, a seguito dell’attività di ulteriore bonifica, dopo il ritrovamento della bomba del mese scorso. La terza bomba, che come voleva la leggenda di Recco è stata trovata a pochi metri dalla seconda attende di essere sminata.
“Oggi è stata identificata – spiega il sindaco Dario Capurro – ed è risultata simile alla bomba ritrovata a gennaio. I militari hanno quindi redatto una relazione tecnica per il tavolo operativo che si terrà in Provincia, probabilmente già domani”. Quanto alle operazioni di bonifica, la data non è ancora certa. Se gli artificieri sono orientati per domenica 13 febbraio, il sindaco, a riguardo, mostra qualche perplessità: “A ridosso del 13 ci sono una serie di eventi con grandi flussi di persone: a Camogli è prevista la festa di S.Valentino, a Pieve Ligure, invece, c’è la sagra della mimosa. L’evacuazione di Recco sarebbe nel mezzo, con conseguenti gravi disagi per il traffico previsto, sia a levante sia a ponente. Ho suggerito quindi date diverse – ha detto Capurro – si potrebbe fare durante la settimana tra il 14 e il 18, quando sono chiuse le scuole per la pausa, anche se comporterebbe non pochi disagi per i pendolari, oppure la domenica dopo, il 20. Al vaglio anche una data della prossima settimana, anche se sarà difficile: al Comune servono 4 o 5 giorni per disporre le operazioni logistiche, ma agli enti coinvolti, penso soprattutto a ferrovie e strade, serve più tempo per dare comunicazione e organizzare i servizi”.
Recco: ritrovata la “bomba” mancante, prevista nuova maxi evacuazione
Recco. Sorpresa a Recco: ieri sono ricominciati i lavori all’interno del cantiere per la realizzazione del “grattacielo” in via XXV Aprile e oggi arriva la notizia del ritrovamento di un’altra bomba. Pare uno scherzo ma così non è.
L’avevano detto i vecchi del paese che doveva esserci nelle vicinanze un altro ordigno bellico. Nessuno ci credeva, fino a pochi minuti fa. Si dovrebbe trattare di una bomba di 500 chili di tritolo, il ritrovamento è avvenuto a quattro metri di distanza dalla precedente, sulla stessa linea di sgancio. A fare la scoperta questa mattina intorno alle 11 la ditta incaricata a svolgere le verifiche sulla presenza di ordigni.
“La bomba è quasi tutta interrata, ma secondo i tecnici dovrebbe essere uguale alla precedente – riferisce l’assessore comunale Franco Senarega -. Quindi, le modalità di sminamento dovrebbero essere le stesse di due settimane fa. Domenica prossima o, molto più probabilmente, domenica 13 potrebbe avvenire lo sminamento. Attendiamo, comunque, la Prefettura”.
Recco seconda bomba d'aereo in meno di quindici giorni e sempre nello stesso cantiere.
(AGI) - Recco (Genova), 1 feb. - Una bomba della seconda guerra mondiale e' stata rinvenuta a Recco, nella stessa via dove quindici giorni fa era stato scoperto un altro ordigno inesploso (500 chili di tritolo) che aveva portato all'evacuazione di 4500 residenti della cittadini durante l'operazione di sminamento. Il ritrovamento e' avvenuto in un cantiere in via XXV Aprile nella cittadina ligure del Golfo Paradiso a pochi metri da quella rinvenuta nel gennaio scorso.
Al momento sul posto ci sono i carabinieri della locale stazione mentre l'amministrazionale comunale si e' subito attivata ed e' in attesa delle indicazioni della Prefettura per lo sminamento che, probabilmente, causera' un' altra evacuazione dei residenti nella cittadina rivierasca con la chiusura della A12 e della viabilita' ferroviaria. (AGI) G3/Sep
(ANSA) - PARMA, 31 GEN - Durante i lavori in corso a Parma per il nuovo piano urbanistico e per la nuova stazione, e' stato scoperto un ordigno della seconda guerra mondiale. Nel perimetro della cosiddetta 'zona rossa' sono finiti anche due binari ferroviari per cui, su quelli, dalle 17 e' stata interrotta la circolazione. Per questo motivo Rfi prevede lievi ritardi sulle linee Bologna-Milano (esclusa l'alta velocita'), Parma-La Spezia, Parma-Brescia, Parma-Suzzara. In attesa delle decisioni della prefettura, domani i disagi per i viaggiatori potrebbero aumentare vista la maggiore affluenza di treni. (ANSA).
Fonte:
"Sono un appassionato di reperti del 1915-1945 e a parte fare il recuperante (naturalmente non sposto alcun ordigno bellico), mi piace che la gente ammiri e veda gratuitamente cio' che ha fatto parte della nostra storia ed e' x questo motivo cari amici che vi scrivo chiedendo a qualcuno di voi se vi e' un modo x far si che 3 carri armati tedeschi lasciati in stato di assoluto abbandono in acqua dolce vengano recuperati e restaurati x far si che vi sia la possibilità di ammirare queste cose belle che anno fatto parte di noi e poi abbandonate, se qualcuno sa darmi una risposta seria, concreta e fattibile di modo che queste cose vengano alla luce vi prego di illuminarmi. G.P.
Ciao Giovanni rispondo cortesemente alla tua richiesta, per risolvere il problema che ti hanno posto allora lo sai quanto ci teniamo alla scoperta e riportare alla luce la storia dei nostri nonni che hanno contribuito grazie ai loro sforzi e sacrifici ha costruire questa nazione si può rivolgere per una risposta al seguente indirizzo. Restando a disposizione Porgo Cordiali Saluti Csi Grande Guerra Giancarlo Albertin
19 gennaio 2011 POMARANCE. Trova un residuato bellico, forse della seconda guerra mondiale, lo raccoglie e lo porta a casa a far vedere alla moglie. È quest'ultima a capire che la situazione può essere rischiosa e chiamare i carabinieri. Sul anche gli artificieri. L'ordigno, che per fortuna non era più in grado di nuocere, è stato messo in sicurezza.
Gli abitanti di Montemarcello rischiano di essere evacuati a causa di una di una Santabarbara ritrovata all’interno della Batteria Chiodo. Il rinvenimento è avvenuto ieri mattina da alcuni operai che stavano lavorando all’interno del Forte che è in fase di ristrutturazione. Scavando all’interno dell’ex Batteria, in mezzo al fango sono spuntate una decina di proiettili utilizzati per i cannoni dell’antiaerea che durante la Seconda guerra mondiale si trovano nel forte che sovrasta il Golfo dei poeti. Il munizionamento, rimasto alle intemperie per oltre sessanta anni, è in pessime condizioni e pertanto anche la rimozione degli ordigni è subito apparsa difficoltosa. Inoltre è possibile che sotto alle bombe ritrovate ve ne siano altre ancora nascoste dal fango. Infatti la zona è abbandonata da anni e invasa da sterpaglia e sassi che potrebbero nascondere altre pericolose munizioni risalenti anch’esse alla Seconda guerra mondiale.
Comune "chiude" bosco Bellia per bombe
Ordigni bellici a Piazza Armerina
Un'ordinanza prevede oltre un chilometro e mezzo di recinzioni
di Roberto Palermo
Mercoledì 12 Gennaio
Piazza Armerina - Il Comune mette il lucchetti su una parte dei boschi per bombe. Recinzioni previste per oltre un chilometro e mezzo, cartelli e segnaletica di pericolo su una vasta area attorno ai boschi di Santa Caterina in via cautelare per via degli ordigni bellici risalenti alla seconda guerra mondiale, sparpagliati più di mezzo secolofa tra gli alberi della zona dopo lo scoppio di una polveriera. Il sindaco Carmelo Nigrelli ha firmato un'ordinanza con cui ha disposto il divieto di accesso e la temporanea inagibilità del bosco Bellia, nella riserva naturale orientata Rossomanno-Grottascura-Bellia, per il continuo rinvenimento di ordigni bellici risalenti alla seconda guerra mondiale e i conseguenti pericoli all’incolumità pubblica.
Di recente, nel corso di alcune operazioni di bonifica, il 28 e 29 ottobre del 2010, vennero trovate 47 bombe inesplose. L’ispettorato Infrastrutture dell’esercito ha scritto agli uffici comunali: "Esiste un grave rischio di presenza di ordigni bellici interrati che potrà essere eliminato solo con la bonifica a carico dell’ente proprietario". E ha consigliato la recinzione dell’area. Adesso l’ufficio Tecnico si occuperà di predisporre e installare la recinzione e la segnaletica di pericolo, mentre alla Protezione civile è stato assegnato il compito di concordare via corrispondenza con i militari le modalità di avvio di una fase di bonifica e messa in sicurezza delle aree.
Una prima fetta di bosco dovrà essere resa inaccessibile con la realizzazione di una vera e propria recinzione metallica di 1.600 metri. Mentre un’altra area, ricadente nella zona A della riserva, compresa tra la strada statale 288 per Aidone, la strada di asfalto che parte dalla statale, all’altezza del distaccamento dei vigili del fuoco e arriva fino al serbatoio idrico dell’Ingarronato, i confini territoriali dei comuni di Aidone ed Enna, sarà in via cautelare vietata all’accesso, ma non recintata, con l’installazione a cura dell’ufficio Tecnico di manifesti e segnaletica di pericolo.
Il 24 agosto del 2009, nei boschi di contrada Santa Caterina, durante le operazioni di spegnimento di un incendio, si verificarono ben 6 esplosioni. Nell’ottobre dello stesso anno altri 11 ordigni bellici inesplosi erano stati rinvenuti dal Corpo Forestale sempre nella zona di Santa Caterina e poi fatti brillare dall’esercito.
A distanza di circa 24 ore dal primo ritrovamento sono state ritrovate altre due bombe da mortaio da 81 millimetri e lunghe circa 25 centimetri nello stesso punto, ovvero nel cantiere di lavoro dove dovrà nascere la nuova chiesa di San Paolo a nord della città. Questa mattina si è registrato lo stesso copione: l’evacuazione della zona, strade bloccate e artificieri della Polizia a lavoro. Gli ordini sono stati portati in una cava dismessa sempre ad Adrano e poi fatti brillare. Alle operazioni, che si sono concluse alle 14:00, hanno partecipato oltre alla Polizia di Stato, i Vigili del Fuoco del distaccamento adranita, la Polizia Municipale e la Misericordia. Secondo gli investigatori i residuati bellici potrebbero essere stati portati involontariamente sul posto da alcuni camion che trasportavano terra e pietre (che dovevano servire da riempimento)provenienti da materiale di scavo della metropolitana che si sta svolgendo nella vicina contrada Naviccia. Visto il numero degli ordigni trovati occorrerà quindi bonificare le due aree interessate. Infatti non si esclude la presenza di altre bombe. Sarà necessario interrompere i lavori per qualche giorno.
Fonte:
http://www.videostartv.net/?p=2294
Biografiadiunabomba saluta il 2010 con la curiosa notizia del 16 dicembre:
“Uno sportivo residente ad Ostia, mentre è impegnato a confrontarsi con il proprio allenamento nella pineta di Castel Fusano per caso nota un residuato bellico presumibilmente risalente la seconda guerra mondiale, naturalmente l'uomo allerta immediatamente le Forze dell'Ordine che in tempo reale ripristinano la sicurezza del luogo”.
Poi la sosta, le festività trascorse tra famigliari, parenti, amici di ieri e non solo.
Ma il giovane anno per biografiadiunabomba si presenta già in piena forma, infatti l'esordio è incredibile:
“Un'anziana vedova residente nel comune di Padova per bloccare una particolare porta del proprio appartamento decide di utilizzare una vecchia bomba a mano da sempre custodita in una vetrina dal defunto marito. Questo bizzarro fermaporte del tipo esplodente e magari anche a frattura prestabilita, termina l'improprio compito quando il nipote dell'anziana le rende visita per gli auguri di fine anno. Naturalmente la nonnina, accoglie con notevole entusiasmo il giovane parente. A quest'ultimo non gli sfugge un particolare tanto incredibile, quanto pericoloso: Vede una bomba a mano posata al fianco di una porta. Il giovanotto superato l'empasse del momento, allerta immediatamente i Carabinieri di zona, i quali subito segnalano la presenza del residuato bellico ai propri artificieri che giunti sul posto decidono di portarsi via il tremendo manufatto bellico. In pratica una storia a lieto fine, anche perchè molto probabilmente la bomba a mano sarà donata a qualche Museo della zona”.
MONTECASSINO - Artificieri all'opera per disinnescare 3 ordigni bellici
21 dicembre 2010
MONTECASSINO - Una squadra di artificieri di Roma farà brillare oggi 3 ordigni bellici emersi nella zona che circonda l’Abbazia Benedettina, risalenti alla Seconda Guerra Mondiale rinvenuti in una proprietà di privata. Sarà presente per il Parco regionale dei Monti Aurunci il Commissario straordinario Iris Volante. A individuare le tre bombe che sono state custodite dal terriccio per oltre sessant’anni, è stato Giovanni Pacitto proprietario di un terreno che ricade all’interno del Monumento naturale di Montecassino che, lo ricordiamo, è stato istituito dalla Regione Lazio nell’aprile scorso ed affidato in gestione all’Ente Parco degli Arunci. La zona dell’intervento sarà quella relativa alla località di Colle Maggio che dalle ore 10 di domani (martedì 21 dicembre) sarà evacuata ai fini della rimozione delle tre bombe dagli uomini del Sesto Reggimento Genio Artificieri di Roma. E’ il primo intervento di tutela che il Parco dei Monti Aurunci svolge nell’area protetta di Montecassino ed è anche la prima azione che effettuerà in collaborazione con i residenti della zona. “Siamo soddisfatti che i proprietari di questi terreni abbiano cominciato ad accettare l’istituzione del Monumento di Montecassino ad area protetta – dichiara il direttore Giuseppe Marzano – e superato le iniziali perplessità. Lo dimostra il fatto che per risolvere il problema hanno sollecitato il Parco affinché intervenisse per salvaguardare la loro incolumità. L’affidamento della gestione del Monumento di Montecassino al Parco dei Monti Aurunci potrà dare alle famiglie residenti ed al territorio soltanto benefici e vantaggi, in termini di protezione dell’ambiente e di sviluppo”.
Dei lavori alla rete del gas, hanno dato alla luce un residuato bellico. In via Perosio nel quartiere di Albaro a Genova, gli operai stavano effettuando uno scavo ma con sorpresa, e un po di spavento, è stato scoperto qualcosa di veramente antico. Al momento sono in corso gli accertamenti con i vigili del fuoco e la polizia municipale.
CASTEL FUSANO, FA JOGGING IN PINETA E TROVA ORDIGNO BELLICO
16 dicembre 2010
Un ordigno bellico, presumibilmente della seconda guerra mondiale, è stato trovato nel pomeriggio a Ostia da un uomo che faceva jogging nella pineta di Castel Fusano. L'uomo ha dato l'allarme a una pattuglia della polizia municipale del Gruppo XIII che si trovava in zona. Dalle prime informazioni sembra si tratti di una bomba a mano americana della seconda guerra mondiale. Sul posto polizia municipale e carabinieri
Fonte: http://roma.repubblica.it/dettaglio-news/roma-17:02/5079
Segue commento...
RINVENUTA BOMBA D'AEREO RISALENTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Massa, 13 dicembre 2010 - Alcuni operai che stavano effettuando lavori agricoli hanno trovato, vicino alla caserma dei carabinieri, una bomba della Seconda Guerra mondiale. L'ordigno era in un terreno di Villafranca in Lunigiana. I carabinieri hanno subito allertato gli artificieri dell'Esercito che hanno recuperato l'ordigno sganciato da un aereo durante il conflitto mondiale.
Bari, il bombardamento del porto diventa documentario
“Voll besetz” – “completamente pieno”: è la mattina del 2 dicembre 1943 quando Werner Hahn, pilota di un ricognitore tedesco, comunica alla sua base che il porto di Bari è gremito di navi. Allo Stato Maggiore della Luftwaffe in Italia non aspettano altro. La stessa sera 105 bombardieri tedeschi JU 88 colgono completamente di sorpresa le difese alleate: alla fine dell’incursione 17 navi saranno distrutte, il porto di Bari sarà reso inutilizzabile per molte settimane.
Ma non è finita: centinaia di marinai e di cittadini si recano negli ospedali: non hanno preso fuoco, non hanno ferite, ma cominciano ad averi eritemi sulla pelle, bruciature agli occhi, problemi respiratori: molti iniziano inspiegabilmente a morire.
Perché? Che cosa sta succedendo? Quale segreto militare si celava dietro questi strani decessi?
E’ Eisenhower stesso ad inviare un suo ufficiale medico per fare luce sugli avvenimenti: un mercantile americano, la John Harvey, trasportava un segretissimo carico: bombe all’iprite - un velenosissimo gas letale - vietato dalle Convenzioni di Guerra del 1925. E’ esploso nel porto, ha disperso nell’aria le sue 550 tonnellate di gas mortale.
Una rigidissima censura militare verrà imposta sugli avvenimenti di Bari. Tutta la documentazione viene classificata e diventa Top Secret; ad imporre la segretezza è Churchill stesso, che nei documenti britannici fa eliminare qualsiasi riferimento all’iprite, in profondo contrasto con gli americani.
Perché il bombardamento aereo del Porto di Bari è stato uno dei maggiori segreti della 2. Guerra Mondiale? Perché gli Alleati trasportavano una nave carica di armi chimiche in Italia? A cosa serviva? Perché Churchill, ostinatamente, negherà sempre, di fronte all’evidenza, che a Bari vi fosse dell’iprite? Davvero i tedeschi vennero a sapere che a Bari era scoppiata una nave carica di iprite? Chi era a conoscenza del carico di iprite a Bari quando la nave scoppiò? Fu fatto tutto il possibile per salvare le vite umane o furono sacrificate in nome della segretezza militare?
Il documentario sarà strutturato come un'investigazione. Gli eccezionali documenti d’inchiesta originali ritrovati nei vari archivi sparsi nel mondo costituiranno la base per la realizzazione del documentario, insieme alle interviste di alcuni testimoni ancora in vita.
Ordigno bellico rinvenuto a Sala Cresce l'attesa per il disinnesco
ISTRANA. La frazione di Sala attende di sapere quando verrà disinnescata la bomba rinvenuta la scorsa settimana in via Donatori del Sangue, in un campo nei pressi dell'area artigianale. L'ordigno - sganciato da un aereo durante la prima guerra mondiale - è stato subito messo in sicurezza dai carabinieri dal momento che rappresenta un potenziale pericolo. La Prefettura ha già avviato la macchina organizzativa per procedere al disinnesco della bomba. A Sala arriverà una squadra specializzata di artificieri che valuterà se rendere inoffensivo l'ordigno in loco o se trasportarlo in uno spazio aperto e lì farlo brillare. Generalmente gli ordigni bellici vengono fatti esplodere nelle cave di Bidasio. Il sindaco Enzo Fiorin ed il comandante dei carabinieri attendono la comunicazione, da parte della Prefettura, dell'arrivo degli artificieri.
Fonte:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2010/12/11/news/ordigno-bellico-rinvenuto-a-sala-cresce-l-attesa-per-il-disinnesco-2950172
Il traffico ferroviario lungo la linea Milano-Venezia subirà un’interruzione del servizio dalle 8.30 alle 12, per la rimozione e neutralizzazione di un residuato bellico della Seconda Guerra Mondiale, rinvenuto a Cassano d’Adda
Milano, 9 dicembre 2010 - Un residuato bellico della Seconda Guerra Mondiale, rinvenuto a Cassano d’Adda, nel Milanese bloccherà il traffico ferroviario lungo la linea Milano-Venezia dalle 8.30 alle 12 domenica prossima. E' stata scelta, infatti, la data di domenica 12 dicembre per neutralizzazione la bomba della Seconda Guerra Mondiale. "Puntiamo però a ridurre i disagi e concludere questa fase entro le 11", assicurano dall’Esercito.
Le operazioni di bonifica, condotte dal 10/o Reggimento Genio Guastatori di Cremona, dureranno circa sette ore. L’intervento di messa in sicurezza, coordinato dalla Prefettura di Milano, inizierà alle 8.30 con il disinnesco della bomba da 500 libbre che verrà poi spostato alla cava di Cassano dove verrà fatto brillare entro le 17.
I residenti della zona non verranno evacuati grazie ad alcuni lavori di barricamento e trinceramento progettati dai genieri, mentre squadre di pronto intervento sono state attivate per l’eventuale disattivazione temporanea dei sottoservizi.
Santa Barbara è protettrice di artificieri, genieri, marinai, Vigili del Fuoco e non solo. Infatti la Santa è festeggiata anche da minatori, sminatori e tante altre figure professionali. Naturalmente anche il Mondo BCM (rastrellatori, assistenti, dirigenti ecc...), oggi 4 dicembre festeggia la propria Santa Protettrice.
Il comune di Petacciato provincia di Campobasso è posizionato su un colle a 250 m sul livello del mare, perciò tatticamente importate ai tempi dello sbarco alleato del 3 ottobre 1943 a Termoli. Ancora oggi è possibile vedere i resti di alcune batterie impegnate a contrastare l'avanzata dell'ottava Armata britannica. In realtà i soldati tedeschi, malgrado avessero minato e danneggiato ogni stabile della modesta struttura portuale, subiscono una furiosa e cruenta battaglia di terra che produce centinaia di vittime militari (su entrambi gli schieramenti) e una cinquantina di vittime civili. Ma non dimentichiamo i bombardamenti aerei tattici a sostegno dell'avanzata alleata della 12 Air Force patiti dalla popolazione del comune di San Rocco (15 e 18 ottobre 1943).
GIUGNO 2010
L'estate travolge i petacciatesi, tra numerosi eventi culturali e musicali, sagre gastronomiche e non solo, in sostanza si preparano ad accogliere e soddisfare le esigenze dei già numerosi villeggianti. Tuttavia l'amministrazione comunale non perde di vista le quotidiane problematiche territoriali: “ambientali, agricole, edili, ecc...”, nonché lavori di semplice manutenzione atti a prevenire pericolose emergenze. In questo contesto, un gruppo di manutentori comunali intenti a ripulire un canale di scolo intasato ed adiacente un tratto di strada interrotta, rinviene alcuni residuati bellici risalenti la seconda guerra mondiale. Una sensazione di sbigottimento investe i lavoranti, si fermano, comprendono il pericolo del momento e celermente allertano il responsabile dei lavori, il quale segnala l'accaduto ai Carabinieri di zona che, rapidamente si recano sul posto. I militari dell'Arma recintano l'area infestata dalle bombe, impedendo l'accesso ad eventuali curiosi e comunicano l'imprevisto alla Prefettura di Campobasso. L'occasionale circostanza chiama in causa l'Undicesimo Reggimento Genio Guastatori con base a Foggia. Infatti dopo qualche ora il Capitano Michele Manna e i suoi uomini giungono sul luogo, esaminano le granate, scrutano ogni particolare dell'area a ridosso della strada e non escludono la presenza di altre bombe interrate. Il Capitano Manna pianifica con il Capo Sezione del Decimo Reparto Genio Infrastrutture Napoli il Dott. Mario Attardi, un lavoro di ricerca strumentale BCM all'interno del canale di scolo. Napoli per questo delicato lavoro invia l'assistente tecnico e artificiere Amedeo Postiglione e il rastrellatore artificiere Salvatore Beneduce. Le operazioni di ricerca si presentano difficoltose e lente a causa dei numerosi rinvenimenti di granate, bombe da mortaio e quant'altro. Ma per la squadra di Michele, Amedeo, Salvatore e tanti altri loro colleghi tutto ciò rappresenta il quotidiano, infatti giornalmente rinvengono o distruggono questi mortali testimoni delle guerre trascorse in Italia. Uomini che hanno dedicato la propria vita al mondo della bonifica bellica EOD o BCM, magari stornando parte del proprio privato a favore di questa strana, amata, odiata, snobbata, nascosta, adorata professione.
Giovanni Lafirenze
Canale di scolo adiacente la strada interrotta
Bombe da mortaio
Capitano Michele Manna, Amedeo e Marco Postiglione
Il Comune di Piazza Armerina ( Enna) e precisamente i sentieri che tracciano i boschi in località Santa Caterina, ospitano numerosi appassionati della mountainbike. Naturalmente l'area è curata, seguita e gestita dal Corpo Forestale. Uomini in grado di confrontarsi con quotidiani problemi di ogni statura:
2009
“...Infatti già nell'agosto 2009, mentre erano intenti a soffocare atroci fiamme che distruggevano il sottobosco, udivano strane esplosioni. Ovviamente il Corpo Forestale intuiva il problema perciò richiedeva urgenti operazioni di bonifica bellica sistematica, in grado di rinvenire numerosi residuati bellici. Sempre in quei giorni il Corpo Forestale lanciava un nuovo allarme: “il bosco necessita di successive bonifiche”. I guardiani del bosco notavano in altra area del parco una bomba da mortaio tra i solchi lasciati dai giovani ciclisti. Stessi allarmi partivano da alcuni raccoglitori di verdure che muniti di zappette involontariamente stuzzicavano residuati bellici celati da qualche centimetro di terreno. Naturalmente i militari del Genio Guastatori di Palermo raccoglievano le bombe rinvenute e le smaltivano all'interno di una cava nel territorio di Montagna Gebbia. Tuttavia la vicina ex polveriera creava enorme preoccupazione (esplosa ai tempi della seconda guerra mondiale). Infatti mentre i tecnici comunali cercavano di studiare una definitiva soluzione al grave problema, il Corpo Forestale lanciava numerosi appelli ai frequentatori del bosco...”
2010
Le operazioni di bonifica bellica sistematica proseguono per mezzo del team BCM Massarotti e coadiuvate dal Decimo Reparto Infrastrutture Napoli.
Quest’intervista fa seguito a quella pubblicata lo scorso 25 marzo 2010, in cui Giovanni Lafirenze, addetto alla bonifica degli ordigni inesplosi sul territorio italiano, esperto del settore, forniva un quadro della situazione. L’intervistato ricordava quanto “le guerre non terminano mai con una stretta di mano televisiva, ma continuano sepolte, affondate e nascoste”. Lamentava, inoltre, l’insufficiente spazio che i media dedicano all’argomento, salvo “quando il rinvenimento del residuato bellico crea notevole e vasto disagio ferroviario o autostradale”. Una scarsa informazione che non apporta un contributo serio a una prevenzione divenuta indispensabile, visto l’altissimo (e sottaciuto) numero di ordigni scaricati dagli Alleati sul nostro territorio.
A fronte di una nuova problematica affiorata negli ultimi mesi, relativa a un notevole crescendo di ferimenti da parte di distratti “collezionisti” o a causa di singoli rinvenimenti di ordigni, si è reso necessario effettuare una disamina e un monito.
In questi ultimi mesi in cui, purtroppo, gli eventi di ferimento si sono moltiplicati, ha riscontrato un parallelo e proficuo interesse da parte dei media e delle altre testate giornalistiche?
Il fenomeno dei ferimenti, a causa dei residuati bellici, impercettibilmente ha destato una maggiore attenzione della stampa locale; al contrario, le grandi testate nazionali hanno continuato a ignorare le gravi e incalzanti notizie.
La sensazione è che la cronaca locale sia propensa a considerare la questione come “fenomeno di costume”. E’ proprio così o c’è qualche ragione più profonda che ha fatto precipitare la situazione?
Forse qualcuno pensa al recupero bellico come fenomeno di costume, ma in realtà non è così. In Italia, e non solo, la bonifica bellica deve seguire ordinamenti ben precisi principalmente rivolti nei confronti della sicurezza dei cittadini, eventuale committente e non per ultima quella di chi opera. Tuttavia il consistente aumento di incidenti e fermi di questi ultimi mesi chiama in causa il recupero bellico non autorizzato.
Dietro la detenzione di ordigni inesplosi c’è soltanto una pura incoscienza da “collezionista” o c’è anche l’intenzione di riciclare l’esplosivo per altri usi?
Non comprendo a fondo le motivazioni in grado di spingere una persona a detenere, o custodire all’interno della propria abitazione, materiale esplodente (residuati bellici o quant’altro), La cronaca di questi ultimi mesi ha evidenziato una perfetta assenza di buon senso. Un esempio per tutti consiste proprio con l’arsenale rinvenuto in Via Giovanni Giorgi, nel quartiere Portuense a Roma. In alcuni casi, a seguito di perquisizioni nei locali, si riscontra la volontà di detenere esplosivo per riutilizzarlo.
Ci può elencare alcuni dei fatti più incresciosi degli ultimi mesi?
In questi ultimi mesi i residuati bellici hanno colpito e ferito a Roseto degli Abruzzi (TE), a Riesi (CL), Darfo Boario Terme (BS), Lecco, Ponte Lambro (CO) e Modena. Ma non sono mancati episodi davvero particolari, come la bomba da mortaio posata al centro strada di Via Alberone a Nettuno (RM) e centrata di netto da un automobilista in transito; per fortuna la granata non è esplosa, in quanto (parere personale) priva di spoletta e semivuota.
Quali sono, secondo lei, le iniziative da intraprendere per sensibilizzare maggiormente la collettività e coinvolgere anche l’informazione nazionale?
Un’ipotesi sarebbe costituire un affidabile gruppo di studio che possa interagire con i canali informativi.
Come è considerata la detenzione di materiale bellico nel nostro ordinamento? A cosa può andare incontro, oltre agli incidenti domestici, l’incauto “collezionista”?
Il collezionista, quello vero, segue sempre sia l’attuale legislazione sia le regole del buon senso, infatti recupera gavette, mostrine, elmetti e tutto ciò che appaga il proprio desiderio di conoscenza storica ed evita ogni contatto con granate o altro materiale esplodente. Al contrario non è possibile considerare “collezionista” colui che cerca, detiene, smonta manufatti bellici inesplosi. Questa figura è consapevole di commettere una serie di reati, è cosciente dei rischi che procura a se stesso e a terze persone. Naturalmente, se individuato, rischia una denuncia o, nei casi più eclatanti, l’arresto.
E’ azzardato affermare che detenere in casa vecchie bombe sia un pericolo anche per i restanti condomini, ignari del tutto?
Certamente, la detenzione inizia nel momento in cui l’incauto recupera un residuato bellico, violando ogni normativa legale e di sicurezza. L’uomo scava, individua la granata e già si espone ai primi rischi, perché elimina il terreno che copre corpo e ogiva di un manufatto che non riconosce. Successivamente la carica in automobile e si avvia verso la propria abitazione, lungo il tragitto il residuato, oltre a subire pericolosissime sollecitazioni, crea pericolo a ogni ignaro automobilista o pedone che incrocia. Giunto a casa, l’incauto trasporta la granata all’interno del box, luogo a suo dire idoneo a lavorare il pezzo esplosivo, evitando di considerare che in questo momento la condizione di assoluto pericolo si estenda a tutto il condominio o villette adiacenti.
In quale modo si deve comportare il singolo nel caso di rinvenimento occasionale?
I lavoranti che rinvengono un residuato bellico allertano il responsabile del cantiere, il quale blocca ogni operazione all’interno dell’area e segnala la presenza della bomba presso le forze dell’ordine competenti per zona; questa procedura è identica per ogni ritrovamento in terraferma o acque interne. Al contrario, per segnalare un probabile ordigno in mare occorre recarsi presso la Capitaneria di Porto o Guardia Costiera competente.
Quali sono le zone italiane in cui è necessario prestare maggiore accortezza in quanto soggette in passato a bombardamenti massicci?
A partire dall’11 giugno del 1940 alcune città italiane patiscono i primi bombardamenti. Il 10 luglio del 43, per mezzo dello sbarco in Sicilia, l’Italia patisce la guerra di terra: bombardamenti aerei di sostegno ai movimenti delle truppe militari, granate, mine, e tutto questo mentre la guerra di terra si sposta sempre verso nord, sulla linea Gustav (dal Garigliano al Sangro), Montecassino (FR), Ortona (CH), San Pietro Infine (CE), gli sbarchi di Salerno e Anzio (RM). Compresi gli eventi romani: i bombardamenti sulla capitale, Frascati, la battaglia di Porta San Paolo. Molte munizioni sono state sepolte o affondate, perciò non credo ci siano nel Belpaese località dove non sia necessaria un’accurata attenzione: ho sempre affermato che l’Italia è una vera discarica bellica.
In un Paese come il nostro, non ancora completamente sminato, è possibile l’incidente per urto accidentale, soprattutto nelle campagne o nelle zone periferiche non ancora seppellite dal cemento?
Sì, nel passato ci sono stati diversi casi anche mortali: ad Asiago (VI), San Lazzaro di Savena (BO), ecc. Non è possibile abbassare la guardia o mostrare superficialità al problema.
Le nostre metropoli poggiano davvero su tappeti di bombe che forse rimarranno lì per secoli?
Non è possibile rispondere a questa domanda, certo l’Italia nel corso delle due guerre mondiali è stata permeata di residuati bellici inesplosi di ogni genere. La sequela di rinvenimenti che rintraccio via internet è spaventosa, ma non può rendere alcuna idea.
Ci può fornire una stima di quante siano le istituzioni, pubbliche e private, nonché gli addetti coinvolti nell’opera di bonifica? Sono in misura sufficiente o sarebbe necessario un maggior numero?
In Italia il compito di gestire, seguire e collaudare ogni lavoro di bonifica bellica preventiva è affidato a due uffici BCM (bonifica campi minati): il 10° Napoli, competente per il centro sud, il 5° Padova, responsabile per il centro nord; questi uomini, inoltre, impegnano la propria professionalità a difesa di agricoltori, popolazioni urbane, ecc. Li vedrete viaggiare nei loro piccoli pullman verde oliva e raggiungere le località più remote. Ancora: sono d’ausilio e prodighi di consigli nei confronti di tutti noi addetti BCM.
Il mondo BCM include, a oggi, un buon numero di imprese collocate su tutto il territorio nazionale, ognuna di queste (grande o piccola) è dotata di notevole competenza e professionalità. La bonifica occasionale, viceversa, è portata a buon fine dai Reparti Genio EOD (explosive ordinance disposal): questi tecnici intervengono nel momento in cui una ditta edile o un contadino rinvengano, occasionalmente, un residuato bellico; diffondere sicurezza è un loro “status mentis”.
Tocca a loro organizzare le operazioni del residuato bellico da distruggere nonché restituire la tranquillità persa a causa dell’ordigno. Nonostante tutto ciò, l’Italia è, parere personale, un’infinita discarica bellica impossibile da bonificare del tutto.
Fonte:
http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=5096
Malo. L'alluvione fa riaffiorare gli ordigni bellici nell' Altovicentino. Uno di questi è saltato fuori nel cuore di Malo, proprio di fianco al duomo e a poche decine di metri dalla casa di riposo e dall'ex ospedale, ora Rsa.
Il ritrovamento è avvenuto all'interno del cantiere edile per il restauro delle ex scuole elementari del paese, al civico 2 di via Roma, acquistate dall'agenzia assicurativa Assiteam. Una ventina di giorni fa gli operai stavano scavando nell'area esterna, quando all'improvviso sono incappati in un proiettile di cannone, di almeno 20 cm di larghezza.
Immediato lo stop dei lavori per consentire l'intervento di messa in sicurezza da parte dei carabinieri che in via temporanea hanno sigillato il pezzo d'artiglieria all'interno di un pozzetto di cemento con coperchio, in attesa degli artificieri per il completamento della bonifica.
Da allora però sono passati molti giorni e il proiettile continua a giacere all'aperto, appoggiato sul terreno, proprio sul bordo di uno scavo profondo qualche metro. Il rischio è che in caso di piogge abbondanti, che certo non mancano in questi giorni, possa esserci un piccolo smottamento conseguenze potenzialmente pericolose.
Dall'analisi effettuata dai militari dell'Arma infatti l'ordigno risulta tutt'ora funzionante, anche se non si è riuscita a stabilire con precisione la tipologia: tra le ipotesi ci sono quelle di un contenuto a base di un miscuglio polveri da sparo oppure di gas.
«Abbiamo seguito le procedure indicateci dai carabinieri – ha spiegato Michelangelo Scarpinato, uno dei titolari della proprietà – quindi da oltre due settimane i lavori esterni non vanno avanti. Anche se all'interno si può proseguire, siamo comunque in una situazione di disagio. Le chiamate in Prefettura sono ormai quotidiane, l'attesa sta diventando davvero troppo lunga. Inoltre c'è preoccupazione anche sul fronte sicurezza: alla fine il proiettile è all'aperto, se qualche malintenzionato saltasse dentro di notte e tentasse di prenderlo, cosa potrebbe succedere?».
Sembrerebbe che la proroga dell'intervento sia stata causata dal sovrapporsi di emergenze verificatesi nelle ultime settimane per il maltempo in tutta la provincia.Ma questa mattina dovrebbe essere la volta buona.
In questi giorni ci sono stati altri due rinvenimenti di ordigni bellici, in via Offiche a Valli del Pasubio nell'ambito di lavori di ristrutturazione di una casa, e in via Gecchelina a Monte di Malo.in ambedue i casi i carabinieri sono già intervenuti per mettere in sicurezza la situazione, in vista dell' intervento di oggi da parte degli artificieri. Silvia Dal Ceredo
Queste immagini in grado di rappresentare pochi istanti del mio percorso professionale (BONIFICA BELLICA SISTEMATICA) è rivolto come esempio nei confronti di chi ancora oggi ignora l'importanza di questa professione esclusivamente orientata nei confronti della sicurezza altrui....
Caro Giovanni ho letto con interesse l'articolo di “biografia di una bomba” inerente l'abolizione D.L.Lgt. 320/46. Trovo decisamente discutibile abolire un articolo senza produrne uno nuovo. Per quanto, riguarda la bonifica bellica in Italia, non afferro le giuste parole per commentare una lacuna del genere. Tuttavia spero che questa delicata situazione venuta a crearsi si risolva al più presto.
Porgo Cordiali Saluti
Giancarlo Albertin. (Vice Presidente Centro Studi Informatico “La Grande Guerra” e collaboratore del Museo Grande Guerra in Canove - Vicenza)
rinvenuto un ordigno bellico (probabile bomba da mortaio) nel territorio di Altamura (Bari)...Un gruppo di volontari del Wwf nel corso del proprio servizio di vigilanza all'ambiente notano il piccolo residuato bellico. Immediatamente allertano le autorità competenti.
Intervento del Brigadier Generale Antonio Torregrossa Già Capo Sezione B.C.M. della ex
6a Direzione Genio Militare (Bologna)
Caro Lafirenze, ho trovato su internet il D.L. 15.03.2010, n. 66 (G.U. 08.05.2010, n. 106) avente per oggetto "Codice dell'ordinamento militare". Ho scorso tutti i 2272 articoli, ma nell'elenco delle Leggi soppresse non ho trovato il nostro D.L.Lgt. 320/46. Ho trovato importante l'articolo 1906 "Provvidenze a favore delle vittime di ordigni bellici in tempo di pace" che indica tra i "beneficiari" le vittime...."per scoppio di armi e ordigni esplosivi lasciati incustoditi o abbandonati dalle F.A. in tempo di pace in occasione di esercitazioni combinate o isolate". Possibile che a nessuno (e dico a nessuno) dei collaboratori (?) che hanno ispirato l'articolo, non sia venuto in mente che dovevano e devono essere inclusi anche i danni provocati dallo scoppio di armi e ordigni esplosivi lasciati incustoditi o abbandonati (o lanciati e non esplosi), dalle opposte fazioni belligeranti in tempo di guerra?! Ciò fa parte del progressivo programmato disinteresse per quello che era uno dei prioritari compiti istituzionali delle FF.AA.. Sarebbe ora che qualcuno a chiare lettere emanasse precise indicazioni su quale è ora l'Istituzione responsabile delle bonifiche e di chi sono tutte le eventuali responsbilità derivanti dall'incarico. Con affetto e simpatia la saluto caramente.
1. La valutazione preliminare del rischio bellico residuo di un’area progettuale è attività di analisi rischi residui prevista e con un profilo di responsabilità riconducibile direttamente a legislazione attualmente vigente in territorio nazionale (Determinazione Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici n 9 del 09/04/2003 - Deliberazione Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici n 249 del 17/09/2003 - Testo Unico Sicurezza [D. lgs 81/2008] e s. m .i. in corso d’opera [Disegno di Legge nr 3222/10].
2. La suddetta normativa prevede, in caso di rischio bellico residuale documentato per una determinata area progettuale, la necessità di porre in atto tutti gli interventi di antropizzazioni previsti da normativa vigente per la messa in sicurezza del sito (bonifica precauzionale da ordigni esplosivi residuati bellici).
3. La bonifica da ordigni esplosivi residuati bellici era disciplinata in dettaglio dal D. L. L. 320/1946, descrivente procedure di qualificazione, specializzazione e competenze in materia.
4. Il complessivo riordino del’ordinamento militare avvenuto con D. Lgs nr 66 del 15 marzo 2010 ha prodotto tra gli altri risultati l’abrogazione del suddetto D. L. L. 320/1946, con carenza effettiva di normativa tecnica riferibile a tale attività, rendendo di fatto e di diritto nulli atti, direttive tecniche, prescrizioni e procedure operative in dettaglio disciplinanti la materia “bonifica ordigni residuati bellici”, emanate a mezzo Nulla Osta e Capitolato Speciale Bcm dai competenti organi esecutivi Ministero Difesa (5° Reparto Infrastrutture Ufficio Bcm Padova – 10° Reparto Infrastrutture Ufficio Bcm Napoli).
5. E' in fase di produzione una Circolare Ministero Difesa in cui si sospendo le attività descritte dei R.I. di cui al punto 4.), presumo a decorrere dalla data di pubblicazione del D.Lgs n 66/2010.
Ciò premesso, poniamo i seguenti quesiti di merito:
1. Eseguita la preliminare valutazione del rischio bellico residuale che tipo di attività dobbiamo prevedere a titolo di procedura operativa di messa in sicurezza per eliminare il rischio bellico residuale nelle aree in fase di progettazione, visto l’eliminazione della precedente procedura?
2. A chi spetta la responsabilità in caso di mancata messa in sicurezza in sito in attesa di definizione di normativa prescrivente procedura operativa sostitutiva, visto che l’abrogazione della normativa di riferimento associata all’eliminazione dell’ex albo A. F. A. (2003) rende di fatto e di diritto “non responsabili” i dirigente tecnici delle imprese b. c.m.?
3. A chi spetta la responsabilità in caso di rinvenimento residuati bellici inesplosi od esplosione di ordigno provocante danni materiali o personali in un’area in cui era ampiamente noto e documentato il rischio bellico residuale?
MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI.
Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
l'attività di bonifica degli ordigni bellici residuati della 1a e 2a Guerra Mondiale, intesa come attività di bonifica sistematica preventiva all'esecuzioni di opere comportanti operazioni di scavo era regolata, fino al giorno 8 ottobre 2010, dal decreto legislativo luogotenenziale 12 aprile 1946, n. 320;
il decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, (entrato in vigore il 9 ottobre 2010, all'articolo 2268, n. 258, ha abrogato il citato decreto legislativo luogotenenziale 12 aprile 1946, n. 320. Il pericoloso vuoto normativo che, di fatto, si è venuto a creare con la soppressione della norma in parola ha cancellato anche la successiva regolamentazione emanata dal Ministero della difesa inerente la bonifica sistematica preventiva alla quale, fin dal 1946, le ditte private hanno sempre fatto riferimento nello svolgimento delle loro attività con il proprio personale, addestrato e brevettato dal Ministero della difesa;
l'Associazione di categoria delle imprese bonifiche belliche (ASSOBON) ha fatto rilevare agli interroganti che in particolare si è determinata una assenza assoluta di norme atte a regolamentare un'attività tanto delicata per quanto attiene la sicurezza sui cantieri edili ma anche per la manipolazione degli stessi residuati bellici. Infatti, allo stato attuale, sembrerebbe che chiunque possa eseguire dette operazioni secondo le proprie necessità anche avvalendosi di personale non adeguatamente addestrato ed inoltre si è determinata una preoccupante incertezza sull'esito e sulla prosecuzione delle attività lavorative delle aziende che operano nel settore con un organico complessivo di oltre 1.000 unità;
l'attuale situazione indubbiamente riversa i suoi effetti negativi oltre che sulle economie delle ditte interessate dalle attività di bonifica degli ordigni bellici, anche sulla sicurezza dei cantieri di lavoro, nonché e a maggior ragione sull'incolumità dei lavoratori e dei cittadini residenti nelle aree limitrofe ai medesimi cantieri -:
quali immediati interventi intenderà attuare per porre rimedio all'evidente e grave errore contenuto nel decreto legislativo n. 66 del 2010 e quali immediate iniziative per ristorare gli eventuali danni che l'impropria abrogazione del decreto legislativo luogotenenziale in premessa ha causato e continuerà a causare alle ditte del settore;
se non ritenga opportuno assumere iniziative normative per sospendere l'applicazione del decreto legislativo n. 66 del 2010 ed istituire un'apposita commissione interministeriale con lo scopo di rivedere e correggere i molteplici errori contenuti nella predetta norma al fine di evitare nuovi e maggiori danni dovuti alla grave approssimazione con cui secondo gli interroganti ha lavorato la commissione di esperti e tecnici che hanno operato per redigere l'attuale testo vigente.
(4-09475)
TROVATE E FATTE BRILLARE 6 BOMBE A MANO
21/11/10 - Sirone - Gli artificieri hanno dovuto lavorare non poco, nella mattinata di oggi, domenica 21 novembre, per mettere in sicurezza gli ordigni esplosivi che sono stati ritrovati sabato in Brianza. Le sei bombe a mano, risalenti alla seconda guerra mondiale erano sotterrate in un orto di Sirone. Gli ordigni sono stati fatti brillare dopo che le forze dell'ordine avevano fatto allontanare da casa i residenti della frazione San Benedetto. Tutti i particolari e le fotografie, sul Giornale di Lecco in edicola lunedì 22 novembre.
Fonte: http://www.giornaledilecco.it/leggi.php?artID=1694665
(ANSA) - TORINO, 19 NOV - Pistole, fucili, munizioni, una mitragliatrice, polvere nera, armi del XIX secolo e persino una bomba d'aereo: custodiva un arsenale, nella propria villetta di San Mauro Torinese, un uomo di 48 anni che e' stato arrestato per violazione della legge sulle armi.
Queste immagini in grado di rappresentare pochi istanti del mio percorso professionale (BONIFICA BELLICA SISTEMATICA) è rivolto come esempio nei confronti di chi ancora oggi ignora l'importanza di questa professione esclusivamente orientata nei confronti della sicurezza altrui....
Il Consiglio federale avvia la consultazione per la Convenzione sulle munizioni a grappolo
Berna, 18.11.2010 - Il Consiglio federale ha avviato oggi la consultazione per la ratifica della Convenzione sulle munizioni a grappolo (Convention on Cluster Munitions CCM). La Convenzione proibisce in modo esaustivo l’uso, lo sviluppo e la produzione nonché l’acquisizione, il trasferimento e lo stoccaggio delle munizioni a grappolo.
Lo sviluppo e l’impiego delle munizioni a grappolo sono da ricondurre alla Seconda guerra mondiale. Negli anni Sessanta e Settanta le pesanti conseguenze del loro impiego nel Sud-Est asiatico (soprattutto in Laos e Vietnam) hanno avuto risonanza mondiale. L’alta percentuale di munizioni inesplose rappresenta un grave problema umanitario: il materiale inesploso causa numerose vittime anche a molti anni dalla fine del conflitto e non permette la ricostruzione di un Paese.
Il 30 maggio 2008, la Conferenza internazionale di Dublino ha adottato la Convention on Cluster Munitions CCM, sottoscritta il 3 dicembre 2008 a Oslo a nome del governo nazionale dalla consigliera federale Micheline Calmy-Rey. Ad oggi 108 Paesi del mondo hanno firmato la Convenzione e 46 Paesi l’hanno ratificata; tra questi anche la Germania, la Francia, la Norvegia, il Regno Unito, il Canada, l’Australia e il Giappone.
A livello di politica estera, la Svizzera si impegna a fondo nelle questioni riguardanti la sicurezza umana e il diritto umanitario internazionale. L’obiettivo primario è quello di tutelare i diritti dei singoli individui in tempo di pace e di guerra. Una delegazione svizzera ha partecipato al primo vertice sulla Convenzione, tenutosi dal 9 al 12 novembre a Vientiane, in Laos, uno dei Paesi più colpiti dal fenomeno delle munizioni a grappolo.
La Svizzera investe ogni anno più di 16 milioni di franchi in progetti per lo sminamento umanitario e per l’eliminazione dei residuati bellici esplosivi.
Tali progetti sono effettuati anche in Laos, dove quaranta anni dopo la guerra si sospettano 78 milioni di munizioni inesplose.
Anche l’esercito svizzero possiede riserve di munizioni d’artiglieria che rientrano nella proibizione prevista dalla CCM. Essa riguarda in particolare le munizioni a grappolo del tipo KaG-88, KaG-88/99, KaG-90 e KaG-98. Con la ratifica della Convenzione la Svizzera si impegna tra l’altro a distruggere le sue riserve di munizioni a grappolo entro 8 anni.
La ratifica della Convenzione richiede inoltre una revisione della legge sul materiale bellico. La legge dovrà essere completata con una proibizione concernente le munizioni a grappolo e con le disposizioni penali relative.
La Convenzione sulle munizioni a grappolo rappresenta idealmente il seguito del divieto di mine antiuomo (Convenzione di Ottawa), di cui la Svizzera è stata, il 3 dicembre 1997, tra i primi Paesi firmatari, ratificandola poi il 24 marzo 1998. Per ulteriori informazioni: Informazione DFAE, tel. +41 31 322 31 53 o e-mail a info@eda.admin.ch
LAVORI DI DRAGAGGIO NEL PORTO DI GENOVA .ORDINANZA DELLA CAPITANERIA
Il Capo del Circondario Marittimo e Comandante del Porto di Genova: RENDE NOTO che dal 15/11/2010 al 31/12/2010 l'impresa TECNIS S.p.A. – Impresa di Costruzioni Generali, aggiudicatrice dei lavori per l'esecuzione dei dragaggi del Porto di Genova, appaltati dall'Autorità portuale, eseguirà, quale mezzo al fine, i suddetti lavori di dragaggio dei fondali marini (2^ fase) del Bacino Porto Vecchio, Bacino di Sampierdarena e Porto Petroli
O R D I N A
ART. 1 A decorrere dalle ore 08:00 del giorno 15 novembre 2010 è interdetta la navigazione la sosta ed ogni attività di superficie e subacquea negli specchi acquei portuali interessati dai lavori
ART. 2 I mezzi utilizzati nei lavori di dragaggio devono essere regolarmente armati ed equipaggiati;
ART. 3 Le unità navali in transito nelle adiacenze dello specchio acqueo interdetto devono:
a) mantenersi ad una distanza non inferiore a 50 metri dall'area interdetta;
b) non interferire in alcun modo con le attività in corso d'opera;
c) moderare la velocità sino al limite minimo consentito dalla capacità di manovra della propria unità.
ART. 4 E' vietata l'esecuzione dei lavori in condizioni meteo marine avverse e condizioni di visibilità non ottimali.
ART. 5 La Soc. TECNIS S.p.A. – Impresa di Costruzioni Generali dovrà comunicare a questa Capitaneria di Porto, il nominativo e la reperibilità telefonica del responsabile operativo dei mezzi impiegati.
ART. 6 Le navi che per motivi operativi devono necessariamente attraversare, quale unica via di transito, lo specchio acqueo di cui all' art. 1, devono essere autorizzate da questa Capitaneria di Porto che si avvale, per l'immediatezza del suggerimento delle rotte da seguire, del Corpo dei Piloti del Porto da contattare sul canale 12 VHF per il porto commerciale e canale 10 VHF per il porto di Multedo-Voltri.
ART. 7 I comandanti delle unità indicate nel RENDE NOTO, devono eseguire con piena prontezza e sicurezza gli spostamenti disposti da questa Capitaneria di Porto o per il tramite del Corpo dei Piloti del Porto di Genova secondo quanto indicato nel successivo art 8.
ART. 8 E' fatto divieto di iniziare i lavori senza le preventive comunicazioni giornaliere, via radio sul CH 11 VHF con la Sala Operativa del 1° M.R.S.C., nonché sul CH 12 VHF con la
Corporazione dei Piloti del Porto di Genova l?inizio, il termine dei lavori nonché il trasferimento dei mezzi dall?area di lavoro all?ormeggio ed ottenendo da questi il “ricevuto” delle comunicazioni stesse.
ART. 9 Il Comandante della Draga SHOALWAY dovrà contattare la Sezione Tecnica distaccata di Multedo sul CH 9 VHF per i lavori da eseguire nella canaletta di accesso del Porto di Multedo, comunicando inizio e fine dei lavori e trasferimento.
ART. 10 I mezzi nautici impiegati devono essere costantemente in ascolto sui canali 16 e 12 VHF pronti a muovere per ogni eventuale necessità connessa alla sicurezza della navigazione portuale e sospendere i lavori qualora ne faccia richiesta personale di questa Capitaneria di Porto o il Corpo Piloti del Porto.
ART. 11 I lavori non possono essere eseguiti in aree non certificate come sgombre da ordigni/residuati bellici.
ART. 12 Tutti i mezzi navali impiegati nei lavori, dovranno esporre i prescritti segnali diurni e notturni, previsti dalla COLREG „72.
Genova, IL COMANDANTE Contrammiraglio (CP) Felicio ANGRISANO
CODICE ORDINAMENTO MILITARE , TURCO E COMELLINI: AL PEGGIO NON C’E’ MAI FINE
Roma 3 nov 2010 – Dichiarazione del deputato radicale Maurizio Turco, cofondatore del partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm), e Luca Marco Comellini, segretario del Pdm.
“Il nuovo codice dell’Ordinamento militare è entrato in vigore solo lo scorso 9 ottobre e noi ne abbiamo denunciato fin da subito gli aspetti negativi e repreressivi verso i diritti dei militari ma ogni giorno che passa ci è sempre più evidente il pastrocchio che sono riusciti a scrivere quelli del ministero della difesa e che riversa i suoi effetti negativi anche in altri settori o competenze dello Stato.
Dopo aver denunciato l’abrogazione del decreto legislativo 14 febbraio 1948, n. 43 (Divieto delle associazioni di carattere militare), fatta con l’evidente scopo di salvare alcuni esponenti politici della maggioranza da un processo che li vedeva imputati, oggi apprendiamo con preoccupazione che anche la normativa riferita alle bonifiche dei campi minati e degli ordigni bellici (decreto legislativo luogotenenziale 12 aprile 1946, n. 320) è stata abrogata dall’articolo 2268, n. 258.
Ci sembra solo il caso di ricordare che in Italia l’attività di bonifica degli ordigni bellici ha permesso solo nel triennio 2007/2009 di rinvenire sull’intero territorio nazionale ben 235830 ordigni e 534 bombe d’aereo.
Adesso che la norma è stata abrogata di chi sono le competenze su questa materia ? Chi è il soggetto istituzionale che deve eseguire le verifiche nei cantieri di lavoro ed effettuare gli interventi di bonifica degli ordigni bellici al fine di garantire l’incolumità dei lavoratori, la salute e la sicurezza pubblica?”
Intervento radiofonico del Presidente Associazioni di categoria imprese di Bonifica belliche (ASSOBON), a proposito del D.lgs 66/2010 che di fatto ha liquidato ogni norma rivolta alla bonifica bellica.
Disinnescata una BOMBA da mortaio della seconda guerra mondiale a Villa Voronoff di Ventimiglia
Una bomba da mortaio di 25 centimetri circa di diametro, residuato bellico della seconda guerra mondiale, e' stata scoperta in una serra situata all'interno del recinto di Villa Voronoff, a La Mortola, di Ventimiglia, ed e' stata disinnescata oggi in un intervento che ha visto all'opera gli artificieri e i carabinieri. L'ordigno, dopo essere stato messo in sicurezza, e' stato portato alla cava bergamasca per essere fatto brillare. Alle operazioni hanno preso parte anche i militi della Croce Verde Intemelia, intervenuti, come da protocollo, in via precauzionale.
Trova ordigno bellico in campagna. Contadino trasporta la bomba nella sua auto e la porta in caserma
16 novembre 2010 - Un contadino trova in campagna una bomba inesplosa della seconda guerra mondiale, la mette nel cofano della sua automobile e, incurante del pericolo di un possibile improvviso scoppio, la porta alla guardia di finanza. E' successo nella tarda mattinata a Gela, dove gli agenti delle fiamme gialle, che stentavano a credere al racconto dell'uomo, hanno fatto scattare l'allarme-sicurezza, chiudendo la zona al transito di persone e mezzi. L'autovettura, una Yundai Athos, lasciata in sosta davanti alla caserma di via Ettore Romagnoli, è stata piantonata a distanza, mentre le transenne venivano poste agli incroci da via Eutimo a via Giuffrida, isolando l'area dell'ufficio postale di "Gela Centro". L'ordigno rinvenuto sarebbe una granata MK2 americana, una bomba a mano conosciuta col soprannome di "ananas". Si attende, da Palermo, l'arrivo degli artificieri per rimuoverla e poi farla brillare.
BELGIO: TROVATA BOMBA II GUERRA MONDIALE, EVACUATA SEDE NATO
Il quartier generale della Nato a Bruxelles e' stato evacuato dopo che alcuni operai hanno rinvenuto una bomba da 50 kg della II Guerra Mondiale. Il personale e' stato fatto allontanare a titolo precauzionale su consiglio degli artificieri che stanno disinnescando l'ordigno. Il residuato bellico e' stata trovato durante gli scavi sul boulevard Leopoldo III, la grande arteria che costeggia il palazzo della Nato, per realizzare una linea di tram .
venerdì 12 novembre 2010 - Un ordigno, residuato bellico da mortaio, risalente alla seconda guerra mondiale è stato ritrovato ieri pomeriggio in una zona dietro al campo sportivo di Pallanzeno tra i canali dell’Enel e il Toce. A ritrovarla pare un addetto del Comune. L’ordigno era in un sacchetto di plastica, evidentemente abbandonato da qualcuno. Sul posto gli agenti del commissariato di Domodossola che presidiano a turno la zona, insieme a Carabinieri e uomini della Forestale, in attesa dell’arrivo degli artificieri del genio guastatori, previsto per la giornata di domani.
Non si sa come ci possa essere capitata dentro, ma a Bari è successo che un uomo ha acquistato un sacco di patate in un mercato rionale e pochi metri dopo si è accorto che oltre ai tuberi c'era anche una bomba a mano.
L'acquirente del sacco ha così lasciato la borsa della spesa su un marciapiede di via Giulio Petroni e fermato una pattuglia della Guardia di Finanza, che ha chiesto l'intervento degli artificieri. Poco dopo è giunto il nucleo specializzato dei carabinieri del Comando Provinciale di Bari che, accertato che realmente si trattava di un ordigno risalente alla II Guerra Mondiale, ha preso in consegna la bomba a mano che sara' fatta brillare nei prossimi giorni.
Fonte: http://www.barilive.it/news/news.aspx?idnews=18709
Il mio commento:
08 novembre 2010
Mentre nelle campagne nei pressi della Città di Prato un agricoltore accidentalmente rinviene una bomba a mano residuato bellico risalente la seconda guerra mondiale, nel capoluogo pugliese un residente termina le proprie compere, tra queste anche un sacchetto di patate, dopo qualche attimo l'uomo si rende conto che l'involucro contiene un oggetto diverso dal normale tubero. Guarda bene e distingue una bomba a mano. La naturale sorpresa è seguita da sbigottimento nonché da giustificata paura, perciò posa sacchetto e bomba su un marciapiede e ferma una pattuglia della Guardia di Finanza in transito. Questi ultimi allertano i Carabinieri che inviano un gruppo di artificieri. Naturalmente sarebbe interessante conoscere la provenienza del carico di patate...
G.L.
CEPRANO 1944 - 2004 LA GUERRA IN CASA IL PERCORSO DELLA MEMORIA
Autori
Francesco Arcese Mauro Lottici Marco Marzilli Antonio Velardo
Tratto del retro copertina
“...Nel Maggio 1944 le unità della 5a divisione corazzata e della 1a di fanteria canadese, dopo aver scardinato le difese tedesche sulla linea Hitler, occupavano Ceprano che costituiva il principale obbiettivo dell'operazione “Chesterfield”, un altro tassello della sanguinosa battaglia per la conquista di Roma. Al loro fianco la 78a divisione di fanteria britannica si spingeva verso nord all'inseguimento dei tedeschi in ritirata, dopo aver perso la corsa per l'ingresso quale liberatori della nostra città. Il comune di Ceprano e l'Associazione Culturale Historia hanno voluto ricordare quei tragici giorni attraverso questa pubblicazione, che vuole rappresentare un doveroso atto di riconoscimento dei sacrifici e delle sofferenze accomunarono le nostre popolazioni ai vincitori ed ai vinti...”
Sommario:
LA VALLE DEL LIRI La guerra in casa La nuova strategia difensiva tedesca Lo scenario La battaglia della linea d'inverno Il calvario di Cassino La distruzione di Montecassino Lo sfondamento della “linea Gustav” La battaglia per la “linea Hitler” Operazione “Chesterfield”, la conquista di Ceprano
I CANADESI NELLA VALLE DEL LIRI LA MEMORIA NELLE IMMAGINI LA MEMORIA NELLE TESTIMONIANZE CEPRANO NELLA STAMPA SCHEGGE DI MEMORIA IL COLORE DELLA MEMORIA ELENCO CADUTI CIVILI E MILITARI
RITROVAMENTO. L'ordigno in una palazzina di via del Minatore
È un reperto della Seconda guerra mondiale Artificieri della Folgore al lavoro per farlo brillare
31/10/2010 -
Dal giardino di casa in mezzo agli alberi di melograno e cachi spunta un ananas, ma non si tratta del frutto esotico, bensì di una bomba a mano americana, Mk2, della Seconda guerra mondiale, ormai priva di accenditore.
A trovarla è stato uno dei condomini del palazzo che si trova in via del Minatore all'intersezione con circonvallazione Raggio di Sole. Dopo aver ripulito il giardinetto delle erbacce ha trovato in un angolo, proprio sotto la cancellata l'ordigno e ha subito allertato i carabinieri.
Sul posto ieri mattina è andato anche il comandante di compagnia Filippo Melchiorre, per accertarsi che la bomba non fosse di pericolo immediato. Ha quindi chiesto l'ausilio degli artificieri di stanza a Legnago. Nel frattempo, una pattuglia mista, composta da militari e carabinieri è rimasta di picchetto al di fuori del giardino. L'ordigno è stato denunciato verso mezzogiorno. E la procedura burocratica in questi casi è lenta come una tartaruga assonnata. Così di telefonata in telefonata s'è potuti arrivare a contattare l'ottavo reggimento genio guastatori Folgore di stanza a Legnago che non ha una squadra di pronto intervento. Quindi s'è costituita la squadra che verso le 17 è arrivata a Verona. A capo del team, sempre lui, il maresciallo capo Rocco Pezzano, che dal 1997 presta servizio a Legnago. Il suo incarico è quello di comandante di plotone Eod (Explosive ordnance disposal-bonifica ordigni esplosivi) e dal 2000 svolge attività di bonifica del territorio nazionale. Il maresciallo con il suo collaboratore ha portato la bomba in Basso Acquar e l'ha fatta brillare. Nessun pericolo neanche se l'avessero presa a zappate, assicura l'esperto.
A.V.
Residuato bellico in ciocco di legno posto nel camino: lievi escoriazioni per due donne a Modena
22 ott 10
Nel pomeriggio odierno a Modena madre e figlia, abitanti in via Pio La Torre, hanno riportato lievissime escoriazioni al corpo perchè colpite dalle schegge di legno provenienti dal ciocco che avevano posto nel camino per alimentare il fuoco. All’interno del legno non si erano accorte della presenza di un residuato bellico della seconda guerra mondiale che, con l’inteso calore, è scoppiato. Il residuato è riconducibile ad un bossolo di 20 mm. Dell’accaduto è stata data comunicazione ai carabinieri.
NETTUNO, RITROVATO ORDIGNO BELLICO ATTIVO E PERICOLOSO. PRELEVATO IN STRADA DAGLI ARTIFICIERI
19/10/2010
Attivo e pericoloso. Così è stato definito l'ordigno bellico ritrovato ieri a Nettuno, in via Alberone 3, nella periferia nettunese. E' stato infatti necessario l'intervento degli artificieri della Questura di Roma intervenuti sul posto appena allertati.
A sollevare l'allarme è stato un uomo che verso le 12 di ieri, a bordo della sua auto, ha urtato al centro della strada questo proiettile da mortaio, un ordigno bellico con molta probabilità risalente alla seconda guerra mondiale.
Insomma, una vera e propria fortuna che il proiettile, lungo circa quindici centimetri, non sia esploso quando è stato urtato dalla vettura. Un ordigno attivo e pericoloso avrebbe infatti potuto creare una strage
Il 19 ottobre 2010 per mezzo del portale d'informazione Anzio Nettuno apprendo una notizia davvero incredibile:
Un automobilista mentre percorre con il proprio mezzo la via Alberone, improvvisamente urta un residuato bellico della seconda guerra mondiale (ovvio lo sbarco del 44).
Il protagonista di questa assurda e mostruosa vicenda, dichiara al giornalista:
“la bomba da mortaio era proprio al centro della strada”.
INCREDIBILE...!!!!
Un residuato bellico risalente la seconda guerra mondiale al centro di una strada....????
La logica dovrebbe aiutarmi a porgere una risposta più o meno verosimile:
“Qualche camion l'ha perso mentre inconsapevolmente trasportava terreno e granate di qualche cava o cantiere della zona”.
Ma in realtà non è assolutamente pensabile muovere terra in quei luoghi senza procedere ad una bonifica preventiva.
Il giornalista conclude:
“...Insomma, una vera e propria fortuna che il proiettile, lungo circa quindici centimetri, non sia esploso quando è stato urtato dalla vettura. Un ordigno attivo e pericoloso avrebbe infatti potuto creare una strage...”
PRECISAZIONE
E' buona norma considerare “IN OGNI CASO”, il residuato bellico sempre attivo e pericoloso.
Il 14 ottobre 2010 per mezzo della pagina web “QuiBrescia.it apprendiamo la notizia del ferimento a causa di un residuato bellico
...risalente la seconda guerra mondiale,di un 36enne residente a Darfo Boario Terme.
Il quotidiano bresciano spiega come l'incidente sia avvenuto all'interno
dell'abitazione dell'incauto e precisamente in cantina, mentre tenta
di “aprire” il piccolo manufatto bellico recuperato nel corso di
una immersione subacquea (l'uomo sarebbe un provetto Sub). Il secco
boato attira l'attenzione dei genitori, che immediatamente allertano
il 118 di Esine, ovviamente intervengono anche Vigili del Fuoco.
I medici diagnosticano serie ferite alle mani ed escoriazioni varie al
volto.
Sul momento qualcuno pensa sia scoppiata una bombola ARA, ma
la perquisizione del locale, (sempre a dire del portale
d'informazione su citato), scopre un “vero arsenale” vale a
dire:
“...varie parti di armi da guerra, proiettili d'artiglieria di diverso calibro
e pericolosità, tre granate di tipo 'ananas' di fabbricazione
americana e una baionetta...”, naturalmente l'uomo è stato fermato
per detenzione illegale di armi da guerra..."
Il giorno dopo (15 ottobre) Bresciaoggi.it specifica la dinamica
dell'incidente: Il giovane stava maneggiando un proiettile di
mitragliatrice per mezzo di una smerigliatrice. Precisa il contenuto
del “vero arsenale” e menziona il ritrovamento di un secchio
colmo di esplosivo (pazzesco, come voleva utilizzarlo...????).
Bresciaoggi precisa che questa operazione è stata portata a
termine con il brillamento di tutto il materiale rinvenuto.
Ma
ancora una volta non riusciamo a comprendere le motivazioni che
spingono un ragazzo a conservare materiale bellico: “ bene,
qualcuno (non è proprio così), può affermare che il semplice
involucro di una bomba a mano (vuota), non costituisce alcun
pericolo, perciò è lecito custodirla ( la legge dice il contrario),
ma questa volta vogliamo essere in sintonia con i fautori di questa
filosofia.
Ma
c'è qualcuno disposto ad asserirci che smerigliare un piccolo
proiettile non costituisca grave fonte di pericolo per se, per terze
persone...?
C'è
qualcuno in grado di convincerci che conservare un secchio riempito
d'esplosivo nella cantina di un condominio, di uno stabile, villetta
o quant'altro, non costituisca una gravissima situazione di enorme
pericolo per tante persone...?
Cosa
spinge un ragazzo ad assumere atteggiamenti tanto gravi...?
Come
custodire in casa un secchio d'esplosivo...???
Ricordo un lavoro di bonifica bellica effettuata tra le acque lagunari del capoluogo veneto e precisamente località “Dogaletto” (Malcontenta). L'albergo che ci ospitava era poco distante, ma dopo cena non di rado raggiungevano il centro cittadino per visitare la città dei Dogi . Piazza Roma era l'area addetta al parcheggio delle nostre auto. Sembra di rivedere, il gran numero di turisti e non solo...
A distanza di pochi anni la notizia:
“...Il sei ottobre 2010 a Venezia una persona ubriaca procura spavento e panico proprio a Piazza Roma e per mezzo di una datata bomba a mano.
La folla intimorita fugge, le Forze dell'Ordine vedono, comprendo, riconoscono il protagonista di questa assurda storia e intervengono sia per allontanare ogni passante, sia per fermare l'incosciente, il quale a malincuore consegna l'ordigno nelle mani di un artificiere del gruppo della Questura di Santa Chiara.
L'agente vede la bomba a mano è vuota, l'uomo non racconta nulla, ma è ugualmente fermato...”
Lo stesso giorno, in provincia di Como (Ponte Lambro), una bomba a mano ferisce seriamente un operaio di trentuno anni.
Il giovane, di nazionalità kosovara e residente a Lecco, mentre è intento a portare a buon fine il proprio compito lavorativo, nota all'interno del piccolo cantiere una minuscola “palla rossa”, non comprende cosa sia, ma la raccoglie e la butta via.
Il violento contatto al suolo produce un potente ( testimonianza della fonte) boato. E' la secca esplosione di una bomba a mano che proietta le proprie schegge in ogni direzione, l'autore dell'incauto lancio subisce numerose ferite, perciò è trasportato d'urgenza all'Ospedale Fatebenefratelli di Erba, ma per sua fortuna a parte una lesione al timpano e qualche ferita da taglio causata dai frammenti della bomba non è in pericolo di vita.
Per i colleghi tanto spavento a causa dell'improvvisa detonazione e giustificata apprensione per l'amico ferito.
Albenga: bomba a mano scoperta nel greto del Rio Carenda
06/10/2010 - Albenga - Una bomba a mano, probabilmente un residuato bellico della Seconda Guerra Mondiale, e' stato trovato stamane nel greto del rio Carenda ad Albenga. Sono stati i tecnici di un'impresa impegnati nei lavori di ripristino della fognatura a scoprire l'ordigno mentre stavano intervenendo nei pressi della strada che da Campochiesa conduce all'altra frazione albenganese di Salea all'altezza dell'azienda 'Cosmoflor'. Dopo il rinvenimento della bomba gli operai sul posto sono intervenuti i carabinieri, gli agenti della polizia municipale, il vice sindaco Roberto Schneck per coordinare l'intervento di messa in sicurezza della zona.
Ennesimo ritrovamento di un ordigno bellico, stavolta a Portella, frazione di Sant'Elia Fiumerapido.
Paura per una bomba della Seconda Guerra mondiale rinvenuta in località Portella. Ieri sono intervenuti gli artificieri di Roma, i quali hanno provveduto a far brillare l'ordigno.
Si è conclusa così una settimana di disagi in via Stretta, una strada comunale in una zona rurale ma densamente abitata. Nei giorni scorsi infatti, dopo i lavori di manutenzione e pulizia laterale della strada da parte degli operai comunali, alcuni cittadini avevano avvistato l'ordigno. Si trattava di una bomba a mano di fabbricazione americana (una Mk.2, generalmente chiamata "Ananas") ritenuta molto pericolosa.
Segnalata alle Autorità, tempestivamente il Comune ha provveduto alla messa in sicurezza della strada con un'apposita ordinanza.
Sono pertanto intervenuti gli Agenti della Polizia Municipale guidati dal comandante Volante, che hanno transennato la via, rimasta quindi chiusa per quasi tutta la settimana sia al traffico veicolare che a quello pedonale.
Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri della stazione di Sant'Elia, guidati dal comandante Costantino Zona della Compagnia di Cassino.
Ieri mattina quindi, verso le 10,30, gli artificieri giunti da Roma hanno provveduto alla rimozione dell'ordigno e al suo brillamento presso una cava dismessa. A loro detta la bomba era potenzialmente pericolosa.
A destare preoccupazione dei residenti e dei cittadini anche il triste ricordo dei drammatici fatti che video nel 1978 la morte di due bambini proprio a Portella per lo scoppio di un ordigno della Seconda Guerra mondiale.
Il secondo conflitto mondiale coinvolse direttamente il centro e il territorio di Sant’Elia Fiumerapido, in quanto si trovava lungo la linea Gustav predisposta dai Tedeschi per sbarrare il passaggio all'esercito degli Alleati che risalivano la penisola.
Il calvario dei Santeliani cominciò la notte del 19 luglio 1943 con il bombardamento dell'aeroporto di Aquino. Nel corso della guerra le famiglie furono costrette a sfollare e si rifugiarono sui colli circostanti, cercarono riparo nelle grotte o nei ricoveri scavati nella roccia, nella frazione di Valleluce, negli anfratti esistenti lungo il Canale. Il primo bombardamento aereo si ebbe l'8 dicembre.
I Tedeschi trovarono su Monte Cifalco la collocazione ideale per le loro postazioni, alcune tuttora visibili.
Nel territorio di Sant’Elia Fiumerapido operarono i francesi, soprattutto lungo il vallone di Portella, il Secondo Corpo Polacco e il Decimo Corpo Inglese.
Dopo la conquista di Montecassino da parte dei soldati Polacchi, il 18 maggio 1944, i Santeliani tornarono mestamente nel paese distrutto e ricominciarono con coraggio la ricostruzione. La guerra lasciò come retaggio la malaria, la scabbia, i pericolosi residuati bellici. Le vittime di tale sciagura furono 350 civili, 50 militari e 116 feriti.
Il proprietario di un campo agricolo situato nel comune di Ostiglia (Mantova) in più circostanze denuncia la probabile presenza di un residuato bellico sepolto nel proprio fondo. Notizia quest'ultima ricevuta dall'anziano genitore. L'anomala segnalazione (inascoltata dal 1955), produce una bonifica di superficie che nel 2001, indaga il primo metro di profondità del sito inquinato dalla probabile bomba. Il vaglio strumentale non rileva alcuna presenza di residuati bellici, in questo caso è indispensabile una bonifica profonda. Nel maggio del 2003 quest'ultima per cause ancora ignote esplode, producendo un boato che spaventa l'intero paese, seri danni a villette, cascine e non solo. Una testimonianza:“Credevamo a un terremoto, ma era la bomba del nonno Oddone, un preciso nel ' 55, quando c' era un orto al posto delle case, fece bonificare il terreno: gli dissero di quella bomba, vicino a un fosso e allo zuccherificio. Avvisò il Comune per iscritto. E dal luglio del ' 95 io ho continuato a insistere. Risultato il botto. E solo per caso non ci sono stati morti o feriti”
Era una bomba d'aereo da 500 lb di fabbricazione americana dormiente a meno tre metri di profondità. Tutto ciò genera accuse ben precise: “crollo colposo” infatti il 17 marzo del 2009 inizia il processo a carico dell'ex Sindaco e dell'ex Prefetto. Secondo il Pubblico Ministero i due funzionari non si sarebbero adoperati per ottenere i fondi per una bonifica profonda dell'area. Il primo ottobre 2010, La Gazzetta di Mantova riporta la sentenza di primo grado che, condanna l'ex Sindaco (otto mesi pena sospesa) e l'ex Prefetto (dodici mesi pena sospesa), di reclusione, entrambi dovranno versare una provvisionale pari a 180 mila euro alla parte civile, i danni saranno calcolati e liquidati in separato giudizio..
Bombe a mano e chili di tritolo
L'arsenale della guerra in cantina
Cinquanta bombe a mano e 10 chili di tritolo, oltre a una decina tra fucili e mitragliatrici, risalenti alla Seconda guerra mondiale, sono stati trovati in una cantina durante lavori di ristrutturazione a San Quirico d’Orcia
SAN QUIRICO D'ORCIA (SIENA) - Cinquanta bombe a mano e 10 chili di tritolo, oltre a una decina tra fucili e mitragliatrici, tutti risalenti alla Seconda guerra mondiale, sono stati trovati in una cantina durante alcuni lavori di ristrutturazione a San Quirico d’Orcia (Siena). L’intero palazzo è al momento disabitato ma per precauzione è stata fatta evacuare una famiglia che risiede in una villetta adiacente.
Sul posto sono intervenuti gli artificieri che hanno messo in sicurezza l’esplosivo, che questa notte sarà sorvegliato dai militari e poi, domani, portato a brillare in una cava. Il ritrovamento è avvenuto durante lavori di scavo nella cantina compiuti con una pala meccanica: il pessimo stato di conservazione di armi ed esplosivo, soprattutto a causa della ruggine, avrebbe fatto rischiare un’esplosione. Secondo alcune ipotesi maturate dopo il ritrovamento, esplosivo e armi potrebbero essere stati nascosti alla fine della guerra da qualche gruppo partigiano operante nella zona del Basso Senese.
Esplode una bomba, ferito trentenne
ma il riesino nascondeva 3 ordigni bellici
Domenica 26 Settembre 2010
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RIESI - Un uomo è stato colpito dallo scoppio di un ordigno esplosivo. Rosario Spicuzza, 33 anni, è rimasto ferito delle schegge di una bomba nei pressi della sua abitazione, ieri, nel rione di “Monte degli Ulivi”.
L’uomo stava scendendo dalla sua auto, quando all’improvviso, dalle mani gli è scivolato l’ordigno.
Diverse schegge sono schizzate così sul suo corpo provocandogli delle ferite. Soccorso immediatamente dai carabinieri è stato trasportato all’ospedale Santo Stefano di Mazzarino. Spicuzza pur riportando lesioni multiple e ferite, non rischia la vita. È stato dichiarato guaribile in 30 giorni. Ai sanitari ed ai carabinieri in un primo momento ha raccontato di essere rimasto vittima di un attentato.
L’uomo ha infatti ammesso di essere stato colpito da una bomba esplosa da un tombino mentre scendeva dall’auto per tornare a casa. La versione del trentenne non ha convinto però i carabinieri guidati dal Maggiore Alessandro Magro. Il giovane pressato dai militari ha confessato di aver trovato nelle campagne di Riesi un sacchetto contenente tre bombe. Dopo averle raccolte, le ha caricate in auto, dove si trovava pure il figlio di cinque anni. Giunto dinanzi la sua abitazione ha preso uno degli ordini che purtroppo gli è scivolato dalle mani provocando l’esplosione. Rosario Spicuzza, piantonato in ospedale dai carabinieri, è stato tratto in arresto per detenzione illegale di armi da guerra.
Domenica 26 Settembre 2010
RIESI (Caltanissetta) - Ormai abbiamo compreso che l'incoscienza non possiede confini. Un trentatreenne residente nel Comune di Maria SS. Della Catena, porta a spasso il proprio figliolo tra prati e campi della località. A suo dire nota una curiosa busta, la apre e riconosce tre ordigni bellici. L'uomo non ha dubbi, incurante della presenza del proprio figlio recupera le tre bombe caricandole in macchina, e incredibilmente si avvia verso la propria casa. Giunto nei pressi dell'abitazione ferma il mezzo, apre il cofano, afferra la prima bomba, che gli sfugge. L'ordigno a contatto con il suolo esplode, proiettando numerose schegge sul corpo dell'incauto. Il bambino assiste al ferimento del padre che, è subito soccorso dai Carabinieri e dal 118 che lo trasportano all'Ospedale Santo Stefano di Mazzarino, in stato d'arresto per detenzione illegale di armi da guerra.
CIO' CHE PENSO
Natura e ordinamento giuridico obbliga ai genitori di seguire, educare, formare, proteggere, aiutare istruire e tutelare i propri figli. In questo caso il padre del bambino ha violato ogni norma che regola la tutela della sicurezza del proprio figlio, ma non solo: questa diseducativa e triste avventura, priva di ogni morale, segnerà per sempre la coscienza del piccolo. In questo caso il Tribunale dei Minori può e deve prendere una posizione chiara nei confronti del bambino (cinque anni). Infatti in questi casi la legge prevede pesanti sanzioni civili e penali e privare al padre della potestà (il minimo). Ancora peggio se qualche scheggia avesse colpito il piccolo. Per il resto credetemi non ho più parole..
Giovanni Lafirenze
Il commento del webmaster
Parlo in qualità di (indegno) webmaster di questo sito, e in qualità di educatore. Sono trasalito nel leggere che a bordo di questo scavezzacollo, ci fosse anche suo figlio di cinque anni. Mi scoraggio, e concordo con una frase che viene attribuita al prof. Albert Einsten "Solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima."
Sono dispiaciuto che l'italiano medio non cerchi su google "bonifica bellica", o "ordigni esplosivi", ma che ancora continui a cercare il proprio nome e cognome per vedere se esce la propria pagina di facebook.
Sono amareggiato nel constatare che nell'italiano medio esiste ancora un concetto di "bomba sicura", come se il tempo potesse fermare la pericolosità di un ordigno.
Sono terrificato nel vedere che di fronte ad un fatto compiuto, di stupidità inaudita, il soggetto protagonista abbia cercato di giustificarsi davanti ai carabinieri dicendo "c'era una bomba nel tombino", come i bambini si giustificano davanti alla maestra, o davanti un adulto quando combina qualcosa di sbagliato.
Ciò nonostante, il lavoro della bonifica bellica prosegue, silenzioso, continuo, metodico. Solo un dubbio rimane. Che questo lavoro, nato come un gesto di amore atto a dare la possibilità alla società di riappropiarsi dei propri spazi per ricostruire dopo la guerra, ora sia diventata una necessità per preservare gli ordigni dal vero "pericolo vagante": la stupidità umana.
Giovanni Iacono: “Gela. Le operazioni dei Reparti italiani nella battaglia del 10-11 luglio 1.943”, edito dall’autore, Ragusa 2008, pp. 155, euro 13.
Dopo la Campagna di Sicilia, avvenuta nel luglio-agosto del 1943, si è largamente diffusa la tesi secondo la quale l’Esercito aveva “tradito”. Tesi ripresa da quasi tutti gli autori italiani e stranieri, secondo i quali i soldati italiani si erano arresi agli Alleati senza colpo ferire o quasi. La ricerca dell’autore, basata su materiale dell’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, nonché su testimonianze di civili del luogo, mira a confutare tale tesi, in quanto nel settore specificatamente trattato nell’opera le diserzioni furono una parte insignificante.
I fatti. Nella notte tra il 9 e 10 luglio 1943 gli Alleati attuarono il più grande sbarco anfibio mai tentato fino ad allora, impiegando nel solo settore di costa compreso tra la città di Gela e Scoglitti (Sicilia sud-orientale), 580 navi da guerra e da sbarco, oltre a 1124 mezzi anfibi, che sbarcarono due intere Divisioni (la 1^ a Gela e la 45^ a Scoglitti, per un totale di circa 40.000 uomini suddivisi in circa 27 battaglioni).
L’urto iniziale fu sostenuto da 5 battaglioni delle unità costiere (XVIII Brigata costiera), che opposero una strenua resistenza, ma prima dell’alba furono ridotti al silenzio dal fuoco delle artiglierie navali. La reazione dei Comandi italiani fu immediata. Già alle 05.00 del 10 luglio il Gruppo mobile “E”, di stanza a Niscemi, mosse al contrattacco; riuscì a penetrare fin dentro l’abitato di Gela, ma intorno alle 11.00, a causa del fuoco delle artiglierie navali subì forti perdite e dovette ripiegare sulle posizioni di Ponte Olivo. La mattina dell’11 luglio, unitamente alla Divisione H. Goering, mosse al contrattacco la Divisione Livorno al completo. Alle 11.00 gli uomini della Livorno erano giunti alle porte di Gela, ma ancora una volta l’intervento dell’artiglieria navale fu decisivo. I Reparti furono decimati, per cui dovettero ripiegare sulle posizioni di partenza. In due giorni di combattimento la sola Divisione Livorno aveva perso, tra morti feriti e dispersi, circa 7.214 uomini su 11.400 effettivi, senza considerare le perdite dei Reparti costieri, che ammontavano a circa il 50% degli effettivi.
Dalla lettura di quest’opera emerge la grande capacità dell’autore di mettere in risalto, oltre alla condotta delle operazioni dei Reparti italiani, l’umanità e spesso anche qualche giustificata debolezza dei soldati italiani, che nonostante avessero la netta sensazione di aver perso ancora prima di aver iniziato a combattere compirono numerosi atti di eroismo, spesso sconosciuti ai più.
Ricordare questi eventi e tramandarli alle generazioni future, é un dovere morale per onorare la memoria di quei soldati, spesso dimenticati, che sacrificarono la propria vita per mantenere fede al giuramento prestato, difendere la Patria.
Abruzzo. La presenza del residuato bellico Nostra intervista a Giovanni Lafirenze
La presenza del residuato bellico
Nostra intervista a Giovanni Lafirenze
Di Walter De Berardinis
Abbiamo incontrato Giovanni Lafirenze, fondatore ed ideatore del sito web www.biografiadiunabomba.it , dopo gli ultimi ritrovamenti a Roseto degli Abruzzi e nel cimitero di Giulianova di bombe inesplose. Lo abbiamo intervistato per farci spiegare come mai, dopo 65 anni dagli ultimi fatti della 2° guerra mondiale, continuano a riaffiorare ordigni bellici.
Recentemente è stata fatta brillare un bomba ritrovata nel nostro cimitero di Giulianova. Ma siamo sempre in emergenza ogni volta che si aprono cantieri che prevedono uno scavo?
Certo! Come ben sai, l’Abruzzo, nel corso della seconda guerra mondiale subì numerose incursioni aeree angloamericane (vedi anche la triste cronologia da te curata sulla tua città e inserita nel mio sito web www.biografiadiunabomba.it). A quei tempi i bombardieri, ma non solo, lasciavano precipitare ordigni da 100, 250, 500, 1000 libre del tipo esplodente. Queste missioni aeree, erano considerate tattiche (quasi sempre diurne), se colpivano obbiettivi ben precisi come: Stazioni, ponti ferroviari e stradali, vie di comunicazione in genere, mulini, caserme, aziende commerciali o industriali, strutture portuali, ecc..
O al contrario strategiche (notturne), quando colpivano a tappeto l’area urbana senza considerare con precisione il luogo d’impatto delle bombe. In quest’ultimo caso i bombardieri della prima ondata sganciavano bombe illuminanti e incendiarie ( con semplice aggiunta di alluminio o cariche di Fosforo o di Termite), per rendere visibile il punto di mira consentendo ai bombardieri delle ondate successive minori margini di errore.
Quindi i massicci bombardamenti hanno portato anche una maggiore percentuale di bombe inesplose?
Queste munizioni aeree montavano spolette meccaniche che dovevano esplodere subito dopo il contatto (suolo strutture edifici), o chimiche se la detonazione era prevista dopo qualche ora o in alcuni casi anche nei giorni seguenti. Ma a causa di più motivazioni (difetti meccanici delle spolette, quote di sgancio errate, ecc.) una considerevole percentuale di queste bombe (circa il 3%) restava inesplosa e sepolta da qualche metro di terra. Ma bisogna considerare anche i bombardamenti aerei della Luftwaffe (famosa l’incursione su Lanciano del 20/04/1944). Ancora peggio la guerra di terra patita in Abruzzo, che lasciava interrati residuati bellici di ogni tipo, dimensione, peso e calibro. Non solo, consideriamo anche che i militari tedeschi in ritirata minavano paesi, campi agricoli, scali e sotterravano munizioni ingombranti per rendere più agevole ogni spostamento di truppe, compreso le munizioni seppellite dalle numerose formazioni partigiane del luogo.
Quindi i nostri territori e in particolar modo l’Abruzzo è disseminato di bombe e altri ordigni?
Perciò non è possibile stupirsi per i numerosissimi rinvenimenti del passato e per quelli del futuro. A mio parere ogni località abruzzese è in grado di restituire questi testimoni dal profumo mortale dell’ultima guerra: “mine Teller, Shrapnel, Stock, Lpz, Farfalle, Topf, Riegelmine, ecc…, bombe a mano, proietti, nastri caricatori e cartucce in genere, sicuramente bombe d’aereo di fabbricazione americana della serie AN-M (100, 250,500,1000 lb e AN-M GP munita anche di spoletta di coda); Bombe d’aereo tedesche, riconoscibili dalle spolette sul corpo dell’ordigno del tipo SC da 50 250 Kgr e qualche bomba d’aereo inglese GP o MC ”.
Esistono gruppi di studi su questo fenomeno?
Non sono a conoscenza se oggi esistono gruppi di studio addetti a questo scopo, forse l’ex Icram continua a monitorare i depositi di munizioni affondati in mare. Per quanto riguarda le foto del mio sito web: www.biografiadiunabomba.it è connessa al portale web del 340th Bomb Group: http://57thbombwing.com/340th_History/487th_History/missions/340thMissions_index.htm
Desidero concludere queste intervista (repetita iuvant), con il solito tormentone: la sola presenza del residuato bellico produce una situazione di pericolo incalcolabile e incontrollabile, perciò non si toccano, non si spostano, ma si allertano subito le Forze dell’ordine di zona.
RIMOZIONE E DISTRUZIONE DUE BOMBE LOCALITA' CAVANELLA D'ADIGE (CHIOGGIA)
24/09/2010 - Si comunica che, a seguito del rinvenimento in località Cavanella d'Adige nel comune di Chioggia di due bombe d'aereo rispettivamente da 1100 e 500 libbre, risalenti all'ultimo conflitto mondiale, questa prefettura ha avviato diverse riunioni tecniche di coordinamento con gli enti preposti ed i soggetti interessati, allo scopo di valutare e definire le misure di prevenzione, nonchè le procedure di intervento connesse al trasporto e brillamento degli ordigni.
Tali operazioni, dirette per gli aspetti di carattere tecnico-operativo dal 3° reggimento guastatori di Udine, inizieranno alle ore 9.00 di lunedì 27 settembre p.v. e termineranno nell'arco della giornata.
Gli interventi si presentano particolarmente complessi per il rilevante potenziale esplosivo.
Le attività si svolgeranno in due fasi distinte: nella prima è previsto il prelievo ed il trasporto degli ordigni dall'area di rinvenimento fino al luogo di brillamento; nella seconda, invece, lo sgombero di un'area di 300 metri di raggio per la neutralizzazione delle bombe.
Lo sgombero dell'area interessata non comporterà l'evacuazione di abitazioni civili, in quanto la zona di brillamento si trova in aperta campagna.
Contemporaneamente sarà disposto il divieto di sorvolo dell'area, nonché la sospensione delle attività venatorie nelle zone circostanti.
Durante lo svolgimento delle operazioni di caricamento, trasporto e brillamento degli ordigni sarà assicurata l'assistenza sanitaria con la presenza di un presidio di emergenza medica a cura dell'asl 14 di Chioggia.
l'intera attività verrà coordinata dalla prefettura di Venezia, con l'attivazione di un posto di comando presso il centro civico sito in località Cavana del comune di Chioggia (VE).
Sarà attivato, inoltre, un collegamento radio, con i volontari ari che assicurerà le comunicazioni nei luoghi di sgombero e con la cellula di risposta costituita presso la prefettura di Venezia.
Il 10° Reggimento Genio Guastatori
(AGI) - Milano, 21 set. - Un altro ordigno bellico risalente alla seconda guerra mondiale e' stato scoperto nei campi vicini all'aeroporto di Milano Linate, nel comune di Segrate. La bomba e' stata ritrovata l'11 settembre a Redecesio di Segrate e per il suo disinnesco verranno limitati i voli nella giornata di domenica prossima.
Il Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi ha disposto che le operazioni dalle 8 del mattino e rende noto che l'area interessata sara' di 500 metri. I circa 1.500cittadini residenti nella zona interessata saranno evacuati ed ospitati presso l'oratorio della parrocchia Madonna del Rosario a Redecesio. La prefettura fa sapere inoltre che l'intervento rendera' necessario anche il divieto di sorvolo, quindi i voli in arrivo all'aeroporto di Milano Linate non potranno atterrare dalle 8 alle 11 e dalle 13 alle 15. Le operazioni si concluderanno presumibilmente intorno alle ore 15.
Il disinnesco della bomba e il successivo brillamento saranno curati dagli artificieri del 10° Reggimento Genio Guastatori. Gia' le scorse settimane erano stati rinvenuti nella stessa zona altri due ordigni bellici. (AGI)
Tra il 1943 e 1944, la città di Penne fu duramente colpita e la popolazione del centro urbano e delle contrade limitrofe conobbero gran parte delle conseguenze dirette della cosiddetta guerra in casa: fucilazioni di civili, deportazioni, ra...strellamenti, vittime dei bombardamenti e distruzioni degli edifici. E’ stato calcolato che complessivamente furono 61 i morti, un centinaio i feriti e oltre 500 gli sfollati che raggiungero Penne da molti comuni abruzzesi e dalle regioni limitrofe. Tre i bombardamenti subiti dal centro abitato, che provocarono i maggiori danni: il 7 novembre del ‘43, il 13 e il 24 gennaio del ‘44.
La prima incursione aerea colpì la linea ferroviaria Penne-Pescara provocando 25 morti; nella seconda, la città subì il suo primo bombardamento massiccio e il bilancio fu di 3 morti, 10 feriti e diverse decine di senzatetto a causa del crollo di alcune abitazioni; l’ultimo attacco fu il più duro e devastante, provocato da circa 60 bombardieri e 10 caccia, che riversarono sulla città oltre 400 bombe di medio e grosso calibro. Giovanni De Caesaris, descrisse così nel suo diario “Cronaca di Penne 1943/1944? quella giornata: “Il 24 gennaio 1944 Penne subì la prova più tremenda che le potesse essere destinata. Erano circa le 8,15 allolrchè si udì sulla città un rapido forte volo di aeroplani e quindi un succedersi di detonazioni fragorose, immense”.
A questa prima ondata, ne seguì poco dopo un’altra e furono ancora bombe sul centro storico: cadde il portale del Duomo del XII secolo, colpita la biblioteca del Seminario, e poi ancora l’ingresso e l’abside della cattedrale, l’episcopio e il teatro comunale in Piazza Luca da Penne. Tra il mattino e il pomeriggio, furono ben cinque le ondate di aerei sulla città. Furono colpiti anche altri importanti edifici pubblici: il Liceo, gli Uffici Finaziari, le scuole elementari di via Dante e via Mario dei Fiori, l’Ospedale civile, l’Ufficio Postale e molte Chiese. Quasi tutta la popolazione sfollò in quel 24 gennaio, per farvi ritorno solo dopo cinque mesi, il 13 giugno 1944, giorno della liberazione di Penne ed inizio di una nuova vita cittadina: la città fu ricostruita, le attività economiche riavviate, grazie all’impegno, ai sacrifici e alla grande forza di volontà dei pennesi.
04 settembre 2010, Roseto degli Abruzzi, è quasi sera, Via Calvario sembra vivere una normale quotidianità, i residenti sono indaffarati con le solite faccende. Un uomo di 50 anni vuole controllare come procedono il lavori di ristrutturazione nel magazzino di sua proprietà. Il cinquantenne entra nel locale, sembra tutto in ordine, ma poco distante vede accumulato del materiale di risulta, lentamente raggiunge i calcinacci, tra questi nota uno strano oggetto, non comprende cosa sia, un alone misto di stupore e curiosità avvolge l'uomo. Quest'ultimo tenta con il piede di spostare lo sconosciuto manufatto, il quale improvvisamente esplode. Il proprietario del magazzino a causa di una potente onda d'urto viene scaraventato vicino ad una parete, ma ciò che preoccupa sono le numerose ferite riportate all'arto sinistro. Anche in questo caso a detonare è stato un residuato bellico della seconda guerra mondiale.?
Spett.le Associazione di Cultura Politica
Il Cittadino Governante
c/a Capogruppo al Consiglio Comunale
dott. Franco Arboretti
e.p.c alla stampa locale
Oggetto: Vostra proposta di intitolare una piazza in ricordo di Angelo vassallo
Preg.mo dott. Franco Arboretti,
in data odierna è stata diffuso un comunicato stampa dell’Associazione di Cultura Politica Il Cittadino Governante in ricordo del Sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, al termine del comunicato stampa si legge: “……..E proponiamo, infine, che la memoria di una figura pubblica così esemplare venga onorata con un’iniziativa duratura nel tempo: l’intitolazione ad Angelo Vassallo della piazza retrostante il municipio di Giulianova ed il contestuale gemellaggio con il comune di Pollica.”
Da semplice cittadino e cultore di storia patria, voglio inviarle una mia proposta (già presentata all’ex Sindaco Claudio Ruffini e poi al Commissario Prefettizio, Paola Iaci. Senza esito.), nella speranza che venga inserita insieme alla vostra richiesta, chiedo almeno di apporre una targa in onore dei caduti dei bombardamenti degli angoloamericani su Giulianova.
Nello spirito costruttivo, credo che bisogna ricordare anche i nostri concittadini in tutte le sue forme, anche attraverso l’intitolazione di Vie e Piazze
Giulianova, 10 settembre 2010.
Walter De Berardinis
(Cittadino Giuliese)
Di seguito il testo inviato al commissario Prefettizio il 22 marzo 2010
Al Commissario straordinario della
Città di Giulianova
Dott.ssa Paola Iaci
Vs. residenza Municipale
e.p.c. agli organi di stampa locali
Oggetto: richiesta di apposizione targa in ricordo delle vittime dei bombardamenti sulla città di Giulianova, 1943-44.
Preg.mo Commissario straordinario.
In qualità di semplice cittadino e membro delle Guardie D’Onore al Pantheon di Roma, propongo, visto lo stato d’avanzamento dei lavori dietro il palazzo comunale (attraversata da Via Cavour e Via Braga, nel cuore del centro storico) e l’imminente riconsegna alla cittadinanza, di chiedere (ma già il sottoscritto lo aveva segnalato alla precedente amministrazione Ruffini), una targa (nelle forme che riterrete più opportune ed economiche per le casse comunali) dedicata alle vittime dei bombardamenti degli angloamericani del 1943-44 sulla città di Giulianova, con circa 23 morti (fonte Archivio Stato, documenti della Prefettura di Teramo e Archivio Parrocchiale di San Flaviano). La targa potrebbe avere il seguente epitaffio (La comunità giuliese, nella memoria ancora viva degli orrori della 2° Guerra Mondiale, ricorda i sui figli vittime dei bombardamenti angloamericani del 1943-44. Ne affida la cara memoria alla storia e le loro anime a DIO. A perenne memoria delle generazioni future) o scritte da altri storici locali. La scelta della piazza non è casuale. Il 29 febbraio del 1944, i bombardieri angloamericani, scaricarono sulla nostra città un enorme quantitativo di bombe di grosso calibro, causando la morte di numerosi civili in particolar modo sul palazzo (detto Morganti) dietro l’attuale sede comunale, distruggendolo (oggi futura piazza, ma in passato, con scelte discutibili fu costruito un magazzino, sede del mercato coperto e poi sede provvisoria dei mezzi comunali). Il bilancio fu davvero pesante, vi perse la vita anche il noto giornalista giuliese, Francesco Manocchia.
Mi corre l’obbligo segnalare che proprio la nostra città fu la più pesantemente bombardata di tutta la provincia di Teramo (mentre il 15 settembre 2005, l’allora capo dello stato, Carlo Azeglio Ciampi, conferirà la Medaglia di Bronzo al Merito Civile al Gonfalone del comune di Martinsicuro per i bombardamenti subiti (in realtà era la città di Colonnella che meritava tale onorificenza, visto che era il Comune giurisdizionale all’epoca dei fatti: 19 morti, 9 feriti e 3 invalidi.)), visto il collegamento tra l’adriatica, l’interno del teramano e per la presenza dell’approdo marittimo. I bombardamenti sulla città iniziarono il 12 ottobre del 1943 e proseguirono il 14, 26 (notturno), 29 (attaccata con successo, scriveranno nei rapporti ai propri comandi), 30 (il porto alle 09:00 e alle 12:00), sempre dello stesso mese; a novembre il 3, 12, 13, 20, 21 (ponte del Salinello della S.S. Adriatica), 27 (notturna), 29 e il 30; dicembre il 4 e 9 (sulla ferrovia Teramo-Giulianova). Nel 1944: a gennaio il 2, 12, 22, 23, 24, 26 (sui ponti Salinello e Tordino, da cannoneggiamento da navi inglesi) e 28; febbraio il 27 e il 29 (lido, in particolar modo la stazione ferroviaria e il centro storico); a marzo solo il 16 e 24; ad aprile il 2, 3, 9, 12, 16, 18 (più volte il ponte del Salinello) e 24; a maggio il 2, 3, 4, 5, 9, 11, 14 e 21. I bombardamenti causarono 23 morti e 43 feriti (fonte Prefettura di Teramo, da b. 3 vers. III c/o Archivio di Stato di Teramo). La Air Force U.S.A., con la N.A.T.B.F. (Northwest African Tactical Bomber Force) e la DAF (Desert Air Force); la S.A.A.F. sudafricana (South African Air Force) e la R.A.F. inglese (Royal Air Force), parteciparono con i seguenti caccia e bombardieri: il Republic P-47 Thunderbolt (caccia), il Consolidated B-24 Liberator (bombardiere americano), il B-17 Flying Fortress (bombardiere americano, detto fortezza volante). Il North American B-25 Mitchell (bombardiere minore) e il Martin B-26 Marauder ( detto “il Predone").
Sicuro di quanto sopra, resto a disposizione per eventuali chiarimenti e per fornirLe opportuna documentazione in merito.
Esplode ordigno bellico fra le mura di casa. Un ferito
di Franco Lofrano
04 Settembre 2010 - ROSETO - Un ordigno probabilmente della seconda guerra mondiale esplode in un magazzino ferendo gravemente il proprietario dell’immobile.
E’ accaduto nel pomeriggio di ieri, intorno alle 18,40, quando il signor Antonio Cuccaro, di anni 50, è sceso nel magazzino della propria abitazione di Via Calvario 10, nei pressi del comune e di piazza Sant’Antonio nel centro storico, per controllare i lavori, ancora in via di completamento, di ristrutturazione dell’immobile.
Ha notato tra il materiale di risulta sparso sul pavimento, un oggetto strano e non conosciuto e la curiosità lo ha spinto a spostarlo con il piede destro. Fatalmente è scoppiato e il botto lo ha scaraventato contro la parete e come se non bastasse l’alluce del piede sinistro è quasi completamente saltato, oltre a riportare ferite lacero contuse profonde agli arti inferiori. I familiari della vittima immediatamente hanno allertato il servizio di emergenza 118 di Trebisacce. I sanitari con l’ambulanza con a bordo la dottoressa D’Urso, l’autista Franchino e l’infermiere professionale Galizia si sono, a sirene spiegate, portati sul posto prestando le prime cure. Da lì il trasferimento al pronto soccorso dell’Ospedale “G.Chidichimo” di Trebisacce dove era già atteso dal dottore Serrago che immediatamente è intervenuto con l’intero staff sanitario.
Al momento si rimane in attesa di conoscere l’esito delle radiografie, ma è ipotizzabile un ulteriore trasferimento presso un vicino presidio ospedaliero attrezzato di reparto di chirurgia.
Incendi: in fiamme pineta minata tra Molise e Lazio Delicata situazione per ordigni bellici sepolti durante guerra
02 settembre
(ANSA) - ISERNIA, 2 SET - Task force della Protezione Civile del Molise per spegnere l'incendio che da due giorni devasta un bosco tra le province di Isernia e di Frosinone.
Le fiamme erano partite dal sottobosco di una pineta tra Pozzilli (Isernia) e Acquafondata (Frosinone). La difficolta' dei mezzi terresti per raggiungere l'area impervia hanno causato serie difficolta'. La pineta e' ''minata''. Infatti li' sono sepolti molti residuati bellici della Seconda Guerra Mondiale.
Dalla sala operativa della Protezione civile del Molise fanno sapere che ''comunque l'incendio e' sotto controllo. (ANSA).
IL MIO COMMENTO
I residuati bellici non sono fantasmi da dimenticare, ma concreti oggetti mortali
Il primo settembre un grave incendio si estende e devasta aree boschive tra i Comuni di Pozzilli, (Isernia) e Acquafondata, (Frosinone). La notizia parte da un lancio Ansa del 2 settembre 2010. Infatti quest'ultima specifica: le fiamme divampano tra residuati bellici inesplosi ai tempi della seconda guerra mondiale. L'ansa conclude affermando che il rogo è sotto controllo.
Naturalmente la conferma a tutto ciò è rintracciabile solo nel sito dei Vigili del Fuoco di Frosinone. Infatti anche in questo caso i canali informativi locali e nazionali hanno snobbato la gravissima notizia.
Certo domare un rogo di tali dimensioni non è semplice, ancora peggio se quest'ultimo si estende su terreni colmi di bombe interrate e pronte ad esplodere a causa dell'alta temperatura generata delle fiamme. Ovviamente i Vigili del Fuoco sono affiancati dal Corpo Forestale e da numerosi gruppi della Protezione Civile, (elicotteri e Canadair). La presenza delle numerose granate non può stupire nessuno in quanto le due località nel corso dell'ultima guerra sono state teatro di feroci scontri di terra, ( Pozzilli tra Volturno e linea Gustav, mentre Acquafondata è a 10 chilometri da Montecassino).
Tuttavia l'ottimismo delle due righe Ansa, ( ...comunque l'incendio e' sotto controllo...,) non è condivisibile perchè nessuno è in grado di stabilire la quantità delle bombe sepolte e il tipo di caricamento di quest'ultime. Non posso che prendere atto sia della completa disinformazione locale e nazionale, quanto dell'indifferenza dimostrata nel passato dalle ex amministrazioni locali nei confronti dei cittadini che nel corso degli anni hanno abitualmente frequentato quelle pinete e quei boschi. Ancora una volta ripeto: “ I residuati bellici non sono fantasmi da dimenticare, ma concreti oggetti mortali”.
Fatti esplodere tre ordigni bellici
Rinvenuti vicino il fiume Dirillo
di Gianluca Maganuco
02 Settembre 2010
Gela - Tre ordigni bellici sono stati fatti brillare ieri mattina nei pressi del fiume Dirillo. Si tratta di mortai a forma di proiettile, lunghi 30 centimetri con una circonferenza di 10 centimetri. Sono stati scoperti da alcuni tecnici impegnati in rilevamento di aree dove avviare una collocazione di impianti fotovoltaici. Gli stessi, muniti di appositi rilevatori, stanno proseguendo col monitoraggio dell’area.
Sul posto sono intervenuti gli artificieri provenienti in città dal capoluogo siciliano, accompagnati dai carabinieri e assistiti da una squadra sanitaria retta dal dirigente dell’unità operativa di Pronto soccorso dell’ospedale, Gaetano Orlando. Il mese scorso un ordigno era stato fatto esplodere sul litorale della frazione balneare di Manfria.
Alcuni residenti di via Pinchera hanno segnalato ieri ai Nos del Corpo Forestale dello Stato la presenza di un ordigno bellico in un terreno a pochi metri dalla strada e dalle abitazioni. Nascosta tra rovi e spine una bomba da mortaio probabilmente risalente al secondo conflitto mondiale ancora innescata e, quindi pronta ad esplodere. Per questo il Corpo Forestale dello Stato ha messo in sicurezza l’area transennandola in attesa dell’intervento degli artificieri
Cesena - Domenica scatta il bomba day Artificeri in azione per rendere inoffensivo il residuato bellico da 500 libbre ritrovato nell'alveo del fiume Savio
25/08/2010 - CESENA - Una bomba d'aereo americana ancora attiva da 500 libbre (circa 227 Kg.), residuato bellico della II guerra mondiale e' stata rinvenuta durante i lavori di scavo in un cantiere lungo l'alveo del fiume Savio (via Iv Novembre) e sara' rimossa e neutralizzata domenica a cura dell'ottavo Reggimento Genio Guastatori Paracadutisti 'Folgore', una delle Unita' dell'esercito incaricate di bonificare il territorio dell'Italia centro-settentrionale dai numerosi residuati bellici ancora esistenti e pericolosi (nell'anno 2009 sono stati disinnescati oltre 2000 ordigni solo nel Nord Italia).
Si tratta di una attivita' particolarmente delicata, coordinata dal primo Comando Forze di Difesa con sede a Vittorio Veneto e diretto dal Generale di Corpo d'Armata Mario Marioli. Le operazioni di messa in sicurezza del territorio saranno coordinate dalla Prefettura di Forli'-Cesena e avranno inizio alle 8.30, in concomitanza con il disinnesco dell'ordigno ed il successivo spostamento in localita' Cava Sapiro di Selvagnone nel comune di Forlimpopoli, luogo idoneo a farlo brillare.
Saranno evacuati circa 1400 residenti e sara' sgomberata un'area di circa 500 metri lungo tutto l'itinerario utilizzato per trasportare l'ordigno laddove sara' fatto esplodere, con divieto assoluto di sorvolo. L'intervento complessivo (despolettamento, caricamento sul mezzo, trasporto, preparazione delle cariche, brillamento) ha una durata prevista di circa 5 ore. L'operazione sara' portata a termine dal maresciallo capo Rocco Pezzano e dal nucleo di specialisti Eod (Explosive Ordnance Disposal-Bonifica Ordigni Esplosivi). Il team vanta una preziosa esperienza maturata in analoghi interventi in Italia e nel corso delle varie missioni all'estero.
14 agosto 2010 - Una bomba da mortaio di 81 mm, risalente alla seconda guerra mondiale, è stata ritrovata nei pressi di un lido balneare sulla spiaggia di Furnari, nel messinese. A recuperarla in acqua un ragazzino che, dopo essersi accorto di cosa si trattava, ha dato l'allarme. Sul posto sono giunti gli artificieri del Nucleo antisabotaggio della questura di Messina che hanno provveduto a mettere in sicurezza la zona. In giornata l'ordigno verrà fatto brillare.
Linate, riaffiora un altro ordigno bellico un altro ritrovamento dopo il caso di settimana scorsa
La bomba d'aereo urtata da una ruspa sarà disinnescata a settembre. «Molti abitanti da sfollare»
MILANO- «Bomba day», la frazione Redecesio di Segrate e l'aeroporto di Linate sono pronti a replicare. A nemmeno una settimana dalle operazioni di disinnesco e distruzione dell'ordigno bellico venuto alla luce durante i lavori per la tangenzialina, un altro «ricordo» dei bombardamenti americani del 1944-45 affiora dal passato.
Questa volta l'ordigno, in tutto e per tutto simile a quello fatto brillare domenica scorsa, è stato trovato durante i lavori di scavo per le fondamenta di un nuovo complesso residenziale tra le vie Donizetti e Trento, in pieno centro a Redecesio. La bomba, un proiettile d'aereo del peso di 550 libbre, di fabbricazione o inglese o americana, è stata urtata da una escavatrice, che ha immediatamente sospeso il lavoro e dato l'allarme. Collocata in posizione verticale, dovrà adesso essere esaminata dagli artificieri per verificarne le condizioni e stabilire un piano di intervento in vista del disinnesco.
Operazioni che con ogni probabilità non potranno tenersi prima di settembre e che richiederanno inevitabilmente uno sforzo maggiore rispetto a quello messo in campo domenica scorsa, quando l'evacuazione riguardò meno di 1.200 persone, in gran parte già assenti dalle abitazioni visto il periodo estivo. Il rischio per il prossimo piano di evacuazione è che siano interessati molti più residenti, sia per la zona molto più centrale, sia per il periodo. Nei prossimi giorni in Prefettura verrà tracciato il piano d'emergenza, individuato il giorno adatto - con ogni probabilità la prima o la seconda domenica di settembre - e stabilite le modalità di creazione dell'area di sicurezza.
Una serie di decisioni ormai ben conosciute a Segrate, dove il rinvenimento di ordigni bellici di queste dimensioni non è certo una novità. Gli stessi artificieri intervenuti domenica scorsa si aspettavano nuovi rinvenimenti, anche se probabilmente nessuno pensava ad una tempistica così ravvicinata.
IL MIO BREVE COMMENTO: questa è la seconda emergenza (sforzo economico e non solo) che deve patire il comune, mi chiedo: per logica è più conveniente se un lavorante urta e sposta una bomba (per mezzo di una macchina escavatrice), o investire in sicurezza con la bonifica bellica...???? Mah...
a cura dell'Assistente tecnico BCM Giuseppe Ardito
La lapide si trova ad Alfonsine (Ravenna) sulla s.p.105. Infatti dallo sminamento del dopoguerra ne sono stati trovate circa 800 mine Teller. dal racconto del fratello della vittima, la vittima ritornato dalla guerra seguì un corso di sminamento, ma data la giovane età e l'inesperienza nel campo, al primo intervento (fatto nella sua città), si trovò davanti una mina trappolata ad un' altra e alla rimozione della prima causò l'esplosione e di conseguenza la sua morte. Dall'incidente molti colleghi abbandonarono questo lavoro.
(Guerra 1915 – 1918 Stipanescu Toma) Durante la costruzione della strada comunale per Ranzi, a seguito dello scoppio di una mina, il 27 novembre 1917 in Regione câ di Marco morì il prigioniero di Guerra Stipanescu Tomat fu Ivan di anni 21 minatore – nazionalità Austro – Ungarica.
Lungo la strada si nota una targa in metallo, in ricordo della giovane vittima. Per la cronaca tramandiamo che detti prigionieri di Guerra erano accasermati presso un baraccamento sito in V. Oberdan. Ed un’ altro gruppo invece era alloggiato vicino all’ antica Chiesa Parrocchiale in quel di Borgio. La contabilità giornaliera dei prigionieri di Guerra era tenuta dall’ allora Assessore Comunale, Agostino Rembado di Ranzi. Stefania Saule
La squadra del Primo Maresciallo Mauro Gigli è da tempo impegnata in Afghanistan in varie operazioni di sminamento. Mercoledì 28 luglio il team di genieri è indaffarato a neutralizzare alcune mine artigianali (Iedd) nel territorio di Herat. Mauro ( 32° Reggimento Genio di Torino (Brigata Alpina Taurinense) è aiutato dal Caporalmaggiore Pier Davide De Cillis, ( 21° Reggimento Genio di stanza a Caserta), dal Capitano Federica Luciani, (2° Reggimento Genio Pontieri Piacenza) e tanti altri.
E' sera, il lavoro è quasi giunto al termine, il gruppo di Mauro ha già pianto la scomparsa, (ordigno posto sul ciglio di una strada nei pressi dello stesso territorio di Herat), dei commilitoni Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio. Ma il loro lavoro consiste nel salvare altre vite, quindi per mezzo di una considerevole umanità bilanciano timori e speranze. I militari iniziano a sterrare ai fianchi della mina consapevoli di eliminare un oggetto mortale. Mauro scava, scava, scava, elimina ogni accenditore, forse anche i detonatori dell'ordigno, nulla di particolare è il proprio lavoro, Mauro è cosciente di aiutare la popolazione civile, ma non si considera un Eroe. Ora la mina è disattiva, improvvisamente Mauro nota un Timer, intuisce l'incontrollabile trappola radiocomandata.
E' un attimo, Mauro non è un Eroe, ma deve tentare un lavoro impossibile, proprio contro una morte invisibile. Il carisma di Mauro è in grado di far allontanare dal posto i colleghi più giovani che con difficoltà obbediscono al Primo Maresciallo. Anche il Caporalmaggiore Pier Davide De Cillis e il Capitano Federica Luciani, colgono il dramma del momento, sanno di non essere Eroi, ma decidono di restare al fianco di Mauro per sostenerlo in questa ultima rischiosissima fase. I tre Genieri sanno che la trappola è radiocomandata, ma tentano di inertizzarla. Non è possibile, il terrorista invia il segnale e la bomba esplode. Mauro sa di non essere un Eroe, ma con il proprio corpo protegge (dalle schegge) quello del Capitano Federica Luciani. Mauro e Davide restano esangui sul terreno, ormai inconsapevoli di lasciare un grosso e incolmabile “vuoto” colmo di sofferenza, dolore, angoscia, disperazione, tormento, tra famigliari, amici, conoscenti e colleghi. Ma in ogni italiano nasce una convinzione: “Questi ragazzi sono stati veri Eroi”.
Giovanni Lafirenze
Ricostruzione tratta dalle varie testate giornalistiche
Sembra di raccontare favole o racconti di pura fantascienza: il 22 luglio 2010 un signore rientra in possesso del proprio appartamento, (Firenze).
Il proprietario intento a riordinare la proprietà, in una vecchia scatola nota una vecchia bomba a mano. Naturalmente intervengono gli artificieri della Polizia che in piena sicurezza rimuovono l'ordigno.
Sabato 22 luglio un sub mentre si diletta tra le splendide acque del mare nei pressi di Savelletri (BR) nota (a suo dire) una bomba a mano modello SRCM mod. 35. Il subacqueo la recupera, e con attenzione la posa tra gli scogli, la strana manovra non sfugge ai vicini bagnanti che per precauzione abbandonano il posto. Tuttavia il ragazzo non “doveva” recuperare nulla, ma usare una semplice boetta di segnalazione, in alternativa anche una bottiglia di plastica, una cima e un sasso come corpo morto.
Naturalmente questo caso è seguito dalle Forze dell'Ordine, dalla Capitaneria di Porto di Savelletri, ma inutilmente infatti domenica 25 luglio una mareggiata trascina nuovamente in mare la bomba.
Ancora: Il 24 Luglio A Viterbo un anziano signore ex fochino, decide colmare le numerose vertenze in sospeso con i vicini di casa, per mezzo di una bomba artigianale, ma quest'ultima esplode al momento dell'accensione dilaniandolo. Lascia una moglie disabile, tanti perchè, […], ed un quesito: può uomo di 84 anni conservare in casa materiale esplosivo, all'insaputa di famigliari e parenti...?
Il giorno successivo alla caduta del fascismo - un assolato lunedì di fine luglio - anche i Pietresi, come in tutta l’Italia, scesero in piazza esultanti per l’improvviso cambio di Governo.
Il modo di pensare e le abitudini con cui vent’anni di regime Mussoliniano avevano indottrinato la gente, erano scomparsi.
La camicia nera, il fez, lo stemma col fascio all’occhiello della giacca e tanti altri simboli del regime si volatilizzarono…. Dagli Uffici, sia pubblici che privati, nonché dalle scuole e colonie, vengono frettolosamente tolti i quadri del Duce.
Viene pure abbattuta la lapide in marmo, sormontata dal fascio littorio, affissa sulla facciata del Palazzo Comunale a ricordo delle “Sanzioni”, mentre quella incisa nella pietra, nei pressi dell’archivolto dell’Aurelia, a memoria dell’importante arteria nazionale appena inaugurata, viene aggredita a suon di scalpello. Stessa sorte subisce lo stemma del fascio affisso sul civico mattatoio sito in via Crispi.
Anche la toponomastica cittadina fu soggetta a rapida trasformazione: sparì il Fascio che incorniciava le targhe col nome delle vie e piazze. Operai del Cantiere Navale e alcuni cittadini si prestarono con moto spontaneo alla bisogna, onde cancellare il più sollecitamente possibile ogni traccia del passato regime.
In quell’indimenticabile 26 Luglio 1943 il popolo Pietrese e della Val Maremola, le maestranze del Cantiere Navale Camed, i dipendenti del Pio Istituto Santa Corona e di altri Enti accorsero nella Piazza Nuova (a Ciassa Növa), per poi dirigersi – Banda Musicale Cittadina in testa - alla Chiesa del Soccorso, per il canto di ringraziamento del “Te Deum”. Al termine della cerimonia religiosa, il corteo festante rientra in Paese. Sul palco della Banda Musicale di Piazza xx Settembre - oggi San Nicolò - sventola una vistosa bandiera tricolore, messa a disposizione dal locale Cantiere Navale Camed . Seguono i discorsi di circostanza dei concittadini: Mario Sodi, Rag. Amedeo Salvaterra, Prof. Silvio Accame, Cap. Vincenzo De Vincenzi (U Cucciu), Edoardo Ciribì, Giuseppe Ferrando (U Barùn) ed altri ancora. Finalmente dopo tanti anni si riascoltano parole comme : Libertà e Democrazia.
Dal balcone dell’ex “Casa del Fascio” affaciantesi nella piazza del Municipio - nella tarda mattinata - un gruppo di Socialisti ed ex combattenti della Grande Guerra, gettano registri, documenti vari, schedari, e mobili ed anche un busto bronzeo di Mussolini, distruggendo il tutto e dandolo al fuoco purificatore…. Il grande quadro del Duce che troneggiava nell’ampio salone de “Fascio” venne distrutto in mille pezzi, così come altri a soggetto patriottico che adornavano i muri. I fucili in dotazione ai “Balilla Moschettieri”, di cui anch’io avevo fatto parte, la mitragliatrice dell’ex Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.) nonché i relativi moschetti con le munizioni, vengono prontamente prelevati dagli operai del Comune e trasferiti su di un carro presso la caserma dei Reali Carabinieri, sita nel corso “Camicie Nere”.
Un contadino del posto, B.F., contraccambiò i due sonori ceffoni ricevuti dallo squadrista A.P., allorché il 28 Ottobre 1928, durante il corteo commemorativo della Marcia su Roma (1922), non si tolse il cappello in segno di deferenza al gagliardetto. In Pietra, nel complesso, non successero fatti gravi, come accaderro in altri paesi. Anche nell’allora tranquilla Frazione di Ranzi , non accade nulla di rilevante, se non un pestaggio atipico. Infatti, alcuni antifascisti, sapendo che da sempre R,R, manifestava le sue simpatie per Mussolini, lo convincono ad un radicale cambiamento: attesolo nell’oscuro androne nella antica casa de “Dransciü” e incappucciatolo con un grosso sacco di olive, lo bastonano sonoramente. Da quel momento R.R. non si interesserà più di politica…La lezione era servita. Così, con la fine di quell’intensa giornata, che aggiunse un ‘altro tassello alla microstoria locale, tramontò un ‘epoca. Nere nubi, tuttavia si affacceranno dopo l’8 settembre 1943.
Stefania Saule Da Archivio Storico personale di Giacomo Accame - Diario Storico Periodo Bellico 1940/1945
Sicuramente il mese di luglio, distrae ogni italiano desideroso di raccogliere notizie provenienti dal nostro Bel Paese. In tanti già godono delle sospirate ferie in villaggi turistici,e non solo, altri contano i giorni mancanti per ottenere il meritato periodo di riposo.
Ma esiste una parte della popolazione impegnata a gestire i bisogni chi non può partire, […], certo colpa dell'Euro, ma anche di gravi mali fisici, (il nostro plauso nei confronti di ogni volontario e non solo occupato a gestire le corsie dei nostri ospedali, (sciopero a parte).
Ma l'informazione...? Sicuramente qualcuno sebbene la calura continua a seguire con passione i percorsi dei vari Formigoni, Caldoro, Vendola, Ciancimino e Fitto. Anche il problema intercettazioni continua a tenere banco nonostante l'afa estiva. Non solo, c'è chi al riparo di un ombrellone continua a discutere sia nei confronti della Magistratura, sia sull'indice Ftse Mib, la borsa, il dollaro, il prezzo de greggio a barile e la marea nera.
Ancora: si continua a questionare su quanto sia giusto o meno continuare a progettare e costruire impianti eolici (forse qualcuno desidera il nucleare). Ma il vero tormentone politico/sociale di questa estate è concentrato e orientato in direzione della legge bavaglio. Ovviamente un decreto destinato a eliminare notizie di grande popolarità. Ma esistono notizie sebbene molto gravi, che non trovano spazio a causa dell'indifferenza generale sull'argomento “in Italia i residuati bellici continuano a far male”.
Infatti il 14 giugno dal Comune di Cannobio giunge una tremenda notizia: Una bambina mentre nuota tra le acque del torrente nota uno strano sassolino, incuriosita prima lo recupera, poi lo consegna tra le mani dei genitori. L'oggetto ritrovato dalla bambina in realtà è una bomba a mano (residuato bellico delle guerre trascorse), in pochi attimi il panico coinvolge tutti i bagnanti, in tanti allertano le Forze dell'Ordine che in tempo quasi reale giungono sul posto e rasserenano i turisti.
Il torrente (Cannobino), come una macchina del tempo ha raccolto lungo il proprio percorso il manufatto di ieri, per consegnarlo tra le inconsapevoli manine di una piccola bimba...! Non è finita: Il 19 luglio Nel Comune di Casoni ( Modena), un residuato bellico esplode tra le mani di un 59enne, mentre quest'ultimo “ingenuamente” cerca di pulire l'oggetto per mezzo di smerigliatrice elettrica.
Naturalmente ha perso la mano sinistra, tre dita della destra, Numerose e profonde ferite al volto e all'addome, nel corso della dovuta perquisizione i militari dell'Arma hanno trovato nell'abitazione dell'uomo numerosi residuati bellici ancora efficienti. Ma la notizia: "i residuati bellici in grado di uccidere", editorialmente non procura alcun vantaggio", l'importante è che Corona abbia mollato Belen...
Manipola un residuato bellico che esplode: gravissimo
Dramma a Casoni di Ravarino: ferito un idraulico di 59 anni. I Carabinieri hanno scoperto che aveva in casa armi ed esplosivi dell'ultima guerra mondiale. Lo stabile è stato sgomberato e piantonato
Modena, 18 luglio 2010. Stava manipolando in casa un proiettile esplosivo, un residuato bellico, che è esploso con una violenta deflagrazione. Un idraulico di 59 anni è rimasto gravemente ferito nella sua abitazione di Casoni di Ravarino, ed è stato trasportato all'ospedale di Baggiovara.
E' in terapia intensiva, ha perso alcune dita e altre schegge lo hanno ferito all'addome Sono intervenuti i carabinieri di Nonantola, supportati dagli artificieri di Bologna, che eseguito una perquisizione domiciliare e hanno scoperto che l'uomo deteneva illegalmente numerose armi ed esplosivi da guerra riconducibili all’ultimo conflitto mondiale.
Per precauzione, lo stabile è stato sgomberato e piantonato: i residuati bellici sono stati sequestrati.
"...Secondo i dati ufficiali (nota prot. M-D/GGEN/01/01059/121/800/10 del 5 febbraio 2010)
nel 2007 gli ordigni rinvenuti sul territorio nazionale sono stati 91.386,
le bombe d'aereo 190;
nel 2008 gli ordigni rinvenuti sono stati 67.238, le bombe d'aereo 191;
nel 2009 sono stati ritrovati 77.206 ordigni e 153 bombe d'aereo..."
Luglio 2010, ogni località del lago Maggiore è colma di villeggianti, distribuiti fra antichi Castelli, Ville, Parchi, Musei o intenti a confrontarsi tra le piacevolissime sensazioni che procurano le limpide e fresche acque del lago. Tutto ciò termina con il rientro in albergo o in campeggio.
Il 14 giugno dal Comune di Cannobio giunge una tremenda notizia: Una bambina mentre nuota tra le acque del torrente nota uno strano sassolino, incuriosita prima lo recupera, poi lo consegna tra le mani dei genitori. L'oggetto ritrovato dalla bambina in realtà è una bomba a mano (residuato bellico delle guerre trascorse), in pochi attimi il panico coinvolge tutti i bagnanti, in tanti allertano le Forze dell'Ordine che in tempo quasi reale giungono sul posto e rasserenano i turisti. Il torrente (Cannobino), come una macchina del tempo ha raccolto lungo il proprio percorso il manufatto di ieri, per consegnarlo oggi tra le inconsapevoli manine di una piccola bimba...!
11 Luglio 1944 ore 11,30 c.a. 66 anni fa ancora un’ altro bombardamento aereo si abbatte su Pietra Ligure altri seguiranno come già scrissi in precedenza. Sei caccia bombardieri provenienti dal mare sganciano micidiali ordigni sui Ponti del Torrente Maremola, che, tuttavia, nn riescono a colpire. Centrano, invece, alcune case nei pressi del Cimitero, il terreno dei Morello (Marchéttu) e il mattatoio pubblico (V. Crispi). Alcune bombe esplodono sul martoriato Quartiere Aietta, distrutto il 29.06.1944
Tratto da Diario Storico – periodo bellico di G. Accame.
Bomba aerea con 300 chili di esplosivo ritrovata a largo della costa di Barletta
BARLETTA (7 luglio) - Una mina di forma cilindrica antisommergibile, risalente alla seconda guerra mondiale, armata con 200 chili di tritolo, potenzialmente pericolosa, usata in guerra come sbarramento difensivo contro navi e sommergibili, e una bomba d'aereo, del peso di circa 227 chili di esplosivo, di nazionalità americana, sono state trovate sui fondali del mare a Barletta, lungo la litoranea di ponente.
Dopo la segnalazione alla guardia costiera di un sommozzatore, addetto, per conto del Comune di Barletta, alla manutenzione del depuratore cittadino, sul posto sono intervenuti i militari del nucleo Sdai, Sminamento difesa antimezzi insidiosi. Gli ordigni, infatti, forse arrivati lì dopo essere rimasti incastrati nelle reti di pescatori, si trovavano infangati a ridosso della condotta sottomarina per la depurazione delle acque, a circa 1600 metri dalla costa, ad una profondità di circa dieci metri.
Le operazioni di brillamento della mina antisommergibile sono avvenute a tre chilometri di distanza dalla costa che, in quel tratto, è stata evacuata. Le operazioni saranno completate domani con il brillamento della bomba aerea.