Quotidiano di Bari, venerdì 15 Settembre 2006

LE TESTIMONIANZE DI REDUCI MANDURIANI DEL SECONDO CONFLITTO MONDIALE IN UN LIBRO DELLA DOTT.SSA ANNA RITA MORLEO

RICORDARE E' SPERANZA IN UN DOMANI MIGLIORE

Bari - La missione italiana è partita per il libano. Probabilità di non rientrare per i nostri marò: una su cinquecento. Prezzo del disturbo (a carico del contribuente anche se obbiettore di coscienza): settantamila euro al mese. Per loro fanfare, bandiere, vip intribuna, paroloni e atttenzione mediatica. Più di sessantanni fa, loro coetanei, costretti da una cartolina che non era un igienico ignorare, partivano per l'Africa, la Francia, la Russia la Grecia, la Jugoslavia e l'albania. Prezzo del disturbo: un pacchetto di Milit e un pugno di centesimi al giorno. Probabilità di lasciare la pelle: uno contro cinquanta. Niente autorità, niente giornali, niente belle parole. Alla guerra e silenzio, march! Altri tempi. Tant'è che se per i reduci di oggi sono pronte case produttrici, radio, tv e giornali, i reduci di ieri si videro subito apposta la voglia di dimenticare, la noia di "sentire sempre lo stesso fatto". Ma dimenticare le sofferenze dei nostri soldati durante l'ultimo conflitto mondiale rimane delittuoso anche alle soglie dell'era globale. Il ricordo di quella carneficina ci aiuta meglio a capire (ed esercare) le bombe intelligenti, il terrorismo, le armi batteriologiche, la guerra preventiva...Risponde a questa esigenza "Meminisse ivìuvabit - memorie di guerra" (filo Editore Manduria). Si tratta di testimonianze di reduci Manduriani del secondo conflitto mondiale raccolte sa Anna Rita Morleo. Il volume si inserisce nel contesto di un riscoperto interesse verso gli aspetti più umili dei grandi conflitti, ovvero la guerra vista dalla parte dei poveracci, la guerra delle bugie, taciuta o dimenticata. Il volume della Morleo mette assieme testimonianze di fanti, bersaglieri, artiglieri carabinieri, avieri, marinai, autieri... a parte un paio di ufficiali, "Meminisse Iuvabit" è un palpitante resoconto di guerra as opera di comune "carne da cannone". Il che rende la lettura alquanto toccante. Assai variegato il panorama di sentimenti che emerge da queste 33 confessioni. Sentimento comune è l'orrore della guerra. All'indomani dell' 8 settembre, a Rodi, racconta il geniere Raffaele Digiacomo, " gli italiani aprirono il fuoco contro i tedeschi e questi per bloccare gli spari presero i soldati italiani presenti e li misero vicino al cannone come bersaglio. Sul finire del 1949 il Sergente Artigliere Cosimo Duggento è a Bardia:"I soldati all'interno del carro armato si sono arresi ma i soldati italiani quando si sono avicinati hannolanciato una bomba a mano. Quando mi sono avvicinato ho visto un soldato nemico con in mano la foto dei suoi figli intento a baciarli mentre moriva. Io ho imparato a piangere la". Non meno straziante la testimonianza del marinaio Bernardino Montesardo:"Mi stavano dando la caccia, io siuscii a rifugiarmi in una casetta, vi trovai una donna che stava pregando. Per rabbia e paura di essere preso, temendo che la donn apotesse gridare, le misi subito le mani al collo e ricordo che volevo stringere finchè lei non gridò: Non hai amore di mamma? Dopo queste parole le mie mani si ammorbidirono fu come se avessero perso tutta la forza. Lasciai la presa e da sotto la lunga veste della donna uscì il bambino che lei stava cercando di proteggere". Ma la guerra, questa incredibile esperienza, può anche essere occasione per spunti (tragi)comici.

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