OMBRE IGNORATE
Gravina di Puglia  23/04/2007

“…E’ Decisamente triste l’abito dei miei ricordi di guerra. Ero un semplice soldato appartenente al 2° battaglione, di una 3° compagnia, comandata da un ufficiale siciliano, il Capitano Scarvagliero. La Guerra Mondiale era condivisa al fianco dei miei alleati germanici,  nell’isola di Rodi. Da tempo sopportavamo continui e, severi confronti con le spietate leggi delle trincee. Feroci corpo a corpo tra la  sopravvivenza e, la vera nemica di sempre…la Morte. Ma a dispetto delle nostre sofferenze corporee, i pensieri aleggiavano liberi tra le rotte dei nostri sogni”.
-Mi creda non eravamo folli -:
“ma tormentati da un feroce vuoto di notizie dall’Italia. Perciò immaginavamo i nostri familiari in gravi difficoltà.
Avvolti da questi stati d’animo, il ciclone dell’8 Settembre, ci scaraventò in un mondo senza dignità. I miei ex alleati si trasformavano in terribili belve. In quelle ore, sono stato testimone della malvagità che può celare l’essere umano. Crudeltà che mai la memoria potrà rimuovere. Atti diabolici che oggi  impongono un vergognoso silenzio. Il 9 Settembre eravamo trasferiti in un Campo di Prigionia alla periferia d’Atene e, trasformati in schiavi senz’anima. Costretti si! A lavori pesanti ed umilianti, ma ancora peggio, esposti all’agonia delle nostre personalità. Il 23 Agosto del 1944, la libertà si presentò attraverso un’improvvisa marea di uniformi verde- oliva”.
-Le giuro sig. Lafirenze-:
“…Fra quelle divise ognuno di noi immerse corpo e mente. Ed accanto ai flutti delle proprie immaginazioni, i desideri ci spingevano verso una libertà colma di rancori . Le Murge mi accolsero mostrando sfumature e colori di una pace riconquistata. La corriera viaggiava lenta, ma ero a pochi chilometri dall’amata Gravina di Puglia. Ci pensarono i compaesani a farmi intendere che la guerra non era ancora terminata. I soldati tedeschi avevano infestato le nostre campagne di quei congegni assassini, che con calma attendono d’imbattersi in qualche sventurato pastore, agricoltore o di un semplice gruppo di ragazzini in festa…”        

Giovanni Lafirenze

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