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Ordigno ritrovato all'aeroporto di Bari
(ANSA)- BARI, 8 FEB - Una bomba aerea di 500 libbre, di fabbricazione Usa e ad alto potenziale esplosivo, e' stata trovata a bordo pista all'aeroporto di Bari.Il ritrovamento e' stato fatto da alcuni operai durante i lavori per l'allungamento di una pista. La bomba e' stata messa in sicurezza dagli artificieri. Sara' ora il Genio civile a determinare tempi e modalita' di distruzione dell'ordigno. |
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Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/02/08/visualizza_new.html_1701529606.html
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Gitanti finiscono su campo minato, cinque feriti
Sabato 06 febbraio 2010 14.56 - A causa delle abbondanti nevicate che hanno coperto negli ultimi giorni le alture del Golan, alcuni gitanti israeliani sono entrati oggi inavvertitamente in un campo minato, dove hanno fatto esplodere un ordigno. Nella deflagrazione, riferisce la radio militare, si sono avuti cinque feriti, fra cui un ragazzino e la sorella di 11 anni che sono in condizioni gravi. Secondo le autorità militari, il campo minato era regolarmente segnalato ed era ben visibile malgrado la coltre di neve. Decine di migliaia di israeliani sono arrivati oggi sulle alture del Golan in occasione dell'inaugurazione della stagione sciistica.
Fonte: http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/News/167160
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Inquinamento bellico, Giovanni Lafirenze: «La mia bonifica»
Sabato a Bari la presentazione del libro dell'esperto nel recupero degli residuati bellici
di Rosanna Buzzerio

Sarà presentato sabato 6 febbraio alle ore 18.30 nell’Associazione Federico II Eventi di Bari (via Latilla n. 13) per il ciclo “incontri con l’autore” a cura di Elisa Robino, il libro “La mia bonifica” di Giovanni Lafirenze - ed. Florestano, Bari, (recupero ordigni bellici in Italia).
Interverranno: Angela Milella, giornalista e i molfettesi Michele Spadavecchia, presidente dell’associazione Eredi della storia, e Matteo d’Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico.
Giovanni Lafirenze è un esperto nel recupero degli ordigni bellici sia in terra sia in mare, il suo libro “La mia bonifica” era già presentato a Molfetta presso il Centro culturale auditorium, in quella occasione l’autore raccontava con queste parole la sua bonifica: «la mia mente torna sempre agli inizi, ai miei primi lavori di bonifica, e il mio pensiero si isola e mi riporta ad una piacevole sensazione che provavo spesso, lì, sui campi da bonificare, in mezzo ai miei colleghi: la sensazione di sentirmi, io, l’attore protagonista di tutto quell’affaccendarsi per salvare, dai pericoli nascosti, la vita di tanti uomini, donne e bambini inconsapevoli e innocenti».
Con l’autore abbiamo cercato di fare il punto della situazione molfettese.
Il costruendo porto ha richiamato in auge gli ordigni bellici presenti nei nostri fondali, da esperto reputa che si riuscirà mai a bonificare completamente la zona costiera molfettese?
«Non conosco i particolari, ma tento una risposta: l'area destinata ai lavori di bonifica preventiva indicata nel progetto della nuova struttura portuale sicuramente sarà completamente bonificata, naturalmente queste operazioni devono confrontarsi e superare quotidiane difficoltà del tipo tecnico, atmosferico, ambientale, e non solo. La bonifica della costiera molfettese sarà (nel tempo) operazione molto complessa, ma dalle notizie già pubblicate, si evince che molto in questi anni è stato fatto».
E’ più difficile bonificare in mare o sulla terra ferma?
«La bonifica bellica deve seguire comportamenti obbligatori, vale a dire: “ricerca di superficie”, “indagine profonda” e “scavi per mettere in luce il residuato bellico”, queste fasi compiute sulla terra ferma, comportano determinati impegni professionali, tecnici e quantoaltro. In mare le procedure anche se identiche, subiscono rallentamenti tecnici, notevolmente amplificati».
Dopo tanti anni di permanenza nei nostri mari gli involucri potrebbero rompersi quali sarebbero le conseguenze per l’ecosistema e per i bagnanti, tenuto presente che torre Gavetone è una delle spiagge più frequentate dai molfettesi…
«In verità non è un segreto per nessuno la titanica presenza di residuati bellici presenti nell’area di Torre Gavetone e non serve chiamare in causa sempre l’iprite (aggressivo chimico vescicante e persistente), qualsiasi tipo di caricamento rappresenta una poderosa spada di Damocle per l’ambiente marino e non solo, ogni miscela esplosiva è in grado di rilasciare le proprie sostanze velenose. Ma comprendo che il problema Yprite assume una priorità assoluta. Questo gas nasce nel corso della Prima Guerra Mondiale è un vescicante soffocante, produce vesciche interne ed esterne, forti e complesse congiuntiviti, difficoltà respiratorie e calo della pressione sanguigna».
Il ritrovamento di un bossolo, piuttosto che di un proiettile, comportano pericolo per i bagnanti? Cosa occorre fare?
«Il sub che ritiene di individuare un bossolo o una granata non deve assolutamente incuriosirsi, ma segnalare la presenza dell’oggetto alla Capitaneria di Molfetta».
Quale è la “biografia di una bomba”, ma più in generale degli ordigni bellici presenti sulle coste molfettesi?
«Forse c’è di tutto: spezzoni incendiari e dirompenti, casse di munizioni, mine, cariche di lancio, spolette in genere, granate grosso, medio e piccolo calibro, ecc. Per approfondimenti consiglio la visione del dvd “Red Cod” curato dall'ex Icram».
Fonte: http://www.molfettalive.it/news/news.aspx?idnews=11407
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MONTECASSINO, TROVATI ORDIGNI INESPLOSI BOMBARDAMENTO II GUERRA
Una Santa Barbara costituita da alcuni pezzi di munizionamento di grosso calibro sono stati rinvenuti da una pattuglia della guardia di Finanza impegnati nel controllo del territorio. Si tratta, nello specifico, di due proiettili di mortaio, due proietti d'artiglieria contraerea e di una bomba d'artiglieria pesante campale o costiera della lunghezza di oltre 80 centimetri. Munizionamento, quello rinvenuto nella zona di Santa Scolastica a Villa Santa Lucia (Fr), sulle pendici di Montecassino, riconducibile al bombardamento del secondo conflitto mondiale. Si ipotizza che proiettili e bombe, ossidate ma comunque integre nel potenziale esplosivo, siano riemerse nel corso di lavori di sbancamento effettuati per costruire una villa, senza che venissero denunciate alle forze dell'ordine, sono state abbandonate nel posto in cui, poi, i finanzieri le hanno trovate. Non si esclude che altri pezzi possano essere stati trafugati da appassionati del genere. I finanzieri, quindi, al comando del capitano Vincenzo Ciccarelli, hanno delimitato l'area in attesa che esperti di esplosivo possano rimuovere gli ordigni per il successivo brillamento. (omniroma.it)
Il mio commento:
Come è possibile nel Comune di Montecassino procedere a scavi di sbancamento senza una “indispensabile” operazione di bonifica preventiva. Ovviamente reputo scontato che l'area in oggetto sia in possesso della licenza imposta dal piano regolatore; libera da vincoli ambientali, fisici e legali. Non solo prima di procedere in operazioni di scavo è indispensabile valutare per mezzo di una dettagliata analisi geologica: “ eventuali corsi d'acqua, pendenze del terreno, eventuali pericoli di smottamento ecc...” Ma forse l'ufficio tecnico del comune di Montecassino ahimè ignora sia le proprie vicende belliche quanto il concetto di bonifica preventiva. Morale della pericolosa e triste vicenda: I residuati bellici sono stati spostati e lasciati per più giorni esposti alla curiosità di tutti!
Giovanni Lafirenze
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Bomba a mano della seconda guerra mondiale trovata ai lati di una strada a Vaiano
E’ stato un battesimo del fuoco nel vero senso della parola per il nuovo comandante della Stazione carabinieri di Vaiano, il maresciallo Quintino Preite, che si è subito trovato alle prese con l’emergenza provocata dal rinvenimento di una bomba. L’allarme è scattato stamattina quando un signore che abita nei pressi di via Pratellame ha segnalato alla caserma dell’Arma che aveva scorto un ordigno bellico al margine della via dove abita, in un punto dove la strada è sterrata). Il maresciallo si è subito recato sul posto ed ha potuto appurare che la segnalazione era fondata: ai lati della strada c’era infatti una bomba a mano di fabbricazione inglese risalente alla seconda guerra mondiale. La zona è stata subito interdetta al traffico ed è stato avviato un servizio di vigilanza. Fortunatamente non ci sono stati particolari problemi nè per la circolazione stradale nè per la sicurezza in generale visto che la distanza dalle prime abitazioni consentiva ampi margini di manovra. La bomba, il cui potenziale offensivo era modesto, è stata poi rimossa in sicurezza e fatta brillare alle cave di Serilli dagli artificieri dei carabinieri giunti da Firenze. Resta da accertare come mai l’ordigno sia stato abbandonato e da chi.
Il mio commento:
Trovare un residuato bellico per strada, ovviamente suscita meraviglia; genera
sbigottimento. La cronaca spiega che l’ordigno è stato casualmente notato da un signore residente nei paraggi di via Pratellame nel Comune di Vaiano. L’uomo naturalmente ha diligentemente segnalato la presenza dell’oggetto ai Carabinieri di zona. Logicamente per ragioni di sicurezza l’area è stata interdetta sia al traffico automobilistico, sia ai pedoni. Il disagio è terminato quando il team di artificieri (giunti da Firenze), decidono di rimuovere l’ordigno e smaltirlo presso la cava di Serilli. Il giornalista termina il proprio articolo con queste parole: “Resta da accertare come mai l’ordigno sia stato abbandonato e da chi”. Ma sarebbe stato opportuno concludere l’articolo con una domanda diversa: “ … Se la bomba a mano fosse capitata tra le mani di qualche gruppo di ragazzini…?????
Giovanni Lafirenze
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Ordigno bellico fatto brillare a Orvieto
24/01/2010 - Scoperto alcuni giorni fa sul greto del fiume Paglia, è la quarta bomba della II Guerra ritrovata in zona
ROMA - È stata fatta brillare dai genieri dell'Esercito alle 13:45 di domenica in una cava nei pressi di Orvieto, la bomba d'aereo americana della seconda guerra mondiale trovata il 16 gennaio sul greto del fiume Paglia. Dal 1995 ad oggi è il quarto ordigno bellico della seconda guerra mondiale trovato e fatto esplodere nei pressi di Orvieto. Il disinnesco dell'ordigno di 500 kg e del contenuto di 250 chili di tritolo è durato circa 6 ore. Per farla brillare la bomba è stata messa in un cava, coperta di sabbia e poi fatta esplodere. All'alba di domenica 50 persone erano state fatte evacuare dalle case nel raggio di mezzo chilometro dall'ordigno e ospitate nella scuola media di Allerona Scalo.
AUTOSTRADA CHIUSA - E' stata riaperta dopo la chiusura a partire dalle 8 di domenica mattina, la circolazione sull'autostrada A1 tra le uscite di Orte (direzione Nord) e Val di Chiana (direzione Sud), e lungo la ferrovia della direttrice lenta Roma-Chiusi tra le stazioni di Allerona e Orvieto. Conclusa la fase di despolettamento dell'ordigno, portata a termine nei tempi previsti dai genieri del sesto reggimento dei granatieri di Roma, la bomba è stata trasportata in una cava nei pressi di Allerona, a due chilometri circa dal luogo del ritrovamento, dove tra le 12 e le 14 è stata fatta brillare.
Fano, sarà rimosso domenica 24 l'ordigno bellico rinvenuto a Roncosambaccio
Domenica 24 gennaio 2010, a partire dalle ore 8,00, avranno luogo le operazioni, a cura di artificieri militari, di bonifica del territorio da un residuato bellico (bomba d’aereo) rinvenuto in località Roncosambaccio del Comune di Fano in prossimità dell’Autostrada A14 nell’area di ampliamento destinata alla realizzazione della terza corsia.
Le operazioni, coordinate dalla Prefettura, si articoleranno nel despolettamento, nel trasporto in altra località e nel brillamento dell’ordigno e comporteranno l’evacuazione di un’area di 500 metri di raggio dal luogo di ritrovamento dell’ordigno stesso e di 300 metri dal luogo del suo brillamento.
Durante l’intero svolgimento dell’attività di bonifica sarà interrotta la circolazione nelle aree suindicate e l’accesso nella stessa zona; sarà, altresì, chiuso il tratto autostradale tra Pesaro e Fano dell’A 14, in entrambi i sensi di marcia, indicativamente nella fascia oraria 8,00 – 11,00.
A Roncosambaccio sarà istituito un Centro Operativo Misto, presieduto da funzionari della Prefettura di Pesaro e Urbino, con la partecipazione dei rappresentanti di tutti gli Enti, Uffici e Comandi coinvolti, che coordinerà tutte le complesse operazioni di bonifica.
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AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO
DA PARTE DI BIOGRAFIA DI UNA BOMBA
Possa essere un Natale da passare con le persone più care, e che nelle Vostre famiglie possa regnare la PACE

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Somalia, esplode una mina: uccisi sei fratellini, tre in salvo
Sei bimbi tra i tre e gli 11 anni, quattro maschi e due femmine, sono morti in seguito all'esplosione accidentale di una mina, un vecchio residuato bellico. E' avvenuto ieri pomeriggio a Balambane, un piccolo villaggio del centro ovest della Somalia, poco distante dalla frontiera etiopica.
Martedì 15 dicembre 2009 - I ragazzi stavano preparando il cibo con i genitori ed un altro fratellino, molto piccolo: i tre si sono miracolosamente salvati. Ma la tragedia dei sei fratellini non è un incidente casuale, è uno spettro che incombe sull'intera Somalia, al di là della guerra civile infinita. Balambane era infatti una base militare dell'esercito somalo nel corso del conflitto con l'Etiopia alla fine degli anni Settanta. Tutta l'area, quindi, pullula di ordigni bellici inesplosi. Così come, più in generale, gran parte della fascia confinaria tra Somalia ed Etiopia. Secondo un rapporto del Mine Action Center, organismo Onu, in Somalia ci sono almeno 357 comunità intorno alle quali ci sono mine inesplose: un fenomeno iniziato addirittura con la guerra del '64. Moltissime poi le mine anche intorno a tutte le località strategiche e sensibili. Una vecchia spada di Damocle -nessuno neanche immagina una bonifica nell'attuale situazione somala- che incombe su una guerra civile che dura da altre 20 anni. E che ha accelerato dal maggio del 2007, quando gli Shabaab (ritenuti il braccio armato somalo di al Qaida) hanno lanciato una grande offensiva contro il Governo Federale di Transizione, internazionalmente riconosciuto, ma molto debole sul territorio. Da allora solo a Mogadiscio si sono contati circa 20.000 morti, quasi tutti civili ed 1,5 milioni di profughi. Shabaab, con altri alleati, controlla circa l'80 per cento della Somalia, e quasi tutta Mogadiscio. Ora sta cercando di infiltrarsi nel Puntland, regione semiautonoma del nord est della Somalia, le cui coste sono la Tortuga dei pirati somali.
Fonte: Unione Sarda
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Scoperta bomba in cartiera
Intervengono gli artificieri
SANTA GIUSTINA. Quando l’hanno visto dentro il contenitore che separa la carta dagli altri materiali, gli operai della cartiera Reno de Medici hanno strabuzzato gli occhi. Un ordigno bellico di 62 millimetri è stato individuato dal separatore che “lavora” il pulper, ovvero il materiale che ogni giorno viene portato allo stabilimento per la lavorazione. Gli addetti al macchinario hanno dato l’allarme e subito sono stati chiamati i carabinieri della vicina stazione di Santa Giustina. I militari hanno potuto appurare che si trattava di una bomba risalente alla seconda guerra mondiale, di fabbricazione italiana.
Quasi impossibile invece risalire alla provenienza del carico incriminato visto che il materiale viene acquistato per il 60 per cento in Italia e il restante 40 all’estero. La direzione dello stabilimento ha offerto la massima collaborazione alle forze dell’o rdine per la messa in sicurezza dell’ordigno. Per eseguire le operazioni in modo corretto sono stati mobilitati gli artificieri del 2º Reggimento Genio di Trento che si trovavano già in zona per altre operazioni. Sono stati loro a recuperare la bomba e dopo averla messa in sicurezza si sono trasferiti in una zona appartata dove hanno proceduto a farla brillare.
Il ritrovamento è avvenuto verso le 10, le operazioni di recupero e successiva messa in sicurezza sono durate un paio d’ore.
Il primo ad accertarsi sulla potenziale pericolosità della bomba è stato il maresciallo della stazione di Santa Giustina, artificiere pure lui. Poi si è messa in moto la macchina del recupero con la chiamata delle squadre di specialisti dell’esercito. Grande sorpresa naturalmente tra gli addetti all’impianto separatore che sono abituati a vedere scarti di tutti i generi aflluire allo stabilimento. Mai avevano avuto a che fare con una bomba, fortunatamente dimostratasi innocua.
Di Roberto Curto
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Santa Barbara, aiutaci ad affrontare e bilanciare ogni pericolo con fede, forza e letizia.

Auguri a tutti
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Ritrovamento a Marghera
02 dicembre 2009
Rinvenuta a Marghera (VE) una bomba d'aereo di nazionalità americana (500 lb), nei pressi del Parco Scientifico Tecnologico (Vega). L' Immobiliare Complessi Srl Centro Parisi con sede a Venezia è l'impresa incaricata per la costruzione di nuove strutture, ma prima di procedere nei lavori, delega la ditta Mario Biotto di Camponogara (VE) specializzata in bonifiche belliche, a procedere per le verifiche appropriate. Vale a dire bonifica di superficie e profonda. Il team BCM è guidato dall'assistente tecnico Roberto Zinni che nel mezzo di uno scavo a sezione ristretta rinviene il residuato bellico già individuato dal rastrellatore Antonio Galletta. Il rinvenimento è stato segnalato ai Carabinieri di zona. Oggi 3 dicembre si attende l'intervento del terzo reggimento Guastatori di Udine.
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SILLA VULPIANI
Silla grazie per tutto ciò che hai saputo donare... Grazie per ogni insegnamento...Grazie per il tuo silenzioso saluto, scolpito nel cuore di tutti...





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"Dal greto del fiume emerge una bomba residuato di guerra"
19 ottobre 2009 - Noventa
Un pomeriggio di apprensione e curiosità quello vissuto a Noventa, in località Caselle a ridosso del ponte sul Frassine. Sul greto è stato rinvenuto un ordign...o bellico risalente alla seconda guerra mondiale.
Erano circa le 14 quando alcuni ragazzini appassionati di pesca, scesi su un tratto in secca del fondo del fiume, hanno scorto tra i sassi lo strano oggetto sollevandolo e poi lasciandolo cadere a terra prima di lanciare l'allarme ai carabinieri di Noventa, intervenuti sul posto assieme ai vigili del fuoco di Lonigo che hanno messo in sicurezza la zona, alla polizia municipale e al nucleo di protezione civile del Basso Vicentino.
Continua a leggere...
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Provincia/96464__dal_greto_del_fiume_emerge_una_bomba_residuato_di_guerra/
Albergo evacuato a Messina per ordigno
A Mazzarò (Messina), la polizia ha evacuato un intero albergo, il "Baia Palace", perchè tra il fango e i detriti che hanno invaso la reception è stato ritrovato anche un proiettile bellico risalente alla Seconda Guerra Mondiale.
Continua ...a leggere...
http://www.tele90.it/news/2009/10/16/acquazzone-stanotte-sui-paesi-ionici-smottamenti-e-allagamenti-a-giardini-s-teresa-e-taormina-chiusa-una-corsia-dell-autostrada-a-mazzar-242-evacuato-un-albergo/7408/
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Un piccolo fortunato ritrovatore
... Luca un bambino di sette anni, il pomeriggio del 5 settembre probabilmente
esausto dei pur attraenti svaghi del computer, stanco delle proprie abituali e quotidiane letture decide di recarsi in compagnia della propria bicicletta al parco della Galleana (Piacenza). Lui sfreccia tra i prati del grande giardino...Pedala lentamente fra le strutture esistenti (ai tempi della seconda guerra mondiale il parco è stato sede militare) improvvisamente la propria attenzione si rivolge nei confronti di uno strano oggetto... Posa la bici e lentamente si indirizza verso la strana presenza...Luca nota immediatamente che il suo giocattolo è parzialmente interrato...
...Ovviamente il bimbo aggredito dalla curiosità inizia una manuale operazione di scavo...
...Il bimbo si diverte, forse non ci sono adulti, e continua il proprio “lavoro”, tra piccoli sassi e semplice terreno...Sordo ad ogni precedente “avvertimento” conclude la piccola faccenda e ciò che trova è un ordigno bellico, residuato della seconda guerra mondiale...Naturalmente la notizia richiama adulti che solerti segnalano il pericolo ai Carabinieri di zona. Le Forze dell'Ordine recintano l'area, in attesa del Reparto Genio competente...Interviene un giornalista del luogo, quest'ultimo scopre la verità ed intervista il piccolo Luca il quale dichiara: “Ho cominciato a scavare poi ho visto che la bomba era più grande di quella trovata l'anno scorso”...
...Il piccino è felice della prodezza compiuta, ma ignora ciò che è avvenuto 24 ore prima a Pisa:
Un ragazzo di 22 anni residente ad Asciano recupera un residuato bellico sui monti circostanti la zona, l'ordigno esplode tra le mani del giovane che subisce gravi lesioni traumatiche (amputate tre dita mano sinistra, gravi danni al globo oculare sinistro). Naturalmente contro il ragazzo scatta una denuncia per omessa segnalazione di materiale esplodente...
...Questa doppia incredibile cronaca contiene più morali...
La prima: Luca un bimbo di soli sette anni lasciato solo mentre scava un residuato bellico (lo stesso parco nel tempo ha restituito numerosi ordigni bellici, nessuno ha notato il piccolo mentre scava???
la seconda: perchè il bimbo è solo nel parco????
La terza: Signor Sindaco una bonifica dell'area (150.000 m2) non la ritiene utile????
Giovanni Lafirenze
Il luogo dove giacciono le due belle addormentate
L'Aquila, Giovedì 23 luglio 2009
I Vigili del Fuoco non scavano più tra le macerie, sono terminati i sopralluoghi atti a verificare agibilità o stabilità degli edifici colpiti dal sisma, l'Aquila è una città da ricostruire...
...Mercoledì sera Luigi mi indica città e località dell'intervento di bonifica bellica per conto del 10° Reparto Infrastrutture Napoli...
...Puntuale giovedì mattina 23 luglio alle ore 07:30 giungo all'Aquila, dopo qualche minuto incontro i colleghi...
...Ho tempo di notare le prime tende della Protezione Civile, i propri volontari. Uomini e donne d'ogni età, permeati da spirito d'abnegazione e d'amore per ciò che svolgono... ...Angeli gialli, azzurri, arancioni, custodi di chi in città ha perso parte del proprio passato... ...Penso all'ultimo sorriso del Vigile del Fuoco Marco, morto nel corso di una operazione di soccorso...
...Riconosco un gruppo di Alpini, con le proprie penne nere, colme di fatica, cuore e muscoli...
...Improvvisamente distinguo la voce di Leonardo Natale, dirigente tecnico BCM, fratello del mio titolare, non sorride, qualcuno mi cede un posto sul pulmino e lentamente ci avviamo, verso il luogo dell'intervento di bonifica bellica...
...Nicola, Andrea, Antonio, non proferiscono parola, sono intenti a guardare ciò che resta di una città collassata: macerie, edifici crollati, pareti segnate e distruzioni ...
...Sul posto, ci attendono Amedeo e Salvatore del Decimo Napoli. L'area della bonifica è adiacente l'uscita dell'autostrada Aquila Ovest, dobbiamo scandagliare una superficie di 5000 metri quadri, destinata alla costruzione di nuove palazzine antisismiche. Ma il terreno nasconde due bombe d'aereo della seconda guerra mondiale, notizia e segnalazione dell'ex proprietario dell'area...
...Iniziano le operazioni di bonifica di superficie, vale a dire indagare e garantire per mezzo di addette strumentazioni tutta l'area fino a un metro di profondità. Per questa delicata operazione Amedeo decide di utilizzare due squadre BCM, simultaneamente, altro personale CCM procede all'estensione in terra della maglia da 2 metri, necessaria alla bonifica profonda, cioè l'operazione che permetterà di individuare i due ordigni bellici anche se interrati tra i 2 e 5 metri di profondità. Si lavora in sicurezza e senza sosta, sappiamo che dobbiamo trovare prima possibile le due bombe d'aereo...
... Siamo tutti a conoscenza che il primo bombardamento aereo colpisce la città di San Massimo d'Aveia, il 24 ottobre 1943, l'ultima incursione la patisce il 5 maggio 1944, queste missioni sono opera della 12a e 15a Forza Aerea perciò l'Aquila subisce sia bombardamenti tattici, sia strategici. Quindi dobbiamo individuare le due bombe...
...Filippo Loiacono, del 6° Rgt Roma, presente all'Aquila dai tempi del G8, attende i due rinvenimenti per stabilire il modello dei due ordigni bellici..
...Nonostante il caldo, le operazioni proseguono spedite fino a sera, ma non troviamo nulla, maledizione proprio nulla...
La sera a cena non si parla d'altro: “Il luogo dove giacciono le due belle addormentate”.
Venerdì 24 luglio 2009
...Le nostre attrezzature devono accelerare ogni operazione, per l'indagine profonda utilizziamo una trivella munita di un'asta cava in grado di contenere nel proprio interno la giusta strumentazione. Un secondo escavatore è già impegnato in qualche scavo a sezione ristretta, per le verifiche del caso, ma delle due bombe non c'è traccia...
...A turno ognuno di noi, guarda i confini dell'area, e immagina oltre, Amedeo come tutti vuole eliminare le due bombe ed allarga l'area da bonificare, perciò si ricomincia ogni operazione. Ma verso le 17, il nostro lavoro è compiuto, l'area è scevra, pulita, In quei 5000 metri quadrati non ci sono residuati bellici interrati. Leonardo vuole proseguire, ma deve chinarsi al cospetto delle rigide e ciniche regole di sicurezza, oltre quei 5000 metri quadrati non possiamo operare...
...Siamo convinti che le due bombe sono interrate fuori area, ma siamo impotenti...
...Mentre Leonardo ed Amedeo provvedono a contattare i geometri dell'impresa, per la compilazione dei verbali, Filippo, mi accompagna al campo della protezione Civile in Via delle Forze Armate, dove opera una mia amica...
...Quest'ultima ci accoglie subito, il campo è immenso ed “ospitale”, Filomena spiega le molteplici emergenze: “Giovanni vedi queste tende, hanno superato maltempo, freddo, pioggia e forti venti, oggi il grande pericolo per anziani e bambini è il terribile caldo, ma il campo in fondo altro non è che umile rifugio per gli sfollati dell'Aquila e del suo circondario".
...Io e Filippo ringraziamo e salutiamo Filomena, i suoi colleghi della Protezione Civile... Lasciamo il campo per tornare al nostro posto di lavoro. La squadra è già pronta per rientrare a Caserta, chiedo loro di accompagnarmi a Pescara...
....Durante il breve tragitto ognuno giura la presenza delle bombe in un luogo particolare, chi indica il vecchio albero, chi cita una casa isolata, chi la scheggia di bomba d'aereo rinvenuta, il viaggio diventa un tormentone. Spiego che nel corso della II Guerra Mondiale, l'Aquila subisce pesanti bombardamenti tutti concentrati nella nella zona della stazione, su centri e caserme occupate dai militari tedeschi, ecc... Qualcuno mi chiede del movimento partigiano locale, ma siamo già in stazione, devo rientrare a casa, saluto tutti i colleghi e m'avvio verso il secondo binario...
Giovanni Lafirenze
Galleria delle immagini del lavoro. Cliccare per ingrandire
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Alessandro Di Lisio, guastatore E.O.D.
…Alessandro sei in missione di “Pace”, questa volta la tua professione ti ha condotto a Kabul, una città priva di tregua… …Sei con la tua squadra nei pressi di Farah, improvvisamente hai l’impressione d’udire un boato, un turbine infuocato lacera il tuo cuore… …E’ un istante: rivedi ogni figura che ha incrociato il percorso della tua vita. …La tua mente vola verso il tuo ieri tra sogni mai esauditi… …Le voci dei commilitoni sono già assenti, sei travolto dal silenzio della morte… …Venerdì 15 luglio la Cattedrale di Campobasso sarà stracolma, in migliaia vorranno porgerti l’ultimo saluto... …Lacrime su lacrime scivoleranno sul tuo feretro… …Alessandro la tua violenta scomparsa, accentuerà le numerose polemiche già in atto... …Le guerre, le missioni di pace, le vittime di Nassirya, i volontari sequestrati… …In tanti strumentalizzeranno politicamente il tuo assassinio… …La destra, la sinistra, per qualche settimana sarai l’argomento base del Bel Paese, ma nessuno, ripeto nessuno, sarà in grado di maledire, il sorridente traffico d'armi clandestino…
Addio Alessandro…
Biografia di una Bomba
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Scoppia proiettile nel muro
Operaio ferito ad Appiano
(ANSA) - BOLZANO, 2 LUG - Stava lavorando alla ristrutturazione di un edificio scolastico. Con il martello pneumatico ha forato un muro che e' scoppiato. La causa dello scoppio era un proiettile 'affogato' nel cemento. L'operaio, di 27 anni, ha riportato lesioni non gravi al volto ed al torace. Con il metal detector sono stati trovati altri oggetti metallici. I carabinieri sono impegnati a stabilire chi li abbia incorporati nella massa del cemento usata per costruire la scuola, realizzata nel 1968. (ANSA).
Recuperante' ferito aveva arsenale, denunciato
Si era ferito armeggiando con una granata
(ANSA) - BOLZANO, 2 LUG - Si era ferito in maniera fortunatamente non grave armeggiando con un residuato bellico. Ora e' stato denunciato per possesso delle munizioni da guerra. L'uomo, ferito ieri alle mani ed alle gambe ieri mentre tentava di aprire nel cortile di casa sua a Tubre la bomba con una sega circolare, e' stato trovato in possesso di varie munizioni, frutto della sua passione di recuperare residuati sull'Ortles-Cevedale, uno dei teatri della Grande Guerra.
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La ruspa incappa in un ordigno bellico
Quando dal terreno, sei metri sotto il livello del suolo, è emersa la rotondità del corpo metallico la ruspa ha smesso subito di scavare. Non c'è voluto molto per stabilire che si trattava di un ordigno bellico. Immediata l'allerta, anche per la posizione del ritrovamento, in pieno centro abitato. Così, ancora una volta, i lavori in piazzale Mondadori si sono fermati.
Ma non per molto: ieri pomeriggio, a distanza di ventiquattro ore dal suo ritrovamento, gli artificieri hanno messo in sicurezza e recuperato l'ordigno, una palla da bombarda del diametro di una trentina di centimetri che potrebbe risalire addirittura al 16esimo secolo. Un reperto archeologico a tutti gli effetti, dunque. Tanto che sul cantiere, assieme agli artificieri e al personale della questura, sarebbe intervenuto anche un incaricato della Soprintendenza per esaminare il grosso proiettile, una volta stabilito che non era più pericoloso.
Il ritrovamento dell'ordigno risale a martedì mentre erano in corso i lavori di scavo di fronte alla biglietteria dell'ex stazione dei pullman. Ed è proprio lì, ad una quindicina di metri dalla palazzina, che gli operai hanno ritrovato il reperto bellico, sepolto sotto tonnellate di terra.
Dieci minuti dopo sul posto c'erano gli uomini della squadra volante e meno di un'ora dopo anche gli artificieri per compiere un sopralluogo. «Ordigno risalente alla prima guerra mondiale» dice la prima relazione inviata dalla Prefettura a tutti gli uffici interessati, Comune e Provincia compresi. Ma si trattava solo di un'approssimazione, in attesa di visionare con più attenzione il reperto. La zona dello scavo è stata transennata, in attesa dei lavori di bonifica.
Ieri nel primo pomeriggio l'intervento definitivo con l'arrivo di due militari del Decimo reggimento genio artificieri di Cremona. L'ordigno è stato prima liberato dal terreno attorno e quindi esaminato. Del peso di circa quindici chili, si presentava in discrete condizioni di conservazione. Tra le sue caratteristiche un foro (tappato) sulla superficie, utilizzato per inserire la polvere nera, un innesco a miccia e infine due ganci. E sono proprio i due ganci a far pensare non alla classica palla da cannone, magari di epoca napoleonica, che ha invece una superficia liscia e uniforme. Ma invece una palla da bombarda molto più antica, di quelle che venivano accese tramite miccia e quindi catapultate nel campo nemico.
All'interno, comunque, gli artificieri non hanno trovato polvere esplodente ma soltanto fango. L'ordigno è stato quindi sollevato e portato via. E a questo punto i lavori in piazzale Mondadori possono continuare.

Articolo a cura del Sig. Giulio Starnieri.
Fonte: Gazzetta di Mantova del 13/05/09
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Gioca e trova 13 mine, potevano esplodere
Figline, il ragazzino le ha portate a casa, erano residuati dell´ultimo conflitto. Stavano sul greto dell´Arno, gli artificieri le hanno fatte brillare in un posto sicuro
di Michele Bocci
Ha visto i cilindri di ferro sul greto dell´Arno vicino a casa sua, a Figline Valdarno, ne è stato attratto in modo irresistibile e ha deciso di prenderli e portarli nel suo giardino. Il ragazzino di 14 anni giovedì ha rischiato grosso: trattava di mine di fabbricazione tedesca, ancora potenzialmente attive. Sono tredici, incrostate e arrugginite ma comunque pericolose. Potevano ancora esplodere, hanno detto gli artificieri. Sono stati i suoi genitori, quando le hanno viste accanto a casa, a telefonare ai carabinieri per invitarli a dare un´occhiata a quei cilindri di ferro.
Segue... continua a leggere sul sito...
Fonte: http://firenze.repubblica.it/dettaglio/Trova-13-mine-l-eporta-a-casa-Potevano-esplodere/1630649
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Ostiglia. - Il 17 Marzo è iniziato il processo per l’esplosione, nel maggio di sei anni fa, di una bomba da 500 libbre nel centro di Ostiglia.
Davanti al giudice, con l’accusa di crollo colposo, sono comparsi l’ex Sindaco e l’ex Prefetto. Secondo l’accusa, non si sarebbero adoperati per ottenere l’emanazione di un’apposita ordinanza della Presidenza del Consiglio dei ministri o del ministero dell’Interno per una bonifica profonda del terreno dove l’ordigno era sepolto.
Sempre secondo l’accusa, la presenza della bomba sarebbe stata segnalata in una lettera del 1955 rinvenuta dalla proprietaria di una delle abitazione danneggiate dall’esplosione. Una bonifica superficiale commissionata nel 2001 aveva tuttavia dato esito negativo.
Fonte: http://www.mantova.com/ita/MPN004094.asp
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Donata al Museo una bomba lanciata su Milano dagli alleati durante il secondo conflitto mondiale.
Lunedì 2 marzo alle ore 10.15 i rappresentanti del X Reggimento del Genio Guastatori di Cremona hanno consegnato al Museo del Risorgimento, alla presenza del Vicesindaco Riccardo De Corato e dell'Assessore Massimiliano Finazzer Flory, un esemplare di bomba d'aereo di fabbricazione statunitense risalente al secondo conflitto mondiale.
L’ordigno, denominato AN-M-43 e dal peso di 500 libbre (circa 226 Kg),rappresenta una significativa testimonianza di un drammatico momento della storia della nostra città quando Milano nell’agosto del 1943 subì uno dei bombardamenti più distruttivi di tutta la Seconda Guerra mondiale.
Vennero colpite abitazioni private, edifici pubblici, industrie e i simboli della Milano storica, la Pinacoteca di Brera, la Galleria Vittorio Emanuele, la Scala, Palazzo reale, il Castello sforzesco.
Colpite e gravemente danneggiate anche l'Alfa Romeo, la Brawn Boveri, l'Innocenti e l'Isotta Fraschini. Al termine dei bombardamenti, la mattina del 16 agosto, il 50% delle abitazioni milanesi risultò distrutto o gravemente danneggiato. I senzatetto si calcolarono in 250.000 e gli sfollati in 300.000. L'energia elettrica, il gas e l'acqua tornarono dopo due giorni.
Come in tutti i momenti difficili, anche allora Milano ha saputo trovare dentro di sé la forza per reagire, prendendosi cura della ricostruzione civile e urbanistica.
Questa bomba rappresenta un ricordo di quelle sconvolgenti esperienze: la città ferita nel suo vivere quotidiano, scossa da boati, avvolta dal bagliore rosso degli incendi e dai proiettili traccianti della contraerea è un monito perchè simili tragedie non si ripetano.
Fonte: http://www.museodelrisorgimento.mi.it/evento.php?idEvento=42
Si ringrazia Giovanni Dalle Fusine per la segnalazione
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Modica: la rimozione domenica scorsa da parte degli artificieri
MODICA - 21/02/2009
Gli artificieri del gruppo regionale di Palermo hanno rimosso i due ordigni bellici, che si sono rivelati essere proiettili di mortaio, ritrovati sabato scorso nell´abitazione dove ha perso la vita Hamza Ben Bouguerra, 51 anni,tunisino, venditore ambulante. In precedenza era stato ipotizzato che si potesse trattare di due bombe aeree.
L’operazione di rimozione dei due residuati bellici, cominciate alle 11 di domenica, si sono protratte per un paio d’ore. Tutta la zona limitrofa a via S. Andrea al quartiere Vignazza a Modica è stata transennata ed una ambulanza della Asl 7 con un medico a bordo ha sostato nel corso dell’operazione di rimozione. I due ordigni sono stati poi trasferiti a cura degli artificieri presso una cava a monte di Marina di Modica, di proprietà della ditta Profetto, dove gli ordigni sono stati fatti brillare.
Continia a leggere
http://corrierediragusa.it/public/articoli/4969-tunisino-morto-carbonizzato.asp
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Ritrovata ad Ala (Trento) bomba d’aereo di nazionalità americana da 500 lb.
Le operazioni di bonifica bellica proseguono...



Contributo a cura del 2° REGGIMENTO GENIO GUASTATORI TRENTO
1°M.LLO GIOSUE' PROCIDA
C.LE MAGG. ANTONIO SAMAIS
C.LR MAGG. ORLANDO NAPOLITANO





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Altro che 2009, carico di serenità, la stampa tedesca segnala e denuncia, una notizia assurda: l’aeroporto di Tegel, (Berlino) è stato edificato, (1948), su un campo colmo di residuati bellici.
Oggi per l’aerostazione si parla di bonifica, ma ovviamente sono errori del passato, che stornano credibilità al presente ed oscurano il futuro dello scalo berlinese.
Giovanni Lafirenze
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Perdonate la pausa natalizia. Biografiadiunabomba riprende le attività con rinnovato vigore!
A presto!
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GREGORIO GIANNATASIO 28/11/2008 |
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L’AMICO
Carissimo Gregorio Giannatasio, non lo sai ancora, ma il tuo ciclo è terminato. Ricordo i tuoi insegnamenti. Lavoravamo in BOCAMI, la tua sostanziale voglia di vivere. Eri un naturale esempio per tutti. Ma oggi è venerdì e sei già in auto per rientrare al tuo paese: “Casale Sei Canali”. Il Mezzo su cui viaggi percorre l’A4, hai raggiunto il Comune di San Donà di Piave. Sicuramente stai già pensando ai ragazzi. Ma è finita. Un autoarticolato travolge il guard-rail e piomba sull’auto. Sei avvolto da Ipno e trascinato dal turbine dell’oblio. Risucchiato da un nulla contenente un grande sonno. I Vortici di Lete e d’Acheronte ti consegnano tra le braccia della morte.
UNA POLEMICA
Sicuramente Gregorio ha spento la propria vita senza rimpiangere nulla. Il suo altruismo è stato proverbiale. Per trent’anni ha contribuito allo sminamento in Italia. Oggi non c’è più. Ha condotto la sua opera per il prossimo in punta di piedi, coltivando la positività del silenzio. Una fetta d’Italia oggi dovrebbe piangere il professionista che non c’è più. Ma il silenzio avvolge la tua vita, la tua opera, il tuo ricordo. Per te non ci saranno bandiere o autorità. In fondo sei stato solo un “assistente tecnico bcm”. E la tua morte non fa notizia. Non procura immagine. Ma non farne un caso personale, il problema nasce dal fatto che l’operatore BCM non esiste o in sub-ordine da fastidio.
In Ultima analisi, grazie per ciò che hai svolto, ma per te non sventoleranno bandiere di pace.
Concludo l’amaro ricordo di Gregorio Giannatasio con la certezza, che i suoi ideali continueranno a viaggiare ancora per molto tempo, in ogni pulmino BCM.
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La bonifica bellica
…GRANDE DECIMO BCM…
Mnemosine
I libri di storia indirizzati nei confronti dello sbarco in Sicilia (Operazione Husky), avvenuto il 10 luglio del 1943, considerano l’azione militare anglo-americana una strategica poderosa invasione composta da quasi 160.000 soldati, 285 navi da guerra, 14.000 automezzi, 1800 pezzi d’artiglieria e 600 carri armati. La 7° Armata americana mira il golfo di Gela, l’ottava inglese, l’angolo di mare, tra Siracusa e Pachino. Ma una retrospezione di qualche giorno ci svela che, già a partire dal 3 luglio, molte zone dell’isola sono notevolmente colpite da B-17 e B-25 come per esempio Trapani, Marsala e Cosimo. In pratica il 10 luglio vede Comuni come, Castelvetrano, Porto Empedocle, Trapani, Sciacca, Licata, Marsala, Biscari, (Acate), Gerbini, Capo Passero, Milo, Canicattì, Gela, Palazzolo, Siracusa, Cosimo ecc… già in ginocchio, a causa dei continui bombardamenti aerei, che devono rendere più agevole lo sbarco. Ovviamente la truppa anglo-americana incoccia, la notevole resistenza della 6° Armata italiana, rafforzata dalla presenza di numerosi militari della Wehrmacht. Si creano sanguinose battaglie, che coinvolgono entrambi gli schieramenti. Naturalmente le aviazioni d’attacco e quelle preposte a difesa dell’isola lasciano piovere migliaia di bombe d’ogni tipo e peso. Il comune di Serradifalco, anche se considerato dal Generale Patton, non tatticamente interessante, riceve la sua buona dose di bombe e spezzoni, (causa, una discreta presenza di militari tedeschi).
…Passano gli anni e, a causa di un rinvenimento bellico, il 4° Reggimento EOD di Palermo interviene a Serradifalco, il Primo Maresciallo Andrea Conigliaro, si trova al cospetto di un ordigno bellico. Il Geniere è sicuro della presenza d’altri ordigni e il suo Comando interpella il Decimo Reparto infrastrutture BCM di Napoli. Il Capo Sezione, Mario Attardi, invia in missione l’assistente tecnico BCM Amedo Postiglione e il rastrellatore BCM Salvatore Beneduce. I quali, confermano l’intuizione del Primo Maresciallo Andrea Conigliaro e individuano, due bombe d’aereo, dotate di governale e di nazionalità tedesca. Ovviamente si chiedono come può essere possibile tale rinvenimento, visto che tutti i riferimenti storici indicano il paese spezzonato solo dall’aviazione anglo-americana…
…ma un vecchio testimone riporta un proprio ricordo: “ Si, e vero, un aereo tedesco era colpito, ma prima di precipitare scaricava una parte, del suo carico di bombe”.
…I militari, incrociano lo sguardo dell’anziano signore, che non sorride più, il suo racconto riflette a ritroso le proprie memorie…
…L’anziano spettatore di guerra, attanagliato da vecchi orrori, rivive, bombardamenti, lutti, antiche disperazioni…
…È un momento, l’uomo assopisce la serenità conquistata, una triste lacrima lentamente spazia, tra le rughe, del viso; intanto sposta il racconto verso una giovane donna a suo dire, morta dilaniata dalle schegge di una bomba…
…I militari capiscono, ma non chiedono nulla, loro hanno da tempo imparato a gestire ogni emozione, conseguenza di una quotidiana considerazione tra forza e preoccupazione.
Le bombe sono ormai smaltite, ma grazie ad uomini come Andrea Conigliaro, Amedeo Postiglione e Salvatore Beneduce; oggi s’è scritta, una nuova pagina di storia…
Giovanni Lafirenze
“Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo”
Primo Levi
Foto dell'intervento del 10° Rep. Infrastrutture BCM Napoli congiunto con il 4° Rgt. Guastatori Palermo per il ritrovamento di una bomba d'aereo da 70 Kg e una da 500 Kg. tedesche.












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Imponente rinvenimento ad Amelia (Terni)
Il 10° Reparto Infrastrutture BCM congiuntamente con il 6° Rgt Genio Pionieri di Roma ha rinvenuto 5.771 bombe da mortaio da 81 mm. Ecco le foto del ritrovamento

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STRANI PENSIERI
Già nel 429 A.C. durante la guerra nel Peloponneso, Tucidide svela, dell’impiego di gas, polveri e fiammate nell’assedio di Platea. In pratica, gli spartani collocavano sotto le mura delle città assediate, grandi cataste, di legno impregnato di zolfo e pece. Ovviamente, accesi i mucchi di legno, questi sprigionavano gas capaci di soffocare i militari preposti a difesa delle città.
Nel Medio Evo gli agenti chimici a scopo bellico, sono descritti come sfere infuocate, contenenti: “Zolfo e grassi, mescolati con salnitro, carbone, tiglio, solfuro d’arsenico, ambra e canfora”.
Naturalmente i gas prodotti da questi primitivi ordigni bellici, sono idonei (grazie all’arsenico), a rendere impossibile la respirazione del nemico.
Esempio: “Nel 1456 i Cristiani salvavano Belgrado (insediata dai Turchi), servendosi di semplici stracci, permeati da sostanze chimiche che fumanti producevano vapori tossici”.
Ancora: “Nel mezzo della guerra di Crimea, (1855), un ufficiale britannico, ( Lord Dundonald), proponeva di utilizzare contro le truppe Russe munizioni cariche di zolfo”.
Concludendo possiamo comprendere che l’impiego dell’arma chimica, sebbene disorientato e privo di una certa conoscenza delle sostanze utilizzate c’insegue da oltre 2500 anni.
Il 22 aprile del 1915 Ypres, (Leper in olandese) città belga delle Fiandre, è investita da 168 tonnellate di cloro. La velenosa nube spinta da un vento favorevole sorprende e soffoca 15.000 soldati francesi e provoca 5000 vittime. Il Cloro replica in Italia il 26 giugno del 1916, più precisamente fra Monte san Michele e San Martino del Carso, quando una densa nube di cloro è liberata da bombole da 50 Kg, che penetra le trincee e stermina 4000 fanti italiani. Ma il 1916 è l’anno del Fosgene, gas maggiormente tossico rispetto al Cloro e più maneggevole. A fine guerra sarà responsabile dell’ottanta per cento dei caduti per arma chimica.
L’ASSURDA NOTIZIA
“Un Idraulico di 35 anni, in località Arcade, (Treviso), all'interno del proprio garage, adoperando un trapano elettrico, tenta di perforare una granata, ignaro del contenuto chimico, dell’ordigno bellico. Immediatamente è investito dal gas, che gli procura problemi ottici e respiratori…”.
La granata viene rimossa, sè un 100 mm di fabbricazione austro-ungarica, caricata a Fosgene. Ovviamente, Vigili del Fuoco e Protezione Civile per ragioni di sicurezza evacuano 30 famiglie.
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Fiaccole umane
Non ho mai confrontato il mio ricordo con quello di Luciano, che ormai non c’è più. Di fronte al Bar Ciancolini, dove oggi c’è il negozio 2M di Manfredi, c’eravamo anche noi due.
Adolfo, Enzo, Umberto e Ughetto avevano deciso, in quel caldo pomeriggio di agosto, di andare per “balestite”. La guerra era finita da qualche mese, ma i treni carichi di proiettili ed esplosivi, che i tedeschi avevano abbandonato nella galleria del Borgallo, ancora non erano stati rimossi. Per noi ragazzi quella balistite che, tagliata a pezzi e accesa ad un capo, partiva sibilando con traiettorie imprevedibili, era una tentazione quasi quotidiana.
Invitarono anche noi, Luciano ed io, a quella tragica spedizione. Ma avevamo un diverso programma: andare al cinema. A quei tempi, sabato, domenica e lunedì, c’era anche una proiezione pomeridiana.
Eludere l’attenzione del guardiano addetto al controllo dell’ingresso del Borgallo, fu un gioco per loro. Così i quattro, saliti sui vagoni del treno e individuati i proiettili, si misero a svuotarli infilando tra maglia e petto quei lunghi “spaghettoni”, come si faceva quando s’andava a rubar mele.
Poi via, giù per il greto del Tarodine, correndo gioiosi come accade a quell’età.
Cosa sia successo non lo si saprà mai. Sta di fatto che a qualcuno dei quattro è forse balenata l’idea di provare subito l’emozione del “sibilo”, dando fuoco ad uno “spaghettone”. Forse gli altri gli stavano attorno per accendere anch’essi alla fiammella dell’amico….una vampata!
Dal greto s’alzarono quattro lunghe lingue di fuoco e fumo…”come ciminiere”, dissero. Tanto che l’ondata di calore colpì Mario e Bruno, che se ne stavano tranquilli a cavalcioni del parapetto del “Murajon”, a cinque metri di distanza.
All’uscita dal cinema, seppi la notizia. Arrivai trafelato in fondo al paese, dove c’era il vecchio ospedale. Il piazzale era pieno di gente: famigliari, parenti, amici. Un vociare concitato, notizie contraddittorie. Il più grave ora pareva questo, ora quell’altro. Le autoambulanze, almeno al Borgo, non esistevano. I soccorsi, in caso di incidenti, venivano prestati a mezzo di una lettiga a ruote, trainata a mano. Poi arrivò un camion per trasportarli a Parma.
Bruno Ficcarelli, allora tredicenne, unico superstite, che le ferite di quel giorno porta ancora nel fisico e ancor più nello spirito, mi dice: “Ci caricarono tutti e sei sul camion dell’alimentazione. Prima di Berceto ci fu un guasto al motore. Trovarono dei buoi che ci trainarono fino al paese, dove un meccanico provvide alla riparazione. Io svenivo continuamente, tanto che uno degli accompagnatori ripeteva che sarei stato il primo a morire, invece, fortunatamente, ero l’unico che stava reagendo…”.
Alle 14 del 22 agosto, Umberto (13 anni) diede il via alla lunga litania dei decessi. Poco dopo, alle 19,30, moriva Mario. Il giorno seguente, alle 23, era la volta di Ugo ( 16 anni). Alle 2 della notte se ne andava Adolfo(15 anni). Restava un superstite: Enzo (12 anni). Lo fu per poco: erano le 10 e mezza …e la morte, ormai, se li era presi tutti. Tutti ad eccezione di Bruno, rimasto all’ospedale per sei lunghi mesi a causa di un’infezione che gli procurava una febbre continua a quasi 40 gradi.
Un monumento eretto lungo “al mürajon” per ricordare il fatto, venne distrutto da una piena. Ora il nuovo si trova in San Rocco, davanti all’edificio della Scuola Media.
Giacomo Bernardi
Tratto dal libro "Borgotaro: qualcosa che conosco".
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Un pensiero del Dott. Maurizio Braggion
Trasmetto breve commento sul rischio derivante da presenza di ordigni residuati bellici in territorio nazionale.
Per brevità prendo in considerazione il periodo recente (2004-2008)
a) Sicurezza
- anno 2004 - l’autorità di vigilanza sui lavori pubblici emana una direttiva ed una determina relativa ad ordigni residuati bellici come potenziale causa di sospensione lavori, in cui precisa che, in sede di prevenzione, ente pubblico e privati sono tenuti a valutare ed analizzare il rischio bellico residuale di una determinata area di lavoro, pena responsabilità dirette a loro carico di omessa valutazione rischi residui;
- anno 2008 – (09 aprile 2008) viene approvato il D. L g s n 81 – definito Testo Unico Sicurezza, in cui si ribadiscono ed inaspriscono le norme sulla tutela della salute e della sicurezza nell’ambiente di lavoro
b) Cronaca
- 2004 – deceduto un signore a San Dona’ di Piave (Ve) per scoppio di ordigno residuato bellico (I guerra mondiale);
- 2006 – deceduto ragazzino a Reggio Calabria (Rc) per scoppio di ordigno residuato bellico (II guerra mondiale)
- 2008 - un signore a San Lazzaro di Savena (Bo) per scoppio di ordigno residuato bellico (II guerra mondiale);
- 2008 - deceduto un signore ad Asiago (Vi) per scoppio di ordigno residuato bellico (I guerra mondiale);
- 2008 – deceduto meccanico a Crocetta del Montello (Tv) per scoppio di ordigno residuato bellico (I guerra mondiale);
c) Commento
Nonostante le campagne medianiche di sensibilizzazione e la normativa esistente in materia tutt’oggi in Italia
- si continua a morire per lo scoppio di residuati bellici inesplosi (I e II conflitto mondiale)
- si continua a rimuovere la memoria collettiva “scomoda”, in particolare in merito ai “retaggi” del I e II conflitto mondiale;
- si continua ad omettere, anche se prevista, la valutazione del rischio bellico residuale delle aree oggetto di lavorazione
d) Morale
Visto l’epitaffio descritto (punto b-c), lascio al lettore attento un giudizio “morale” sulla situazione (regole e dati oggettivi) con la quale operiamo e ci confrontiamo quotidianamente nel nostro amato “bel paese”…
Dott. M. Braggion
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PER NON DIMENTICARE...LA MORTE DI ALEX BOLZONELLO (Crocetta Del Montello)
Treviso - 15 Ottobre 2008
A cura di Stefania Saule - Segretaria Archivio Storico "Accame" PietraLigure
La morte accidentale del giovane meccanico nell'officina in Loc. Crocetta Del
Montello, deve farci riflettere perchè la sua dipartita sia un monito per
chiunque si trovi casualmente a contatto con ordigni bellici di cui ignora la
pericolosità.
Ciò che mi stupisce di più è l'ingenuità non solo dell'inesperto e sfortunato
giovane, ma di colui, il contadino, che lavorando la terra, ha trovato a detta
sua un "SEMPLICE PEZZO DI FERRO", che gli ostruiva il movimento
nell'ingranaggio della ruota del trattore.
Possibile che egli non si sia domandato cosa fosse? Possibile non conoscesse
la zona che da sempre è stata teatro di cruenti battaglie tra la prima e la
seconda guerra mondiale?
Non è giusto morire così per uno strano scherzo del destino.
Di solito questi oggetti hanno forme dverse, possono essere semplici schegge,
oppure spolette o parti di bombe che al loro interno contengono ancora a
distanza di anni una micidiale carica esplosiva - che non si è mai assopita nel
tempo, ma che giace in un lungo profondo letargo, ahimé il più delle volte
destato tragicamente come nel caso di Alex.
Quindi diffidate sempre se venite a contatto con oggetti di forma anomala, e
siate pronti ad avvisare le Forze dell'Ordine.
Pietra Ligure 22.10.2008
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La Bonfica Bellica
OCCHI PRIVI DI LACRIME
Crocetta del Montello, piccolo Comune in Provincia di Treviso
La notte del 15 giugno 1918, inizia l’ultima offensiva austriaca, (La Battaglia del Solstizio).
Gli scontri si concentrano, sia sull’Altopiano del Montello, che sul comune di Nervesa della Battaglia, (completamente distrutto).
Ma il 23 dello stesso mese, le truppe italiane costringono al ripiego i fanti austriaci, forzati ad abbandonare Paese ed Altopiano, dove ancora oggi è possibile vedere trincee, bunker e camminamenti severi testimoni del tragico periodo.
Nel 1930 a Nervesa della Battaglia, erigono un piccolo Sacrario che ancora oggi conserva le spoglie dei soldati italiani e austro-ungarici, caduti nel conflitto.
Nel periodo della Seconda Guerra Mondiale il Comune di “Crocetta del Montello”, diviene sede per la Corte dei Conti della Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.).
Naturalmente, per presidiare l’importante palazzo, è chiamata la X MAS.
…Oggi la notizia…
…Un agricoltore del paese nota, la presenza di uno strano pezzo di ferro, ricoperto di terra, incastrato tra gli ingranaggi della fresa del suo mezzo agricolo.
Ciò impedisce di continuare il lavoro.
Solerte l’agricoltore, conduce il trattore dal suo meccanico di fiducia.
In officina il meccanico, figlio del titolare, non si perde d’animo e attraverso l’aiuto di una bombola d’Acetilene decide d’eliminare l’inconveniente.
Ma la fiamma a contatto del residuato bellico non perdona.
È un istante.
L’incolpevole, ragazzino, dilaniato, raggiunge i fanti della “…Grande Guerra…”.
Come può essere possibile una tragedia di tali dimensioni.
Operatori agricoli a Crocetta del Montello, che non immaginano la presenza di residuati bellici. Sembra impossibile, ma è amaramente vero.
Molti studiosi, Associazioni si battono per non assopire, memorie quasi spente.
Tanti connazionali credono, che le guerre siano argomenti scolastici e nulla più.
Ma al contrario, di guerra in Italia e nel mondo, si muore ancora.
Le guerre non hanno mai una vera fine.
Io non ho più parole. Non ho più lacrime. La disgrazia di Crocetta; sarà un’invisibile cicatrice per tutti noi.
Ma quest’anno nessuno mi chieda d’onorare il quattro novembre.
“…Per me sarà un giorno di colmo di tristezza…”
Giovanni Lafirenze
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La Bonfica Bellica
DRAMMA DEL PIROSCAFO GIUDECCA
E’ il 13 ottobre del 1944, In laguna la giornata concede profumi primaverili, tra le calli, i chioggiotti vivono una insolita tranquillità.
Ma a qualche miglio dal porto di Chioggia, il vaporetto Giudecca, che da Vigo collega Chioggia a Venezia, naviga con quasi duecento passeggeri, in gran parte di Chioggia, Sottomarina, e d’altri centri del litorale.
Dopo quindici minuti di navigazione, vale a dire: “Le dodici e quarantacinque”, Il piroscafo è già oltre il pontile di Caroman e diventa bersaglio di tre “caccia-bombardieri” dell’aviazione anglo-americana.
Malgrado ciò, la nave a vapore riesce a giungere nei pressi dell’abitato di Pallestrina.
I Velivoli scemano l’altitudine e a volo radente, iniziano a mitragliare il piroscafo.
Non solo, precipita la prima bomba che involontariamente centra la cabina di comando ed uccide il timoniere.
La seconda bomba impatta contro la prua dell’imbarcazione Acnil.
La terza esplode all’interno del locale macchine.
Il piroscafo, s’inclina, mutandosi in una trappola mortale.
Non basta: gli effetti delle esplosioni scaraventano schegge di bombe, e frammenti della motonave, fino a raggiungere l’abitato d’Ognissanti.
Il “battello Giudecca” è avvolto da fiamme, urla di terrore e scene rosso sangue.
L’orrore della guerra, avvinghia la nave posandola sul fondo della laguna.
Una bomba punta in direzione di una piccola imbarcazione e dilania un’intera famiglia.
Intanto i caccia-bombardieri continuano le operazioni di mitragliamento, e le scene di panico si spostano sull’abitato d’Ognissanti.
Corpi straziati d’ogni età, urlano il proprio desiderio di non morire.
In tanti pregano per la vita dei più piccoli, ma non basta, i 20 mm dei caccia sono senza pietà.
Tra densi ed acri fumi, ad Ognissanti il terrore si trasforma in distruzione.
Ma la storia insegna e tramanda le virtù del popolo lagunare.
Infatti i pescatori della vicina Pallestrina indifferenti a bombe d’aereo, incuranti dei mitragliamenti s’imbarcano per adoperarsi a sostegno dei 150 naufraghi del Giudecca.
Ma l’impietoso sguardo della morte, anticipa l’immediato soccorso e trascina sessantasette vite, tra i vortici dell’eternità.
“Anime ingannate dai baci di una guerra mai compresa”
Giovanni Lafirenze
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La Bonfica Bellica
Riemerge un pezzo di storia
03/10/2008 - SAN VITALIANO - La guerra riemerge, per alcune ore, dal suo passato. Un’ogiva di un carro armato, risalente al secondo conflitto mondiale, è stata, infatti, ritrovata in un fondo agricolo in via san Francesco. Il rinvenimento del reperto bellico è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri. A dare l’allarme un passante occasionale. Sul posto è subito giunta la volante del commissariato di Polizia di Nola. Gli agenti hanno circoscritto la zona. Con tre turni, hanno garantito l’inacessibilità al sito, fino all’intervento degli artificieri, entrati in azione nella mattina di oggi. L’ogiva, a causa, di un cattivo stato di conservazione, tra l’altro abbastanza evidente, rappresentava, a distanza di anni, ancora un pericolo reale e concreto per la incolumità pubblica. Anche una piccola ed inconsulta vibrazione avrebbe potuto, quindi, generare la combustione delle polveri e la conseguente esplosione. Proprio per questo, gli agenti hanno operato con la massima cautela ed attenzione, garantendo un monitoraggio costante al sito. Nella mattinata odierna, sono intervenuti gli artificieri che hanno proceduto alla rimozione dell’ordigno, che sarà fatto poi brillare in un luogo consono e sicuro. Intorno alle 11,30 in Via San Francesco, tutto è tornata alla normalità. L’operazione di rimozione diretta dal vice commissario Mariantonietta Ferrara, si è svolta in pieno rispetto dei protocolli ed in assoluta sicurezza. Un’ analisi più approfondita del reperto consentirà di stabilire, nei prossimi giorni, anche a quale forza armata fosse in dotazione quel tipo di proiettile. Anche l’ area nolana, infatti, è stata teatro di violenti scontri, durante l’ ultimo conflitto mondiale, in particolar modo all’indomani della firma dell’armistizio dell’8 settembre da parte del maresciallo Badoglio, che sanciva la resa degli italiani con le forze Alleate, avendo preso coscienza “ dell’impari lotta”. Una data chiave, quella dell’ otto settembre, per le sorti del conflitto, che però, come è noto, creò una grande confusione tra gli italiani che non sapevano in che modo rapportarsi con i tedeschi con i quali erano alleati da anni. Diverse sono state le rappresaglie naziste nei confronti degli italiani. Tra queste ricordiamo senza dubbio quella avvenuta l’11 settembre del 1943 a Nola, quando furono trucidati 10 ufficiali della Caserma Duca d’Aosta in piazza D’Armi.
di Autilia Napolitano
Anno I Numero 22
Il mio commento
Gentile Dott.ssa Autilia Napolitano.
l’articolo è una piccola riviera letteraria, in grado di concedere il piacere di navigare tra i particolari tecnici del residuato bellico e tra le oscure anse storiche, dell’ultima guerra mondiale.
Complimentandole l’osservazione tecnica e storica spero voglia gradire i grazie di biografiadiunabomba.
Con simpatia Giovanni Lafirenze
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La Bonfica Bellica
Nella zona industriale della città tedesca di Hattingen (Ruhr) Venerdì 19 settembre 2008 all’interno del Museo dell’acciaieria Henrichshütte, una squadra d’operai è impegnata in operazioni di scavo.
All’improvviso un boato, l’esplosione è causata da una bomba d’aereo USA da 250 lb della seconda guerra mondiale.
I lavoranti sono investiti da numerosi calcinacci, sassi, che feriscono 17 persone. Il portavoce dei Vigili del Fuoco dichiara ai giornalisti della Reuters: ”E’ andata bene, specialmente per l’operatore della macchina escavatrice perchè la bomba era sotterrata a poco più di un metro e questo ha attutito l’effetto termico dell’esplosione. Le schegge sono state rinvenute fino a 500 metri di distanza.
L’incidente poteva produrre conseguenze peggiori.”
Questa è la notizia. Ovviamente l’accostamento con lo scorso allarme di Salerno è d’obbligo.
Continuano a ignorare i monitoraggi indirizzati nei confronti dei residuati bellici. A dispetto di ciò che prevede l’obbligatoria valutazione ed analisi rischi di cantiere.
Ma in fondo, quando spunta l’ordigno è sufficiente fermare la produzione di una parte di città, bloccare traffico ferroviario urbano, impiegare cordoni di Pubblica Sicurezza, (naturalmente stornati da altri impegni). Lasciare Salerno, anche per poche ore senza gas, blocca e costringe la città dello sbarco a patire un grave danno economico rivolto verso l’industria, commercio e terziario locale,(continuo a chiedermi chi pagherà i costi dell’emergenza).
Ma, in Italia, lo vediamo, è più importante multare lucciole e clienti. E se nella vicina Germania 17 operai assistono ad una esplosione, che importa è solo un dettaglio del gioco.
Polo Natatorio Ostia Docet
Giovanni Lafirenze
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Fonte: Ansa
[Il mio commento]
Incredibile ironia
L’otto settembre 1943, la quinta Armata americana sbarca a Salerno…
…Oggi ci rendiamo conto che la città di San Matteo non considera le opere di bonifica bellica. Infatti, nel mezzo di lavori edili destinati ad un parcheggio sotterraneo in Via Michelangelo Schipa, Una ruspa rimuove una bomba d’aereo da 500 lb ad azione differita. Sicuro, la bonifica bellica ha le sue procedure, tempi e costi. Ma forse per qualcuno è conveniente mettere a repentaglio la sicurezza d’operai, artificieri, Vigili del Fuoco, Carabinieri, ecc…
…Altri scrivono che la città è senza gas ed acqua.
…Sembra, che il traffico ferroviario sia bloccato, (disagi per pendolari ed aziende e costi ferroviari).
…Si vocifera di evacuare 5000 residenti, (chi paga le spese?), e attraverso l’utilizzo d’altoparlanti si riesce a comunicare con i ritardatari. Ma com’è stato possibile che, Comune di Salerno custode della propria memoria storica, ditta appaltatrice, direzione lavori, responsabili della sicurezza, siano stati travolti da questo titanico errore di procedura e valutazione d’analisi rischio?
Desidero che qualcuno di questi autorevoli signori, m’informi quanto sarebbe costata la bonifica sistematica e, quanto verrà a costare l’emergenza in atto.
Continua…
Giovanni Lafirenze
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Serie di articoli inviati da:
Laboratorio di Urbanistica XIII – LabUr XIII
Il Presidente
Dr.Ing. Andrea Schiavone
(20 marzo 1996) - Corriere della Sera
Quasi come fossero funghi: 7 sono stati trovati lunedi' mattina, interrati in un cantiere edile all' Infernetto, e uno ieri, seminascosto tra i cespugli della pineta di Castelfusano. In tutto 8 pericolosissimi proiettili di artiglieria risalenti alla Seconda guerra mondiale, calibro 105, di probabile fabbricazione tedesca. "Ordigni perfettamente funzionanti", raccontano al commisariato di Ostia Lido, "in grado di esplodere alla minima scossa". E poco c'e' mancato, effettivamente, che l'altro ieri si verificasse la tragedia. Il primo proiettile e' stato scoperto da un operaio ai comandi di una ruspa la cui scavatrice ha sfiorato per una manciata di centimetri l' ogiva. L'uomo, alle prese con lo scavo delle fondamenta di una villa in via Giovanni Legrenzi, a poca distanza dalla Cristoforo Colombo, dopo avere visto la sagoma del proiettile e' sceso d' un balzo dal mezzo meccanico e ha dato l' allarme. Gli agenti del XIII commissariato, arrivati immediatamente sul posto, hanno bloccato i lavori nel cantiere per permettere agli artificieri del Genio militare, giunti nel pomeriggio, di bonificare la zona. Interrati a poca distanza dai denti della scavatrice, c'erano altri sei proiettili, tutti ordinatamente allineati, lasciati dai soldati tedeschi nel maggio 1944 accampatisi in zona nell'ipotesi di uno sbarco alleato a Ostia. Ieri i sette ordigni sono stati portati presso il poligono di Nettuno dove sono stati fatti esplodere. Ma sempre ieri, poco dopo mezzogiorno, c' e' stato un altro ritrovamento, stavolta ad opera di un podista che stava facendo footing tra i sentieri della pineta di Castelfusano. L' uomo, alla fine dell' allenamento, stava eseguendo alcuni esercizi di rilassamento quando l' occhio gli si e' posato sull' ogiva del proiettile . anche in questo caso un calibro 105 tedesco . che, seminascosta sotto un cespuglio, spuntava dalla sabbia, di nuovo sono intervenuti gli agenti che hanno transennato l' area in attesa degli artificieri che arriveranno oggi. E frequente il ritrovamento di residuati bellici sul litorale romano: nello scorso agosto a Ostia, di fronte al lungomare Caio Duilio, in un terreno sul quale si tenne una manifestazione estiva che ogni sera ospitava migliaia di persone, vennero trovate 18 bombe da mortaio tedesche. (A. F.)
Fulloni Alessandro
(8 settembre 1995) - Corriere della Sera
BOMBE . Altre quattro a Ostia e due a Roma e Bracciano Bombe come funghi. A Ostia anche ieri ne sono state trovate altre quattro nel corso dell' opera di bonifica della zona dove per tutta l' estate si e' svolta una rassegna di musica e ballo; due residuati bellici sono stati scoperti a Roma, in via Ardeatina, sotto le cassette di un ufficio postale ed a Bracciano in un terreno agricolo. Salgono cosi' a 21 le bombe da mortaio di calibro 81 di fabbricazione tedesca trovate a Ostia a cinquant' anni dalla Seconda guerra mondiale; a Roma invece i carabinieri, in seguito ad una segnalazione anonima fatta al 112, sotto le cassette dell' ufficio postale in via Ardeatina 933, hanno trovato una bomba da cannone calibro 105, senza la spoletta di innesco, ancora contenente l' esplosivo. La bomba era ancora sporca di terra, e non si esclude che chi l' ha trovata l'abbia collocata in quel posto per disfarsene. A Bracciano invece il residuato bellico, un proiettile da mortaio lungo 80 centimetri, e' stato trovato dal proprietario di un terreno che stava facendo degli scavi.
(7 settembre 1995) - Corriere della Sera
Ostia. in via delle quinqueremi altre due bombe di mortaio.
Salgono a 13 i residuati bellici nell' area da bonificare; tutti i pezzi sono bombe da mortaio 81
(2 settembre 1995) - Corriere della Sera
OSTIA. Pista da ballo su residuati bellici Altri cinque residuati bellici della Seconda guerra mondiale sono stati trovati ieri a Ostia, dopo quello scoperto nel corso dell' operazione di bonifica nella zona del lungomare antistante piazzale delle Quinqueremi. I residuati bellici, secondo i primi accertamenti, sarebbero tutti in perfetta efficienza. Si tratterebbe di tre bombe da 88 tedesche, una mina anticarro e una granata di fabbricazione americana. Nel terreno, dove il primo ordigno e' stato scoperto la settimana scorsa al termine di una manifestazione serate danzanti, a luglio ed agosto sono passate circa 200 mila persone.
(1 settembre 1995) - Corriere della Sera
di FABRIZIO PERONACI
Ore 10.30, lungomare di Ostia. E qui, ieri mattina, che e' scattato l' ennesimo allarme bomba. Nel corso delle operazioni di bonifica della zona davanti al "Tibi Dabo" (dove sabato scorso [26 Agosto] era stato disseppellito un ordigno ancora integro della 2 Guerra mondiale) e' infatti stata trovata un' altra bomba da mortaio calibro 88, di fabbricazione tedesca. Il residuato bellico era a 70 80 centimetri di profondita' ed ancora efficiente: uno scossone troppo brusco, o un impatto violento, e sarebbe esploso. Immediato l' intervento degli artificieri del Genio militare: l' ordigno e' stato portato via, in attesa di essere fatto brillare in un luogo sicuro. E poco dopo, nella stessa area su cui hanno ballato per tutta l'estate gli ignari partecipanti alla manifestazione "The Londoner summer garden", sono stati rinvenuti 10 12 proiettili di artiglieria. Ormai, insomma, e' una scena quotidiana. "Scoppia, non scoppia? Ma allora e' vero che abitiamo su una zona minata?". La preoccupazione tra gli abitanti dei palazzi vicini, ieri mattina, era palpabile. "Io me lo ricordo bene: pensando che gli Alleati sarebbero sbarcati a Ostia, i tedeschi avevano costruito un bunker proprio da queste parti", diceva un signore sopra i 70 anni. La probabilita' che nelle prossime ore saltino fuori altre "sorpresine", dunque, e' molto alta. E non e' solo sul litorale che bisogna fare attenzione a cosa si calpesta. Negli ultimi tre mesi . tra bombe a mano, mine antiuomo e proiettili vari . gli artificieri non hanno fatto altro che correre da un posto all' altro della provincia. Nemi, Castelgandolfo, Tivoli, Bracciano, Monterotondo (dove il 3 luglio tre ragazzi sono stati feriti dallo scoppio di una bomba in uno scantinato): gli ordigni che hanno fatto scalpore sono stati una decina. Ma, in realta' , gli interventi sono stati molti di piu' : addirittura 3 o 4 al giorno. Cento al mese. Trecento solo nell'estate che si sta per concludere. A rivelarlo e' il tenente colonnello Massimo Squartini, direttore d' artiglieria del Comando regione militare centrale dell' esercito. "Le segnalazioni di ritrovamento d’ordigni come bombe da mortaio, bombe a mano o granate sono numerosissime, spiega il tenente colonnello. E’ un fenomeno più diffuso di quanto si può pensare. Spuntano dappertutto: cantine, soffitte, giardini, orti, dirupi. Il nostro Nucleo, che si occupa anche di Marche, Umbria e Abruzzi, riceve una dozzina di richieste giornaliere. E da tre a cinque riguardano il Lazio. A chiamare sono soprattutto agricoltori, cercatori di funghi, persone che passeggiano all'aria aperta e s’inoltrano in luoghi sperduti. Ecco spiegato perchè, in estate, la nostra attività aumenta considerevolmente". Un residuato, bellico segnalato mette a rischio la popolazione, ma ce ne sono tantissimi altri che passano sotto silenzio. Disinnescare bombe "dimenticate" negli scontri andati avanti tra il luglio ' 43 e l'aprile ' 45, a quanto pare, e' un lavoro assolutamente di routine. Ma il pericolo e' concreto? "Certo che lo e' . risponde l' ufficiale .. Chi si imbatte in ordigni deve agire con la massima cautela. Ma cadere in preda al panico non ha senso: se una bomba e' rimasta 50 anni sotto terra, infatti, puo' tranquillamente aspettare uno o due giorni in più. E poi aggiunge: una mina, una bomba d'aereo o una granata d'artiglieria, restano perfettamente efficienti. Sono eterni. Possono semplicemente non aver funzionato 50 anni fa per un problema tecnico". Come comportarsi di conseguenza? "Non bisogna toccare o spostare nulla, ma avvertire subito le forze dell'ordine. E farei anche un invito: cercare di collaborare. Non sono rari i casi in cui gli artificieri arrivano sul posto e non trovano piu' nessuno". Ci sono zone piu' a rischio? "No, tutto il territorio della capitale puo' riservare sorprese. Dal litorale ai Castelli, dove i tedeschi avevano il loro quartier generale, alla fascia Nord della citta': in quei due anni, del resto, i combattimenti andarono avanti palmo a palmo. Sono gia' passati 50 anni. conclude il tenente colonnello Squartini e chissà quanti altri ordigni salteranno fuori nei prossimi 50".
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29 Agosto 2007 - 29 Agosto 2008
BIOGRAFIA DI UNA BOMBA COMPIE UN ANNO!!!!!!
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ESPOSTO
Oggetto: Residuati bellici su Via delle Quinqueremi.
Il Laboratorio di Urbanistica XIII (LabUr XIII), con sede *****************, ***** Roma, telefono
*******, netfax *******, nella persona del Presidente dr.Ing. Andrea Schiavone, nato a *****************
ESPONE I FATTI DI SEGUITO RIPORTATI
Nell’area prospiciente lo stabilimento balneare Tibidabo (Lungomare Caio Duilio 20, 00122 Ostia
Lido, Roma), sabato 26 Agosto 1995 fu disseppellita, ancora integra, una bomba da mortaio della II Guerra
Mondiale, di fabbricazione tedesca a 70-80 centimetri di profondità. Il 31 Agosto, a seguito delle operazioni di
bonifica dell’area, furono rinvenuti 12 proiettili di artiglieria. Sempre nella stessa area, il 1° Settembre si
rinvennero tre bombe da mortaio tedesche, una mina anticarro e una granata di fabbricazione americana.
Altre due bombe da mortaio il 6 Settembre e altre quattro il 7 Settembre 1995. Le operazioni di bonifica
furono condotte dagli artificieri del Genio Militare, parzialmente solo sull’area interessata dalla prima
segnalazione (in tratteggio nella figura). Tutte le notizie sono tratte dal Corriere della Sera del Settembre
1995 (1, 2, 7 e 8 Settembre, rispettivamente pagine 44, 41, 40 e 48).
PREMESSO
− Che per i Mondiali di Nuoto Roma 2009 è prevista la realizzazione di un Polo Natatorio ad Ostia;
− Che il Polo Natatorio di Ostia verrà realizzato nell’area sita nel Municipio Roma XIII Ostia tra il
Lungomare Caio Duilio, Via delle Quinqueremi, Via delle Scialuppe e Via delle Prore, individuata al
catasto terreni foglio 1090 particella 82 e foglio 1102 part. 59 per complessivi mq. 24.300 circa,
giusta nota del Commissario Delegato prot.n. 1588/RM 2009 del 24 Ottobre 2007, assunta al
protocollo del Dipartimento XX in data 25 Ottobre 2007 al numero 14086;
− Che tale area, con Delibera della Giunta Comunale di Roma, n. 519 del 21 Novembre 2007, è stata
affidata in concessione alla Federazione Italiana Nuoto alle medesime condizioni di cui alla
deliberazione Giunta Comunale n. 335 del 25 Luglio 2007;
− Che tale area, prospiciente gli stabilimenti balneari Tibidabo e Le Dune, comprende l’area del
rinvenimento dei residuati bellici sopra descritti;
− Che, per la realizzazione del Polo Natatorio di Ostia, è stata bandita una gara a procedura aperta
dall’Ufficio del Commissario Delegato per i Mondiali di Nuoto 2009, con sede in Via della Ferratella
in Laterano 51, 00184;
− Che tale gara è stata aggiudicata in data 4 Agosto 2008 alla ******* costituita dalle società *******,
******************** ;
− Che in data 13 Agosto 2008 è stato esposto, presso la medesima area, il cartello di inizio lavori;
− Che per il Polo Natatorio di Ostia dovranno essere realizzati (per le piscine, la foresteria e i parcheggi
interrati) scavi sotto l’attuale livello stradale, per un totale di oltre 1.500 mc;
− Che tali scavi verranno realizzati in regime di urgenza, in quanto tutta l’opera è stata subordinata alla
sottoscrizione di atto d’obbligo di ultimazione dei lavori, collaudo degli stessi e omologazione da
parte della Federazione Italiana Nuoto entro il 31 Marzo 2009 (Delibera della Giunta Comunale di
Roma, n. 519 del 21 Novembre 2007);
− Che dopo la bonifica parziale del 1995, svolta solo su una parte dell’area interessata dalla
realizzazione del Polo Natatorio di Ostia, non è stato svolto alcun altro intervento di bonifica
CHIEDE
che prima della data di apertura del cantiere, prevista per fine Agosto, l’Autorità indaghi, verifichi e certifichi
che nell’area del Polo Natatorio di Ostia siano stati eseguiti tutti gli interventi necessari per garantire
l’incolumità e la sicurezza per i residenti e la Cittadinanza tutta, nonché per garantire un regolare
svolgimento dei lavori all’interno dei tempi stabiliti,
CHIEDE
altresì, a norma degli artt. 90 , 406 e 408 c.p.p., di essere sentiti per fornire elementi di prova nonché di
essere informati dell’eventuale richiesta di proroga delle indagini preliminari e/o dell’eventuale richiesta di
archiviazione della presente istanza.
Con osservanza,
LabUr XIII
Il Presidente
dr.Ing. Andrea Schiavone
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La bonifica bellica
Storia
L’abitato di Malcesine è al centro di un infernale triangolo: ”Salò, Peschiera, e Riva del Garda”. Questa posizione geografica conduce il piccolo centro urbano, a subire diversi attacchi, detti diversivi, da bombardieri medi, in forza alla 12° Forza Aerea USAAF. In paese è collocato un Comando RSI, perciò patisce e sopporta, numerose incursioni aeree, anche dai famigerati cacciabombardieri indicati da uno stravagante soprannome: “Pippo”.
Al contrario, la Vicina località di Bocca Navene, è obbiettivo appetibile per l’aviazione anglo-americana, in quanto il proprio Comando, riceve informazioni d’intelligence, che segnala l’area di Bocca Navene come luogo scelto dai tedeschi, per sperimentare i lanci delle V1. Ovvio, la zona è incursionata più volte e, con bombe molto potenti. I bombardamenti aerei, terminano, quando le truppe germaniche, in gravi difficoltà, abbandonano la zona…
Cronaca
Certo i teutonici in ritirata hanno necessariamente sotterrato enormi quantità di materiali bellici: “Granate, bombe, munizionamenti vari”, elementi idonei a spiegare la grave esplosione del cinque agosto 2008, in località Bocca Navene. Ma l’accaduto spinge verso più attente valutazioni:
…Il 17 luglio del 2004 a San Donà di Piave un anziano signore è dilaniato da una granata risalente la Prima Guerra Mondiale…
…Stessa sorte subisce un ragazzino residente a Reggio Calabria il 30 giugno del 2006 per mezzo dell’esplosione di un residuato bellico, dell’ultima guerra…
…Nel 2008 i morti a causa dei residuati bellici sono due, ad Asiago e San Lazzaro di Savena (Bo)…
…Questa estate e più precisamente il 17 luglio a Latina tre Vigili del Fuoco, intenti a spegnere un incendio in campagna, sono investiti da una tremenda onda d’urto; le fiamme, la temperatura del rogo, producono l’esplosione di un residuato bellico…
Ironia della vita:
…Il 29 luglio a Torbole una località molto vicina a Malcesine un gruppo di sub, (Vigili del Fuoco di Peschiera), da poco emersi, individua una bomba da mortaio, emanare fumo. Capiscono che il residuato e caricato con Fosforo. Immediatamente i sub, chiedono, l’intervento di una squadra di colleghi, che evitano all’ordigno di portare a termine, anche se post-datata, la propria missione…
Quesito
Diventa indispensabile chiedersi le ragioni che spingono le emittenti televisive nazionali, ad ignorare le disgrazie causate dai residuati bellici. Probabilmente è un silenzio figlio del nobile: “Non procuriamo allarmi”.
Esatto, ma non del tutto. In fatti oggi un gran numero d’imprese, investono in sicurezza sul lavoro. Le fonti d’informazione trasmettono servizi televisivi capaci di far capire anche ad un bambino, quanto è utile possedere: “Caschi di sicurezza, guanti, imbracature, ecc…”.
Ma il pericolo residuati bellici è completamente ignorato, infatti, a Cisterna di Latina in località Franceschetti il 13 febbraio del 2007, alcuni operai, intenti a scaricare un camion carico di pozzolana, all’improvviso vedono rotolare verso terra una bomba d’aereo, ovviamente risalente la seconda guerra mondiale…
Ora non penso di procurare allarmismi inutili, se scrivo che le leggi sulla sicurezza non possono prescindere da una giusta informazione sul pericolo “residuati bellici”, in Italia. Desidero aggiungere ancora un esempio:
“Cosenza 19 giugno 2007, Via Popilia, un gruppo di operai, opera poco distante da una macchina idraulica, impegnata in operazioni di carotaggio. L’escavatore, deve raggiungere una quota di meno tre metri. Sono le 10:05 all’improvviso un boato è la parziale l'esplosione di una bomba da 500lb…
Anche in questa circostanza, si evince una gravissima mancanza d’informazione dedicata al pericolo “residuati bellici”.
Intervista
Spiega il maresciallo Logotenente: “Rocco Oreste”, appartenente al 5° Reparto Genio Infrastrutture di Padova:
- Nell’estate del 2005 ad Ostiglia provincia di Mantova esplodeva una bomba da 500 lb, che danneggiava contemporaneamente sia una villetta quanto una cascina, posta quasi a 200 metri dalla Stazione dei Carabinieri.
A Bagnolo, nel 1979, ricordo, fui chiamato per confermare l’esplosione di una bomba d’aereo. Non solo, nel mezzo della successiva fase di bonifica bellica, rinvenivamo altre otto bombe d’aereo. Ma ricordo, che durante la seconda scossa di terremoto, del 1976, patita nell’area friulana, poco fuori Pordenone, in prossimità del fiume Meduna, esplodeva una bomba d’aereo ad azione differita -.
…Un Mondo Più Quadrato…
“…Cara Italia, impreziosita da spese pazze, girotondi ed ecomostri, perché evitare di prendere atto di ciò che le guerre del secolo passato hanno occultato e continuare a perseguire le proverbiali orme, d’Epimeteo. Per quale motivo, ci tocca rischiare, che una macchina escavatrice, possa incocciare un residuato bellico…”
“…Dolce, bella e grande Italia, cosa ti spinge a stendere vivaci locuzioni indirizzate nei confronti dell’importanza di un casco da cantiere ed evitare di chiarire ad agricoltori, imprese edili e non solo, i rischi che s’affrontano in presenza, d’ordigni bellici…”
“…Monumentale Italia da tempo priva di memoria, desidero ricordarti che mai alcuna guerra potrà terminare tra sorrisi e strette di mano televisive. Ordigni inesplosi giacciono celati sotto qualche centimetro o metro di terra. Pronti in futuro, a portare a termine il proprio compito. In pratica: “Guerre senza fine”. Eduardo De Filippo nella Sua commedia: Il Sindaco Del Rione Sanità, mentre è in fin di vita, confessa al suo amico medico, di augurarsi per i propri figli, un mondo meno rotondo, ma più quadrato...”
“…Ricca ed umile Italia, colma di speranze e delusioni.
Intellettuale, pragmatica, pigra e sportiva.
Italia del festival di Sanremo.
Della Scala di Milano, dell’Arena di Verona e dell’Euro.
Di Ballarò ed Enigma.
Italia di Santoro e Minoli.
Del TG4, Matrix e tutto il calcio minuto per minuto.
Italia universale e personale, perché, non varchi la soglia dell’indifferenza, rompi il tuo silenzio e persegui il prezioso suggerimento del grande Eduardo De Filippo ? ”
“… Raffinata e colta Italia, che studi e tramandi le memorie delle guerre di ieri, non affannarti ad individuare ragioni dei vinti, crimini da attribuire a vincitori o viceversa, ma analizza come l’odio ha saputo mutare a quei tempi, la buona e saggia Europa”.
“…Oggi amata Italia, divina bancarella dei nostri sogni, sciogli gli orrori di ieri e divulga nel mondo, una semplice proposta di Pace…”.
Giovanni Lafirenze
“Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo”
Primo Levi
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Forse e' saltato un ponte minato
E' l'ipotesi di un geologo di Trento, il quale ricorda che i tedeschi si ritirarono anche lungo la "Graziani"
Cliccare qui per visionare l'articolo tratto dall'Arena di Verona di sabato 9 Agosto
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Giallo sulla strada squarciata
Si chiamano gli artificieri
L ’asfalto volato a un chilometro di distanza e il guard-rail si č conficcato nel bosco. Difficile pensare a una frana o a un fulmine
Cliccare qui per visionare l'articolo tratto dall'Arena di Verona di mercoledi' 6 Agosto
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LA FISICA E IL VASO DI PANDORA
Notte del 6 agosto 1945.
Ore 2,45
…Il colonnello Paul Tibberts appartenente all’aviazione americana accarezza con il proprio sguardo il suo B-29, ribattezzato in onore della madre Enola Gay.
Tinian, piccola isola nel Pacifico, è dotata di più piste di decollo. I bombardieri ne utilizzano tre
Ore 8,15
Il cielo è limpido. L’equipaggio dell’unità speciale 509 è sulla verticale d’Hiroshima. L’ufficiale addetto allo sgancio inquadra il ponte d’Aioi e lascia precipitare da oltre diecimila metri, una bomba da quattro tonnellate. Curiosamente l’ordigno ancora oggi è identificato dal nomignolo: “Little Boy”.
Questo nasconde al suo interno, un cuore d’Uranio puro ( 235 U ).
…Ma come previsto a 580 metri dal suolo esplode. La reazione nucleare crea una serie infinita di fissioni neutroniche, tempeste radioattive si estendono su una città che già non esiste più.
Giovanni Lafirenze
“Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo”
Primo Levi
Hominum Memoriam
LA GUERRA
“… Già nell’estate del 1940 il comune di Tollo, in provincia di Chieti diventa un protagonista di guerra, il Ministero dell’Interno stabilisce nel paese, un campo di concentramento per prigionieri politici.
…Ma il piccolo centro abruzzese inizia a patire i primi pesanti cannoneggiamenti nell’inverno del 43, quando è colpito più volte. Il 9 dicembre Tollo risulta essere obbiettivo secondario, per l’aviazione australiana che non disdegna sganciare numerose bombe sul territorio comunale. Sempre l’aviazione australiana replica il 16 dicembre incursionando ancora una volta il paese. Ma le battaglie che investono la linea: “Orsogna, Tollo, Ortona”, non concedono pause e sul triangolo si scatena l’inferno.
Questo fino al giugno del 1944, quando la VII Brigata Indiana di Fanteria, il 6° Battaglione del 16° Reggimento Punjab e del 1° Battaglione del secondo Reggimento Fucilieri Gurkha, liberano il paese lanciandosi all’inseguimento della 278° Divisione del Generale Harry Hoppe”.
IERI
“…Ma il Comune di Tollo è devastato, il suo territorio è un paesaggio lunare colmo di crateri. L’area edificata non esiste più, solo case crollate e calcinacci ovunque. La bellissima Chiesa di Santa Maria Assunta, in pratica è ridotta ad un cumulo di macerie”.
A guerra terminata molte figure intellettuali, indicano i Comuni d’Ortona, Tollo, Orsogna ecc… come piccole “Stalingrado”. Nel 2004 il Capo dello Stato Azeglio Ciampi riconosce i drammi patiti dal paese e decora il comune di Tollo, insignendolo di medaglia al Valor Civile.
OGGI
…Nel giugno 2008 il Comune di Tollo delibera il ripristino di una condotta per acque bianche, in prossimità della statale 16 e la provinciale che conduce al paese (di fronte la Stazione Ferroviaria).
La ditta appaltatrice allestisce il cantiere, ma dopo qualche ora di lavoro è costretta a fermarsi, l’escavatore non urta contro un masso è una bomba d’aereo. Ovviamente interviene l’11° Reggimento Genio Guastatori Foggia. Il Comandante, il Colonnello Ezio Bottoni, invia in missione il Capitano Michele Manna, il Sergente Maggiore Donato Negro e il Caporal Maggiore Capo Francesco Piacenza. Il Capitano ed i suoi uomini giungono in paese e si avviano accompagnati da Carabinieri e Polizia Municipale d’Ortona verso il luogo del rinvenimento. La bomba è di fabbricazione italiana, posata a pochi metri da una palazzina, già sede nel 1943 di un Comando tedesco. Il Capitano Michele Manna, vede l’ordigno e percepisce la presenza di numerose mine. Ha ragione. Nel corso dei lavori, i militari EOD scovano 16 bombe da 104 Kg.
“Il disegno tedesco era quello di distruggere Statale, Provinciale e Stazione Ferroviaria”.
A definire le operazioni di bonifica interviene il 10° Reparto Genio BCM di Napoli. In fatti, il Dott. Mario Attardi, l’assistente tecnico Amedeo Postiglione, il Rastrellatore Salvatore Beneduce aiutati da giuste strumentazioni rinvengono altre 5 Bombe d’aereo collegate tra loro attraverso tritolo, miccia detonante ed una mina anticarro. In pratica una gigantesca carica esplosiva.







Giovanni Lafirenze
“Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo”
Primo Levi
Elogio dell'inutile
Amo le azioni inutili.
Passeggiare pei campi, scrivere una poesia, ricomporre un puzzle, cantare una canzone, raccontare una barzelletta, carezzare i marmocchi, guardare le stelle, pensare al nulla.
Permettersi di fare cose inutili è ciò che distingue l'uomo dalla fiera. Anche se, a ben riflettere, anch'essa gioca e si trastulla senza uno scopo.
L'inutilità è fanciullezza, non fa nulla perché deve ma solo se le va. E' libertà , poiché ciò che a nulla serve di nessuno è servo. E' gratuità , quindi una sottile forma d'altruismo.
Ebbene, proprio questa languidissima assenza di un qualsivoglia fine, quest'ammaliante inutilità che rende vano ogni stupido mezzo, quest'essenziale vacuità che nobilita le nostre azioni, sempre più appare come un raro privilegio.
Quasi tutti agiamo per utilità , quasi sempre per convenienza, continuamente barattiamo la qualità col giusto prezzo, dosiamo gli sforzi per i massimi risultati e abbiam smesso di sognare, sia di giorno che nella cupa notte.
L'economia, schiava del pragmatismo, è la triste signora che ci governa tutti.
Non star lì imbambolato, ordina la mamma al figlio che sogna l'infinito, la maestra lo bacchetta mentre guarda oltre la siepe, lo censura ormai adulto il capufficio mentre fantastica sulla sua bella.
E ci diciamo ricchi di onori e di danaro, noi che non abbiamo il tempo per un inutile sorriso…
Mi chiedo che accadrebbe se tutti gli uomini, al richiamo d'un silente appello, d'improvviso decidessero di compiere solo azioni inutili.
Inferno o paradiso, caos o armonia?
Amo le cose inutili, come queste mie parole, che presto dimenticheremo saggiamente, rapiti dalle consuete occupazioni, dalle cose serie.
Enzo Varricchio
La bonifica bellica
La Spezia, anche in Italia una scuola per "sminatori umanitari"
a cura di Claudia Azzara, giornalista de "L'Unità"
Ogni ora due persone nel mondo vengono investite dallo scoppio di una mina. Anche nei paesi dove la guerra è
finita da anni, ma che continuano a convivere con una minaccia latente e pronta a fare nuove vittime.
Ci sono intere pianure, a ridosso di villaggi e abitazioni, in Afghanistan come in Libano, come nei Balcani, che da decenni attendono di essere sminati.
Finora operazioni del genere sono sempre state appaltate a apparati militari o da paramilitari di grandi agenzie private di sicurezza. Fare il rischioso ma utilissimo mestiere di sminatore non era possibile per i civili con come bandiera solo quella iridata della pace che scelgono di andare in missione solo in ambito e su progetti umanitari, almeno in Italia. Ora non sarà più così.
Anche da noi esisteranno i volontari per lo Sminamento Umanitario.
Della loro formazione in Italia si occupa "Demining Action Italy" , un’associazione Onlus che ha creato la prima e unica scuola a livello nazionale per operatori anti mine. L’accordo è stato siglato con il Comune e la Provincia di La Spezia e l’obiettivo è quello di realizzare un polo di eccellenza per formare tutti i cooperanti che operino in paesi pacificati o con attività militari in corso.
Destinatari del progetto anche tutto il personale militare impegnato in missioni di peace-keeping e il personale della Protezione Civile nelle materie che possano rendersi necessarie, dal pronto soccorso in zone remote, alla sicurezza a corsi comportamentali.
Oltre alla realizzazione di corsi relativi alla ‘mine action’ intesa come bonifica del suolo, si svilupperanno anche apposite lezioni pratiche relative all’assistenza alle vittime di mine, le cosiddette Erw ( Esplosive Remnants of War ). Demining Action Italy (Dai) è un’organizzazione non a scopo di lucro che si finanzia grazie a donazioni e contributi pubblici e privati.
La Onlus nasce da un gruppo di persone con una lunga esperienza nel campo dello sminamento umanitario e della cooperazione, acquisita dall’Afghanistan all’Angola, dalla ex-Yugoslavia all’Iraq, al Sudan. «Lo scopo della nostra
attività», dichiara la Dia, «è il proseguimento delle operazioni di bonifica del territorio e delle aree sospette per garantirne il ritorno a normali condizioni di vita, intese come possibilità di vivere senza rischi di morte o di amputazioni, per garantire un libero sviluppo sia in termini economici che sociali che sanitari».
L’idea di creare una scuola nazionale in Italia, su temi come sminamento, sicurezza e primo soccorso, rivolto al personale delle Ong impiegato in zone a rischio, nasce dalla necessità di ampliare le risorse professionali da mettere in campo per operazioni di bonifica a fronte di conflitti che continuano a scoppiare in ogni parte del globo. Le stime parlano di 120 milioni di mine attive nel mondo. Se con le forze attualmente in campo si possono ipotizzare più di 1.000 anni di lavoro di sminamento per bonificare tutti i territori disseminati di ordigne, le risposte non possono che venire dall’aumento del personale in grado di svolgere queste attività.

E’ vero! Il clima arroventato di questi giorni impone, precisi suggerimenti, utili a combattere la calura. Tali indicazioni appaiono a tutela dei nostri anziani e bambini. Nasce per esempio una lodevole competizione tra le nostre TV nazionali che attraverso servizi televisivi affrontano il problema e spiegano come difendersi: “Bere molto ed evitare lauti pasti”. Intervistano compiacenti gruppi di villeggianti, stesi all’ombra di qualche ombrellone o mentre giocano a tamburello, sull’infuocata sabbia di meravigliosi stabilimenti balneari, altri intenti a tuffarsi in mare per lenire i violenti raggi solari.
Numerose scene presentano turisti impegnati nel compiacersi al cospetto delle preziose ricchezze culturali italiane, mentre gustano necessari gelati. Ma le immagini televisive evidenziano diverse persone trovare conforto infilando le proprie chiome sotto rigeneranti e festanti getti d’acqua di grandi fontane. Inviati televisivi sparsi in più città denunciano gravi disagi urbani peggiorati da multiple quantità di motivazioni, come per esempio, il calore emanato dall’asfalto o l’assenza d’aria.
Ma esiste un rovescio della medaglia, completamente dimenticato: “I lavoratori”, certo, molti stipendiati, sono favoriti, da numerosi impianti d’aria condizionata, ma chi opera all’esterno come può sopportare otto e più ore lavorative?
Desidero ricordare che questa fascia oraria solitamente inizia verso le sette, per terminare verso le diciassette. Questi lavoranti, si riconoscono subito: “Pelle bruciata dai raggi solari, labbra arse ed occhi, consumati da calce e sudore”, operano su impalcature, bitumi, cemento. Forse hanno smesso persino di sognare una vita più serena, confidano e pregano per quella dei propri figli. La loro giornata lavorativa finisce, in una drammatica e poderosa grondata di sudore e “fatica”, non godono d’alcuna fresca fontana, nessuno porterà loro, gelati o saporite granite al limone.
Mai alcun cronista potrà chiedere i loro pareri o informarsi delle quotidiane difficoltà da superare in nome di un modesto salario da “terza settimana”. Tutto ciò, mentre una nota azienda italiana chiede un vergognoso risarcimento economico, ad una giovane vedova, la cui unica colpa consiste nell’aver perso il marito nel corso di una disgrazia sul lavoro.
Giovanni Lafirenze
La Bonifica Bellica
FRAMMENTI DI STORIA SULLA LINEA GOTICA
Come si divulgavano le notizie in tempo di guerra? Come potevano essere informati i soldati dell’andamento del conflitto? Attraverso delle granate d’artiglieria contenenti volantini.
Sono passati oltre sessanta anni dalla fine della guerra . Le truppe di liberazione si fermarono su quel fronte chiamato “linea gotica” il nome dato dai tedeschi alla linea lungo cui correva il fronte di guerra in Italia durante le ultime fasi della Seconda Guerra Mondiale.
A nord erano attestate le forze dell’Asse ovvero la Wehrmacht ed i militari della R.S.I. , a sud gli alleati anglo americani. La linea tagliava in due la penisola italiana da MASSA CARRARA a PESARO e si estendeva per una lunghezza di 320 km e per una profondità che in alcuni punti raggiungeva i 30 km.
La linea gotica era dunque una linea difensiva costituita da una serie di difese fisse tracciate lungo i crinali dell’ Appennino , costruita dai militari tedeschi a partire dalla sbarco degli alleati in SICILIA ( 9 luglio 1943). Lo scopo era quello di impedire che gli alleati raggiungessero la pianura padana o comunque rallentare il piu’ possibile la loro avanzata.
Su tutta la linea gotica , ci furono scontri tra gli alleati e i tedeschi e oggi, questi territori restituiscono ancora i ricordi di queste tragiche vicende .
Noi come Reggimento Genio operiamo giornalmente nelle province di BOLOGNA , PRATO , FIRENZE , AREZZO e SIENA nella bonifica occasionale del territorio da ordigni bellici . Tra tutti gli ordigni che giornalmente vengono alla luce , si trovano anche delle granate d’artiglieria dette di propaganda . Questo tipo di ordigni non contenevano esplosivo ma volantini di diverso tipo.
In quel periodo era molto difficile reperire informazioni , gli stessi militari che facevano parte dell’uno o dell’altro esercito dovevano essere informati sullo stato del conflitto , ma questo non era certo semplice.
Cosi si e’ escogitato un semplice sistema per informare le proprie truppe , tramite messaggi “ a pioggia” sui territori in cui si svolgevano le battaglie.Venivano lanciate granate di propaganda , di diverso tipo e calibro , non pericolose , che contenevano i volantini.
Per esempio quelle che lanciavano gli alleati , potevano servire a convincere le truppe tedesche ad arrendersi , oppure potevano riportare cartine, mappe o comunicazioni di servizio per lo stesso esercito alleato.
Il piu’ famoso era il FRONTPOST , un giornale composto da 4 pagine in formato ridotto , con notizie di vario tipo riguardante il conflitto in atto. Anche i tedeschi lanciavano sulle proprie truppe questo tipo di volantini.
Come funzionavano le granate? Queste dovevano esplodere in cielo , grazie ad una spoletta a tempo , e liberare il loro contenuto in aria , sulla zona di interesse.
Evidentemente il meccanismo non sempre funzionava e quindi cadevano a terra intatte con il loro contenuto di volantini , scritti in varie lingue , per poter essere compresi da tutti.
Quello che si vede nella foto , e’ un lascia passare , sul fronte, in lingua inglese , si legge:
“ Salvacondotto.. Il soldato tedesco che porta con sé questo salvacondotto lo utilizza per manifestare la propria intenzione ad arrendersi.Deve venire disarmato , tenuto ben sorvegliato a vista , nutrito e se il caso lo richiede, ricevere adeguate cure mediche e deve essere rimosso dalla zona di pericolo il prima possibile.” Firmato dal celebre Gen. MARK CLARK comandante generale della 15° Armata in ITALIA.
Cap.Luigi FERRIERI
La Bonifica Bellica
PASSATO - PRESENTE - FUTURO
Con enorme imbarazzo, devo una spiegazione. Anzi, quasi una confessione: tra le tante figure, che emergono in biografiadiunabomba, la più insopportabile, quella che urta è il personaggio “Giovanni Lafirenze”.
Immaginate, ha imposto l’autore del portale web, a non raffigurarlo in nessun caso. Nessuno saprà nulla, dell’aspetto esteriore del protagonista. Biondo e basso. Bruno o forse alto. Chissà. Magro o grasso. Per molti potrebbe essere chiunque. Questa confidenza certo stupirà e, sicuramente vi chiederete come può l’autore, provare disagio nel raffronto con chi lo rappresenta. Giusto! Ma è l’ingenuità che disturba, la sua testardaggine: “I propri pensieri continuano fidare che la bonifica bellica, riceva in futuro, quanto il presente non gli riconosce”.
E’ un contraddittore mentale irriconoscente, uno studioso d’altrui pensieri, concetti e giudizi: “Lui reputa in malafede chi dichiara possibile una bonifica bellica in grado di utilizzare sistemi computerizzati capaci di rilevare grazie all’ausilio di vecchie foto aeree, i siti di bombe d’aereo, la profondità dell’ordigno, classificare l’esplosivo e indicare i modelli delle spolette”. Utopista: è schiavo del proprio “idealismo conoscitivo”. E’ notevolmente convinto che la bonifica bellica in Italia, includa passato, presente e futuro.
Al principio ho preso le distanze dall’idea, tentando anche di confonderlo, ma Giovanni, carico della sua manifesta ostinazione, con accanimento ha prima difeso le proprie idee, infine è giunto ad imporle. In fatti ha inserito in biografia, una cinica e maledetta cronologia delle peggiori incursioni aeree della prima e seconda guerra mondiale, ovviamente suscitando benevoli commenti d’organizzazioni Storico – Culturali italiane e no, preposte a perseguire le memorie di queste tristi pagine di storia. In coscienza ho ininterrottamente desiderato collocare le mie valutazioni, bramando un suo crollo psicologico, ma più di una volta ho ricevuto, gelide smentite a quesiti neanche immaginati. Questo “Giovanni Lafirenze” persuaso dai suoi pensieri e dalla propria attività giudicativa, ha voluto, coerentemente affrontare il suo spazio all’interno del portale, ripartendosi tra passato, presente e futuro. Più volte l’ho ammonito, cercando di spiegargli che il presente è una convenzione temporale, sfuggevole alla percezione umana. La nostra esistenza lunga o breve, è costretta ad un passaggio obbligatorio tra passato e futuro lasciando al presente l’impressione dell’insussistenza.
Per esempio, nell’attimo in cui, una persona realizza una qualsiasi analisi, questa già vive nel passato di chi l’ha generata, mentre le successive deduzioni penetrano il futuro della propria ragione. Quante volte Giovanni ha chiesto al suo presente, una semplice quotidianità, in quei momenti ho anche tentato di dissuaderlo. Solo alla luce di tutto ciò, ho avuto per la prima volta la forza di metterlo di fronte alla “nostra” realtà, costringendolo ad una lieve osservazione “ Ascolta Giovanni, queste tue riflessioni, sono semplici varchi del passato, proiettati nel tuo presente, ma in realtà risiedono già nel futuro. E in questa giostra temporale, estrapolare spiccioli di presente è quasi impossibile”. Nulla, lui ha continuato persistendo con le sue manie, ricche di tormentoni colmi di speranze, perseguendo nel raccontare parte della sua professione e, dei propri sentimenti. Ma solo oggi capisco che “Giovanni” trasmette in biografiadiunabomba, sogni, mete, ed ideali, non idonei ad acerbi, piccoli e scoloriti “Puffi”, che lanciano gravi, pesanti, inutili e stupidi lamenti, rivolti a semplici dichiarazioni su calibri errati. Ma al contrario, Giovanni destina i propri lavori a scrupolosi professionisti privi di risentimenti, che non millantano come inertizzare una bomba a mano e si rivolge verso astri che non brillano di luce riflessa, ma ad uomini “BCM - EOD”, sostenitori e seguaci dell’umiltà. Questi sono i numerosissimi Argonauti che amano la bonifica bellica.
Giovanni Lafirenze
THE UXO WAR
PAST - PRESENT – FUTURE
With enormous embarrassment, I owe an explanation. Rather, almost a confession: among the so many figures, that emerge in biografiadiunabomba, the most unbearable, that that massive it is the character "Giovanni Lafirenze."
You imagine, the author of the portal has imposed web not to represent him/it in any case. Nobody will know nothing about the external aspect of the protagonist. Blond and lower part. Bruno or perhaps tall. Who knows. Thin or fat. For many you/he/she could be whoever. This confidence some will surprise and, surely you will ask you as the author is able, to try uneasiness in the I compare with whom represents him/it. Correct! But it is the naivety that disturbs his/her stubbornness: "His/her own thoughts continue to entrust that the war reclamation, receives in the future, how much the present doesn't recognize him." And' a mental contraddittore irriconoscente, a researcher of other people's thoughts, concepts and judgments: He reputes in bad faith who pronounces possible a reclamation war able to use computerized systems able to notice thanks to the aid of old aerial photos, the sites of bombs of airplane, the depth of the device, to classify the explosive and to point out the models of the spools." Utopian: it is enslaved of the really "cognitive idealism." And' notably convinced that the war reclamation in Italy, includes past, present and future.
To the principle I have taken the distances from the idea, also trying to confuse him but Giovanni, load of his/her apparent stubbornness, with fury you/he/she has defended his/her own ideas before, you/he/she has finally come to impose her. In done you/he/she has inserted in biography, a cynic and accursed chronology of the worse aerial raids of the first one and second world war, obviously arousing benevolent comments of organizations Historical. Cultural Italian and no, preceded to pursue the memories of these sad pages of history. In conscience I have uninterruptedly desired to put my evaluations, craving one psychological collapse of his, but more than once I have received, icy denials to questions that I had not even set. This "Giovanni Lafirenze" persuaded from his/her thoughts and from his/her own activity giudicativa, you/he/she has wanted, coherently to face his/her space inside the portal, dividing himself/herself/itself among past, present and future. More times I have admonished him, trying to explain him that the present is a temporal convention, fleeting to the human perception. Our long or brief existence, is forced to an obligatory passage between past and future leaving the impression of the insussistenza to the present.
For example, in the instant in which, a person realizes an any analyses, this already alive in the past of whom has produced her, while the following deductions penetrate the future of his/her own reason. How many times Giovanni has asked to his/her present, a simple quotidianità, in that moments I have also tried to dissuade him/it Only to the light of all of this, I have had for the first time the strength to put him/it in front of her "our" reality, forcing him/it to a light observation " Ascolta Giovanni, these your reflections, they are simple passages of the past, projected in your present, but in reality they already reside in the future. It is in this temporal merry-go-round, to extrapolate changes of present is almost impossible". Nothing, he has continued persisting with his/her manias, rich of full tormentoni of hopes, pursuing in to tell part of his/her profession and, of his/her own feelings. But today I understand only that "Giovanni" it transmits in biografiadiunabomba, dreams, destinations, and ideal, not fit to sour, small and faded "Puffi", that launch serious, heavy, useless and stupid complaints, revolts to simple declarations of wrong calibres. But contrarily, Giovanni destines his/her own jobs to scrupulous deprived professionals of resentments, that don't boast as inertizzare a hand bomb, model 36 and you/he/she turns him toward stars that don't shine of reflected light, but to men "BCM - EOD", supporters and followers of the humility.
These are the numerous Argonauts that love the war uxo.
Giovanni Lafirenze

I primi di marzo 2008 a Molfetta muore il quinto operaio, vittima della “maledetta” cisterna. Ricordo che la Procura di Bari apre una dovuta inchiesta, idonea a chiarire sia cause quanto le responsabilità dell’incidente. Se la memoria non m’inganna la mente recupera immagini televisive, mentre un “AUTOREVOLE Personaggio Politico” del tempo trasmette ai famigliari delle vittime tutto il possibile cordoglio nazionale. Non solo, ho l’impressione di rammentare il “Rappresentante” di Stato promettere, ai numerosi giornalisti, nuovi e risolutori decreti legislativi indirizzati verso la sicurezza sul lavoro. In pratica, “Protezione, Controllo, sopralluoghi, sanzioni civili e penali”, giusti deterrenti, in grado di riordinare la prevenzione che regola i rischi dei lavoratori.…
… Trascorrono quasi quattro mesi d’assoluto silenzio e l’undici giugno 2008 giunge la notizia di sei lavoratori morti a Mineo (provincia di Catania), e in circostanze simili ai lavoranti di Molfetta. Ora è lecito chiedersi: la prevenzione, la protezione e controlli, solennemente promessi che fine hanno fatto? Oggi qualcuno replica le stesse garanzie udite a Molfetta: “Studieremo piani straordinari per arginare il fenomeno delle morti bianche”. Ora, se il protagonista della dichiarazione definisce “fenomeno” quest’ultimo dramma, si deve obbligatoriamente pensare che i morti di Molfetta non hanno insegnato nulla.
Ancora lui: “Lo Stato e le parti sociali devono reagire, aumenteremo i controlli”. Non è finita: “Serve la cultura della sicurezza”. Affermazioni queste, sicuramente leali, ma non possono colmare “Lacrime e sogni spezzati”, dei congiunti affranti dall’immenso e profondo dolore. Desideriamo posare i nostri pensieri, accanto ai disperati parenti delle vittime di Mineo.
Biografia di una bomba
La bonifica bellica
Durante lavori di scavo, eseguiti da un privato a Roma, e più precisamente in Via del Maggiolino N. 120, (Torre Spaccata), è rinvenuto, un residuato bellico risalente la Seconda Guerra Mondiale. Ovviamente il cittadino segnala l’imprevisto ai Carabinieri di zona, i quali comunicano il ritrovamento in Prefettura, quest’ultima nell’attesa dell’intervento del Reparto Genio competente, delega la Polizia Municipale di Roma a sostegno dell’Arma per la messa in sicurezza dell’area e la sorveglianza dell’ordigno bellico. Ma sembra che qualcuno in città si chieda:
“E se l’ordigno dovesse improvvisamente scoppiare, non avendo i caschi di sicurezza per proteggere la testa si rischia di morire con una sassata partita dall’eventuale deflagrazione”.
Ora caro cittadino, Lei pone il quesito dei caschi di sicurezza, ovviamente obbligatori per le vigenti normative di sicurezza. Ma ciò che occorre spiegare, sono alcuni dettagli tecnici: un ordigno bellico non scoppia, (istantaneo e violento cambiamento di stato fisico di una sostanza), ma esplode, (reazione chimica). Ancora: Sarà utile un chiarimento sul vocabolo deflagrazione: “ Questa locuzione indica un’esplosione subsonica, che produce un’onda d’urto, capace di raggiungere una velocità di quasi 1000 metri al secondo e genera una pressione di circa 5000 atmosfere. Questo tipo d’esplosivo normalmente definito da lancio, non è mai stato presente all’interno dei residuati bellici, che viceversa contengono esplosivi dirompenti o detonanti, questi sviluppano gas ad altissima temperatura (3000 gradi) e velocità di quasi 8000 metri al secondo e pressioni, (un kg di Tritolo ), pari a 40.000 atmosfere. Ciò con la speranza che il residuato bellico, non sia a frattura prestabilita: “In questo caso l’esplosione dell’ordigno causa la proiezione di minuscole schegge sempre, ad alta velocità, temperatura e pressione”.
Non ho terminato: da queste semplici righe si evince che in caso d’esplosione il casco difficilmente può essere d’aiuto.
La Bonifica Bellica
Per bonifica bellica oggi s’intende: ricerca, localizzazione, individuazione, scoprimento d’ogni tipo di residuato bellico e analisi della sua stabilità. Per la rimozione e il successivo smaltimento degli ordigni occorre l’intervento dei Reparti Genio EOD.
In Italia la bonifica può intendersi “occasionale” o “sistematica. La prima prevede interventi su residuati bellici rinvenuti accidentalmente e in circostanze non volute. La bonifica sistematica al contrario, anticipa lavori che prevedono opere edili e no, o scavi d’ogni genere. Vale a dire: evita le pericolose condizioni che generano gli interventi di bonifica occasionale. In fatti La bonifica preventiva o sistematica è richiesta giusto per individuare ciò che le “guerre del secolo trascorso hanno sepolto”.
Desidero attenzione, su quest’ultima affermazione, in fatti non serve un’ampia o profonda conoscenza storica, delle due guerre mondiali, per comprendere, capire e intendere, quanto il territorio italiano è ancora colmo di residuati bellici. Questa ragione pretende una leggera rispolverata indirizzata verso speciali contenuti storici, ma contrariamente alla mia stessa volontà, indirizzo l’argomento verso la Seconda Guerra Mondiale e più precisamente:
12 Mesi di Guerra
“Il 10 luglio del 1943 lo sbarco in Sicilia:
“La 7° Armata americana sbarca nel Golfo di Gela, l’8° inglese tra Siracusa e Pachino. A difesa dell’isola il Regio Esercito impiega la 6° Armata italiana, potenziata da numerosi militari della Wehrmacht. Si sviluppano poderose e sanguinose battaglie che coinvolgono entrambi gli schieramenti. Tali battaglie terrestri sono associate da forze aeree di supporto che lasciano piovere sui vari fronti migliaia di tonnellate di bombe d’aereo. Questo che segue è un piccolo esempio di comuni siciliani, vittime dei bombardamenti tattici “Assalto/difesa”, dell’isola: Milo, Sciacca, Catania, Gerbini, Caltanissetta, Trapani, Rizzo, Enna, Gela, Marsala, Mazara del Vallo, Agrigento Canicattì, Licata Ragusa, Caltanissetta, Carcitella, Randazzo.
La guerra di terra giunta a Messina, termina il 17 agosto, vale a dire: trentasette giorni, sufficienti a devastare e riempire l’isola di bombe d’aereo e granate d’ogni tipo, nazionalità e calibro. Ma attenzione, consideriamo i contemporanei bombardamenti tattici anglo-americani, eseguiti in previsione di future manovre militari: “Napoli, Vibo Valentia, Villa San Giovanni, Foggia. Crotone, Reggio Calabria, Bari, Ciampino, Bologna. Montecorvino Pomigliano, Roma”.
Il bombardamento del 19 luglio 1943 su Roma, è considerato particolarmente importante, dal punto di vista anglo-americano. Il Gabinetto di Guerra britannico lo considera, un bombardamento con più significati.
Il primo è sicuramente politico: “Colpire la città simbolo del potere fascista”.
Secondo: “ Destabilizzare incrinando psicologicamente, i già lividi rapporti con la dittatura ”. Terzo: interrompere i rifornimenti opportuni alle forze dell’Asse. Ma i Comandi americani impongono i migliori equipaggi. In fatti, le bombe intelligenti del 43, precipitano su San Lorenzo, Tiburtino, Prenestino e Salario ed evitano di colpire, sia “Stati Sovrani Neutrali”, quanto i luoghi d’interesse storico. “Le vittime sono quasi 3000, ma il 25 luglio è alle porte…”.
… 12 e 13 agosto, il Bomber Command colpisce le città di Torino e Milano. Lo stesso giorno si ripete il bombardamento su Roma…
…La mattina del 3 settembre inizia l’operazione Baytown, (Sbarco in Calabria). L’otto settembre, l’ottava Armata libera l’importante e strategico comune di Locri. Ma dobbiamo considerare il caos militare del momento, causato da Radio Londra che trasmette alle ore 19,45 il comunicato, che annuncia la resa italiana. In pratica, dati ufficiali sentenziano 670.000 militari allo sbando. Certo non mancano atti d’eroismo sia all’estero quanto in Italia. Ma Purtroppo già dal 25 Luglio 43, i tedeschi prendono in seria considerazione la futura occupazione dell’Italia. Nasce una seconda guerra, ideologica, che moltiplica le numerose battaglie e sparge nuovo terrore, altro sangue. Il giorno dopo la prima divisione britannica sbarca a Taranto e le truppe del Generale Mark Clark, a Salerno. Ovvia, la certezza che questi percorsi di guerra, si lasciano alle spalle numerosi ordigni inesplosi.
Trenta giorni dopo nasce la linea “Gustav” un fronte che trancia l’Italia. Il pomeriggio del 12 settembre, mentre l’aviazione anglo-americana, incursiona la città di Benevento, le proprie truppe entrano in Bari, impossessandosi immediatamente delle strutture portuali e aeroportuali. Il 21 settembre truppe anglo-americane, liberano la città di Foggia, il primo ottobre Napoli. La Guerra di terra infuria tra il Volturno e la Valle del Liri. In Puglia la 15° Forza Aerea piazza le proprie piste tra “Salento, Bari e Capitanata”. Il 20 gennaio 1944, la VI Armata sbarca tra Anzio e Nettuno. Il 15 febbraio è distrutto il Monastero di Montecassino. Intanto la linea Gustav impegna entrambi gli schieramenti militari, fino al maggio del 1944. In Fatti il 23 dello stesso mese Avezzano patisce ancora un’incursione. Inizia l’operazione Diadem e la V Armata, seguendo la Via Appia il 4 Giugno del 44, libera la Città Eterna”. Il 18 Luglio del 1944 le truppe polacche entrano in Ancona….”.
“Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo”
Primo Levi
Continua….
Interessante rilevare, ciò che in quest’anno di guerra i reparti germanici in ritirata, hanno prevedibilmente compiuto: bombardamenti aerei, estreme difese dei propri territori, “campi minati di sbarramento”, (Gela, Siracusa, Salerno, Anzio Fossacesia Pescara, Termoli ecc… ). Approntano numerose buche per occultare materiale bellico, da nascondere ai nemici e rendere più capace la ritirata. Questa memoria storica, in biografiadiunabomba diventa cronaca. “Bonifica Perché” e “Ultime” sono pagine web, che mostrano come i residuati bellici, siano ancora numerosi, nascosti ed in perenne agguato. Ciò giustifica la “bonifica sistematica o preventiva” e spiega quanto il sottosuolo italiano è capace di nascondere ancora oggi. Certo più di una volta, si gioca con una legge dedicata poco chiara. Ma normative di sicurezza sul lavoro prevedono la bonifica preventiva. Infatti, la “SNB di Mirano (PD)” m’invia la normativa che regola i “Regimi di Responsabilità Ordigni Esplosivi Residuati Bellici”in base alle legislazioni dell’Autorità per la Vigilanza sui lavori Pubblici:
N. 9 del 09/04/2003
N 249 del 17/09/2003
Sentenza TAR Lazio N° 2890 26/03/2004
La Bonifica Bellica
EMERGENZA UMANITARIA
Messaggio inoltrato dal Prof. Giuseppe Scotti (Ordine Francescano Secolare di Puglia e Molise)
CINA: IL DRAMMA DEGLI SFOLLATI, 5 MILIONI SENZA TETTO
E' salito a oltre 22mila il numero dei morti accertati per il terremoto in Cina che il presidente cinese Wen Jiabao ha definito il piu' "distruttivo" che abbia colpito il gigante asiatico dal 1949. Un'ammissione della portata della catastrofe, visto che nel 1976 il terremoto che rase al suolo la citta' settentrionale di Tangshan fece 270mila morti. Del resto le crifre parlando da sole: il sisma di lunedi' scorso ha distrutto 436mila edifici, con 4 milioni e 800 mila persone senza tetto. Intanto c'e' stata paura per una forte scossa d'assestamento, pari a 5,5 gradi sulla scala aperta Richter, registrata nella contea del Lixian, a 50 chilometri dall'epicentro. La nuova scossa ha provocato frane e l'interruzione di altre linee telefoniche. Il presidente Hu Jintao ha visitato le zone piu' colpite e ha definito "arduo" e "pressante" il compito dei soccorritori. Hu, che ha atteso qualche giorno per la visita per non intralciare l'opera dei soccorritori, e' stato a Mianyang, una delle citta' distrutte dal sisma, e ha lodato il modo "energico, efficace e ordinato" in cui si svolgono le operazioni di ricerca condotte da 130mila tra soldati e poliziotti con l'ausilio di un centinaio di elicotteri. Poco dopo l'arrivo di Hu c'e' stata una forte scossa d'assestamento, pari a 5,5 gradi sulla scala aperta Richter, nella contea del Lixian, a 50 chilometri dall'epicentro del terremoto di lunedi' scorso. La scossa ha provocato frane, nuove interruzioni di linee telefonoiche. Il bilancio aggiornato parla di 14.000 persone ancora sotto le macerie e di 159.000 feriti, di cui almeno 12mila gravi nel solo Sichuan. La previsione delle autorita' e' che alla fine il numero dei morti potrebbe superare i 50mila. Per ora si sa che dei 22mila morti accertati, 500 erano fuori dalla provincia piu' colpita, quella del Sichuan. Intanto si continua a scavare nella speranza, ormai molto remota, di trovare ancora qualcuno in vita. Nella giornata di venerdi', a ben quattro giorni dal sisma, sono stati estratti ben 17 superstiti, l'ultimo uno studente sopravvissuto per 80 ore sotto le macerie. Per la prima volta nella storia della Repubblica popolare, ai soccorsi partecipano esperti stranieri. Una squadra d'emergenza giapponese con 31 esperti e i cani e' stata autorizzata a operare nella provincia del Sichuan. Sono arrivati anche 40 operatori della Protezione civile sudcoreana e altri soccorritori da Russia e Singapore. L'Ue ha stanziato due milioni di euro per gli aiuti alle aree colpite che saranno inoltrati per lo piu' attraverso la Croce Rossa Internazionale. L'annuncio e' stato dato dal commisario europeo Louis Michel. Da lunedi' scorso il premier Wen Jabao dirige personalmente i soccorsi sul posto e sorvola in elicottero le aree piu' devastate. Le piogge torrenziali che cadono nel Sichuan minacciano la tenuta delle dighe e il ministero per le Risorse naturali ha ordinato alle autorita' del sud-ovest della Cina di mettere a punto piani per un eventuale sgombero d'emergenza delle citta' a rischio. Dopo il sisma il governo ha elencato 400 "situazioni pericolose" nei bacini idrici della regione e l'ente nazionale per la pianificazione economica ha stanziato 5,3 milioni di euro di fondi di emergenza per quantificare e riparare i danni alle dighe. La preoccupazione maggiore riguarda la diga di Zipingpu, che minaccia una citta' di mezzo milione di abitanti, Dijiangyan. Ma intanto c'e' anche da sfamare e dissetare 4,8 milioni di senzatetto. Per questo ci sono auto con altoparlanti che girano per le citta' e le campagne invitando chiunque possa a farsi ospitare da parenti o amici in altre province.
Intanto da tutta la Cina giungono preghiere ed appelli alla solidarietà: la diocesi di Shanghai ha donato 1 milione di yuan (pari a 142.989 dollari) e il vescovo Aloysius Jin Luxian ha invitato tutti i sacerdoti a celebrare messe con preghiere speciali per le vittime e i sopravvissuti, raccogliendo offerte da donare ai terremotati. Anche mons. Joseph Wei Jingyi di Qiqihar nella provincia di Heilongjiang (nord-est della Cina) ha scritto e diffuso una preghiera per l’occasione. Nella Cina meridionale, nella diocesi di Jiangmen, sono stati lanciati appelli a tutti i cattolici per donare aiuti in denaro, indumenti, tende, inviandoli tramite gli uffici governativi e altre organizzazioni caritative. Secondo la Croce Rossa cinese (Rcsc) c’è urgente bisogno di tende, coperte, generi alimentari di prima necessità, acqua potabile, medicine e disinfettanti. Dal suo sito www.redcross.org.cn sta lanciando appelli per raccogliere offerte. Nel frattempo la macchina governativa dei soccorsi sta lottando contro il maltempo e le comunicazioni interrotte. Il vicegovernatore del Sichuan Li Chengun ha fornito oggi un bilancio aggiornato, ma parziale, di circa 22.000 vittime, con 36.000 feriti e 10.000 persone ancora intrappolate sotto le macerie.
EMERGENZA UMANITARIA
Messaggio inoltrato dal Prof. Giuseppe Scotti (Ordine Francescano Secolare di Puglia e Molise)
In Birmania la priorità assoluta è prestare soccorso alla popolazione.
Il 40% dei morti e dei dispersi potrebbero essere bambini. Lo afferma l'associazione umanitaria Save The Children, che da anni opera nel territorio birmano. Il bilancio è tragico. Per la tv di stato le vittime sarebbero 23mila e i dispersi 41mila. Ma altre associazioni che sono già operative lungo il territorio birmano flagellato dall'uragano Nargis, come "Action Aid" e la stessa "Save the Children" parlano di 50mila morti . Addirittura i senza tetto sarebbero tra i 2 e i 3 milioni.
Aung San Suu Kyi, la leader della Lega nazionale per la democrazia e premio Nobel per la Pace nel 1991, ha lanciato un appello alla comunità internazionale per i soccorsi urgenti.
"Le vittime del ciclone - afferma la Aung Suu Kyi - hanno urgente bisogno di assistenza di emergenza da parte delle agenzie internazionali, Onu compresa". La leader del Lega nazionale si trova agli arresti domiciliari nella sua casa alla perfidia di Yangon, attuale Rangoon, capitale del Myanmar, anch'essa flagellata dall'uragano.
Gli aiuti:
L'unione Europea ha fatto un piano straordinario ed è pronta a mettere in campo altri aiuti oltre ai due milioni di euro stanziati nelle prime ore per soccorrere la popolazione
Intanto è possibile effettuare donazioni a sostegno della popolazione della Birmania colpita dal ciclone anche tramite Sms.
I comitati italiani di Pam e Unicef hanno infatti attivato una raccolta fondi congiunta, a sostegno dell'azione delle due agenzie Onu che si sono immediatamente impegnate nel paese asiatico per soccorrere la popolazione nei distretti più colpiti.
Istruzioni:
Basterà inviare un Sms al numero 48581 dal telefonino personale Tim, Vodafone, Wind e 3 per donare 1 euro. La donazione sarà di 2 euro chiamando lo stesso numero 48581 dal telefono fisso Telecom Italia. Gli importi (esenti Iva) saranno interamente devoluti a Pam e Unicef per gli interventi urgenti.
E' anche possibile effettuare donazioni bancarie sul conto corrente congiunto Pam-Unicef presso Banca Etica, conto n. 303030, Filiale di Roma, Via Rasella 14, Abi 05018 Cab 03200, "Unicef-Pam per Myanmar".
LA BONIFICA BELLICA
La sveglia interviene puntuale ad interrompere il terribile sogno. La blocco, ma ancora vivo l’infernale esperienza notturna. Il tremore corporeo si traduce in terribili sensazioni di freddo. L’istinto spinge in direzione di una salutare doccia. Dieci minuti e sono completamente desto. Il tempo occorrente per rivestirmi e lentamente mi avvio verso il terrazzo dell’albergo che ci ospita, uno stabile d’epoca nel borgo storico di una bellissima città. Il balcone è al quinto piano e sfoggia il corso principale del centro. Nonostante l’ora, noto i primi passanti affaccendati tra i propri pensieri, è una visione curiosa, ma ho lo spazio mentale per collocare lo strano sogno della notte, accanto al reale rinvenimento del precedente lunedì:
L’INCUBO
“…Mi trovavo in un piccolo paesino della provincia, accanto al solito team di colleghi dopo quattro giorni di ricerche individuavamo un residuato bellico della Grande Guerra. Risultava essere un 203 millimetri, una granata lunga 4 volte il suo calibro. Subito restavamo coinvolti da strane e multiple sensazioni: timore per il tipo di granata, rispetto per i suoi richiami storici e un collettivo desiderio d’immortalare la sua importante testimonianza di ciò che era stato, per mezzo di una o più fotografie. Portavamo a termine i nostri desideri e, mentre i miei colleghi recingevano l’area del poderoso ritrovamento, io subito m’avviavo verso la stazione dei Carabinieri di zona a segnalare il rilevamento. I Militari dell’Arma non si stupivano, solerti si avviavano verso la località del rinvenimento. I Carabinieri prendevano visione del residuato bellico e con perizia mettevano in sicurezza l’area infestata da quel pericoloso testimone della Prima Guerra Mondiale. Dopo un informale arrivederci, i militari si allontanavano per completare le procedure d’ufficio. Mentre ricoprivamo la granata, Hypnos usufruendo di un percorso rivolto verso il passato, idealmente mi consegnava il paese nel mezzo della Prima Guerra Mondiale:
“…Era il 1915, quando il Comune diventava oggetto e bersaglio delle numerose artiglierie austro-ungariche e il ritrovamento dell’autorevole granata raffigurava la testimonianza del sangue versato in nome d’opposte bandiere”.
A causa di una suoneria abbandono le mie riflessioni e rispondo al telefono, è la comunicazione di un collega; termino il dialogo e indirizzo nuovamente le mie considerazioni verso l’oggetto protagonista delle trascorse visioni notturne:
”…Compiuto il nostro dovere, con calma ci avvicinavamo al nostro mezzo di trasporto, ma eravamo improvvisamente travolti da una discreta quantità di persone senza aspetto. Tra queste più figure si distaccavano dal proprio gruppo e con discrezione si avvicinavano verso la granata sotterrata. Iniziavano a scavare e dopo qualche minuto la raggiungevano. Noi eravamo immobili e non potevamo intervenire. Le balorde ombre s’impossessavano della bomba e la caricavano su una strana macchina. A quel punto riuscivo ad urlare:
- Ma chi siete! - Da lontano udivo un’orrenda risposta:
- Siamo la storia!” -
BRACCONIERI IN NOME DELLA STORIA
Visto l’orario, decido di rientrare in stanza. Prendo l’immancabile cappellino e m’avvio verso la reception dell’albergo. Raggiungo i colleghi, ai quali accenno vagamente il curioso sogno della notte. Increduli i miei amici non riescono a comprendere la mia intensa emozione, quindi riprendo la parte finale dell’incubo, sostenendone il concetto morale:
-”La storia depreda se stessa”.-
Insisto:
-“Non è possibile, nessuno può ritenersi proprietario di un bene collettivo come la “Storia”. Infine in suo nome, non si può commettere un pericoloso reato di tale dimensione. Rubare una granata già segnalata alle autorità competenti diventa un’azione da imbecilli. Ragazzi, se tutto questo fosse stato vero, i fantasmi di questa notte altro non sarebbero stati che semplici figure prive d’ogni alone storico o, ancora peggio, dei mostri d’infima specie”. -
Il tempo di portare a conclusione l’aspra opinione, e siamo sul posto dove è nascosta la granata. Oggi attendiamo il Reparto Genio Guastatori. Ancora pochi passi e raggiungiamo la granata. La giornata è bellissima, il sole è già caldo, il mio sguardo posa il cantiere. Ancora due passi, ma qualcosa non convince. I colleghi notano una pala posta accanto alla recinzione. Non può essere vero, hanno rubato la granata... ed al suo posto c’è solo una spoglia buca, defraudata del proprio valore storico e al contrario colma d’atroci nefandezze…
FINE
“Ogni riferimento a cose, periodi o persone, è frutto della sola fantasia dell’autore”.
LA BONIFICA BELLICA
A cura del Brigadier Generale
Antonio Torregrossa
Già Capo Sezione B.C.M. della
6a Direzione Genio Militare
Appunto sull’attività illecita dei “recuperanti” degli ordigni esplosivi residuati bellici
È ancora abbastanza frequente il rinvenimento dei più disparati ordigni bellici sganciati da aerei, lanciati con i mezzi più diversi, oppure abbandonati dai belligeranti per una qualsiasi ragione e sono, quindi, tuttora inesplosi, ma sempre pronti a manifestare lo scopo perverso per cui furono costruiti.
Queste trappole, nonostante migliaia d’interventi, ancora giacciono negli alvei dei fiumi, sui fondali dei laghi e del mare ed ancora infestano i terreni a varie profondità.
Oggi, in Italia sono casi che si concludono, di norma, positivamente, anche se mi è difficile dimenticare l’ultimo incidente occorso a tre colleghi Artiglieri di Piacenza che, coinvolti nello scoppio di un ordigno che stavano disattivando, trovarono la morte il 2 giugno 1995, festa della Repubblica, cinquant’anni dopo il conflitto.
Dopo più di mezzo secolo siamo quindi ancora testimoni di fatti che, pur meritando la massima attenzione da parte dei media, vengono di solito appena accennati sulla stampa locale e, se qualche volta si concludono con la perdita di vite umane, allora passa un flash al telegiornale. Di norma l’evento “merita” qualche commento, più per lo scalpore destato dalla necessità di sgomberare una vasta area con l’intervento in forze degli organi preposti e soprattutto dei politici pronti a rilasciare interviste sui tempi necessari perché tutto torni alla normalità: il tutto ricorda una sagra paesana.
Questi ordigni si ritrovano ancora sparsi senza alcuna disposizione logica se si costruiscono strade, ferrovie ed edifici pubblici e privati; di solito però sono rinvenute da “collezionisti”. É mia intenzione riferirvi sull’attività di questi “appassionati” che genericamente si possono definire: “recuperanti”. Essi, in possesso di un apparato di ricerca detenuto legittimamente, vantano un’indiscussa capacità nel ricercare e rinvenire “ricordi” bellici di ogni genere e tipo; molti collezionano elmetti, piastrine, medaglie ed altri oggetti comunque usati dai militari delle diverse nazionalità che hanno percorso l’Italia, facendone, a volte, anche commercio. La maggioranza, rinvenuta la massa ferrosa, scava con la massima cautela, si accerta della natura dell’oggetto e, qualora anche solo supponga che possa trattarsi di un ordigno esplosivo, avverte le Autorità di Polizia Giudiziaria che attivano gli organi dell’Esercito preposti alla “bonifica". Esistono quindi delle Associazioni benemerite che, pur coltivando l’Hobby della ricerca, sono formate da soci molto sensibilizzati sull’argomento, che hanno frequentato ed ascoltato del personale esperto ed abilitato. Le conoscenze che vantano su questi oggetti, servono a riconoscerli con facilità contribuendo con la loro attività, alla segnalazione di queste presenze all’Autorità competente.
Di contro e sempre più di frequente, nonostante i numerosi incidenti, esistono appassionati che, millantando profonde conoscenze spesso inesistenti di manufatti esplosivi, raccolgono ogni cosa, animati dalle più singolari motivazioni tra le quali spicca quella di creare “musei anche nel garage di casa”, che diventano dei veri “depositi artigianali”. Per fare ciò, maneggiano, raccolgono e trasportano i reperti, controllano l’esistenza delle spolette che servono a procurare lo scoppio, li puliscono, li aprono e li svuotano. In realtà non rischiano solo di persona, ma mettono a repentaglio la vita dei vicini ed, il tutto, in barba alle leggi vigenti ed a quella logica che dovrebbe far parte delle conoscenze di qualsiasi maggiorenne in possesso di scheda elettorale.
Il Legislatore aveva previsto tutto ciò e ritenendo assolutamente inopportuno lasciare ai privati cittadini la facoltà di detenere dei residuati bellici rinvenuti, disciplinò la materia ed emanò precise disposizioni e diverse Leggi sull’argomento: la n. 497 del 14 ottobre 1974; la n. 110 del 15 aprile 1975 (G.U. n. 105 del 21.04.1975). Giova ricordare che la sopraccitata 497 ha modificato molti articoli della precedente Legge n. 895 del 2 ottobre 1967 e che l’articolo 9 della medesima, integralmente recita: “Chiunque illegalmente detiene a qualsiasi titolo le armi o parti di esse, le munizioni, gli esplosivi, gli aggressivi chimici e i congegni indicati nell’articolo precedente (chiunque senza licenza dell’Autorità detenga armi da guerra o tipo guerra, o parti di esse, atte all’impiego, munizioni da guerra, esplosivi d’ogni genere, aggressivi chimici o altri congegni micidiali, ovvero ne fa raccolta...) é punito con la reclusione da uno ad otto anni e con la multa da lire duecentomila a lire un milione e cinquecentomila. Legge di norma disattesa che, come mi disse un “cercante” interessato, non può senz'altro comprendere bossoli, proiettili vecchi ed ammuffiti (!), bombe a mano senza linguetta, materiale arrugginito ed inutilizzabile per l’impiego bellico; solo involucri insomma!
Gli Organi di P.G., preposti a reprimere e contenere questo fenomeno, sono incappati in “specialisti” che hanno cercato di dimostrare l’innocuità degli oggetti rinvenuti asserendo che avevano esaurito negli anni, la loro capacità offensiva che, in ultima analisi, si trattava di un’attività di svago all’aria aperta effettuato nelle ore dedicate al tempo libero!
Ecco perché la mia voce, la voce di un “bonificatore” che ha rischiato per anni la sua integrità fisica per salvaguardare la conservazione delle cose e l’incolumità delle persone, fa appello a tutte le persone di buon senso.
Tutti gli ordigni residuati bellici, anche risalenti alla 1a Guerra Mondiale, presentano una più elevata pericolosità proprio perché sembrano vecchi, arrugginiti, degradati; infatti, il tempo e gli agenti naturali ne hanno potenziato la sensibilità elevandone l’instabilità chimica, fisica e meccanica. L’esplosivo contenuto negli involucri é di norma tritolo che è definito “sordo” per sua natura, perché necessita di un detonatore molto sensibile che, se presente e manipolato imprudentemente, innesca l’inevitabile esplosione con tragiche conseguenze.
Esistono anche “sostanze” che possono creare incidenti autonomamente. Ricordiamo, fra gli altri, il “Fulminato di mercurio” o gli effetti dell’Acido picrico al quale è sufficiente una scintilla provocata dallo sfregamento di oggetto ferroso per farlo esplodere, oppure il Fosforo che, al contatto con l’aria, brucia fino alla consunzione; personalmente ne ho visto cadere una goccia che, perforata la scarpa di un operatore, gli ha trapassato il piede e scavato la suola.
Gli “eventi imprevisti ed imprevedibili: questa definizione, nata stranamente nel momento in cui si sono approfondite e puntualizzate le norme sulla sicurezza, ha fatto si che, di fatto, fosse considerata “caducata” per vetustà la norma di legge che é ancora in vigore e che riguarda la “bonifica dei campi minati” intendendo con questa dizione la “bonifica” di ogni tipo di ordigno bellico interrato che è, ad ogni effetto, simile ad una mina (involucro, esplosivo, innesco, detonatore, etc.).
Perché evento imprevisto ed imprevedibile?
Si conoscono con precisione tutte le zone che hanno subito i nefasti effetti dell’ultimo conflitto mondiale, per i bombardamenti aerei, navali, la presenza di campi minati, le aree in corrispondenza delle linee ove il fronte si é fermato, le battaglie dei fiumi e quelle avvenute in ogni luogo che offriva una valida linea di difesa e resistenza alle truppe in ritirata: i ponti e le strade minati e nelle quali ancora si possono trovare i cosiddetti “fornelli da mina”. Chiaramente queste zone sono ancora ad alto rischio, perché alla fine della guerra e negli anni successivi, nonostante le perdite di vite umane tra gli addetti alla “bonifica” ed i milioni di reperti rinvenuti, non esistevano le strumentazioni sofisticate e tecnicamente valide che oggi l’industria può fornire agli operatori.
Potrebbe quindi catalogarsi come evento imprevisto ed imprevedibile il rinvenimento di reperti esplosivi in luoghi che pur non essendo stati interessati direttamente dagli eventi bellici, hanno subito gli effetti nefasti derivanti dal passaggio delle opposte fazioni belligeranti. In sintesi, confermata l’attuale validità del D. L. Lgt 320/46, é evidente che la bonifica é un compito istituzionale per le Forze Armate. Ciò deriva da alcuni principi che dovrebbero forse trovare chiarimento e conforto da parte di chi ha il potere di decidere.
In termini semplici e brevemente si tratta di questo: l’infestazione bellica é conseguente alla formale dichiarazione di guerra che il governo legittimo ha dichiarato; l’allora nemico, legittimamente, ha colpito il territorio nazionale con ogni tipo di ordigno bellico e quindi la responsabilità di tali presenze é dello Stato che ha dichiarato la guerra e che ha legittimato il nemico ad usare le armi sul nostro Paese, per cui la responsabilità dell’inquinamento bellico é da ascrivere allo Stato Italiano ed a lui e, solo a lui, compete l’eliminazione di tali presenze ed il risarcimento dei danni prodotti (i famosi danni di guerra).
Lo Stato ha dato mandato di provvedere per suo conto all’organismo che istituzionalmente è, o almeno era, l’unico che poteva maneggiare, detenere, trattare, eliminare, esplosivi bellici di qualsiasi tipo.
Da ciò si evince che tutti gli esplosivi residuati bellici presenti sul territorio nazionale sono da considerarsi proprietà delle Forze Armate.
Basterebbe questo per frenare l’attività, a questo punto chiaramente illegittima, dei cosiddetti “recuperanti”.
Mi pare un buon punto di partenza sul quale ancora argomentare!
Dirigente Tecnico B.C.M.
Gen. B. (ris) Antonio Torregrossa
LA BONIFICA BELLICA
…TRAMA…
Il 10/9/1943
“… Le truppe della prima divisione britannica sbarcano a Taranto. Il Monastero di San Benedetto a Montecassino è colpito dalle prime bombe aeree. La quindicesima Divisione Panzergranadierer è padrona di una linea difensiva tra il Volturno e il Comune d’Itri. La famiglia Reale e il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, giungono a Brindisi. La città è sorpresa: “Ma si adopera ad ospitare, il primo Governo provvisorio del Regno del Sud”. Il 18 settembre 1943, mentre a Trani la Wehrmacht tenta di contenere una rivolta popolare, Badoglio invita i suoi soldati a combattere contro i tedeschi. In fatti i militari di Sua Maestà, Vittorio Emanuele III, s’impegnano a difendere con onore Monte San Biagio, ma le forze in campo sono impari. I tedeschi conquistano Monte San Biagio. Questa sconfitta non sfugge ai comandi angloamericani che lo stesso giorno bombardano le nuove postazioni tedesche. Purtroppo le bombe infieriscono sia sull’area urbana quanto sull’incolpevole popolazione civile. Il 18 ottobre 1943 l’incursione aerea si ripete, ma questa volta l’obbiettivo dei caccia bombardieri è rappresentato dai binari ferroviari, che attraversano il Comune. I bombardieri replicano nei giorni 20 e 21 dello stesso mese…”
“…15 febbraio del 1944 le truppe tedesche sono ancora saldamente attestate tra i Monti Aurunci e la valle del Liri. Ciò costringe il Generale Alexander, a sferrare molteplici missioni aeree e terrestri di smisurate proporzioni che distruggono prima l’antico Monastero di Montecassino e radono al suolo i numerosi comuni limitrofi…”
“…L’ultimo attacco dal cielo su Monte San Biagio è datato 7/5/1944. In fatti il 23 maggio, Monte e Comune, sono liberati…”
“…Rovine, macerie, lutti, menomazioni permanenti e umiliazioni sono, il contributo che il paese paga al mondo in guerra…”
“…La guerra, subita da Monte San Biagio, abbandona nel sottosuolo del circondario, numerose munizioni inesplose. Certo, a far tempo dalla fine del conflitto mondiale, seguono numerose opere di bonifica bellica e infinite operazioni indirizzate alla sensibilizzazione dei pericoli prodotti dai residuati bellici…
…Gli anni passano e come un letale cancro, “la guerra nascosta”, continua assurdamente a “scegliere” le proprie vittime. Ma i seguaci della pirandelliana commedia:”Così è se vi pare”, insistono nel perseguire folli e mortali, raccolte di materiale esplodente. Perviene da Monte San Biagio la notizia: “Un uomo è arrestato dai Carabinieri, per la detenzione d’importanti munizioni risalenti la seconda guerra mondiale”. Questo, in Italia accade molto raramente. L’operazione militare, ha evitato all’odierno teatrante, di rincorrere la consueta “drammatica” trama finale…
Giovanni Lafirenze
LA BONIFICA BELLICA
Circe sorella di Pasifae vive nell’isola d’Eea, luogo dove numerosi compagni d’Odisseo sono trasformati dalla Circe in animali. Questa sorte è risparmiata all’eroe omerico grazie ad un suggerimento del dio Ermes che costringe la maga a subire un’evidente sconfitta, obbligandola ad annullare la magia subita dai marinai. Secondo il mito greco Odisseo e la maga intrattengono una relazione d’amore da cui nascono due figli, (Telegono e Cassifone). Odisseo decide di riprendere il suo viaggio verso Itaca, ma come ultimo dono la maga Circe decide di svelare ad Odisseo il rimedio ad un terribile ostacolo che coinvolgerà lui e i suoi uomini nel mezzo della rotta per l’isola d’Itaca:
“IL CANTO DELLE SIRENE”
Questo affascinante mito recupera fondatezza nell’irresistibile fascino prodotto dai residuati bellici del tipo esplodente (HE), forse anche le granate sprigionano irresistibili toni capaci d’incantare e rendere irriflessive una piccola quantità di persone che di certo non onorano la propria passione e discreditano un hobby antico ed ammaliante dal punto di vista storico. In realtà individuare, stringere tra le mani una gavetta appartenente al periodo della “Grande Guerra”, significa immaginare al nostro fianco un eroe immolatosi anche per noi. Ma ciò non autorizza nessuno a spostare, rimuovere o peggio ancora trasportare residuati bellici in giro per paesi o città. Necessita ricordare che le “granate”, sostantivo che include tutti i modelli d’ordigni esplodenti, appartenenti la Grande Guerra e quelle utilizzate nella Seconda Guerra Mondiale, sono state caricate con tritolo e questo perde la sua efficacia solo in presenza di luminosità. Da ciò si evince che il tipo d’esplosivo chiuso all’interno della granata non ha mai visto luce, quindi è ancora “efficiente e mortale”. Desidero terminare il mio intervento, inducendo questi esigui trasgressori del buon senso ad evitare ogni contatto con residuati bellici esplodenti e seguire le normative in vigore per non incorrere in reati perseguibili per legge. E visto che i divieti in Italia non servono a nulla, spero che il Belpaese in futuro sia capace di seguire, addestrare, utilizzare e trarre vantaggi anche dalla cultura che sa trasmettere l’universo dei recuperanti.
Giovanni Lafirenze
LA STORIA SEPOLTA
Voglio Immaginare d’essere in grado di coordinare principi e logiche della bonifica bellica in Italia. Questa in pratica è una delle numerose conseguenze dello sbarco anglo-americano avvenuto il 10 luglio 1943 in Sicilia.
Infatti, mentre la guerra si allontana verso l’Italia del nord, le sue battaglie spargono lungo il proprio percorso migliaia d’ordigni bellici inesplosi d’ogni tipo e genere e tra questi una nuova munizione:”La Mina antiuomo”.
Questo cinico manufatto bellico è in quei tempi, posato e celato sotto pochi centimetri di terreno o nascosto tra vari cespugli, pronto a colpire sia civili quanto militari.
Il 12 luglio del 1944 il Ministero della Guerra grazie all’aiuto dei tecnici appartenenti all’Army Commision alleata, crea le prime Compagnie Rastrellatori Mine e, precisamente la 561° e la 562°. Qualche anno dopo, al termine del conflitto, nasce l’imprenditoria di settore, che col passare del tempo s’industria per bonificare il territorio italiano ancora infestato da una drammatica quantità di residuati bellici, della prima e seconda guerra mondiale.
Ancora oggi sono numerosi gli uomini BCM che contribuiscono allo smaltimento di queste tristi pagine di storia da 250,500, 1000 o 2000 lb.
Questi residuati bellici, sono in grado di minacciare grazie al proprio carico di morte, chiunque si trovi involontariamente in loro presenza.
Ma la storia sepolta non avrà mai fine, infatti da Vicenza giunge la notizia di un poderoso ritrovamento bellico.
Uomini BCM incuranti delle quotidiane e interminabili intimidazioni di questi residuati bellici continuano la caratteristica opera di bonifica bellica.
Ritrovano all’interno dell’aeroporto vicentino il Dal Molin sette bombe d’aereo di cui: due americane e cinque di fabbricazione italiana.
Bene! Il lavoro svolto all’interno della base aerea “Dal Molin” contribuisce a confermare quanto segue:
1) I militari tedeschi prima di ritirarsi dall’aeroporto vicentino hanno minato con l’ausilio delle bombe d’aereo in dotazione all’aviazione della RSI, tutta la struttura, ma senza avere tempo di portare completamente a termine, il disegno sabotatore.
Se questa è la teoria esatta, ragazzi BCM, preparatevi ad affrontare altri numerosi ritrovamenti.
2) Germanici e uomini della RSI prima di abbandonare la base vicentina hanno minato, la struttura, inoltre per rendere più agevole la ritirata, hanno sepolto all’interno dell’aeroporto i munizionamenti più ingombranti.
3) L’aviazione del Governo del Sud, partecipa al fianco delle forze aeree anglo-americane alle missioni aventi come obiettivo la base aerea vicentina.
Non importa quale potrà essere la teoria esatta.
Ma una piccola striscia di storia ancora da scrivere Vi ringrazia ragazzi BCM, augurandovi buon lavoro.
E’ possibile scrivere un racconto contrastante la “buona lettura”, ma ciò non lo priva, di una propria ragione
Giovanni Lafirenze
LA BONIFICA BELLICA
Pasifae moglie di Minosse re di Creta, genera una strana creatura il “Minotauro”. Minosse quindi affida a Dedalo il compito di costruire a Cnosso un impianto dove rinchiudere il mostro. Dedalo accetta e configura un particolare giardino che in realtà è una trappola inestricabile, un labirinto. Minosse rinchiude al suo interno, il mostro figlio illegittimo della moglie. Ma questo nel tempo aumenta sia le sue esigenze, tanto quanto le difficoltà del re per soddisfarle. Minosse decide di affidare a Teseo figlio di Poseidone, il compito di sopprimere il Minotauro. L’Eroe greco riceve l’aiuto d’Arianna figlia di Minosse, che innamoratasi di Teseo chiede aiuto a Dedalo il quale, gli suggerisce l’escamotage del successo e gli consegna il proverbiale gomitolo grazie al quale Teseo riesce a portare a termine il compito affidatogli e uscire vittorioso dal labirinto. Ma l’intromissione di Dedalo è vista da Minosse come un secondo tradimento e stabilisce per Dedalo una pena dal sapore di una beffa, vale a dire lo imprigiona all’interno del labirinto da lui stesso creato, ma la condanna include anche il figlio Icaro. Ancora una volta l’ingegno di Dedalo lo aiuta a studiare il modo di evadere dal labirinto. Raccoglie le numerose piume sparse al suolo tra i numerosi meandri della struttura, le unisce con della cera ricavata dalla presenza dei molteplici favi e ricava delle ali artificiali da indossare, quindi evadere per mezzo del volo. Ma prima Dedalo istruisce il figlio dei numerosi pericoli dell’operazione e le necessarie regole da seguire, come per esempio l’importantissimo principio di non avvicinarsi al sole in quanto il calore influirebbe negativamente la cera che incolla le piume, le ali. Icaro ascolta con interesse i suggerimenti del padre, ma il volo stimola pensieri e fantasia. “Icaro dimentica le parole del genitore e affascinato dalla nuova esperienza, vola sempre più in alto. Il sole non condivide gli stessi piaceri del figlio di Dedalo e attraverso il calore dei suoi raggi scioglie la cera delle ali e Icaro al culmine del suo piacere precipita in mare, dove lo attende la morte”.
LA BONIFICA BELLICA
Questa è la triste fine della figura mitologica d’Icaro. Questo personaggio sedotto dall’emozione dimentica le regole impartitagli dal padre e sfida il pericolo per mezzo della nuova passione, che lo porta direttamente tra le braccia della morte. Ma ovvio è solo un racconto mitologico che non dovrebbe assolutamente coincidere con il recupero bellico. Infatti, dovrei essere convinto che tutti siano a conoscenza di quanto sia pericoloso il contatto con un ordigno bellico e dei gravi rischi che la sola sua presenza evidenzia. Difatti ogni operatore BCM è in grado di stabilire il grado di pericolosità dell’ordigno, ma non lo tocca. Questo ovviamente vale tanto per le granate, quanto per le mine o bombe d’aereo. Ad ogni ritrovamento bellico l’assistente tecnico BCM di cantiere si reca al Comando Carabinieri di zona e denuncia il numero dei residuati bellici trovati, e tutto ciò mentre i rastrellatori BCM contemporaneamente mettono in sicurezza l’area infestata dal materiale bellico recintandola. Ma pare ci sia una professione parallela alla bonifica bellica ufficiale che, oltre a non rispettare le più elementari normative di sicurezza, dimentica anche gli ordinamenti emanati dal Ministero Della Difesa che regolano attraverso ferree leggi la materia. Vale a dire: ogni residuato bellico non si sposta! Ma svariati e moderni “Icaro” continuano ad ignorare i consigli del buon senso, e delle granate ne fanno quello che vogliono. Io credo che sia ora di chiarire che la passione per la memoria storica non consente lo spostamento di nessun residuato bellico esplosivo. Non si può continuare a morire in questo modo. Una bomba da mortaio di qualsiasi nazionalità, per esempio, è dotata di una spoletta che si completa di un detonatore primario carico d’esplosivo molto sensibile e maneggiare o spostare questi residuati diventa un “elogio alla pura follia”. In attesa che qualcuno possa illuminare e risolvere questo grave problema, dovremmo come Teseo continuare il nostro viaggio all’interno di un sostanziale labirinto, in cerca non più di un Minotauro da colpire ma di un Dedalo da capire e un Icaro da salvare.
Giovanni Lafirenze
LA BONIFICA BELLICA
Diventa indispensabile chiarire alcuni particolari, che possono evitare false interpretazioni durante la navigazione di biografiadiunabomba. Quest’ultima nasce come vetrina per un lavoro dimenticato, infatti nel settembre del 2007 il portale si completa di una galleria fotografica che immortala numerosi operatori BCM nel mezzo delle proprie funzioni, accompagnata da una nutrita rassegna dei quotidiani nazionali, che dal 1960, diventano eco e “notizia” della professione BCM. Ma visto che nel corso della mia strada, ho sofferto monotoni quesiti del tipo: “ esistono ancora bombe? Le trovate sane?” La mia postuma risposta, è consistita nell’inserire oggi all’interno di biografiadiunabomba, una sezione dedicata ai numerosi ritrovamenti occasionali di residuati bellici (bonifica perché). Ma comincio a ricevere e-mail del tipo: “non immaginavo, che ci fossero ancora tante bombe inesplose”. A questo punto “penso” non resta, che inserire una pagina web rivolta alle peggiori incursioni aeree della seconda guerra mondiale subite dalle nostre città. Ancora peggio: una sera ricordo bene, colloquiando telefonicamente con un amico, accenno al bombardamento subito dalla città di Milano durante la Grande Guerra. Ma come risposta, subisco un “deludente”: “Giovanni attenzione, che questa è solo una leggenda metropolitana”. Costretto da queste curiose lacune, ritengo utile inserire una breve successione dei bombardamenti aerei della prima guerra mondiale. Ovvio, nel generale. I particolari delle incursioni aeree, li delego a pagine web già costruite. Oggi il sito assume diverse profondità e si veste d’abiti “multicolore”. Ancora: chi scrive non è il titolare di un’impresa BCM, ma al contrario dipendente, con funzioni d’assistente tecnico BCM. Il sito anche se è aperto a tutti i colleghi che desiderano collaborare (scrivere, aprirsi album fotografici) è personale e non ha altri fini che perpetuare la memoria BCM. Molti, mi scrivono:” ma lo sminamento in Italia non è affidato al personale militare?”, la risposta è semplice: le imprese BCM collaborano con i due Reparti Infrastrutture Genio preposti. Oggi questi Comandi si trovano a Padova e Napoli. Codeste ditte specializzate, sono presenti su tutto il territorio nazionale.
La bonifica bellica in Italia:
Il Ministero Della Difesa e più precisamente la “DIREZIONE GENERALE DEL GENIO MILITARE”, nel 1984 emana un Capitolato di bonifica da mine e da ordigni esplosivi d’ogni genere e tipo. Queste “condizioni tecniche” comprendono le Prescrizioni Generali e Particolari a cui tutte le imprese devono attenersi:
“ Dobbiamo cercare di assumere un atteggiamento altamente critico verso le teorie che ammiriamo di più”
Karl Popper
LA BONIFICA BELLICA
Gentili Bruno Bonato e Francesco Scalzotto
Ho letto con attenzione l’appello del 12 novembre e assicuro che condivido del tutto, i nobili obiettivi che Vi hanno spinto alla stesura del testo, ma al contrario desidero porre alla Vostra attenzione alcune pagine di storia molto importanti. Voi giustamente citate l’articolo 11 della costituzione: l’Italia ripudia le guerre. Vero, ma è sempre stato così? Certamente no. Per esempio: il 14 settembre del 1915 alle ore 7:50 circa “Vicenza la bella” e i suoi abitanti subiscono il primo bombardamento aereo. Le fonti dell’epoca spiegano, che la città è colpita da nove bombe d’aereo. Vicenza nel corso della Prima Guerra Mondiale sarà oggetto di una lunga cronologia d’aggressioni aeree. Riporto a triste ricordo, la battaglia aerea avvenuta nel cielo del capoluogo la notte del 31 dicembre 1917. Evito richiami ai movimenti di truppe militari, nell’area vicentina, per non cedere all’odiosa trappola della banalità. Nel primo dopoguerra nasce la figura del recuperante, che incurante del pericolo, si adopera a lenire le difficoltà della propria famiglia, per mezzo della vendita separata dei metalli che il residuato bellico possiede. Ancora oggi sono numerosi i ritrovamenti di ordigni bellici risalenti alla Grande Guerra.
Nel 1938 a Vicenza nasce il Dal Molin. Oggi ragione e motivo dei Vostri “malumori”.
La Seconda Guerra Mondiale continua a colpire Vicenza e la sua popolazione. Ancora un esempio, ma questa volta Signor Bonato è mirato: La Notte del 17 novembre 1944 l’aeroporto subisce una pesante incursione inglese, questa provoca all’intermo della struttura gravi danni. I militari tedeschi a causa dell’importanza dello scalo vicentino non perdono tempo e si affrettano a rastrellare in città persone a loro giudizio capaci di risistemare la pista ormai colma di crateri dovuti alle esplosioni delle bombe d’aereo. Alle ore 11:00 i B-17, rovesciano su Vicenza e all’interno del Dal Molin ordigni incendiari e a frattura prestabilita. Lascio al lettore di queste righe intuire la straziante morte di quelle giovani vite. Signor Bruno Matteo Bonato; il compito degli addetti alla bonifica bellica consiste nella ricerca, individuazione e localizzazione di bombe d’aereo, granate, mine ed ogni ordigno/residuato bellico, che può rappresentare un pericolo per la popolazione. Questo è l’unico tracciato professionale che la coscienza bcm impone.
Dal “Il Vicenza” del 13 novembre, apprendo che un’importante ditta italiana del settore, più volte distintasi all’estero, in numerosi lavori di sminamento umanitario, è ferocemente contestata e accusata di complicità, che il “Suo” statuto morale non può e non deve riconoscere.
Questa immotivata quanto inopportuna polemica, mortifica le idee e colpisce i valori che per anni, gli uomini bcm hanno inseguito. Spero in una vostra serena riflessione dell’accaduto. Concludo citando ciò che amava ripetere il filosofo Norberto Bobbio: “Confido nel Vostro illuminato pensiero certamente non uni-versale, ma multi-versale”.
Distinti Saluti
Giovanni Lafirenze
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